LUXOTTICA? OCCHIO AL FISCO! - IL MILIARDARIO DEL VECCHIO CONDANNATO A PAGARE PIÙ DI 20 MILIONI DI EURO - TRADITO DA UNA "LETTERA CONFIDENZIALE" DI UNA SOCIETÀ DI CONSULENZA CHE SPIEGAVA IL TRUCCO.

(Adnkronos) - Il patron di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, e' finito sotto la 'lente' dell'Agenzia delle entrate e dovra' pagare all'erario 20,4 milioni di euro. A quanto apprende l'ADNKRONOS, con due diverse sentenze la commissione tributaria provinciale di Belluno ha stabilito che attraverso una societa' 'esterovestita' riconducibile all'imprenditore di Agordo sono state evase le imposte dovute su plusvalenze e dividendi della Luxottica.

Così l'uomo che occupa la seconda posizione nella classifica dei piu' ricchi d'Italia, dietro solo a Berlusconi&famiglia, e che nell'ultima classifica di Forbes dei piu' ricchi del mondo di colloca al numero 52, dovra' restituire allo Stato italiano i tributi non versati relativi agli anni 1997 e 1998.

Il 'tira e molla' con il fisco inizia nel dicembre del 2006, quando gli accertamenti effettuati dall'ufficio di Belluno dell'Agenzia delle Entrate relativi ai due anni vengono notificati alla Schema partecipation holdings gmbh, una societa' con sede in Germania, dove vige un regime fiscale che non prevede la tassazione delle plusvalenze e dei dividendi. Contro l'avviso di accertamento viene pero' presentato ricorso presso la commissione tributaria provinciale di Belluno che ha discusso il caso nell'udienza dell'ottobre 2007.

A gennaio del 2008 i giudici hanno dato ragione all'Agenzia delle entrate, stabilendo in una sentenza che la societa' riconducibile al patron di Luxottica dovra' pagare 9,563 milioni di euro per quanto riguarda il 1998. Mentre un'altra sentenza analoga stabilisce che per il 1997 la somma da versare e' pari a 10,870 milioni di euro, per complessivi 20,433 milioni di euro.

I giudici tributari hanno quindi rigettato tutti i rilievi presentati dalla controparte confermando la legittimita' dell'operato dell'Agenzia delle entrate. In particolare la societa' dovra' versare nelle casse dello Stato 7,5 milioni di euro di Irpeg, 2 milioni di euro di Ilor e oltre 11 milioni di euro di sanzioni, per un totale di 20,4 milioni di euro.

Nella sentenza si afferma che gli ispettori del fisco, in seguito alle loro indagini, hanno dimostrato che tutte le decisioni della societa' tedesca venivano prese in Italia, dai proprietari dei pacchetti azionari trasferiti all'estero. Ad avvalorare questa tesi c'e' anche una lettera, inviata dalla societa' di revisione di bilancio e consulenza, Arthur Andersen, alla sede madre di Belluno, in cui si consiglia di tenere in Germania l'assemblea degli azionisti, per ''ridurre il rischio'' che le autorita' fiscali tedesche potessero considerare la societa' un ''soggetto residente in Italia ai fini fiscali''.

Schema partecipation gmbh in realta' sarebbe solo parte di una struttura molto complessa. Prima di lei c'era la Leofin holdings gmbh, anche questa con sede in Germania, che poi' e' stata incorporata dalla Schema partecipation. E l'avviso di accertamento riguardava in particolare proprio la tassazione dei redditi di Leofin holdings gmbh, che secondo l'ufficio fiscale in realta' si sarebbero dovuti presentare in Italia. Infatti quest'ultima societa' e' nata 'ad hoc', per permettere alla societa' bellunese di intestare pacchetti azionari evitando così di versare i tributi in Italia.

Dalle indagini effettuate emerge che la Leofin holdings gmbh, infatti, ''e' stata costituita all'estero da soggetti italiani per la gestione di partecipazioni azionari di societa' italiane''. Lo dimostra il fatto che in Germania risulta una ''totale inoperativita' della societa''', ad esempio non ci sono dipendenti. Secondo l'ufficio di Belluno dell'Agenzia delle entrate quindi la societa' sarebbe stato un ''mero contenitore di partecipazioni azionarie cui far affluire le plusvalenze'' nata con il solo scopo di ''trarre vantaggio dal regime di esenzione delle plusvalenze e dei dividendi previsto dall'ordinamento tedesco''.



Nella sentenza si parla di una ''complessa operazione finanziaria organizzata dal gruppo Luxottica'' sui titoli delle societa' Gelati Sanson spa e Luxottica spa che aveva l'obiettivo di ''rivalutare, in esenzione fiscale, le partecipazioni Luxottica e Gelati Sanson che originariamente erano di proprieta' di Leonardo Del Vecchio e della societa' Leofin holland bv. Dall'accertamento emerge quindi che ''mediante la costituzione delle societa''' in Germania e attraverso i trasferimenti dei pacchetti azionari ''e' stato realizzato l'obiettivo di rivalutare, in esenzione fiscale, le partecipazioni'' che originariamente erano di proprieta' di Leonardo Del Vecchio e della Leofin.

A dimostrarlo e' il fatto che il capitale sociale della societa' con sede in Germania ''sia riconducibile a una societa' di capitali per lo piu' costituita da un unico socio o da piu' soci appartenenti alla stessa famiglia'', si spiega nella sentenza. Inoltre l'amministrazione della societa' 'fantasma' ''e' per lo piu' affidata a persone fisiche che risiedono in Italia, legate a stretti rapporti familiari e societari con la societa' controllante italiana''.

In altre parole la Leofin holdings gmbh presenta ''le caratteristiche di una tipica societa' esterovestita'', spiega la commissione tributaria provinciale. La societa', infatti, secondo la Ctp ''risulta costituita allo scopo di detenere alcune partecipazioni del gruppo Luxottica per farle trasferire fra societa' controllate/consorelle al fine di consentire l'adeguamento del valore contabile delle stesse partecipazioni a quello reale, ottenendo pero' l'esenzione fiscale della plusvalenza realizzata''.

Lo dimostra il fatto che la societa', secondo quanto risulta, non ha svolto altre attivita' ''se non quella della gestione del pacchetto azionario Luxottica e Gelati Sanson''. Inoltre Leofin holdings ha un unico socio: ''La Leonardo finanziaria srl, che presenta una compagnia costituita dai componenti della medesima famiglia Del Vecchio: Del Vecchio Leonardo, Claudio, Paola, Leonardo Marisa'' che sono titolari delle quote della societa' ''che pero' fanno capo a Leonardo Del Vecchio''.

Il patron di Luxottica, poi, ''detiene contemporaneamente la qualifica di amministratore della Leofin holdings che della controllante La Leonardo finanziaria srl, di cui e' amministratore unico''. E piu' in precisamente la prima societa' ''non possedendo alcuna autonomia finanziaria o patrimoniale, risulta completamente subordinata'' alla direzione della La Leonardo finanziaria e di Leonardo Del Vecchio che hanno sede in Italia. Alla luce di tutti questi elementi ''risulta quindi del tutto evidente'', secondo la commissione tributaria provinciale, ''che la persona di Leonardo Del Vecchio e' l'unico soggetto cui sono ascrivibili le fondamentali decisioni e atti delle societa' coinvolte nell'operazione in questione''.

Ad aggravare la situazione nel corso degli accertamenti gli agenti del fisco hanno anche trovato una lettera ''confidenziale'' inviata dalla Arthur Andersen, societa' di revisione di bilancio e consulenza, presso la Luxottica group di Agordo, in cui, si legge nella sentenza, ''si suggerisce di tenere in Germania l'assemblea degli azionisti Leofin''.

Un'operazione che, secondo quanto scritto nella lettere, viene consigliata ''a fine di ridurre il rischio che l'autorita' fiscale tedesca possa considerare la societa' Leofin...soggetto residente in Italia ai fini fiscali''. Quindi, secondo la Commissione tributaria provinciale ''lo svolgimento delle assemblee in Germania appare un mero strumento elusivo delle disposizioni in tema di domicilio fiscale''. Infine la sentenza stabilisce che anche le spese della causa saranno a carico del ricorrente: altri 5.613 euro da pagare.


Dagospia 17 Febbraio 2008