IL GRANDE CORRUTTORE CORROMPE BEN POCO: BLATTER E' OSTAGGIO DELL'ASSE DI FERRO TRA IL TURCO ERZIK E IL SUDCOREANO CHUNG.
Claudio Colombo per il Corriere della Sera
Joseph Blatter, il grande manovratore, in realtà manovra ben poco. Da quando pende su di lui un'inchiesta per gestione allegra delle finanze della Fifa (si parla di un buco da 500 milioni di euro), perdendo gran parte del suo carisma di leader, è diventato ostaggio di un gruppo di potere che gestisce la Federazione sportiva più forte del mondo. È un gruppo multietnico, trasversale, tenuto insieme da interessi e convenienze che possono mutare da un momento all'altro, ma che in questa particolare occasione, il Mondiale nippo-coreano, ha trovato una granitica unità.
È un clan del quale l'Italia non fa parte: esclusa dai governi del calcio europeo e mondiale, la Figc guidata da Franco Carraro è una navicella in balia della tempesta. Conta nulla, non ha voce in capitolo, è ai margini del movimento che decide. E si becca arbitri di livello discutibile e guardalinee orbi. Con beffa finale: l'imbarazzata solidarietà di Blatter e le dichiarazioni di senso opposto del portavoce Keith Cooper , a conferma della totale confusione di ruoli che attualmente regna nella Fifa. Blatter però non ha avuto un ruolo attivo nell'operazione di killeraggio nei confronti dell'Italia. Lo ha soltanto avallato: non è poco, ma non è lui l'ispiratore.
La cricca, la banda, il clan o la gang (se ne sono lette di tutti i colori) che ha ispirato le designazioni arbitrali fa capo a un signore turco di 59 anni, Senes Erzik , membro dell'esecutivo Fifa dal 1986 e capo della Commissione arbitri: è lui a decidere e sottoporre a Blatter (che normalmente ratifica), i nomi dei fischietti e degli sbandieratori. Erzik è un affermatissimo manager: tra i suoi molti incarichi, anche quello di direttore di area di una grande casa farmaceutica. Quale area? Asia, e in particolare Corea del Sud. Curioso, vero? Tifoso del Galatasaray, idoli giovanili Pelé e Yashin, non ha particolare trasporto per il calcio italiano, nonostante Italia-Germania 3-1, finale del Mondiale '82, rappresenti l'emozione calcistica più forte da lui vissuta: era commissario Uefa la notte di Marsiglia, Olympique-Milan, Galliani e la coppa dei lampioni.
Erzik ha operato scelte oculatissime, non ultima quella di Pierluigi Collina per il quarto di finale tra Turchia e Giappone: arbitro di primo livello, impossibile da condizionare, garanzia di serietà. Meno rigoroso in altre occasioni, fino alla designazione di Byron Moreno per Corea-Italia. Da ambienti Fifa, tuttavia, viene fatto notare che la scelta dell'ecuadoriano, fino all'ultimo in ballottaggio con il paraguaiano Aquino e il boliviano Ortube, fu «approvata» da entrambe le sponde: e ci fu sollievo da parte italiana quando furono presentate le credenziali di Moreno, abituato a dirigere bollenti partite di Coppa America per nazionali e Coppa Libertadores o Mercosur per club...
Erzik ha molto ascendente su Blatter, ma non ne è affatto amico: il suo nome compare nella lista degli undici dirigenti (tutti membri dell'Esecutivo) che alla vigilia dell'assemblea elettiva di Seul firmarono una denuncia penale contro il colonnello. L'accusa: impiego illecito di fondi. La denuncia è stata ritirata un paio di giorni dopo il 29 giugno, giorno della rielezione di Sepp Blatter. Degli undici firmatari, nove fanno ancora parte dell'attuale governo della Fifa, dove ha acquistato peso specifico il sudcoreano Mong-Joon Chung , oggi vice-presidente e co-presidente del Comitato organizzatore dei Mondiali, uno degli uomini più potenti del Paese: la sua stretta alleanza con Erzik è una delle chiavi per capire che cosa sta succedendo a questi Mondiali.
Nell'Esecutivo sono presenti, e molto operanti, anche il brasiliano Ricardo Terra Texeira , 55 anni, genero di Havelange, lo storico boss Fifa che fu il padrino di Blatter, e lo spagnolo Angel Maria Llona Villar , avvocato cinquantenne, presidente della Federazione spagnola. Entrambi nella Commissione arbitri, sono i pilastri del partito del colonnello, che ha ricevuto formidabili puntelli anche da Francia e Germania, grandi potenze del football premiate con l'ingresso nell'Esecutivo di Michel Platini e Gerhard Mayer-Vorfelder . Il colonnello guiderà la Fifa fino al 2006, anno dei Mondiali tedeschi: a Seul ha vinto a mani basse, sbriciolando la candidatura del camerunense Issa Hayatou : 139 voti a 56, ben 55 su 99 dall'area Europa-Africa, potenzialmente pericolosa anche per l'opposizione dello svedese Johansson , presidente Uefa, il resto dalla piccola ma impenetrabile rete di clientele e favori tessuta nel corso di questi anni.
Se scorrete i nomi delle varie commissioni (la Fifa ne conta 31), scoprirete dirigenti di nazioni affascinanti ma calcisticamente inconsistenti: Antigua, Papua Nuova Guinea, Togo, Isole di Cook, Tahiti. Nomine così periferiche rispondono a una strategia precisa, anche se ufficialmente tutto passa attraverso il paravento di un allargamento democratico della base dirigenziale: sono, in realtà, una prenotazione anticipata del voto. È per questo motivo che la nouvelle vague del Cio, impersonata dal belga Jacques Rogge , tratta con nobile distacco la presenza del colonnello, chiamato dall'allora presidente Juan Antonio Samaranch nel tentativo di agganciare il pallone al carro dell'Olimpiade. Blatter, gentilmente, ricambia l'antipatia.
Nessuna traccia, si diceva, di dirigenti italiani, nonostante l'impegno di Franco Carraro nell'appoggiare il presidente uscente nella sfida contro Hayatou. Bruciante la defenestrazione del nostro calcio dalle stanze del potere, maturata nel mese di aprile con la sonora bocciatura di Franco Carraro al Congresso Uefa, battuto da un ignoto lussemburghese. Ma ben più pesante, come si è visto, l'assenza dal governo Fifa, dove negli ultimi anni ci ha rappresentato, a titolo sostanzialmente personale, Antonio Matarrese , in aperta inimicizia con Carraro e oggi fuori dai giochi per aver appoggiato Hayatou. Litigi, debolezza politica, errori strategici: il complotto anti-Italia, se c'è stato, non ha trovato ostacoli seri.
Zen-Ruffinen ha raccolto in 21 pagine tutte le malefatte del presidente, sul quale è scattata l'indagine della Procura di Zurigo
Un despota. Non corrotto, ma corruttore. Uno abituato a maneggiare denaro (non suo) per crearsi amicizie, clientele, lobby personali. Per comprare voti, premiare i sodàli, favorire carriere. Basta, questo scandalo non può continuare. Un giorno di aprile, Michel Zen-Ruffinen decise di uscire allo scoperto: in un'intervista al giornale svizzero «Le Temps», aprì ufficialmente la sua guerra personale contro il colonnello Joseph Blatter, presidente della Fifa, suo pigmalione, l'uomo che l'aveva aiutato, ragazzo, a farsi strada nella piramide gerarchica della Federazione mondiale del football.
Michel Zen-Ruffinen, svizzero come Blatter, 43 anni, ex calciatore del Sion ed ex arbitro internazionale, era il segretario generale dal 3 dicembre '98: sostituì lo stesso colonnello, che aveva preso il posto di Joao Havelange. La storia dei guai di Blatter parte da qui, dalla rivolta di un peone che nel frattempo aveva acquistato molto potere, accedendo alle stanze protette dove il boss nascondeva i suoi segreti. Che il solerte Michel, subito ribattezzato «Bruto», e accusato di aver agito come braccio armato della cordata rivale di Issa Hayatou, ha snocciolato in un dossier di 21 pagine diventato il Vangelo degli anti-blatteriani. Nel dossier vengono fatti nomi e cifre. Questi.
1) Dal fallimento dell'Isl, agenzia partner nel marketing, la Fifa non avrebbe perso i 31,9 milioni di dollari dichiarati da Blatter, bensì 115,6.
2) Nel 1999, Blatter cancellò senza alcuna ragione un debito che la Concacaf, la Confederazione nord e centroamericana del calcio, doveva alla Fifa. Inoltre, non avrebbe rispettato le procedure per l'assegnazione del contributo di un milione di dollari (sempre alla Concacaf) per lo sviluppo del programma «Gol» (promozione del calcio in paesi in via di sviluppo).
3) Nel settembre 2001, Blatter avrebbe autorizzato un pagamento di 55 mila dollari all'ex presidente della Fifa, il brasiliano Joao Havelange. «A quale titolo?» si è chiesto Zen-Ruffinen.
4) Il campionato Fifa under 17, ospitato da Trinidad e Tobago nel 2001, ha chiuso con un bilancio costi di 8,21 milioni di dollari, anziché i 4,5 milioni previsti dal budget iniziale. Trinidad e Tobago, per inciso, è il paese del vicepresidente Fifa, Jack Warner. Le regalìe al potente presidente della Concacaf si concretizzerebbero in un contratto molto oneroso per un progetto tecnologico gestito da una società di proprietà del figlio di Warner; e nel pagamento, da parte della Fifa, di un affitto di locazione in una scuola-calcio gestita da un altro figlio di Warner. La scuola, che si trova a Port of Spain, capitale di Trinidad, sarebbe stata costruita con i soldi della stessa Federcalcio.
5) La Fifa avrebbe venduto i diritti tv per i Mondiali 2002 e 2006 al gruppo Kirch con uno «sconto» di 53 milioni di dollari rispetto al prezzo certificato; sottocosto (100 milioni di dollari meno) anche la cessione dei diritti negli Stati Uniti.
6) Ci sarebbero anche i 100 mila dollari che Blatter ha accreditato («per spese dal '98 al 2000) a Viacheslav Koloskov, presidente della Federcalcio russa, che in quegli anni non faceva parte dell'Esecutivo Fifa (lo è attualmente). E i 25 mila per i servigi personali forniti a un ex arbitro.
Blatter ha respinto ogni accusa, facendo pagare a Zen-Ruffinen il «tradimento»: rieletto presidente Fifa il 29 maggio, il colonnello ha «dimissionato» l'ex pupillo, che lascerà l'incarico dopo la fine del Mondiale. Saranno tempi duri per lui, ma anche per il presidente: la Procura di Zurigo ha confermato che proseguirà l'inchiesta, partita dalla denuncia di 11 membri dell'esecutivo Fifa, sulla gestione disinvolta del colonnello. Ciò che non è accaduto all'assemblea Fifa, potrebbe arrivare da una sentenza di tribunale.
(1.Continua)
Dagospia.com 21 Giugno 2002
Joseph Blatter, il grande manovratore, in realtà manovra ben poco. Da quando pende su di lui un'inchiesta per gestione allegra delle finanze della Fifa (si parla di un buco da 500 milioni di euro), perdendo gran parte del suo carisma di leader, è diventato ostaggio di un gruppo di potere che gestisce la Federazione sportiva più forte del mondo. È un gruppo multietnico, trasversale, tenuto insieme da interessi e convenienze che possono mutare da un momento all'altro, ma che in questa particolare occasione, il Mondiale nippo-coreano, ha trovato una granitica unità.
È un clan del quale l'Italia non fa parte: esclusa dai governi del calcio europeo e mondiale, la Figc guidata da Franco Carraro è una navicella in balia della tempesta. Conta nulla, non ha voce in capitolo, è ai margini del movimento che decide. E si becca arbitri di livello discutibile e guardalinee orbi. Con beffa finale: l'imbarazzata solidarietà di Blatter e le dichiarazioni di senso opposto del portavoce Keith Cooper , a conferma della totale confusione di ruoli che attualmente regna nella Fifa. Blatter però non ha avuto un ruolo attivo nell'operazione di killeraggio nei confronti dell'Italia. Lo ha soltanto avallato: non è poco, ma non è lui l'ispiratore.
La cricca, la banda, il clan o la gang (se ne sono lette di tutti i colori) che ha ispirato le designazioni arbitrali fa capo a un signore turco di 59 anni, Senes Erzik , membro dell'esecutivo Fifa dal 1986 e capo della Commissione arbitri: è lui a decidere e sottoporre a Blatter (che normalmente ratifica), i nomi dei fischietti e degli sbandieratori. Erzik è un affermatissimo manager: tra i suoi molti incarichi, anche quello di direttore di area di una grande casa farmaceutica. Quale area? Asia, e in particolare Corea del Sud. Curioso, vero? Tifoso del Galatasaray, idoli giovanili Pelé e Yashin, non ha particolare trasporto per il calcio italiano, nonostante Italia-Germania 3-1, finale del Mondiale '82, rappresenti l'emozione calcistica più forte da lui vissuta: era commissario Uefa la notte di Marsiglia, Olympique-Milan, Galliani e la coppa dei lampioni.
Erzik ha operato scelte oculatissime, non ultima quella di Pierluigi Collina per il quarto di finale tra Turchia e Giappone: arbitro di primo livello, impossibile da condizionare, garanzia di serietà. Meno rigoroso in altre occasioni, fino alla designazione di Byron Moreno per Corea-Italia. Da ambienti Fifa, tuttavia, viene fatto notare che la scelta dell'ecuadoriano, fino all'ultimo in ballottaggio con il paraguaiano Aquino e il boliviano Ortube, fu «approvata» da entrambe le sponde: e ci fu sollievo da parte italiana quando furono presentate le credenziali di Moreno, abituato a dirigere bollenti partite di Coppa America per nazionali e Coppa Libertadores o Mercosur per club...
Erzik ha molto ascendente su Blatter, ma non ne è affatto amico: il suo nome compare nella lista degli undici dirigenti (tutti membri dell'Esecutivo) che alla vigilia dell'assemblea elettiva di Seul firmarono una denuncia penale contro il colonnello. L'accusa: impiego illecito di fondi. La denuncia è stata ritirata un paio di giorni dopo il 29 giugno, giorno della rielezione di Sepp Blatter. Degli undici firmatari, nove fanno ancora parte dell'attuale governo della Fifa, dove ha acquistato peso specifico il sudcoreano Mong-Joon Chung , oggi vice-presidente e co-presidente del Comitato organizzatore dei Mondiali, uno degli uomini più potenti del Paese: la sua stretta alleanza con Erzik è una delle chiavi per capire che cosa sta succedendo a questi Mondiali.
Nell'Esecutivo sono presenti, e molto operanti, anche il brasiliano Ricardo Terra Texeira , 55 anni, genero di Havelange, lo storico boss Fifa che fu il padrino di Blatter, e lo spagnolo Angel Maria Llona Villar , avvocato cinquantenne, presidente della Federazione spagnola. Entrambi nella Commissione arbitri, sono i pilastri del partito del colonnello, che ha ricevuto formidabili puntelli anche da Francia e Germania, grandi potenze del football premiate con l'ingresso nell'Esecutivo di Michel Platini e Gerhard Mayer-Vorfelder . Il colonnello guiderà la Fifa fino al 2006, anno dei Mondiali tedeschi: a Seul ha vinto a mani basse, sbriciolando la candidatura del camerunense Issa Hayatou : 139 voti a 56, ben 55 su 99 dall'area Europa-Africa, potenzialmente pericolosa anche per l'opposizione dello svedese Johansson , presidente Uefa, il resto dalla piccola ma impenetrabile rete di clientele e favori tessuta nel corso di questi anni.
Se scorrete i nomi delle varie commissioni (la Fifa ne conta 31), scoprirete dirigenti di nazioni affascinanti ma calcisticamente inconsistenti: Antigua, Papua Nuova Guinea, Togo, Isole di Cook, Tahiti. Nomine così periferiche rispondono a una strategia precisa, anche se ufficialmente tutto passa attraverso il paravento di un allargamento democratico della base dirigenziale: sono, in realtà, una prenotazione anticipata del voto. È per questo motivo che la nouvelle vague del Cio, impersonata dal belga Jacques Rogge , tratta con nobile distacco la presenza del colonnello, chiamato dall'allora presidente Juan Antonio Samaranch nel tentativo di agganciare il pallone al carro dell'Olimpiade. Blatter, gentilmente, ricambia l'antipatia.
Nessuna traccia, si diceva, di dirigenti italiani, nonostante l'impegno di Franco Carraro nell'appoggiare il presidente uscente nella sfida contro Hayatou. Bruciante la defenestrazione del nostro calcio dalle stanze del potere, maturata nel mese di aprile con la sonora bocciatura di Franco Carraro al Congresso Uefa, battuto da un ignoto lussemburghese. Ma ben più pesante, come si è visto, l'assenza dal governo Fifa, dove negli ultimi anni ci ha rappresentato, a titolo sostanzialmente personale, Antonio Matarrese , in aperta inimicizia con Carraro e oggi fuori dai giochi per aver appoggiato Hayatou. Litigi, debolezza politica, errori strategici: il complotto anti-Italia, se c'è stato, non ha trovato ostacoli seri.
Zen-Ruffinen ha raccolto in 21 pagine tutte le malefatte del presidente, sul quale è scattata l'indagine della Procura di Zurigo
Un despota. Non corrotto, ma corruttore. Uno abituato a maneggiare denaro (non suo) per crearsi amicizie, clientele, lobby personali. Per comprare voti, premiare i sodàli, favorire carriere. Basta, questo scandalo non può continuare. Un giorno di aprile, Michel Zen-Ruffinen decise di uscire allo scoperto: in un'intervista al giornale svizzero «Le Temps», aprì ufficialmente la sua guerra personale contro il colonnello Joseph Blatter, presidente della Fifa, suo pigmalione, l'uomo che l'aveva aiutato, ragazzo, a farsi strada nella piramide gerarchica della Federazione mondiale del football.
Michel Zen-Ruffinen, svizzero come Blatter, 43 anni, ex calciatore del Sion ed ex arbitro internazionale, era il segretario generale dal 3 dicembre '98: sostituì lo stesso colonnello, che aveva preso il posto di Joao Havelange. La storia dei guai di Blatter parte da qui, dalla rivolta di un peone che nel frattempo aveva acquistato molto potere, accedendo alle stanze protette dove il boss nascondeva i suoi segreti. Che il solerte Michel, subito ribattezzato «Bruto», e accusato di aver agito come braccio armato della cordata rivale di Issa Hayatou, ha snocciolato in un dossier di 21 pagine diventato il Vangelo degli anti-blatteriani. Nel dossier vengono fatti nomi e cifre. Questi.
1) Dal fallimento dell'Isl, agenzia partner nel marketing, la Fifa non avrebbe perso i 31,9 milioni di dollari dichiarati da Blatter, bensì 115,6.
2) Nel 1999, Blatter cancellò senza alcuna ragione un debito che la Concacaf, la Confederazione nord e centroamericana del calcio, doveva alla Fifa. Inoltre, non avrebbe rispettato le procedure per l'assegnazione del contributo di un milione di dollari (sempre alla Concacaf) per lo sviluppo del programma «Gol» (promozione del calcio in paesi in via di sviluppo).
3) Nel settembre 2001, Blatter avrebbe autorizzato un pagamento di 55 mila dollari all'ex presidente della Fifa, il brasiliano Joao Havelange. «A quale titolo?» si è chiesto Zen-Ruffinen.
4) Il campionato Fifa under 17, ospitato da Trinidad e Tobago nel 2001, ha chiuso con un bilancio costi di 8,21 milioni di dollari, anziché i 4,5 milioni previsti dal budget iniziale. Trinidad e Tobago, per inciso, è il paese del vicepresidente Fifa, Jack Warner. Le regalìe al potente presidente della Concacaf si concretizzerebbero in un contratto molto oneroso per un progetto tecnologico gestito da una società di proprietà del figlio di Warner; e nel pagamento, da parte della Fifa, di un affitto di locazione in una scuola-calcio gestita da un altro figlio di Warner. La scuola, che si trova a Port of Spain, capitale di Trinidad, sarebbe stata costruita con i soldi della stessa Federcalcio.
5) La Fifa avrebbe venduto i diritti tv per i Mondiali 2002 e 2006 al gruppo Kirch con uno «sconto» di 53 milioni di dollari rispetto al prezzo certificato; sottocosto (100 milioni di dollari meno) anche la cessione dei diritti negli Stati Uniti.
6) Ci sarebbero anche i 100 mila dollari che Blatter ha accreditato («per spese dal '98 al 2000) a Viacheslav Koloskov, presidente della Federcalcio russa, che in quegli anni non faceva parte dell'Esecutivo Fifa (lo è attualmente). E i 25 mila per i servigi personali forniti a un ex arbitro.
Blatter ha respinto ogni accusa, facendo pagare a Zen-Ruffinen il «tradimento»: rieletto presidente Fifa il 29 maggio, il colonnello ha «dimissionato» l'ex pupillo, che lascerà l'incarico dopo la fine del Mondiale. Saranno tempi duri per lui, ma anche per il presidente: la Procura di Zurigo ha confermato che proseguirà l'inchiesta, partita dalla denuncia di 11 membri dell'esecutivo Fifa, sulla gestione disinvolta del colonnello. Ciò che non è accaduto all'assemblea Fifa, potrebbe arrivare da una sentenza di tribunale.
(1.Continua)
Dagospia.com 21 Giugno 2002