COME VIVERE, E BENE, SENZA I COMUNISTI - LE PRIME VERIFICHE "SUL CAMPO" DELL'"OPPOSIZIONE EXTRAPARLAMENTARE": A MILANO, SABATO, MANIFESTAZIONE CONTRO L'EXPO 2015. LUNEDÌ LO SFRATTO DEL LEONCAVALLO.
Alessandro Da Rold per "Il Riformista"
Rimasti senza nemmeno un esponente politico che li rappresenti alle Camere, prima volta dal 1946, i nostalgici della falce e martello iniziano a prepararsi a un'opposizione extraparlamentare che - almeno secondo Francesco Cossiga - si preannuncia calda e duratura. E sembra proprio la Lombardia il centro operativo per il primo passo verso queste "nuove lotte sociali".
La seconda metà di aprile si preannuncia critica. Due le date calde : sabato 19 aprile, quando a Milano è stata indetta una manifestazione contro Expo 2015; e poi, lunedì 21, giorno di sfratto per il Leoncavallo. Cui va aggiunta la manifestazione per il 25 aprile, che ultimamente a Milano ha sempre provocato tensioni.
Ne parliamo proprio con Daniele Farina, fondatore del centro sociale milanese e parlamentare dimissionario di Rifondazione, che però usa toni tutt'altro che barricaderi. «Non è automatico che l'esclusione della sinistra dal Parlamento si tramuti in un'offensiva sociale. E poi pensare a un aumento della violenza mi pare una fesseria. Più che altro - prosegue - appare fondamentale la situazione di Milano in vista dell'Expo 2015: bisogna capire se questa città avrà la voglia di dialogare o meno con tutte le realtà sociali».
Intanto, in vista del 19 sul sito internet "No-Expo" preannunciano la loro partecipazione comitati, associazioni e centri sociali provenienti da tutta la regione. Obiettivo - si legge sul volantino - «rilanciare il conflitto sul territorio per dare forza e voce alle idee, alle analisi, alle proposte e ai bisogni che le popolazioni esprimono. Siamo convinti che l'assegnazione dell'Expo 2015 a Milano sia un grande problema che porterà beneficio a pochi grandi interessi privati (Fiera e grosse immobiliari in primis) e pochi benefici alle popolazioni».
Trascorso il week end, come dicevamo, ecco ripresentarsi un'altra grana decennale: la scadenza di sfratto per il Leoncavallo. Altro argomento su cui Farina è più che ferrato. «Spero che sia finalmente arrivata la volontà politica di cambiare le cose. I Cabassi, proprietari dello stabile, che avranno anche loro un ruolo fondamentale nella costruzione dell'Expo 2015, potrebbero farci più di un pensiero».
È probabile, quindi, che lunedì, giorno dello sfratto, si ripeta lo stesso refrain: sarà notificato l'ennesimo rinvio. Lo stesso vicesindaco Riccardo De Corato ammette: «Quando il Leoncavallo verrà chiuso mi impegno a offrire una cena da Gualtiero Marchesi: la minaccia dello sfratto è solo un modo per pubblicizzarlo». Ma forse gli stessi leoncavallini sentono un cambiamento nell'aria e avvertono in un comunicato: «Attenderemo, dalle 9, l'arrivo dell'ufficiale giudiziario. Se non sarà concesso l'uso della forza pubblica, ci notificherà un rinvio dello sfratto. Altrimenti, è tutta un'altra storia...».
Infine, l'ultimo appuntamento di aprile è quello forse più importante: il 25, la Liberazione. Senza nemmeno un parlamentare a rappresentarli, la manifestazione si annuncia significativa e di impatto. Sarà forse il primo passo per una nuova stagione extraparlamentare di lotte sociali? Oltre agli ex di Rifondazione, se ne stanno accorgendo anche gli esponenti di centrodestra. A ricordarglielo è stato persino l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga sul Corriere .
In sostanza la sensazione è questa: i giovani dei centri sociali, non sentendosi rappresentati in parlamento e fomentati dalla presenza al governo di Berlusconi e dalla Lega, pensano a nuove manifestazioni e violenze. Lo stesso Alfio Nicotra, segretario regionale di Rifondazione, riconosce: «La sinistra dovrà tornare nelle piazze nelle lotte della società». Nei chiostri dell'Università Statale di Milano, dove Mario Capanna nel '69 rapiva il professore di diritto civile Pietro Trimarchi, non si parla d'altro.
Tra una birra e uno spinello, fumato tenendolo nascosto nel pugno di una mano, Dario, un ragazzo vicino alle realtà antagoniste milanesi come la Pergola, l'ex Bulk o il Vittoria, ammette: «Fino ad ora tutto tace. Ma sono in tanti a essere preoccupati per questa situazione. Non c'è dubbio: è molto grave. Io ho votato Sinistra Arcobaleno. Prima votavo Rifondazione. In tanti cercano ancora di capire come muoversi, ma resta un fatto: cinque anni con una destra al governo così forte, senza uno straccio di opposizione, sono davvero troppi».
Dagospia 17 Aprile 2008
Rimasti senza nemmeno un esponente politico che li rappresenti alle Camere, prima volta dal 1946, i nostalgici della falce e martello iniziano a prepararsi a un'opposizione extraparlamentare che - almeno secondo Francesco Cossiga - si preannuncia calda e duratura. E sembra proprio la Lombardia il centro operativo per il primo passo verso queste "nuove lotte sociali".
La seconda metà di aprile si preannuncia critica. Due le date calde : sabato 19 aprile, quando a Milano è stata indetta una manifestazione contro Expo 2015; e poi, lunedì 21, giorno di sfratto per il Leoncavallo. Cui va aggiunta la manifestazione per il 25 aprile, che ultimamente a Milano ha sempre provocato tensioni.
Ne parliamo proprio con Daniele Farina, fondatore del centro sociale milanese e parlamentare dimissionario di Rifondazione, che però usa toni tutt'altro che barricaderi. «Non è automatico che l'esclusione della sinistra dal Parlamento si tramuti in un'offensiva sociale. E poi pensare a un aumento della violenza mi pare una fesseria. Più che altro - prosegue - appare fondamentale la situazione di Milano in vista dell'Expo 2015: bisogna capire se questa città avrà la voglia di dialogare o meno con tutte le realtà sociali».
Intanto, in vista del 19 sul sito internet "No-Expo" preannunciano la loro partecipazione comitati, associazioni e centri sociali provenienti da tutta la regione. Obiettivo - si legge sul volantino - «rilanciare il conflitto sul territorio per dare forza e voce alle idee, alle analisi, alle proposte e ai bisogni che le popolazioni esprimono. Siamo convinti che l'assegnazione dell'Expo 2015 a Milano sia un grande problema che porterà beneficio a pochi grandi interessi privati (Fiera e grosse immobiliari in primis) e pochi benefici alle popolazioni».
Trascorso il week end, come dicevamo, ecco ripresentarsi un'altra grana decennale: la scadenza di sfratto per il Leoncavallo. Altro argomento su cui Farina è più che ferrato. «Spero che sia finalmente arrivata la volontà politica di cambiare le cose. I Cabassi, proprietari dello stabile, che avranno anche loro un ruolo fondamentale nella costruzione dell'Expo 2015, potrebbero farci più di un pensiero».
È probabile, quindi, che lunedì, giorno dello sfratto, si ripeta lo stesso refrain: sarà notificato l'ennesimo rinvio. Lo stesso vicesindaco Riccardo De Corato ammette: «Quando il Leoncavallo verrà chiuso mi impegno a offrire una cena da Gualtiero Marchesi: la minaccia dello sfratto è solo un modo per pubblicizzarlo». Ma forse gli stessi leoncavallini sentono un cambiamento nell'aria e avvertono in un comunicato: «Attenderemo, dalle 9, l'arrivo dell'ufficiale giudiziario. Se non sarà concesso l'uso della forza pubblica, ci notificherà un rinvio dello sfratto. Altrimenti, è tutta un'altra storia...».
Infine, l'ultimo appuntamento di aprile è quello forse più importante: il 25, la Liberazione. Senza nemmeno un parlamentare a rappresentarli, la manifestazione si annuncia significativa e di impatto. Sarà forse il primo passo per una nuova stagione extraparlamentare di lotte sociali? Oltre agli ex di Rifondazione, se ne stanno accorgendo anche gli esponenti di centrodestra. A ricordarglielo è stato persino l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga sul Corriere .
In sostanza la sensazione è questa: i giovani dei centri sociali, non sentendosi rappresentati in parlamento e fomentati dalla presenza al governo di Berlusconi e dalla Lega, pensano a nuove manifestazioni e violenze. Lo stesso Alfio Nicotra, segretario regionale di Rifondazione, riconosce: «La sinistra dovrà tornare nelle piazze nelle lotte della società». Nei chiostri dell'Università Statale di Milano, dove Mario Capanna nel '69 rapiva il professore di diritto civile Pietro Trimarchi, non si parla d'altro.
Tra una birra e uno spinello, fumato tenendolo nascosto nel pugno di una mano, Dario, un ragazzo vicino alle realtà antagoniste milanesi come la Pergola, l'ex Bulk o il Vittoria, ammette: «Fino ad ora tutto tace. Ma sono in tanti a essere preoccupati per questa situazione. Non c'è dubbio: è molto grave. Io ho votato Sinistra Arcobaleno. Prima votavo Rifondazione. In tanti cercano ancora di capire come muoversi, ma resta un fatto: cinque anni con una destra al governo così forte, senza uno straccio di opposizione, sono davvero troppi».
Dagospia 17 Aprile 2008