UNICREDIT RISPONDE A "L'ESPRESSO": ACCUSE GRAVI E FALSE - SOCGEN: SPUNTA UN ALTRO TRADER - BOTIN E LA SPINA INTERBANCA - CRISI USA: A MANHATTAN SI ACCETTA L'EURO E LA CHRYSLER DIMEZZA LA PRODUZIONE.
1 - UNICREDIT: GRAVI E FALSE ACCUSE CONTENUTE IN ARTICOLO L'ESPRESSO.
(Apcom) - Le informazioni contenute nell'articolo "Derivati Bugie e Videotape" pubblicato sul numero de L'Espresso oggi in edicola sono "per larga parte inesatte e infondate". E' quanto scrive in una nota Unicredit. "Benché la policy di gruppo preveda che in analoghe fattispecie (questione rimessa al giudizio di un Tribunale) non si parli al di fuori della sede appropriata, la gravità e falsità delle accuse impongono di rispondere con immediatezza, anche se al di fuori della sede propria".
La società Divania, cliente di UniCredit Banca d'Impresa - spiega il gruppo di Piazza Cordusio - operava nel settore dei mobili imbottiti e realizzava il proprio fatturato prevalentemente all'estero. Il settore, a livello nazionale, nel periodo 2003-04, ha subito le conseguenze della concorrenza portata sui mercati di sbocco da produttori situati in Paesi con costi di produzione nettamente inferiori. Gli effetti della congiuntura negativa hanno colpito Divania che nel 2003 è entrata in una profonda crisi industriale, peggiorata nel 2004. Il fatturato è crollato nel breve periodo compreso tra il 2002 e il 2004. Non è, dunque, sostenibile - si legge nella nota - che i risultati dell'attività in derivati abbiano influenzato l'attività industriale o i risultati economici.
Nelle stesse relazioni ai bilanci di Divania 2003 e 2004 - rileva Unicredit - si dichiara che la crisi ha natura industriale e va ricondotta all'andamento del settore e al brusco peggioramento delle ragioni di scambio derivanti dall'apprezzamento dell'euro sul dollaro a partire dal 2001.
Le cifre citate nell'articolo rappresentano in modo fortemente distorto i rapporti intercorsi tra banca ed impresa nel corso degli anni in relazione all'operatività in derivati e determinano una situazione di grave disinformazione. Il Gruppo UniCredit - conclude la nota - si riserva di tutelare la propria immagine con tutti i mezzi previsti dalla legge.
2 - SOC GEN, FERMATO UN SECONDO TRADER SU MEGA TRUFFE.
(Ap) - La polizia francese ha messo in stato di fermo un secondo trader della banca francese Societe Generale, sospettato di essere coinvolto nelle transazioni illegali multimiliardarie a cui il gruppo nei giorni scorsi ha imputato perdite per quasi 5 miliardi di euro. Lo riferisce il quotidiano francese Le Monde. Da giorni per la questione era sotto indagine il trader Jerome Kerviel, che tuttavia si è rifiutato di addossarsi l'intera responsabilità dell'accaduto.
3 - DON EMILIO E LA SPINA INTERBANCA.
Andrea Greco per "la Repubblica" - Nove miliardi di euro di utile netto 2007, l´Abn fatta a pezzi con un´Opa record chiusa mentre il fulmine cadeva sui mercati, Antonveneta ceduta a Mps a un prezzo sontuoso. Senza dire dei 2% in Generali e Mediobanca, che «danno grandi soddisfazioni». Emilio Botin è smagliante, l´Italia resta un paese che «interessa molto e piace moltissimo». Manca solo un miliardino all´appello, quello che il presidente del Santander chiede per Interbanca.
Quisquilie, per uno come lui, quasi neanche da parlarne. Sta di fatto che gli spagnoli hanno messo nero su bianco che la merchant padovana vale un miliardo, ma i due candidati rimasti - Ge e Clessidra - non daranno più di 800 milioni. Poi c´è il duo Spinelli-Micheli, che Interbanca la conosce, ma pagherebbe meno di 700. «Abbiamo deciso di venderla e la venderemo», ha detto Botin. Senza dire quando, però. E con questi balli di cifre, sarà difficile chiudere a febbraio.
4 - BANZAI IN BORSA.
V.P. per "L'espresso" - Ritorna il 'bello di Internet': non più il vecchietto che pubblicizzava il sito Virgilio.it, ma il suo giovane fondatore, Paolo Ainio che, vendendo Matrix a Seat alla fine degli anni Novanta, è stato uno dei pochi a lautamente beneficiare del primo boom di Internet. Ora, dopo quattro anni di attesa e altrettanti figli fatti, torna all'assalto del Web casalingo con Banzai, nuova holding che controlla già una ventina di società che operano nel virtuale ma che gli hanno permesso di chiudere il 2007 con un fatturato di quasi 40 milioni e 1,5 di utili. Con lui, a titolo personale, gli amici dei tempi della De Agostini: Pietro e Giovanni Boroli, Marco e Roberto Drago, e Lorenzo Pellicioli, ad del gruppo. Con loro, l'intenzione è di portare Banzai in Borsa entro il 2009: quando la pubblicità su Internet, che oggi vale 400 milioni, passerà a 1,5 miliardi.
5 - SBERLEFFI DI BUFFETT ALLE BANCHE D'AFFARI.
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - È stato lì ad attendere, con il suo pallino della Old Economy, la sua allergia per i derivati e il suo disprezzo per la finanza creativa. E adesso se la ride. Perché secondo Warren Buffett se tante banche di affari «si trovano oggi in queste condizioni, con 130 miliardi di dollari di svalutazioni che hanno colpito i loro bilanci, è esclusivamente per colpa loro». E la crisi subprime? Una «giustizia divina», dice un ruvido Buffett che non si mostra minimamente preoccupato della battuta d'arresto nell'economia americana.
Anzi, «ce la faremo sempre - ha detto il miliardario - Sono ottimista sugli Stati Uniti». Dichiarazioni che non hanno raccolto unanimi entusiasmi a Wall Street, ma che certo non hanno difettato di chiarezza. Quanto ai consigli per gli investitori, secondo l'oracolo di Omaha bisogna continuare a guardare oltre gli Stati Uniti nelle scelte di investimento anche a causa delle attese di un ulteriore deprezzamento del dollaro che, nelle stime del miliardario, dovrebbe registrarsi nei prossimi cinque-dieci anni.
6 - SCANDALO NEL KANSAS DA CIBO CINESE.
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Sarà anche una cucina millenaria. Ma la sua notorietà è satura di odori di fritto e appesantita dall'uso dei glutammati,responsabili della cosiddetta «sindrome da ristorante cinese». Così, benché i ravioli primavera siano più diffusi degli hamburger di McDonald's, in Europa molti pensano che non siano qualitativamente migliori. Certo è che, pregiudizi da salutisti a parte, le ultime ricette cinesi sembrano avere dato un colpo non indifferente all'immagine delle esportazioni alimentari di Pechino.
E se i ravioli al pesticida della Tianyang hanno intossicato i giapponesi, creando più di un problema al ministro della sanità di Tokio Yoichi Masuzo, dall'altra parte del mondo, a Kansas City, il cibo di Pechino sembra essere risultato "indigesto" anche agli animali domestici: il procuratore generale del Kansas City, John F.Wood, ha fatto sapere che la Food and drug administration ha ricevuto un rapporto secondo cui 1.950 gatti e 2.200 cani sono morti contaminati da cibo cinese adulterato. Il segreto del cuoco? Sembra sia un'aggiunta di melanina tossica.
7 - LA NAZIONALIZZAZIONE DI NORTHERN ROCK.
M. N. per "Il Sole 24 Ore" - Per chi avesse ancora dubbi sulla natura di quello strano animale inglese originario di Newcastle e chiamato Northern Rock, ieri ci ha pensato l'Ufficio nazionale britannico di statistica. L'Ons, come è chiamato, ha deciso di classificare la banca in crisi come "società finanziaria pubblica" alla luce del sostegno fornito dallo Stato con 25miliardi di linee di credito della Banca d'Inghilterra e la garanzia su 50 miliardi di passivi che verranno finanziati con l'emissione di bond garantiti dal Tesoro.
Risultato: l'Ons ha fatto due conti e ha deciso che, in ultima istanza è il Governo responsabile dei 75 miliardi di passività della banca. Così l'ingente somma andrà a pesare sui conti dello Stato, sfondando la "linea del Piave" di Gordon Brown del 40% del rapporto tra debito pubblico e pil. Anche se passasse ai privati, come pare, la banca continua a rimanere in uno strano limbo in cui la parola "pubblico" è bandita solo per ipocrisia.
8 - A MANHATTAN I COMMERCIANTI ACCETTANO EURO.
A. S. per "Il Sole 24 Ore" - La regina (un tempo) delle valute umiliata a Manhattan. Qua e là per le vetrine di New York, racconta Reuters Television, stanno spuntando cartelli che annunciano: «si accettano euro». Il modo più diretto per ricordare il costante declino che la moneta americana ha subìto negli ultimi mesi. Quei cartelli non stupirebbero al confine con il Canada, dove i commercianti sono abituati a scambiarsi dollari canadesi, oppure in una bottega del Texas, che non rifiuta i pesos messicani. Ma a Manhattan non si era mai visto accettare valute straniere.
«Dobbiamo adeguarci», spiegano i negozianti: l'euro forte ha portato in città una quantità record di turisti del Vecchio continente. «È incredibile il mucchio di euro che puoi fare in un giorno », dice alla Reuters Robert Chu, proprietario di un negozio di vini nell'East Village.
Ma in tempi di crisi, sono in molti a prenderla male. La storia di Reuters Television ha acceso i dibattiti sul web. «Neppure gli americani vogliono più i dollari! », commenta un lettore. «Io vivo in Ohio - dice un altro - e quando le imprese da queste parti cominciano ad accettare euro... capisco che siamo fregati!». «Presto - ci si preoccupa - per comprare una michetta di pane avremo bisogno di un camion carico di dollari». C'è chi si stupisce che ormai non accettino solo oro o argento. Nel frattempo, si allarma un altro, alcuni negozianti al confine - ma dalla parte del Canada - non accettano più i dollari. Statunitensi.
9 - ROLLS ROYCE CROLLA IN BORSA SU CALO UTILI.
Da "Il Sole 24 Ore" - Nel 2007 aumentano ordini e ricavi per Rolls Royce ( nella foto un motore prodotto dal gruppo) ma cala l'utile netto.Lo scorso anno il gruppo in inglese ha registrato ordini in aumento del 76%, raggiungendo un totale di 45,9 miliardi di sterline, mentre le vendite hanno raggiunto un totale di 7,817 miliardi sterline. In calo invece i profitti, scesi del 39% a 606 milioni di sterline. Il dato, unito all'annuncio di tagli al personale, ha fatto crollare il titolo a Londra del 10,21 per cento.
10 - CHRYSLER: PIANO PER DIMEZZARE NUMERO MODELLI IN PRODUZIONE.
(Apcom) - La Chrysler sta lavorando ad un piano industriale con cui ridurrà il numero di modelli della sua linea produttiva di circa il 50 per cento, proseguendo in una strategia che punta a diminuire le dimensioni della casa automobilistica per ritornare a fare profitti. Parte di questa strategia sarà anche un deciso taglio del numero delle concessionarie.
Come riporta il Wall Street Journal online, la strategia, comunicata dal management nel corso di recenti incontri interni alla società, rappresenta una direzione opposta rispetto a quella presa dalla società quando era ancora parte di DaimlerChrysler.
Allora il colosso tedesco puntava a raddoppiare il numero di auto vendute, arrivando a circa 4 milioni all'anno entro la fine del decennio.
L'amministratore delegato Robert Nardelli, al timone di Chrysler dopo l'acquisizione della società da parte del private-equity Cerberus Capital Management, avrebbe detto in dicembre ai dipendenti che le perdite per il 2007 sarebbero state pari a 1,6 miliardi di dollari. Da quando Chrysler è uscita dalla quotazione in borsa non ha più l'obbligo di comunicare i suoi risultati trimestrali.
"Siamo una società da 2,7 milioni di auto all'anno, non una da 4 milioni", ha detto il vice presidente di Chrysler Jim Press.
Nelle intenzioni del management vi è anche quella di assottigliare la rete di concessionarie negli Stati Uniti, che ad oggi ammontano a 3.600.
Dagospia 08 Febbraio 2008
(Apcom) - Le informazioni contenute nell'articolo "Derivati Bugie e Videotape" pubblicato sul numero de L'Espresso oggi in edicola sono "per larga parte inesatte e infondate". E' quanto scrive in una nota Unicredit. "Benché la policy di gruppo preveda che in analoghe fattispecie (questione rimessa al giudizio di un Tribunale) non si parli al di fuori della sede appropriata, la gravità e falsità delle accuse impongono di rispondere con immediatezza, anche se al di fuori della sede propria".
La società Divania, cliente di UniCredit Banca d'Impresa - spiega il gruppo di Piazza Cordusio - operava nel settore dei mobili imbottiti e realizzava il proprio fatturato prevalentemente all'estero. Il settore, a livello nazionale, nel periodo 2003-04, ha subito le conseguenze della concorrenza portata sui mercati di sbocco da produttori situati in Paesi con costi di produzione nettamente inferiori. Gli effetti della congiuntura negativa hanno colpito Divania che nel 2003 è entrata in una profonda crisi industriale, peggiorata nel 2004. Il fatturato è crollato nel breve periodo compreso tra il 2002 e il 2004. Non è, dunque, sostenibile - si legge nella nota - che i risultati dell'attività in derivati abbiano influenzato l'attività industriale o i risultati economici.
Nelle stesse relazioni ai bilanci di Divania 2003 e 2004 - rileva Unicredit - si dichiara che la crisi ha natura industriale e va ricondotta all'andamento del settore e al brusco peggioramento delle ragioni di scambio derivanti dall'apprezzamento dell'euro sul dollaro a partire dal 2001.
Le cifre citate nell'articolo rappresentano in modo fortemente distorto i rapporti intercorsi tra banca ed impresa nel corso degli anni in relazione all'operatività in derivati e determinano una situazione di grave disinformazione. Il Gruppo UniCredit - conclude la nota - si riserva di tutelare la propria immagine con tutti i mezzi previsti dalla legge.
2 - SOC GEN, FERMATO UN SECONDO TRADER SU MEGA TRUFFE.
(Ap) - La polizia francese ha messo in stato di fermo un secondo trader della banca francese Societe Generale, sospettato di essere coinvolto nelle transazioni illegali multimiliardarie a cui il gruppo nei giorni scorsi ha imputato perdite per quasi 5 miliardi di euro. Lo riferisce il quotidiano francese Le Monde. Da giorni per la questione era sotto indagine il trader Jerome Kerviel, che tuttavia si è rifiutato di addossarsi l'intera responsabilità dell'accaduto.
3 - DON EMILIO E LA SPINA INTERBANCA.
Andrea Greco per "la Repubblica" - Nove miliardi di euro di utile netto 2007, l´Abn fatta a pezzi con un´Opa record chiusa mentre il fulmine cadeva sui mercati, Antonveneta ceduta a Mps a un prezzo sontuoso. Senza dire dei 2% in Generali e Mediobanca, che «danno grandi soddisfazioni». Emilio Botin è smagliante, l´Italia resta un paese che «interessa molto e piace moltissimo». Manca solo un miliardino all´appello, quello che il presidente del Santander chiede per Interbanca.
Quisquilie, per uno come lui, quasi neanche da parlarne. Sta di fatto che gli spagnoli hanno messo nero su bianco che la merchant padovana vale un miliardo, ma i due candidati rimasti - Ge e Clessidra - non daranno più di 800 milioni. Poi c´è il duo Spinelli-Micheli, che Interbanca la conosce, ma pagherebbe meno di 700. «Abbiamo deciso di venderla e la venderemo», ha detto Botin. Senza dire quando, però. E con questi balli di cifre, sarà difficile chiudere a febbraio.
4 - BANZAI IN BORSA.
V.P. per "L'espresso" - Ritorna il 'bello di Internet': non più il vecchietto che pubblicizzava il sito Virgilio.it, ma il suo giovane fondatore, Paolo Ainio che, vendendo Matrix a Seat alla fine degli anni Novanta, è stato uno dei pochi a lautamente beneficiare del primo boom di Internet. Ora, dopo quattro anni di attesa e altrettanti figli fatti, torna all'assalto del Web casalingo con Banzai, nuova holding che controlla già una ventina di società che operano nel virtuale ma che gli hanno permesso di chiudere il 2007 con un fatturato di quasi 40 milioni e 1,5 di utili. Con lui, a titolo personale, gli amici dei tempi della De Agostini: Pietro e Giovanni Boroli, Marco e Roberto Drago, e Lorenzo Pellicioli, ad del gruppo. Con loro, l'intenzione è di portare Banzai in Borsa entro il 2009: quando la pubblicità su Internet, che oggi vale 400 milioni, passerà a 1,5 miliardi.
5 - SBERLEFFI DI BUFFETT ALLE BANCHE D'AFFARI.
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - È stato lì ad attendere, con il suo pallino della Old Economy, la sua allergia per i derivati e il suo disprezzo per la finanza creativa. E adesso se la ride. Perché secondo Warren Buffett se tante banche di affari «si trovano oggi in queste condizioni, con 130 miliardi di dollari di svalutazioni che hanno colpito i loro bilanci, è esclusivamente per colpa loro». E la crisi subprime? Una «giustizia divina», dice un ruvido Buffett che non si mostra minimamente preoccupato della battuta d'arresto nell'economia americana.
Anzi, «ce la faremo sempre - ha detto il miliardario - Sono ottimista sugli Stati Uniti». Dichiarazioni che non hanno raccolto unanimi entusiasmi a Wall Street, ma che certo non hanno difettato di chiarezza. Quanto ai consigli per gli investitori, secondo l'oracolo di Omaha bisogna continuare a guardare oltre gli Stati Uniti nelle scelte di investimento anche a causa delle attese di un ulteriore deprezzamento del dollaro che, nelle stime del miliardario, dovrebbe registrarsi nei prossimi cinque-dieci anni.
6 - SCANDALO NEL KANSAS DA CIBO CINESE.
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Sarà anche una cucina millenaria. Ma la sua notorietà è satura di odori di fritto e appesantita dall'uso dei glutammati,responsabili della cosiddetta «sindrome da ristorante cinese». Così, benché i ravioli primavera siano più diffusi degli hamburger di McDonald's, in Europa molti pensano che non siano qualitativamente migliori. Certo è che, pregiudizi da salutisti a parte, le ultime ricette cinesi sembrano avere dato un colpo non indifferente all'immagine delle esportazioni alimentari di Pechino.
E se i ravioli al pesticida della Tianyang hanno intossicato i giapponesi, creando più di un problema al ministro della sanità di Tokio Yoichi Masuzo, dall'altra parte del mondo, a Kansas City, il cibo di Pechino sembra essere risultato "indigesto" anche agli animali domestici: il procuratore generale del Kansas City, John F.Wood, ha fatto sapere che la Food and drug administration ha ricevuto un rapporto secondo cui 1.950 gatti e 2.200 cani sono morti contaminati da cibo cinese adulterato. Il segreto del cuoco? Sembra sia un'aggiunta di melanina tossica.
7 - LA NAZIONALIZZAZIONE DI NORTHERN ROCK.
M. N. per "Il Sole 24 Ore" - Per chi avesse ancora dubbi sulla natura di quello strano animale inglese originario di Newcastle e chiamato Northern Rock, ieri ci ha pensato l'Ufficio nazionale britannico di statistica. L'Ons, come è chiamato, ha deciso di classificare la banca in crisi come "società finanziaria pubblica" alla luce del sostegno fornito dallo Stato con 25miliardi di linee di credito della Banca d'Inghilterra e la garanzia su 50 miliardi di passivi che verranno finanziati con l'emissione di bond garantiti dal Tesoro.
Risultato: l'Ons ha fatto due conti e ha deciso che, in ultima istanza è il Governo responsabile dei 75 miliardi di passività della banca. Così l'ingente somma andrà a pesare sui conti dello Stato, sfondando la "linea del Piave" di Gordon Brown del 40% del rapporto tra debito pubblico e pil. Anche se passasse ai privati, come pare, la banca continua a rimanere in uno strano limbo in cui la parola "pubblico" è bandita solo per ipocrisia.
8 - A MANHATTAN I COMMERCIANTI ACCETTANO EURO.
A. S. per "Il Sole 24 Ore" - La regina (un tempo) delle valute umiliata a Manhattan. Qua e là per le vetrine di New York, racconta Reuters Television, stanno spuntando cartelli che annunciano: «si accettano euro». Il modo più diretto per ricordare il costante declino che la moneta americana ha subìto negli ultimi mesi. Quei cartelli non stupirebbero al confine con il Canada, dove i commercianti sono abituati a scambiarsi dollari canadesi, oppure in una bottega del Texas, che non rifiuta i pesos messicani. Ma a Manhattan non si era mai visto accettare valute straniere.
«Dobbiamo adeguarci», spiegano i negozianti: l'euro forte ha portato in città una quantità record di turisti del Vecchio continente. «È incredibile il mucchio di euro che puoi fare in un giorno », dice alla Reuters Robert Chu, proprietario di un negozio di vini nell'East Village.
Ma in tempi di crisi, sono in molti a prenderla male. La storia di Reuters Television ha acceso i dibattiti sul web. «Neppure gli americani vogliono più i dollari! », commenta un lettore. «Io vivo in Ohio - dice un altro - e quando le imprese da queste parti cominciano ad accettare euro... capisco che siamo fregati!». «Presto - ci si preoccupa - per comprare una michetta di pane avremo bisogno di un camion carico di dollari». C'è chi si stupisce che ormai non accettino solo oro o argento. Nel frattempo, si allarma un altro, alcuni negozianti al confine - ma dalla parte del Canada - non accettano più i dollari. Statunitensi.
9 - ROLLS ROYCE CROLLA IN BORSA SU CALO UTILI.
Da "Il Sole 24 Ore" - Nel 2007 aumentano ordini e ricavi per Rolls Royce ( nella foto un motore prodotto dal gruppo) ma cala l'utile netto.Lo scorso anno il gruppo in inglese ha registrato ordini in aumento del 76%, raggiungendo un totale di 45,9 miliardi di sterline, mentre le vendite hanno raggiunto un totale di 7,817 miliardi sterline. In calo invece i profitti, scesi del 39% a 606 milioni di sterline. Il dato, unito all'annuncio di tagli al personale, ha fatto crollare il titolo a Londra del 10,21 per cento.
10 - CHRYSLER: PIANO PER DIMEZZARE NUMERO MODELLI IN PRODUZIONE.
(Apcom) - La Chrysler sta lavorando ad un piano industriale con cui ridurrà il numero di modelli della sua linea produttiva di circa il 50 per cento, proseguendo in una strategia che punta a diminuire le dimensioni della casa automobilistica per ritornare a fare profitti. Parte di questa strategia sarà anche un deciso taglio del numero delle concessionarie.
Come riporta il Wall Street Journal online, la strategia, comunicata dal management nel corso di recenti incontri interni alla società, rappresenta una direzione opposta rispetto a quella presa dalla società quando era ancora parte di DaimlerChrysler.
Allora il colosso tedesco puntava a raddoppiare il numero di auto vendute, arrivando a circa 4 milioni all'anno entro la fine del decennio.
L'amministratore delegato Robert Nardelli, al timone di Chrysler dopo l'acquisizione della società da parte del private-equity Cerberus Capital Management, avrebbe detto in dicembre ai dipendenti che le perdite per il 2007 sarebbero state pari a 1,6 miliardi di dollari. Da quando Chrysler è uscita dalla quotazione in borsa non ha più l'obbligo di comunicare i suoi risultati trimestrali.
"Siamo una società da 2,7 milioni di auto all'anno, non una da 4 milioni", ha detto il vice presidente di Chrysler Jim Press.
Nelle intenzioni del management vi è anche quella di assottigliare la rete di concessionarie negli Stati Uniti, che ad oggi ammontano a 3.600.
Dagospia 08 Febbraio 2008