LETTA, CIVIL SERVANT? PIÙ SERVANT CHE CIVIL - CALEARO, PIÙ TRANS DI LUXURIA
ALI-TARDA PER CIMOLI - LANNUTTI, LA SPINA DI DRAGHI - ROMITI, CAPORCHESTRA
CANDIDATI IRRESISTIBILI: MAZZUCA, L'AMMAZZA PIERFURBY - ANCHE AUCI SOGNA
ALI-TARDA PER CIMOLI - LANNUTTI, LA SPINA DI DRAGHI - ROMITI, CAPORCHESTRA
CANDIDATI IRRESISTIBILI: MAZZUCA, L'AMMAZZA PIERFURBY - ANCHE AUCI SOGNA
1 - LETTA, CIVIL SERVANT? PIÙ SERVANT CHE CIVIL
Qualcuno li chiama grand commis, altri civil servant, ma sono nient'altro che i grandi burocrati dello Stato che riescono a passare indenni attraverso le vicende della politica grazie alla loro competenza e a uno spirito di "fratellanza" che li rende quasi invulnerabili.
Domani sera si ritroveranno all'hotel Esedra dove intorno alle 17,30 si terrà la presentazione del libro "Chi è Stato?" di Luigi Tivelli, il consigliere parlamentare della Camera dei Deputati che in 222 pagine ha raccolto le confidenze e le opinioni di personaggi come Maccanico, Gifuni, Catricalà e Andrea Monorchio, Carlo Mosca e Mauro Masi.
All'appuntamento arriveranno numerosi dirigenti dell'amministrazione e delle imprese pubbliche, ma è probabile che tutti i riflettori siano rivolti su Gianni Letta, il Gran Ciambellano di Berlusconi al quale l'autore ha dedicato il capitolo finale. E vale la pena davvero di leggere le confidenze di quest'uomo che per la prima volta dopo 13 anni di servizio politico accetta di parlare del suo lavoro a Palazzo Chigi.
Tra le righe ci sono aneddoti curiosi come quello di un'esperienza giovanile in fabbrica che temprò Gianni Letta con turni massacranti dalle 18 alle 6 del mattino. Si stenta a immaginare l'impeccabile giornalista dal doppiopetto azzurro mentre indossa la tuta da operaio, e viene piuttosto in mente quell'altra tuta sportiva che indossò alcuni anni fa insieme a Confalonieri, Galliani e Dell'Utri per il footing nella villa sarda del Cavaliere.
A quest'ultimo (Presidente Operaio e Capo Supremo) Gianni Letta dedica un autentico monumento e ricorda che il colpo di fulmine scoppiò nell'87 dopo 14 anni di direzione del "Tempo". Da quel momento la vita del giornalista è cambiata perché nel libro dichiara testualmente: "Berlusconi è proprio unico. Unico nel senso letterale del termine, raro, prezioso, irripetibile, senza eguali sia nei pregi che nei difetti.capisce gli uomini come pochi (e ancora di più le donne)! Gli basta uno sguardo.una sorta di sesto senso pari solo al suo fiuto".
Poi dopo aver evocato una vasta coalizione e un'iniziativa simile a quella francese di Jacques Attalì, il Gran Ciambellano che insieme a Gianfranco Fini è destinato a raccogliere l'eredità del leader di Arcore, si esalta e paragona Silvio a Napoleone perché "pochi come Berlusconi hanno saputo applicare così bene e vivere in prima persona i principi che hanno fatto grande il Generale".
Ecco un fulgido esempio di civil servant e di grand commis che alla domanda "Chi è Stato?" ha la risposta sicura.
2 - CALEARO TRANSFORMER: OPLÀ, DA BERLUSCONI A VELTRONI
La più contenta per la candidatura di Massimo Calearo nel Partito Democratico, è la moretta di Mantova, Emma Marcegaglia. Insieme a Luchino di Montezemolo l'imprenditrice, in profumo di presidenza, aveva suggerito a WalterEgo di candidare l'industriale veneto che tutti hanno conosciuto per le sue simpatie verso il centrodestra. L'imprenditore vicentino 49enne ha fatto il salto carpiato con la disinvoltura che lo ha sempre distinto. Fino a pochi giorni fa ostentava la suoneria del cellulare con l'inno di Forza Italia e non è un mistero che nel marzo 2006 ha organizzato la canizza di Vicenza dove migliaia di piccoli imprenditori hanno osannato Berlusconi.
Non più tardi dell'agosto scorso l'ineffabile Calearo dichiarava al giornalista Paolo Madron le sue simpatie per il nascente Partito delle Libertà e diceva: "Silvio Berlusconi ha una marcia in più e fantasia da vendere". Poi si è dedicato al rinnovo del contratto dei metalmeccanici sfottendo le regalìe che Marpionne e Bombassei avevano fatto ai loro operai con un pugno di euro.
La benedizione di VeltronJohn lo ha di fatto escluso dalla gara per una delle vicepresidenze di Confindustria aprendo la strada ad Andrea Riello. Ed è questa la ragione per cui la Marcegaglia, che già aveva preso le misure da tempo del Calearo bifronte, tira un sospiro di sollievo. Il vicentino è un uomo ambizioso con un passato monarchico-fascista, e uno spiritaccio divertente.
La sua prima dichiarazione dopo la candidatura è andata allo zio missionario a Porto Alegre "che lavora in una terra difficile dove ci sono molti italiani". In realtà al disinvolto Calearo interessa una poltrona da ministro. Già lo danno all'Industria dove - in caso di vittoria del Partito Democratico - sarebbe sacrificato Luigi Bersani, l'unico esponente del governo Prodi popolare tra gli imprenditori.
Forse si illude.
3 - CANDIDATI IRRESISTIBILI: MAZZUCA, L'AMMAZZA PIERFURBY - ANCHE AUCI SOGNA
Tra coriandoli e stelle filanti WalterEgo Veltroni sta riempiendo l'album delle figurine Panini e costringe Berlusconi a una rincorsa mediatica. Entro venerdì devono saltar fuori le candidature e gli uomini di Silvio stanno raschiando gli anfratti per trovare nomi diversi da quelli dell'apparato. A Bologna pare ormai certa la candidatura di Giancarlo Mazzuca, direttore del "Resto del Carlino" e di "QN-Quotidiano Nazionale", il circuito del Gruppo Riffeser. Di questa candidatura si parla da tempo, ma molti si chiedono se al Berlusca non sia più utile che rimanga dov'è, visti i servizi resi in tutti questi anni.
Quando scrive del sindaco Cofferati, Mazzuca anche nei titoli dei suoi giornali lo chiama semplicemente "il Cinese", per non parlare di Prodi che ha sempre ignorato e del trattamento che in questi giorni riserva a Casini dopo anni di applausi. Non a caso il leader dell'Udc è incazzatissimo con Marisa Riffeser Monti e con il figlio Andrea, al punto tale che la signora (figlia del defunto petroliere-editore) ora rimprovera lo stesso Mazzuca.
In redazione protestano per la censura che il "Carlino" esercita sistematicamente nei confronti di Veltroni. I giornalisti di Rimini gli hanno inviato una dura lettera di protesta (per ora senza risposta) dopo il discorso a Rimini del leader del PD dove c'erano 8.000 persone, un numero che il direttore ha cassato senza tanti riguardi.
C'è però un altro giornalista che si sta muovendo per entrare nelle liste del Partito di Silvio. Ha 62 anni e viene dal mondo della Fiat e della Confindustria dove ha ricoperto incarichi prestigiosi. È Ernesto Auci, l'uomo dalle mani affusolate e la flemma britannica, che nel '97 è stato direttore responsabile del "Sole 24 Ore" e al quale la Confindustria di D'Amato diede il benservito. A tirare la volata per Ernesto c'è in prima linea Fabrizio Cicchitto, ma Gianni Letta e il Cavaliere non hanno dimostrato finora particolare entusiasmo.
4 - LANNUTTI, LA SPINA DI DRAGHI VA CON DI PIETRO
Ieri sera davanti alla televisione Mario Draghi ha tirato un sospiro di sollievo.
Durante il telegiornale delle 20, il Governatore ha sentito dalla voce di Tonino Di Pietro che Elio Lannutti, presidente dell'Adusbef, l'Associazione dei consumatori fondata nel 1987, sarà candidato per l'Italia dei Valori. Per Draghi questa è una bella notizia poiché il Lannutti, 57 anni, una moglie insegnante di francese, è diventato una spina nel fianco.
Nel suo piccolo e disadorno ufficio dietro alla stazione Termini, quest'uomo mena botte da orbi sulle banche senza risparmiare nemmeno il tempio di via Nazionale. Nella biografia che appare sul sito personale, si vanta di essere stato il mandante della tentata consegna del tapiro d'oro all'ex-Governatore Antonio Fazio, che ha definito il "garante delle malefatte bancarie".
Ma anche verso Draghi, Lannutti non ha alcuna reverenza e con grande rilievo ripropone le accuse di "vile affarista" che Francesco Cossiga ha rivolto il 24 gennaio al capo di via Nazionale. Se andrà in Parlamento Lannutti porterà acqua al mulino dei giustizialisti e cavalcherà sicuramente le battaglie dei risparmiatori.
Ma come si sa in quella sede i furori si stemperano e i calori si spengono.
5 - ROMITI, PROVE D'ORCHESTRA
Cesarone Romiti non demorde e anche se il figlio Piergiorgio è nelle pesti per le vicende dell'Impregilo con Bassolino, non ha alcuna voglia di andare ai giardinetti.
Presidente d'onore di Rcs Mediagroup e della Fondazione Italia Cina, ora Romiti è anche presidente del Consiglio generale della Fondazione "Orchestra Verdi di Milano". La nomina di questo ente che raccoglie l'orchestra sinfonica della Rai ormai sciolta, è avvenuta alla vigilia del piano di risanamento che vede impegnati il presidente del Consiglio di amministrazione Mario Cervetti e il direttore generale, Luigi Corbani.
Si tratta di reperire 24 milioni di euro, 13 dei quali per debiti con l'Enpals e con il Fisco. A questi vanno aggiunti 9 mesi di stipendio arretrato per i dipendenti amministrativi, alcuni mesi per le maschere, e rimborsi spese per il coro a partire dal 2001, e anche 3 mensilità di stipendio per gli 80 orchestrali.
Gli arretrati si sono accumulati in buona parte a causa del mancato versamento dei fondi previsti dalla legge nel corso dell'ultimo esercizio. Toccherà a Cesarone battersi per rimettere in sesto l'orchestra Verdi di Milano che ha un bilancio artistico lusinghiero. Tutti i migliori direttori d'orchestra del mondo hanno diretto concerti del complesso milanese; gli abbonati alle sue esibizioni sono 5.000 e nel 2007 sono stati tenuti 216 concerti. Non a caso è proprio alla "Verdi" che si è rivolto il Presidente Napolitano per il concerto organizzato in occasione del terzo anno di pontificato di Benedetto XVI.
6 - ALI-TARDA PER CIMOLI
Avviso ai passeggeri: "Si avvisano i signori passeggeri che il marmoreo Giancarlo Cimoli (sensibile al fascino femminile) è profondamente incazzato con l'Alitalia che finora non gli ha pagato la liquidazione milionaria. La Compagnia di bandiera sostiene che le ragioni di rescissione del contratto non contemplano ulteriori sacrifici per lo splendido manager".
Dagospia 03 Marzo 2008
Qualcuno li chiama grand commis, altri civil servant, ma sono nient'altro che i grandi burocrati dello Stato che riescono a passare indenni attraverso le vicende della politica grazie alla loro competenza e a uno spirito di "fratellanza" che li rende quasi invulnerabili.
Domani sera si ritroveranno all'hotel Esedra dove intorno alle 17,30 si terrà la presentazione del libro "Chi è Stato?" di Luigi Tivelli, il consigliere parlamentare della Camera dei Deputati che in 222 pagine ha raccolto le confidenze e le opinioni di personaggi come Maccanico, Gifuni, Catricalà e Andrea Monorchio, Carlo Mosca e Mauro Masi.
All'appuntamento arriveranno numerosi dirigenti dell'amministrazione e delle imprese pubbliche, ma è probabile che tutti i riflettori siano rivolti su Gianni Letta, il Gran Ciambellano di Berlusconi al quale l'autore ha dedicato il capitolo finale. E vale la pena davvero di leggere le confidenze di quest'uomo che per la prima volta dopo 13 anni di servizio politico accetta di parlare del suo lavoro a Palazzo Chigi.
Tra le righe ci sono aneddoti curiosi come quello di un'esperienza giovanile in fabbrica che temprò Gianni Letta con turni massacranti dalle 18 alle 6 del mattino. Si stenta a immaginare l'impeccabile giornalista dal doppiopetto azzurro mentre indossa la tuta da operaio, e viene piuttosto in mente quell'altra tuta sportiva che indossò alcuni anni fa insieme a Confalonieri, Galliani e Dell'Utri per il footing nella villa sarda del Cavaliere.
A quest'ultimo (Presidente Operaio e Capo Supremo) Gianni Letta dedica un autentico monumento e ricorda che il colpo di fulmine scoppiò nell'87 dopo 14 anni di direzione del "Tempo". Da quel momento la vita del giornalista è cambiata perché nel libro dichiara testualmente: "Berlusconi è proprio unico. Unico nel senso letterale del termine, raro, prezioso, irripetibile, senza eguali sia nei pregi che nei difetti.capisce gli uomini come pochi (e ancora di più le donne)! Gli basta uno sguardo.una sorta di sesto senso pari solo al suo fiuto".
Poi dopo aver evocato una vasta coalizione e un'iniziativa simile a quella francese di Jacques Attalì, il Gran Ciambellano che insieme a Gianfranco Fini è destinato a raccogliere l'eredità del leader di Arcore, si esalta e paragona Silvio a Napoleone perché "pochi come Berlusconi hanno saputo applicare così bene e vivere in prima persona i principi che hanno fatto grande il Generale".
Ecco un fulgido esempio di civil servant e di grand commis che alla domanda "Chi è Stato?" ha la risposta sicura.
2 - CALEARO TRANSFORMER: OPLÀ, DA BERLUSCONI A VELTRONI
La più contenta per la candidatura di Massimo Calearo nel Partito Democratico, è la moretta di Mantova, Emma Marcegaglia. Insieme a Luchino di Montezemolo l'imprenditrice, in profumo di presidenza, aveva suggerito a WalterEgo di candidare l'industriale veneto che tutti hanno conosciuto per le sue simpatie verso il centrodestra. L'imprenditore vicentino 49enne ha fatto il salto carpiato con la disinvoltura che lo ha sempre distinto. Fino a pochi giorni fa ostentava la suoneria del cellulare con l'inno di Forza Italia e non è un mistero che nel marzo 2006 ha organizzato la canizza di Vicenza dove migliaia di piccoli imprenditori hanno osannato Berlusconi.
Non più tardi dell'agosto scorso l'ineffabile Calearo dichiarava al giornalista Paolo Madron le sue simpatie per il nascente Partito delle Libertà e diceva: "Silvio Berlusconi ha una marcia in più e fantasia da vendere". Poi si è dedicato al rinnovo del contratto dei metalmeccanici sfottendo le regalìe che Marpionne e Bombassei avevano fatto ai loro operai con un pugno di euro.
La benedizione di VeltronJohn lo ha di fatto escluso dalla gara per una delle vicepresidenze di Confindustria aprendo la strada ad Andrea Riello. Ed è questa la ragione per cui la Marcegaglia, che già aveva preso le misure da tempo del Calearo bifronte, tira un sospiro di sollievo. Il vicentino è un uomo ambizioso con un passato monarchico-fascista, e uno spiritaccio divertente.
La sua prima dichiarazione dopo la candidatura è andata allo zio missionario a Porto Alegre "che lavora in una terra difficile dove ci sono molti italiani". In realtà al disinvolto Calearo interessa una poltrona da ministro. Già lo danno all'Industria dove - in caso di vittoria del Partito Democratico - sarebbe sacrificato Luigi Bersani, l'unico esponente del governo Prodi popolare tra gli imprenditori.
Forse si illude.
3 - CANDIDATI IRRESISTIBILI: MAZZUCA, L'AMMAZZA PIERFURBY - ANCHE AUCI SOGNA
Tra coriandoli e stelle filanti WalterEgo Veltroni sta riempiendo l'album delle figurine Panini e costringe Berlusconi a una rincorsa mediatica. Entro venerdì devono saltar fuori le candidature e gli uomini di Silvio stanno raschiando gli anfratti per trovare nomi diversi da quelli dell'apparato. A Bologna pare ormai certa la candidatura di Giancarlo Mazzuca, direttore del "Resto del Carlino" e di "QN-Quotidiano Nazionale", il circuito del Gruppo Riffeser. Di questa candidatura si parla da tempo, ma molti si chiedono se al Berlusca non sia più utile che rimanga dov'è, visti i servizi resi in tutti questi anni.
Quando scrive del sindaco Cofferati, Mazzuca anche nei titoli dei suoi giornali lo chiama semplicemente "il Cinese", per non parlare di Prodi che ha sempre ignorato e del trattamento che in questi giorni riserva a Casini dopo anni di applausi. Non a caso il leader dell'Udc è incazzatissimo con Marisa Riffeser Monti e con il figlio Andrea, al punto tale che la signora (figlia del defunto petroliere-editore) ora rimprovera lo stesso Mazzuca.
In redazione protestano per la censura che il "Carlino" esercita sistematicamente nei confronti di Veltroni. I giornalisti di Rimini gli hanno inviato una dura lettera di protesta (per ora senza risposta) dopo il discorso a Rimini del leader del PD dove c'erano 8.000 persone, un numero che il direttore ha cassato senza tanti riguardi.
C'è però un altro giornalista che si sta muovendo per entrare nelle liste del Partito di Silvio. Ha 62 anni e viene dal mondo della Fiat e della Confindustria dove ha ricoperto incarichi prestigiosi. È Ernesto Auci, l'uomo dalle mani affusolate e la flemma britannica, che nel '97 è stato direttore responsabile del "Sole 24 Ore" e al quale la Confindustria di D'Amato diede il benservito. A tirare la volata per Ernesto c'è in prima linea Fabrizio Cicchitto, ma Gianni Letta e il Cavaliere non hanno dimostrato finora particolare entusiasmo.
4 - LANNUTTI, LA SPINA DI DRAGHI VA CON DI PIETRO
Ieri sera davanti alla televisione Mario Draghi ha tirato un sospiro di sollievo.
Durante il telegiornale delle 20, il Governatore ha sentito dalla voce di Tonino Di Pietro che Elio Lannutti, presidente dell'Adusbef, l'Associazione dei consumatori fondata nel 1987, sarà candidato per l'Italia dei Valori. Per Draghi questa è una bella notizia poiché il Lannutti, 57 anni, una moglie insegnante di francese, è diventato una spina nel fianco.
Nel suo piccolo e disadorno ufficio dietro alla stazione Termini, quest'uomo mena botte da orbi sulle banche senza risparmiare nemmeno il tempio di via Nazionale. Nella biografia che appare sul sito personale, si vanta di essere stato il mandante della tentata consegna del tapiro d'oro all'ex-Governatore Antonio Fazio, che ha definito il "garante delle malefatte bancarie".
Ma anche verso Draghi, Lannutti non ha alcuna reverenza e con grande rilievo ripropone le accuse di "vile affarista" che Francesco Cossiga ha rivolto il 24 gennaio al capo di via Nazionale. Se andrà in Parlamento Lannutti porterà acqua al mulino dei giustizialisti e cavalcherà sicuramente le battaglie dei risparmiatori.
Ma come si sa in quella sede i furori si stemperano e i calori si spengono.
5 - ROMITI, PROVE D'ORCHESTRA
Cesarone Romiti non demorde e anche se il figlio Piergiorgio è nelle pesti per le vicende dell'Impregilo con Bassolino, non ha alcuna voglia di andare ai giardinetti.
Presidente d'onore di Rcs Mediagroup e della Fondazione Italia Cina, ora Romiti è anche presidente del Consiglio generale della Fondazione "Orchestra Verdi di Milano". La nomina di questo ente che raccoglie l'orchestra sinfonica della Rai ormai sciolta, è avvenuta alla vigilia del piano di risanamento che vede impegnati il presidente del Consiglio di amministrazione Mario Cervetti e il direttore generale, Luigi Corbani.
Si tratta di reperire 24 milioni di euro, 13 dei quali per debiti con l'Enpals e con il Fisco. A questi vanno aggiunti 9 mesi di stipendio arretrato per i dipendenti amministrativi, alcuni mesi per le maschere, e rimborsi spese per il coro a partire dal 2001, e anche 3 mensilità di stipendio per gli 80 orchestrali.
Gli arretrati si sono accumulati in buona parte a causa del mancato versamento dei fondi previsti dalla legge nel corso dell'ultimo esercizio. Toccherà a Cesarone battersi per rimettere in sesto l'orchestra Verdi di Milano che ha un bilancio artistico lusinghiero. Tutti i migliori direttori d'orchestra del mondo hanno diretto concerti del complesso milanese; gli abbonati alle sue esibizioni sono 5.000 e nel 2007 sono stati tenuti 216 concerti. Non a caso è proprio alla "Verdi" che si è rivolto il Presidente Napolitano per il concerto organizzato in occasione del terzo anno di pontificato di Benedetto XVI.
6 - ALI-TARDA PER CIMOLI
Avviso ai passeggeri: "Si avvisano i signori passeggeri che il marmoreo Giancarlo Cimoli (sensibile al fascino femminile) è profondamente incazzato con l'Alitalia che finora non gli ha pagato la liquidazione milionaria. La Compagnia di bandiera sostiene che le ragioni di rescissione del contratto non contemplano ulteriori sacrifici per lo splendido manager".
Dagospia 03 Marzo 2008