LA "DERIVA" DI NANNI - IERI, SBRICIOLAVA IL CAV CON "IL CAIMANO" - OGGI CON "CAOS CALMO" AL MASSIMO ARROVENTA POLEMICHE SULLA PUBBLICITĂ€ OCCULTA O DISQUISISCE SUL CATTIVO GUSTO DELLA SCENA TRA LUI E LA FERRARI.

Oliviero Beha per "l'Unità"

Devo ringraziare pubblicamente Nanni Moretti,Nsenza ironia dal momento che non sto esattamente per recensirlo con grande favore, per il suo straordinario effetto-lavagna: non mi viene in mente alcun'altra figura pubblica che riesca a rendere così perfettamente l'idea della catastrofe di un Paese in due anni, da Moretti a Moretti. Due anni fa di questi tempi si parlava del suo film "Il Caimano", dello stato paludoso del Paese, di quello che ci si aspettava da una vittoria del centrosinistra spinto al governo da un disperato istinto di conservazione di gente stremata.

L'intelligenza, il talento, l'impeccabilità etica di Moretti uomo di spettacolo con forti venature di impegno politico riconoscibilissimo avevano creato le condizioni di un movimento di popolo come i «girotondini», versione 2000 di giacobini e girondini timbrati dalla media borghesia italiana. Un'altra sinistra per un altro Paese, stravolto dal Dio Mammone del Cavaliere che tutto monetizza elevato a potenza «mentre all'estero ridevano di noi». Il film di Moretti è stato l'epigrafe immaginifica e tremenda di tutto ciò.

Roba nota, che forse non varrebbe la pena di riesumare in un Paese di lotofagi volontari e involontari se adesso non facessimo i conti con un'altra campagna elettorale, con un Paese sempre più impaludato, con la prospettiva di ritrovarci lo stesso Berlusconi di sempre solo un poco più affrettato, attempato, scatologico. E con "Caos calmo", il recentissimo film che ha come protagonista appunto sempre lui, Nanni.

Lasciamo da parte i dettagli nelle differenze: l'altro è un film «politico» nelle virgolettature più viscerali e antropoculturali del termine, girato da lui stesso, questo è un film intimista/sentimentale di Grimaldi da un romanzo di Veronesi, con Nanni «solo» interprete principale. Riduttivo: con Nanni che in realtà è per filo e per segno «il film». Quale Nanni? Nanni l'attore, naturalmente, Nanni l'interprete, Nanni la figura pubblica che catalizza le nostre nevrosi di contemporanei disgraziati. Tra l'altro è - direi ovviamente - bravissimo anche se alla Sordi nasconde il personaggio. Succede. Non è detto che sia un male.

Come poco interessante o almeno solo subordinato è il discorso sul livello di polemiche che hanno suscitato "Il Caimano" allora, e "Caos calmo" oggi. Allora ne fu investito l'antiberlusconismo di un manipolo di coraggiosi o di scemi o delle due cose insieme, quorum ego, colpevoli di trarre da una semplice stagione all'inferno capitalistico, ma truccato, con Silvio «deformatore di paesaggi», teorie delle catastrofi o delle derive dei continenti. Macché regime, voi non sapete che cos'è un vero regime, evidentemente, è stato obiettato con forza opportunistica. Non si può forse scrivere (abbastanza), parlare (qualche volta anche in tv con un occhio agli interessi padronali), persino pensare liberamente, cosa che in altri Paesi neppure oggi possono permettersi? E allora, suvvia. Magari si potrebbe discuterne: è corretto il paragone che so con la Cina, o è meglio farlo con gli Stati Uniti? E c'è più libero pensiero qui o in Gran Bretagna? Ecc.ecc.

Oggi per il novissimo Moretti c'è al massimo chi arroventa polemiche sulla pubblicità occulta di una marca d'automobili o disquisisce sul cattivo gusto della scena tra lui e Isabella Ferrari. Siamo ancora un Paese ad alta vaticanizzazione che si sente straniero più a Sodoma che a Gomorra (chiedere lumi a Saviano, inteso come scrittore).
Dettagli, appunto. Ma guardando ai due Moretti come estremi di un periodo tutt'altro che felice se non ancora della nostra storia comunque già della nostra cronaca, è difficile impedirsi di fare confronti, di non dare altri significati sia ai film che all'impegno profuso da Moretti nei confronti di Berlusconi prima e della Ferrari poi. Con un occhio alla biografia di Nanni, intesa nel suo impegnativo complesso, come fai a non porti degli interrogativi forti?



Per esempio, con un'equazione da lavagna pubblica: quel Moretti dell'impegno sta a "Il Caimano" e a quel periodo di soli due anni fa come questo Moretti «bravo attore» al servizio di una storiella sta a "Caos calmo" e a queste settimane arrangiaticce in cui si cerca di salvare il salvabile per non buttare a mare proprio tutto? E il percorso personale di Moretti in quanto coincide con quello di quella parte di Paese che lo ha seguito, si è immedesimata, ha pensato davvero che senza inversione di tendenza si fosse destinati ad affogare (metafora opportuna, a giudicare dal film in questione)?

Dobbiamo dedurne una specie di «si salvi chi può» ognuno per suo conto, in una spoliticizzazione totale che va al di là dell'attuale lizza elettorale? È dunque la sua una nota testamentaria, la ratifica di una sconfitta nel modo di intendere la vita della collettività, i suoi obiettivi, i suoi comportamenti, naturalmente perfino o soprattutto il suo modo di parlare? Perché vedete, "Caos calmo", film certo non sgradevole e intermittentemente quasi ben congegnato, in realtà sta «parlando» male. Accozza le cose, vende soltanto un prodotto per di più spesso disarticolato in «apparizioni» e articolato solo nella figura del protagonista, in sostanza disanima un'idea della vita. E questo avviene sotto gli occhi e per mano recitante di quello stesso Moretti di Piazza San Giovanni? O, per rimanere nell'alveo del paragone nelle sale, dello stesso Moretti de "Il Caimano"?

Moretti è temo troppo profondo magari suo malgrado per non cogliere questa «deriva», per non averlo fatto apposta, per non sapere che nel film «parla» molto di più che non dica o non reciti la trasposizione di un romanzo purchessia. Anzi, nella frantumazione del corpo filmico, un cineasta e un intellettuale come lui deve aver finto di non accorgersi di nulla, oppure aver deciso per il «tanto peggio tanto meglio» di chi ritiene che ormai i buoi siano scappati, quelli della sua generazione e quelli della generazione dei suoi figli. Al Moretti girotondino che viene dopo un percorso artistico raro come il suo e che fornisce dell'epoca una sorta di tavola funeraria con "Il Caimano", "Caos calmo" non può essere piaciuto come idea e come realizzazione. Ma l'ha fatto, eccome.

E quindi se "Il Caimano" rendeva l'idea di allora attraverso Moretti, questo "Caos calmo" non rende soltanto l'idea di Moretti oggi, ovviamente padronissimo di evolvere, sterzare, avanzare, retrocedere nella palude o mettersi in salvo in elicottero dalla fanghiglia tra le (poche?) braccia ancora alzate di chi sprofonda. No, non si tratta solo o tanto di Moretti.

Si tratta del documento di una perversa trasformazione che sta svuotando gli italiani ben oltre la destra e la sinistra, rendendo opaco l'immediato futuro. Questo mentre il coro, molto poco greco e invece assai radical chic che secondo copione «canta» come d'abitudine dall'anfiteatro mediatico, pare aver preso per buona l'operina di oggi proprio come il film tremendo di due anni fa. Così, salottieramente, senza grandi differenze. È sempre Moretti, ci dicono gli afasici, se ne consumino piuttosto le analogie. È un altro segno dell'opacità circostante. Sempre meno luce filtra nella palude.



Dagospia 28 Marzo 2008