JET SET - MARINA CICOGNA RICORDA NUVOLETTI - QUANDO CONOBBE CLARA AGNELLI DECISE FARSI ADOTTARE DA UN CONTE, PER CUI DI PUNTO IN BIANCO DIVENTÒ IL CONTE NUVOLETTI, IN GENERE DEFINITO L'"AUTO-NOBILE FIAT".
Marina Cicogna per "Vanity Fair"
Etichettare le persone con una breve didascalia è un'abitudine oggi molto diffusa. Giovanni Nuvoletti usciva dall'etichetta: era un dandy a cui piaceva la formalità elegante del bel vivere, ma aveva due lauree ed era un uomo di immensa cultura. Grande buongustaio anche se teneva molto alla sua forma fisica, rimasta ammirevole fino alla morte, alla rispettabile età di 95 anni.
Io lo conobbi da ragazzina, subito dopo la guerra: i miei genitori si erano separati e lui era sempre in casa di mia madre, a cui faceva una corte serrata e costante (conobbi anni dopo anche la sua ex moglie e la figlia, entrambe di prim'ordine e molto belle). Mi insegnava a nuotare in modo corretto, mi teneva a lungo nelle acque del Lido di Venezia, spiegandomi come allungare con estetica ed efficacia le braccia nel crawl. Faceva con me gare su chi riusciva a mangiare più gelati alla Gelateria Santo Stefano.
La coppa Ruggero era enorme: un grande bicchiere con una fetta di semifreddo di panna dentro altra panna montata. Io, 9 coppe; lui, 15. Io, a letto col torcibudella; lui, perfetto. Sempre tanto perfetto che, quando passeggiava a Milano in via Montenapoleone, tutti si giravano a guardarlo: portava paltò di Caraceni così attillati che si sospettava sotto non ci fosse la giacca. Infatti non c'era: me lo rivelò qualche anno dopo, con schiettezza.
Era diretto, cortese ma non bugiardo, a meno che la verità potesse ferire qualcuno. Gli piaceva la notorietà: affermare pubblicamente le sue convinzioni e parlare con conoscenza forbita delle cose che amava. Accettò l'offerta di Alberto Sordi, che in un film da me prodotto, Il dottor Guido Tersilli, lo scelse per interpretare un grande chirurgo, tronfio e disonesto. La sua interpretazione fu ottima: nessun attore stagionato avrebbe potuto fare di meglio.
Quando conobbe Clara Agnelli, rimasta principessa Fürstenberg dopo il divorzio dal primo marito, il dottor Nuvoletti decise che alla sua nuova compagna doveva portare un altro nome prestigioso. Dicono che fu adottato da un conte Perdomini, per cui di punto in bianco diventò il conte Nuvoletti Perdomini, in genere definito l'«auto-nobile Fit».
La famiglia Agnelli lo aveva accolto freddamente, ma l'amore della coppia e la loro solidarietà furono indiscusse, senza dubbi e senza ombre. Vivevano in simbiosi sia nella casa di Cortina, Villa Bella, sia sul Terraglio, a Marocco di Treviso. Entrambe le abitazioni erano decoratissime, colorate e piene di tutto, il contrario del minimalismo, ma anche molto comode e accoglienti. Eppure la coppia Nuvoletti riceveva raramente, amando soprattutto vivere una vita familiare, con i figli e i nipoti di Clara quando non erano in giro per il mondo.
Negli ultimi anni fu venduta Villa Bella, e loro vivevano in una parte della magione sul Terraglio. Si vedevano molto poco in giro. Si parlò di cattiva amministrazione, di riduzione del tono di vita. Se così era, il tutto fu condotto con discrezione e dignità estreme. Chi frequentava a pranzo il ristorante Amelia, a Mestre, incontrava la coppia seduta in un angolo, ogni giorno eguale. Clara sembrava sempre più assente, ma Nuvoletti le parlava fitto fitto, con dolcezza e sollecitudine. Mi dissero che lei aveva l'Alzheimer, ma è lui che ora se n'è andato, all'improvviso, e lei per fortuna pare non sia in condizione di capire come pare non abbia recepito, 4 anni fa, la scomparsa del figlio Egon.
È impossibile pensarli separati, guardandomi indietro mi rendo conto che non ho mai, da quando si sono incontrati, visto uno senza l'altra. È stata una coppia ideale, che non si è lasciata condizionare dai problemi che l'hanno colpita, molto crudelmente. Si sono sempre protetti e amati contro tutto e tutti. Non ho mai conosciuto una coppia uguale a loro.
Dagospia 10 Aprile 2008
Etichettare le persone con una breve didascalia è un'abitudine oggi molto diffusa. Giovanni Nuvoletti usciva dall'etichetta: era un dandy a cui piaceva la formalità elegante del bel vivere, ma aveva due lauree ed era un uomo di immensa cultura. Grande buongustaio anche se teneva molto alla sua forma fisica, rimasta ammirevole fino alla morte, alla rispettabile età di 95 anni.
Io lo conobbi da ragazzina, subito dopo la guerra: i miei genitori si erano separati e lui era sempre in casa di mia madre, a cui faceva una corte serrata e costante (conobbi anni dopo anche la sua ex moglie e la figlia, entrambe di prim'ordine e molto belle). Mi insegnava a nuotare in modo corretto, mi teneva a lungo nelle acque del Lido di Venezia, spiegandomi come allungare con estetica ed efficacia le braccia nel crawl. Faceva con me gare su chi riusciva a mangiare più gelati alla Gelateria Santo Stefano.
La coppa Ruggero era enorme: un grande bicchiere con una fetta di semifreddo di panna dentro altra panna montata. Io, 9 coppe; lui, 15. Io, a letto col torcibudella; lui, perfetto. Sempre tanto perfetto che, quando passeggiava a Milano in via Montenapoleone, tutti si giravano a guardarlo: portava paltò di Caraceni così attillati che si sospettava sotto non ci fosse la giacca. Infatti non c'era: me lo rivelò qualche anno dopo, con schiettezza.
Era diretto, cortese ma non bugiardo, a meno che la verità potesse ferire qualcuno. Gli piaceva la notorietà: affermare pubblicamente le sue convinzioni e parlare con conoscenza forbita delle cose che amava. Accettò l'offerta di Alberto Sordi, che in un film da me prodotto, Il dottor Guido Tersilli, lo scelse per interpretare un grande chirurgo, tronfio e disonesto. La sua interpretazione fu ottima: nessun attore stagionato avrebbe potuto fare di meglio.
Quando conobbe Clara Agnelli, rimasta principessa Fürstenberg dopo il divorzio dal primo marito, il dottor Nuvoletti decise che alla sua nuova compagna doveva portare un altro nome prestigioso. Dicono che fu adottato da un conte Perdomini, per cui di punto in bianco diventò il conte Nuvoletti Perdomini, in genere definito l'«auto-nobile Fit».
La famiglia Agnelli lo aveva accolto freddamente, ma l'amore della coppia e la loro solidarietà furono indiscusse, senza dubbi e senza ombre. Vivevano in simbiosi sia nella casa di Cortina, Villa Bella, sia sul Terraglio, a Marocco di Treviso. Entrambe le abitazioni erano decoratissime, colorate e piene di tutto, il contrario del minimalismo, ma anche molto comode e accoglienti. Eppure la coppia Nuvoletti riceveva raramente, amando soprattutto vivere una vita familiare, con i figli e i nipoti di Clara quando non erano in giro per il mondo.
Negli ultimi anni fu venduta Villa Bella, e loro vivevano in una parte della magione sul Terraglio. Si vedevano molto poco in giro. Si parlò di cattiva amministrazione, di riduzione del tono di vita. Se così era, il tutto fu condotto con discrezione e dignità estreme. Chi frequentava a pranzo il ristorante Amelia, a Mestre, incontrava la coppia seduta in un angolo, ogni giorno eguale. Clara sembrava sempre più assente, ma Nuvoletti le parlava fitto fitto, con dolcezza e sollecitudine. Mi dissero che lei aveva l'Alzheimer, ma è lui che ora se n'è andato, all'improvviso, e lei per fortuna pare non sia in condizione di capire come pare non abbia recepito, 4 anni fa, la scomparsa del figlio Egon.
È impossibile pensarli separati, guardandomi indietro mi rendo conto che non ho mai, da quando si sono incontrati, visto uno senza l'altra. È stata una coppia ideale, che non si è lasciata condizionare dai problemi che l'hanno colpita, molto crudelmente. Si sono sempre protetti e amati contro tutto e tutti. Non ho mai conosciuto una coppia uguale a loro.
Dagospia 10 Aprile 2008