SMS NEWS! - LE PRIMARIE USA SEGNANO LA NASCITA DEL "MICROGIORNALISMO" - AGGIORNAMENTI SMS, ARTICOLI DI 140 BATTUTE (TE LO DO IO L'EDITORIALE) - IL RUOLO DEI "SOCIAL NETWORK" (MURDOCH, AL SOLITO, HA "MANGIATO" D'ANTICIPO).

Ernesto Assante per "Repubblica - Affari & Finanza"


1 - IL REPORTAGE ENTRA TUTTO IN UN SMS.
La copertura mediatica delle primarie negli Stati Uniti sta offrendo spunti interessanti sui cambiamenti nell'informazione dovuti alle nuove tecnologie. Non sono soltanto le grandi testate giornalistiche, sia nazionali che locali, le televisioni e le radio, a seguire le sfide tra i candidati democratici e repubblicani: sempre di più il pubblico statunitense per informarsi prova a scegliere fonti nuove, provenienti dal web e, ora, anche dai telefoni cellulari.

La novità, da qualche tempo, è quella di un giornalismo fatto di pezzi brevi o brevissimi, scritti in tempo reale o in forma di diario, che ha il suo strumento d'espressione principale nei blog. Questo almeno fino a ieri. Perché oggi la nuova frontiera è il "microgiornalismo", è quella degli sms inviati dai propri telefoni cellulari in tempo reale.

Il "New York Times", la scorsa settimana, ha pubblicato un articolo raccontando la nascita del microgiornalismo, immortalata nel successo nell'uso di un sito di social networking, Twitter, da parte di un giornalista, John Dickerson, capo dell'informazione politica di Slate, che da qualche tempo invia sul sito i suoi commenti attraverso gli sms, 140 caratteri in tutto, aggiornandoli quando vuole, nel corso della campagna elettorale.

E' Dickerson stesso a spiegare i motivi del successo dei suoi "reportage" di due righe l'uno: «Sono più autentici, vengono dal cuore degli avvenimenti». L'aneddoto che il "New York Times" riporta per spiegare l'avvento del microgiornalismo è un brevissimo sms di Dickerson postato su Twitter il 5 gennaio che recitava: "Ho appena visto Bill O'Reilly maltrattare uno degli uomini di Obama".

La notizia della lite tra il reporter della Fox News O'Reilly e uno degli aiutanti di Barack Obama è circolata, dopo la pubblicazione su Twitter, per una giornata intera, finendo in una breve del "New York Times" il giorno seguente. Una notizia trasmessa in meno di 140 caratteri dal telefono Blackberry di John Dickerson, presente alla scena.

Dickerson è uno di quei giornalisti che si può definire un "pioniere" della nuova informazione, cresciuto nella redazione del magazine "Time", e passato dalla stampa ai blog, fino ad approdare ai messaggi di testo di sole due righe. Accanto a lui si stanno affermando altri microgiornalisti, prima fra tutte Ana Marie Cox del "Time" o Marc Ambinder di "The Atlantic", che come Dickerson hanno iniziato a usare Twitter per proporre i loro testi di due righe.

Certo, due righe non sono molte, e pongono evidenti limiti di stile e di contenuto ai giornalisti che decidono di utilizzare l'sms come strumento d'informazione. «I limiti sono sicuri dice Ana Marie Cox ma anche i pregi. I piccoli post su Twitter catturano l'atmosfera, il momento, l'eccitazione degli eventi che stiamo seguendo, meglio di molti resoconti scritti a freddo».

Siamo ancora nel campo della sperimentazione, nel quale ognuno prova a dare un senso al nuovo strumento secondo regole proprie. Anche Olivier Knox della France Press, ha da poco iniziato a usare Twitter e gli sms: «Per ora è tutto più personale che professionale», ma è proprio questa personalità a fare la differenza.



I giornalisti in realtà hanno solo aggiornato professionalmente quello che già il pubblico produce da tempo, informazione in tempo reale user generated che si trova in tutti i principali siti di social community, siano per immagini come Flickr, siano personali come Facebook o MySpace, o quelli di microblogging come il già citato Twitter e il suo concorrente Jaiku (che ha così successo da essere stato acquistato da Google).

E' possibile che il microgiornalismo abbia successo? Non è improbabile, soprattutto se si pensa che lo spazio lasciato libero dai media generalisti, che puntano ad un pubblico medio, indistinto e estremamente ampio, è notevole e che già i blog hanno conquistato un pubblico e un successo di tutto rispetto (l'Huffington Post, ad esempio, si è da tempo trasformato in una testata autorevole e accreditata).

Oltretutto il giornalismo via sms punta a nicchie spesso abbandonate dalla grande informazione, nicchie che possono garantire grande fedeltà di lettura e di supporto. L'altra ragione è economica: produrre giornalismo con gli sms costa poco, distribuirlo tramite i siti di social networking costa ancora meno.

2 - UN TREND COMINCIATO CON IL SOCIAL NETWORK.
Uno dei primi editori ad aver scommesso sul rapporto strettissimo tra l'informazione e il social networking è stato Rupert Murdoch. L'acquisizione di MySpace nel 2005 sorprese molti, ma a tre anni di distanza si può ben dire che il mogul australiano avesse ragione.

L'esperienza acquisita sul fronte del "social networking", l'integrazione tra il web e le molte testate giornalistiche e televisive di Murdoch, ha dato frutti notevolissimi (come dimostra ad esempio la ricchissima sezione di blog dell'edizione on line del "Times" di Londra) e ancora ne dovrebbe dare: il "Wall Street Journal" si appresta a rendere gratuito buona parte del suo contenuto, lasciandone comunque una parte a pagamento come è ancora oggi: "Il Wall Street Journal amplierà e migliorerà la fornitura di contenuti gratuiti", ha detto Murdoch a Davos pochi giorni fa, "ma le cose speciali resteranno in un sistema di abbonamento che mi spiace dirlo, probabilmente sarà più costoso di quanto è oggi".

Il "Wall Street Journal" ha a tutt'oggi circa un milione di abbonati on line. Anche Sky (anche in Italia) annuncia una strategia Internet sempre più aggressiva, come ha detto il Vice Presidente Andrea Scrosati qualche giorno fa, per offrire non solo servizi migliori agli abbonati della tv ma anche contenuti originali interessanti per gli investitori pubblicitari.

E poi c'è il cinema, che giorno dopo giorno conquista spazi sempre più ampi nel web, la televisione, che si digitalizza con una velocità addirittura inattesa. E MySpace, con la sua MySpaceTv, con l'instant messaging, con gli Sms Alert, e con i blog, si propone come uno degli spazi possibili di sviluppo e di crescita del microgiornalismo, con il gran mare dei contenuti "user generated" che già oggi può offrire e con l'integrazione possibile con gli altri media del gruppo.

Insomma, il fronte del web resta uno di quelli sui quali l'attenzione di Murdoch è maggiormente puntata, anche perché sono ancora moltissimi gli sviluppi possibili dell'integrazione tra i diversi mezzi di comunicazione, nonché la nascita di nuovi media e nuovi formati, che interessano in maniera particolare la News Corp.


Dagospia 05 Febbraio 2008