IL TRAVAGLIO DI CLEMENTE - COMMOSSO ADDIO DI PIGI BATTISTA SUL "CORRIERE" AL CEPPALONICO (MA CONFONDE "WHY NOT" CON L'INCHIESTA DI S. MARIA CAPUA VETERE) - "LE MONDE": CHI HA TRADITO TRADIRĂ€.

Marco Travaglio per "l'Unità"

Il fu Mastella, quello che 40 giorni fa ha fatto cadere il governo Prodi perché gli avevano arrestato la moglie, il consuocero e mezzo partito, quello che ci ha trascinati alle elezioni anticipate a cui per la legge del contrappasso non parteciperà, quello che temerariamente si era fidato delle promesse di Berlusconi per 20 deputati e 10 senatori in cambio della testa di Prodi, confessa che «oggi come oggi ci penserei 10 volte prima di far cadere il governo». Ma poi precisa: «I miei voti in Parlamento non erano determinanti per far cadere Prodi» (e allora di che sta parlando?).

Per carità, è comprensibile lo stato confusionale di un uomo che meno di due mesi fa era l'ago della bilancia della politica italiana mentre oggi i giornali gli dedicano brevi a pie' di pagina, accanto a notizie tipo: «Cercasi barboncino smarrito, lauta ricompensa». Un po' meno comprensibile è lo stato confusionale in cui versa Pierluigi Battista, che ha dedicato sul Corriere un commosso addio allo Statista di Ceppaloni, prematuramente scomparso all'affetto dei suoi elettori. Secondo Battista, l'inchiesta Why Not di Catanzaro avrebbe «interferito nella politica italiana, condizionandone i risultati, le mosse, le scelte, i tempi, le modalità» e Mastella sarebbe stato «brutalmente sottoposto a trattamento preventivo in "trasmissioni televisive» (indovinate un po' quale), trasformato in «mostro» con «condanne in effige» (si scriverebbe effigie, ma fa lo stesso), infangato con sospetto di «manovrare con arrogante disinvoltura per colpire chi voleva far luce sulle sue (presunte) malefatte, sradicare le sue (presunte) malversazioni, ripulire eroicamente i suoi (presunti) angoli bui».

Segue una dotta lezione sulla «presunzione di innocenza», che purtroppo non esiste (la Costituzione parla di «presunzione di non colpevolezza») e che fa un po' ridere, se si pensa che intanto il governatore di New York s'è dimesso per una storia di squillo rivelata da intercettazioni (pubblicate dal New York Times.). Ciò che affascina, di Battista, è l'assoluta impermeabilità ai fatti. L'indagine Why Not non ha avuto alcuna «conseguenza» sulla politica: quando Mastella, il 14 ottobre, fu indagato (con una dozzina di politici, tra cui Prodi), ebbe subito la solidarietà di tutta la casta e rimase al suo posto. L'unica persona che ha subìto conseguenze da Why Not è il pm che la conduceva, cioè De Magistris; Mastella ne chiese la rimozione da Catanzaro; a gentile richiesta, la Procura generale gli avocò l'indagine; e, sempre per far cosa gradita, il Csm l'ha censurato e trasferito, vietandogli di fare mai più il pm.

La «ghigliottina mediatica» di cui vaneggia Battista ha colpito De Magistris, non Mastella. E, se poi la Procura generale ha chiesto di archiviare le accuse a Mastella, non si può certo dire che non reggessero, visto che l'indagine fu avocata al titolare quando entrava nel vivo. Mastella s'è poi dimesso a gennaio, prendendo a pretesto un'altra indagine che non c'entra nulla con Why Not: quella di S. Maria Capua Vetere, che non solo non sta per essere archiviata, ma ha ricevuto decisive conferme anche dai pm e dai giudici di Napoli, che han definito «granitiche» le accuse a Mastella e signora (ma della «presunzione di innocenza» dei pm di S. Maria, linciati a reti unificate da Mastella & C., Battista non si occupa).

Resta da capire di quale «rozzo tribunale dei media che si abbevera alle fonti dell'accusa come un devoto si accosta tremebondo alle sacre scritture», di quale «gogna giudiziaria che ha distrutto buona parte della classe politica (non tutta)» vada cianciando Battista. L'immagine di Mastella è stata distrutta da quel che ha fatto Mastella e l'Espresso ha scoperto: 6 appartamenti acquistati nel centro di Roma a prezzi di box auto, voli di Stato per andare al Gran Premio col figlio, uso familiare dei fondi de Il Campanile finanziato dallo Stato.



Quanto a Why Not, nessun programma tv (nemmeno quello che ha in mente lui) ha mai conosciuto le «fonti dell'accusa» di De Magistris contro Mastella prima dello scippo dell'indagine. Si è detto che c'era l'indagine, come peraltro hanno scritto tutti i giornali, Corriere compreso. Ma questa non è «gogna giudiziaria». Si chiama, parlando con pardon, «cronaca giudiziaria». Un genere letterario praticato da un paio di secoli in tutto il mondo. È un peccato che Battista non ne abbia fatto esperienza: è piuttosto interessante.

"LE MONDE": "NESSUNO POTEVA SALVARE MASTELLA".
Da "La Stampa" - Le Monde ha dedicato ieri una pagina a Clemente Mastella, definito «indesiderabile a Roma». Nell' articolo del corrispondente del quotidiano francese viene ricostruita la carriera politica di Mastella fino agli ultimi sviluppi. «Chi ha tradito tradirà - scrive "Le Monde" - e in virtù di questo adagio, salvare il soldato Mastella era una missione impossibile. Anche Silvio Berlusconi, dopo avergli teso una mano caritatevole nel nome di «una certa riconoscenza per aver fatto cadere Prodi» ha dovuto rinunciare. I suoi alleati di destra hanno messo il loro veto alla sua presenza sulla lista del Pdl. Meno di due mesi dopo aver provocato la rottura della coalizione di centrosinistra al potere, Clemente Mastella, 61 anni, è politicamente morto».

Talmente morto che non si ricandida alla guida di Ceppaloni. Il sindaco uscente era stato eletto il 27 maggio del 2003, ma quest'anno ha preferito evitare la ricandidatura. A Ceppaloni, paese natale sia di Clemente Mastella che della moglie Sandra Lonardo, sono in campo due liste: «Uniti per Ceppaloni» e «Unità democratica per il Comune».



Dagospia 17 Marzo 2008