IERI, CORNA. OGGI, CORNA E BICORNA - LA IETTATURA ETIOPICA DELL'OBELISCO DI AXUM, LO SPILLONE DELLA FATTUCCHIERA DI COSSIGA CHE HA TRAFITTO JOSPIN.
E' serio tutto ciò? E' solo stupida superstizione ancestrale o fatalismo equivoco, che offende la cultura e l'intelligenza umana, tutto questo aggrovigliarsi nei fili della malasorte? Del resto l'antico detto, attribuito allo scaramantico napoletano Benedetto Croce, "non è vero ma ci credo", è appunto antico. Il nuovo recita così: "ci credo".
Astri e disastri. Il fatto nudo e crudo è che se la sfortuna è cieca, la jella ci vede benissimo. Basta riavvolgere il nastro della memoria politica, ad esempio, per rendersi conto del nefasto flirt cabalistico. Nell'ideale classica, ecco una onorevole jella d'autore.
- Romano Prodi. Siete curiosi di conoscere il vero perché del fallimento del primo esecutivo dell'Ulivo? Tutti sono portati ad arzigogolare sull'ambizione sconfinata di Massimo D'Alema, invidioso della massima poltrona; invece Romano Prodi s'è ribaltato per un autentico festival della malasorte e del cattivo auspicio. Sentite un po'. Il governo Prodi è nato un venerdì 17 alle ore 13, nella tredicesima legislatura, presentato al Senato alle 17,17, con 17 minuti di ritardo, a 17 ore dall'investitura (fonte Filippo Ceccarelli). Mica malocchio, no?
- Bruno Tabacci. Temerario fino all'inconscienza, sfidò il tabù facendosi eleggere presidente della Regione Lombardia alle 17, 17 di un venerdì 17. Alcuni giorni dopo l'elezione, il disastro della Valtellina.
- Lamberto Dini. Anche l'ex governatore della Banca d'Italia osa sfidare la buonasorte avviando il suo governo un 17 gennaio. In compenso si riempe le tasche di cornetti coralliferi e replica agli scettici con le parole di Machiavelli: "Indico che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre. E poiché la fortuna vuol fare ogni cosa, ella si vuole lasciarla in pace, stare quieto e non le dare briga".
- Antonio Bassolino. Da buon partenopeo e parte-superstizioso, ottenne dal prefetto di anticipare al giovedì 16 il primo giorno da sindaco di Napoli.
- Arnaldo Forlani. Presentando il suo governo, ebbe un presentimento: saltò il venerdì 17 e scivolò al sabato. Ma la bomba P2 esplose lo stesso.
- Francesco Rutelli. Qualche anno fa ha rifiutato sdegnato un numero di telefonino che conteneva il numero 17.
Ieri, corna. Oggi, corna e bicorna. Nell'ultimo numero di "Panorama", ad esempio, si possono leggere le seguenti righe: "È stata una notte buia e molto tempestosa quella del 27 maggio 2002 a Roma. E così un fulmine ha colpito l'obelisco di Axum, reperto archeologico lungamente conteso tra l'Italia e l'Etiopia. Nell'antico Egitto, ma anche nel moderno, nella Nubia, in Etiopia e in Eritrea, quando un fulmine danneggia un obelisco si prevedono sciagure. Si paventano maledizioni dal cielo. Sarà per questo che martedì 28 maggio, alla Farnesina, tutti gli esperti di egittologia hanno scaramanticamente toccato ferro. Ora ci sono maggiori possibilità che il celebre obelisco possa essere restituito all'Etiopia al più presto".
Quello che Carlo Rossella non ha il cattivo gusto di scrivere, lo facciamo noi. Cioè: su quale testestoline e capoccioni si prevedono sciagure e maledizioni? Semplice. Il Papa, Ciampi, Veltroni e Berlusconi. I quattro capataz ai piedi del Cupolone. Ma non è finita. Alcuni giorni fa, Francesco Cossiga partecipa a una assemblea dalla Margherita. E cosa tira fuori dal cilindro il Gatto Sardo? Che è tutta sua la paternità della sconfitta di Lionel Jospin alle elezioni presidenziali, provocata grazie all'intervento di una fattucchiera. ''Sono io l'autore della sconfitta di Jospin -ha raccontato l'ex senatore a vita divagando dal tracciato di un lungo intervento sulle ragioni del riformismo liberale, nel corso di un convegno al teatro Ambra Jovinelli- e per farlo mi sono rivolto ad una maliarda: prima ha voluto che gli portassi una foto di Jospin, poi ha fatto un bamboccetto di cera e mi ha chiesto dove avrebbe dovuto colpirlo con i suoi spilloni''. ''Non lo devi punzecchiare sul corpo, per carita' le ho risposto, ma tutto intorno, in modo che venga colpito il suo bacino elettorale. Poi, fatto questo, ha preso il bamboccetto, lo ha messo nel forno acceso e il gioco e' stato fatto. Cosi' ho fatto perdere quell'ugonotto e trotzkista rinnegato che e' Jospin''. Qualcuno dalla platea sembra gradire e stare al gioco - resoconta l'Adn-kronos - , cosi' suggerisce al presidente emerito della Repubblica di praticare lo stesso trattamento a qualche politico italiano. ''Se vuoi ti insegno come fare - ha replicato Cossiga tra le risate- anzi gli spilloni li metto io, ma non chiedetemi di infilzare il pisello. Perche', come ho detto prima, in materia di gusti sessuali io sono un conservatore''.
Dagospia.com 6 Giugno 2002
Astri e disastri. Il fatto nudo e crudo è che se la sfortuna è cieca, la jella ci vede benissimo. Basta riavvolgere il nastro della memoria politica, ad esempio, per rendersi conto del nefasto flirt cabalistico. Nell'ideale classica, ecco una onorevole jella d'autore.
- Romano Prodi. Siete curiosi di conoscere il vero perché del fallimento del primo esecutivo dell'Ulivo? Tutti sono portati ad arzigogolare sull'ambizione sconfinata di Massimo D'Alema, invidioso della massima poltrona; invece Romano Prodi s'è ribaltato per un autentico festival della malasorte e del cattivo auspicio. Sentite un po'. Il governo Prodi è nato un venerdì 17 alle ore 13, nella tredicesima legislatura, presentato al Senato alle 17,17, con 17 minuti di ritardo, a 17 ore dall'investitura (fonte Filippo Ceccarelli). Mica malocchio, no?
- Bruno Tabacci. Temerario fino all'inconscienza, sfidò il tabù facendosi eleggere presidente della Regione Lombardia alle 17, 17 di un venerdì 17. Alcuni giorni dopo l'elezione, il disastro della Valtellina.
- Lamberto Dini. Anche l'ex governatore della Banca d'Italia osa sfidare la buonasorte avviando il suo governo un 17 gennaio. In compenso si riempe le tasche di cornetti coralliferi e replica agli scettici con le parole di Machiavelli: "Indico che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre. E poiché la fortuna vuol fare ogni cosa, ella si vuole lasciarla in pace, stare quieto e non le dare briga".
- Antonio Bassolino. Da buon partenopeo e parte-superstizioso, ottenne dal prefetto di anticipare al giovedì 16 il primo giorno da sindaco di Napoli.
- Arnaldo Forlani. Presentando il suo governo, ebbe un presentimento: saltò il venerdì 17 e scivolò al sabato. Ma la bomba P2 esplose lo stesso.
- Francesco Rutelli. Qualche anno fa ha rifiutato sdegnato un numero di telefonino che conteneva il numero 17.
Ieri, corna. Oggi, corna e bicorna. Nell'ultimo numero di "Panorama", ad esempio, si possono leggere le seguenti righe: "È stata una notte buia e molto tempestosa quella del 27 maggio 2002 a Roma. E così un fulmine ha colpito l'obelisco di Axum, reperto archeologico lungamente conteso tra l'Italia e l'Etiopia. Nell'antico Egitto, ma anche nel moderno, nella Nubia, in Etiopia e in Eritrea, quando un fulmine danneggia un obelisco si prevedono sciagure. Si paventano maledizioni dal cielo. Sarà per questo che martedì 28 maggio, alla Farnesina, tutti gli esperti di egittologia hanno scaramanticamente toccato ferro. Ora ci sono maggiori possibilità che il celebre obelisco possa essere restituito all'Etiopia al più presto".
Quello che Carlo Rossella non ha il cattivo gusto di scrivere, lo facciamo noi. Cioè: su quale testestoline e capoccioni si prevedono sciagure e maledizioni? Semplice. Il Papa, Ciampi, Veltroni e Berlusconi. I quattro capataz ai piedi del Cupolone. Ma non è finita. Alcuni giorni fa, Francesco Cossiga partecipa a una assemblea dalla Margherita. E cosa tira fuori dal cilindro il Gatto Sardo? Che è tutta sua la paternità della sconfitta di Lionel Jospin alle elezioni presidenziali, provocata grazie all'intervento di una fattucchiera. ''Sono io l'autore della sconfitta di Jospin -ha raccontato l'ex senatore a vita divagando dal tracciato di un lungo intervento sulle ragioni del riformismo liberale, nel corso di un convegno al teatro Ambra Jovinelli- e per farlo mi sono rivolto ad una maliarda: prima ha voluto che gli portassi una foto di Jospin, poi ha fatto un bamboccetto di cera e mi ha chiesto dove avrebbe dovuto colpirlo con i suoi spilloni''. ''Non lo devi punzecchiare sul corpo, per carita' le ho risposto, ma tutto intorno, in modo che venga colpito il suo bacino elettorale. Poi, fatto questo, ha preso il bamboccetto, lo ha messo nel forno acceso e il gioco e' stato fatto. Cosi' ho fatto perdere quell'ugonotto e trotzkista rinnegato che e' Jospin''. Qualcuno dalla platea sembra gradire e stare al gioco - resoconta l'Adn-kronos - , cosi' suggerisce al presidente emerito della Repubblica di praticare lo stesso trattamento a qualche politico italiano. ''Se vuoi ti insegno come fare - ha replicato Cossiga tra le risate- anzi gli spilloni li metto io, ma non chiedetemi di infilzare il pisello. Perche', come ho detto prima, in materia di gusti sessuali io sono un conservatore''.
Dagospia.com 6 Giugno 2002