CONSORTE SI FA UNA PATTEGGIATA - ACCUSE DI RICICLAGGIO: L'EX PRESIDENTE UNIPOL SARĂ€ CONDANNATO "SOLO" A 11 MESI E RESTITUIRĂ€ 12 MLN AL FISCO - PARTITA ANCORA APERTA SUGLI ALTRI 34 MLN SEQUESTRATI.
Luigi Ferrarella per il "Corriere della Sera"
Dodici milioni di euro al fisco, ma qualche milione forse ancora anche per sé. Si difende strenuamente, e continuerà a farlo fino in fondo dall'accusa di aver concorso come presidente di Unipol all'aggiotaggio di Fiorani nella scalata alla banca Antonveneta nel 2005, come pure di aver commesso aggiotaggio nella fallita scalata della sua Unipol alla Bnl.
Ma sui suoi affari personali, e valsigli i famosi 46 milioni di euro sequestrati poi dai pm di Milano a lui e al suo vice Ivano Sacchetti, Giovanni Consorte mette a punto un complicato accordo con la Procura per patteggiare due imputazioni minori. Un'intesa nella quale, alla fine, tutti perderanno un po' e tutti vinceranno un po'. Soldi compresi. All'insegna della «tattica del samurai», scherza Consorte in tribunale: «Quando in guerra ci si ritrova abbandonati da quasi tutti gli amici, mentre i nemici sono superiori per numero e qualità di mezzi in forze, è saggio ritirarsi su fronti difendibili».
Se la trattativa andrà in porto nei termini attuali pattuiti tra i difensori Giovanni Dedola e Filippo Sgubbi, i pm Giulia Perrotti e Eugenio Fusco, e l'avvocato dello Stato Gabriella Vanadia per l'Agenzia delle Entrate, Consorte non dovrà più guardarsi dall'accusa di riciclaggio di 20 dei miliardi di lire avuti all'estero dalla galassia Gnutti, e sempre motivati come il compenso dovutogli per la sua attività pro-Gnutti nella fase finale dell'affare Telecom.
I pm rinunciano a sostenere in giudizio questa imputazione di riciclaggio, tecnicamente non agevole da tenere in piedi, e mantengono invece l'appropriazione indebita (già formulata per altre operazioni finanziarie). Per parte sua, Consorte accetta di patteggiare sia queste appropriazioni indebite sia la truffa allo Stato, determinata dall'aver utilizzato lo scudo fiscale per far rientrare dall'estero parte dei soldi senza che ci fossero tutti i presupposti.
Il punto di equilibrio si situerà a 11 mesi di pena patteggiata per Consorte e per Sacchetti, e soprattutto in 12 milioni e 600mila euro che i due verseranno all'Agenzia delle Entrate (soldi in più rispetto ai condoni già pagati dall'ex tandem di Unipol). Tuttavia Consorte e Sacchetti, almeno in prospettiva, potrebbero non restare a boccia asciutta.
In una prima fase, infatti, i loro restanti 34 milioni di euro, essendo stati sequestrati ai due nell'ipotesi che fossero soldi presi indebitamente dalle casse di Hopa e Gpp International, verranno restituiti in questa chiave appunto alla galassia Gnutti (oggi, però, in Hopa sono presenti non più solo i soci bresciani ma ad esempio anche il Montepaschi Siena).
E a questo punto, in questa seconda fase nella quale uscirà dal gioco la magistratura, saranno le assemblee delle società a valutare i termini della transazione tra ex amministratori che Consorte punta a raggiungere, forte dell'argomento (da egli sempre rivendicato) secondo il quale quei soldi corrispondevano al premio per la sua attività svolta, da consulente, sempre nell'interesse delle due società.
E la Procura? Oltre ai 12 milioni e 600mila euro da aggiungere ai 98 del patteggiamento della ex Bpi e ai 150 messi sul piatto dalla trentina di imputati che patteggeranno a fine marzo, porta a casa un processo più snello sull'aggiotaggio Antonveneta: solo una dozzina di imputati, tra i quali quasi tutti i big da Fiorani a Fazio, da Grillo allo stesso Consorte.
Dagospia 19 Febbraio 2008
Dodici milioni di euro al fisco, ma qualche milione forse ancora anche per sé. Si difende strenuamente, e continuerà a farlo fino in fondo dall'accusa di aver concorso come presidente di Unipol all'aggiotaggio di Fiorani nella scalata alla banca Antonveneta nel 2005, come pure di aver commesso aggiotaggio nella fallita scalata della sua Unipol alla Bnl.
Ma sui suoi affari personali, e valsigli i famosi 46 milioni di euro sequestrati poi dai pm di Milano a lui e al suo vice Ivano Sacchetti, Giovanni Consorte mette a punto un complicato accordo con la Procura per patteggiare due imputazioni minori. Un'intesa nella quale, alla fine, tutti perderanno un po' e tutti vinceranno un po'. Soldi compresi. All'insegna della «tattica del samurai», scherza Consorte in tribunale: «Quando in guerra ci si ritrova abbandonati da quasi tutti gli amici, mentre i nemici sono superiori per numero e qualità di mezzi in forze, è saggio ritirarsi su fronti difendibili».
Se la trattativa andrà in porto nei termini attuali pattuiti tra i difensori Giovanni Dedola e Filippo Sgubbi, i pm Giulia Perrotti e Eugenio Fusco, e l'avvocato dello Stato Gabriella Vanadia per l'Agenzia delle Entrate, Consorte non dovrà più guardarsi dall'accusa di riciclaggio di 20 dei miliardi di lire avuti all'estero dalla galassia Gnutti, e sempre motivati come il compenso dovutogli per la sua attività pro-Gnutti nella fase finale dell'affare Telecom.
I pm rinunciano a sostenere in giudizio questa imputazione di riciclaggio, tecnicamente non agevole da tenere in piedi, e mantengono invece l'appropriazione indebita (già formulata per altre operazioni finanziarie). Per parte sua, Consorte accetta di patteggiare sia queste appropriazioni indebite sia la truffa allo Stato, determinata dall'aver utilizzato lo scudo fiscale per far rientrare dall'estero parte dei soldi senza che ci fossero tutti i presupposti.
Il punto di equilibrio si situerà a 11 mesi di pena patteggiata per Consorte e per Sacchetti, e soprattutto in 12 milioni e 600mila euro che i due verseranno all'Agenzia delle Entrate (soldi in più rispetto ai condoni già pagati dall'ex tandem di Unipol). Tuttavia Consorte e Sacchetti, almeno in prospettiva, potrebbero non restare a boccia asciutta.
In una prima fase, infatti, i loro restanti 34 milioni di euro, essendo stati sequestrati ai due nell'ipotesi che fossero soldi presi indebitamente dalle casse di Hopa e Gpp International, verranno restituiti in questa chiave appunto alla galassia Gnutti (oggi, però, in Hopa sono presenti non più solo i soci bresciani ma ad esempio anche il Montepaschi Siena).
E a questo punto, in questa seconda fase nella quale uscirà dal gioco la magistratura, saranno le assemblee delle società a valutare i termini della transazione tra ex amministratori che Consorte punta a raggiungere, forte dell'argomento (da egli sempre rivendicato) secondo il quale quei soldi corrispondevano al premio per la sua attività svolta, da consulente, sempre nell'interesse delle due società.
E la Procura? Oltre ai 12 milioni e 600mila euro da aggiungere ai 98 del patteggiamento della ex Bpi e ai 150 messi sul piatto dalla trentina di imputati che patteggeranno a fine marzo, porta a casa un processo più snello sull'aggiotaggio Antonveneta: solo una dozzina di imputati, tra i quali quasi tutti i big da Fiorani a Fazio, da Grillo allo stesso Consorte.
Dagospia 19 Febbraio 2008