CACCIA ALL'UOMO - "GIÙ LE MANI DAI NOSTRI CORPI, TUTTE LE MANI ADDOSSO A FERRARA" - DOPO BOLOGNA, FERRARA, BERGAMO E PESARO, LANCIO DI UOVA & FRUTTI SOLIDI (ARANCE) A ROMA, ALLA PROIEZIONE DI "JUNO".

Maristella Iervasi per "l'Unità"


Ovunque vada oramai fa sempre un pieno di uova. Questa volta Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio, le ha «prese» a Roma: all'ingresso del cinema Holiday, ai Parioli. Il leader della lista «Aborto? No grazie» era arrivato nel pomeriggio per assistere alla proiezione del film Juno e poi chiudere la campagna elettorale del suo movimento pro-life.

Nonostante Ferrara fosse stato fatto entrare da una porta secondaria del cinema, un lancio di uova e arance si è subito abbattuto su di lui. Ma la peggio, questa volta, l'hanno avuta le forze dell'ordine in tenuta antisommossa. «Solo una minoranza faziosa è aggressiva», è stato a caldo il suo commento. Poi, una garbata critica al Quirinale: «Mi chiedo perché in trent'anni non sia venuto in mente a nessun presidente della Repubblica di invitare al Quirinale, per la tradizionale cerimonia dell'8 marzo, una donna impegnata nei centri di ascolto per la vita. Perché sempre Franca Rame?».



«Giù le mani dai nostri corpi, tutte le mani addosso a Ferrara», si legge sullo striscione firmato dalle donne di Action. L'ennesima contestazione, dopo Bologna, Ferrara, Bergamo, Pesaro... I manifestanti - tra cui anche alcuni simpatizzanti dei centri sociali romani - hanno distribuito decreti di espulsione fac-simile dall'intestazione eloquente: «Dipartimento donne incazzate». E gridato slogan: «Ferrara la senti questa voce? Vaff...»; «Il corpo delle donne non si tocca, lo difenderemo con la nostra lotta».

Nella sala dell'Holiday non tutte le file della platea erano piene. Il direttore del Foglio è entrato insieme alla candidata Olimpia Tarzia, genetista, e in corsa per la Camera. «Come sempre siamo accolti in modo aggressivo da una piccola minoranza faziosa che ha fatto dell'aborto un idolo di libertà», ha commentato il giornalista. «Siamo dispiaciuti - ha proseguito - ma non facciamo certo del vittimismo», ribadendo che grazie alle sue liste pro-life la «congiura del silenzio» sul tema dell'aborto «sta svanendo».

Ferrara spera di raggiungere il 4% alla Camera. «Non siamo animali da battaglia ideologica - spiega alla platea -. Nessuno di noi pensa che debba essere perseguita penalmente una donna che ha deciso di abortire. Ma è scandaloso che in 30 anni non ci si sia mobilitati per la libertà di generare bambini. E non di abortire».


Dagospia 11 Aprile 2008