OBIETTIVO: DISTRUGGERE OBAMA - MCCAIN INGAGGIA ROVE, IL GURU CHE HA FATTO VINCERE DUE VOLTE BUSH - INDIVIDUATI I CINQUE PUNTI DEBOLI DELL'AVVERSARIO (E LA POVERA HILLARY NON SE LA FILANO PIU').
Maurizio Molinari per "La Stampa"
Cinque messaggi per affondare Barack Obama. E' Karl Rove che spiega ai vip conservatori del «Republican National Committee» come sconfiggere in novembre il senatore afroamericano dell'Illinois che appare lanciato verso la nomination democratica. La cornice è una sala privata del Beverly Wilshire Hotel di Los Angeles, dove oltre una settantina di importanti donatori repubblicani si sono riuniti nel weekend per ascoltare la strategia che Rove si avvia a consegnare nelle mani di John McCain, ormai a un passo dalla nomination che gli verrà consegnata dalla convention di Minneapolis.
Il lungo weekend di strategia elettorale coincide con il «President Day» che ha visto ieri l'ex presidente Bush senior scendere in campo a favore di McCain con un intervento pubblico dentro un hangar di Houston, in Texas, a pochi giorni di distanza da un'analoga scelta compiuta dal figlio Jeb.
Se la famiglia che tiene le redini della raccolta fondi in casa repubblicana si schiera con McCain - a lungo avversato - e l'architetto della vittoria del 2004 gli suggerisce la strategia elettorale, ciò lascia intendere che fra i conservatori la fase della spaccatura interna sta lasciando il passo a un serrate i ranghi, teso a impedire ai democratici di riconquistare la Casa Bianca. Sulla carta sembra un compito arduo perché le primarie testimoniano una partecipazione democratica di gran lunga superiore a quella repubblicana - in alcuni distretti elettorali la differenza è stata di 8 a 1 - ma quando Karl Rove parla alla platea del Beverly Wilshire Hotel i dubbi si sciolgono.
La conferenza è accompagnata dalla presentazione di una serie di diapositive che illustrano i cinque punti deboli di Barack Obama. E' attorno a queste «cinque vulnerabilità» che Rove si dice sicuro di poter costruire la vittoria di McCain.
Ecco di cosa si tratta. Primo: «Obama non ha i numeri per essere un comandante in capo» delle forze armate perché non possiede competenza, esperienza e capacità tali da poter assumere decisioni critiche per la sicurezza di 300 milioni di americani gestendo il più potente arsenale del mondo. Secondo: Barack Obama negli anni in cui è stato legislatore in Illinois ha espresso il voto «presente» in centinaia di occasioni senza schierarsi a favore o contro le leggi in discussione, e tradendo così incertezza politica.
Terzo: storia, idee e scelte politiche di Obama lo allontanano dai valori tradizionali dell'America di patria, famiglia e business che costituiscono la spina dorsale dei conservatori. Quarto: Obama è portatore di un messaggio politico «indisciplinato», in costante contraddizione con se stesso, che comporta «grandi rischi» per chi ne è portatore, proprio come avvenne a John Kerry nel 2004. Quinto: «La sua maggiore debolezza è l'inesperienza, non è pronto a guidare la nazione né a essere presidente degli Stati Uniti» come dimostra l'esame di un curriculum privo di momenti o decisioni di spicco.
La definizione con cui Rove ha riassunto le «cinque debolezze» di Obama è: «un leader politico leggero come l'aria», ovvero privo di sostanza politica, contenuti seri e programmi in grado di resistere al severo esame dell'opinione pubblica.
Questo significa che, se McCain accetterà i suggerimenti di Rove, la sfida a Obama sarà portata sul terreno della capacità di leadership. Forse non a caso l'ex presidente Bush ha riassunto il sostegno a McCain con queste poche, ma pesanti, parole: «Siamo in tempo di guerra e l'America non può vacillare, nessuno è preparato meglio di lui a guidare la nazione in questi difficili frangenti, ha un carattere forgiato nelle guerre, il suo impegno per l'America è fuori di dubbio ed è portatore dei valori giusti per guidare la nazione in questo momento storico». La risposta di McCain ha sottolineato le comunanze con Bush padre: «Entrambi siamo stati piloti dell'Us Navy in guerra, entrambi siamo stati abbattuti ed entrambi condividiamo gli stessi valori».
Nel mosaico conservatore destinato a sostenere la candidatura di McCain manca ancora il tassello dell'attuale presidente, George W. Bush, che ieri dalla Tanzania ha ribadito la volontà di aiutarlo precisando tuttavia come «John deve fare ancora di più per conquistare i veri conservatori». Il ruolo del Presidente crea qualche preoccupazione nel team di McCain, dove si teme che un impegno di troppo alto profilo possa trasformarsi in un boomerang danneggiando l'immagine da outsider che ha finora giovato al senatore dell'Arizona nel corteggiamento degli elettori indipendenti.
«Nella conversazione avuta con l'ex presidente abbiamo condiviso la necessità di attrarre non solo i voti del nostro partito ma anche di indipendenti e dei democratici che votarono per Reagan» ha detto McCain accettando l'abbraccio di casa Bush.
Dagospia 19 Febbraio 2008
Cinque messaggi per affondare Barack Obama. E' Karl Rove che spiega ai vip conservatori del «Republican National Committee» come sconfiggere in novembre il senatore afroamericano dell'Illinois che appare lanciato verso la nomination democratica. La cornice è una sala privata del Beverly Wilshire Hotel di Los Angeles, dove oltre una settantina di importanti donatori repubblicani si sono riuniti nel weekend per ascoltare la strategia che Rove si avvia a consegnare nelle mani di John McCain, ormai a un passo dalla nomination che gli verrà consegnata dalla convention di Minneapolis.
Il lungo weekend di strategia elettorale coincide con il «President Day» che ha visto ieri l'ex presidente Bush senior scendere in campo a favore di McCain con un intervento pubblico dentro un hangar di Houston, in Texas, a pochi giorni di distanza da un'analoga scelta compiuta dal figlio Jeb.
Se la famiglia che tiene le redini della raccolta fondi in casa repubblicana si schiera con McCain - a lungo avversato - e l'architetto della vittoria del 2004 gli suggerisce la strategia elettorale, ciò lascia intendere che fra i conservatori la fase della spaccatura interna sta lasciando il passo a un serrate i ranghi, teso a impedire ai democratici di riconquistare la Casa Bianca. Sulla carta sembra un compito arduo perché le primarie testimoniano una partecipazione democratica di gran lunga superiore a quella repubblicana - in alcuni distretti elettorali la differenza è stata di 8 a 1 - ma quando Karl Rove parla alla platea del Beverly Wilshire Hotel i dubbi si sciolgono.
La conferenza è accompagnata dalla presentazione di una serie di diapositive che illustrano i cinque punti deboli di Barack Obama. E' attorno a queste «cinque vulnerabilità» che Rove si dice sicuro di poter costruire la vittoria di McCain.
Ecco di cosa si tratta. Primo: «Obama non ha i numeri per essere un comandante in capo» delle forze armate perché non possiede competenza, esperienza e capacità tali da poter assumere decisioni critiche per la sicurezza di 300 milioni di americani gestendo il più potente arsenale del mondo. Secondo: Barack Obama negli anni in cui è stato legislatore in Illinois ha espresso il voto «presente» in centinaia di occasioni senza schierarsi a favore o contro le leggi in discussione, e tradendo così incertezza politica.
Terzo: storia, idee e scelte politiche di Obama lo allontanano dai valori tradizionali dell'America di patria, famiglia e business che costituiscono la spina dorsale dei conservatori. Quarto: Obama è portatore di un messaggio politico «indisciplinato», in costante contraddizione con se stesso, che comporta «grandi rischi» per chi ne è portatore, proprio come avvenne a John Kerry nel 2004. Quinto: «La sua maggiore debolezza è l'inesperienza, non è pronto a guidare la nazione né a essere presidente degli Stati Uniti» come dimostra l'esame di un curriculum privo di momenti o decisioni di spicco.
La definizione con cui Rove ha riassunto le «cinque debolezze» di Obama è: «un leader politico leggero come l'aria», ovvero privo di sostanza politica, contenuti seri e programmi in grado di resistere al severo esame dell'opinione pubblica.
Questo significa che, se McCain accetterà i suggerimenti di Rove, la sfida a Obama sarà portata sul terreno della capacità di leadership. Forse non a caso l'ex presidente Bush ha riassunto il sostegno a McCain con queste poche, ma pesanti, parole: «Siamo in tempo di guerra e l'America non può vacillare, nessuno è preparato meglio di lui a guidare la nazione in questi difficili frangenti, ha un carattere forgiato nelle guerre, il suo impegno per l'America è fuori di dubbio ed è portatore dei valori giusti per guidare la nazione in questo momento storico». La risposta di McCain ha sottolineato le comunanze con Bush padre: «Entrambi siamo stati piloti dell'Us Navy in guerra, entrambi siamo stati abbattuti ed entrambi condividiamo gli stessi valori».
Nel mosaico conservatore destinato a sostenere la candidatura di McCain manca ancora il tassello dell'attuale presidente, George W. Bush, che ieri dalla Tanzania ha ribadito la volontà di aiutarlo precisando tuttavia come «John deve fare ancora di più per conquistare i veri conservatori». Il ruolo del Presidente crea qualche preoccupazione nel team di McCain, dove si teme che un impegno di troppo alto profilo possa trasformarsi in un boomerang danneggiando l'immagine da outsider che ha finora giovato al senatore dell'Arizona nel corteggiamento degli elettori indipendenti.
«Nella conversazione avuta con l'ex presidente abbiamo condiviso la necessità di attrarre non solo i voti del nostro partito ma anche di indipendenti e dei democratici che votarono per Reagan» ha detto McCain accettando l'abbraccio di casa Bush.
Dagospia 19 Febbraio 2008