DI(ZION)ARIO EROTICO - PUDORE NON E' ALTRO CHE IL NOME CHE DIAMO ALLA SERIE DI DIVIETI CHE CIRCONDANO IL COMPORTAMENTO SESSUALE DELLA DONNA

Da "Di(zion)ario erotico" di Massimo Fini, pubblicato da Marsilio nell'aprile 2000.

Foto di Patrick Demarchelier www.demarchelier.net




Pudore
La femmina, di suo, non è pudica (semmai lo è molto di più l'uomo). È, al contrario, esibizionista. L'osservazione dei bambini in età prescolare, che non sono ancora snaturati dall'educazione e dalla mediazione culturale, ne è una dimostrazione, se così si può dire, allo stato puro: è lei che gli sbottona i calzoncini e gli tira fuori il pisello, che gli dice «ti faccio vedere la mia se mi fai vedere il tuo», che ci tiene molto che lui la guardi mentre fa la cacca.



Peraltro se approfondiamo un po' la questione vediamo che il pudore non riguarda tanto la nudità in se stessa - che è un fatto naturale, Adamo ed Eva erano nudi nell'Eden - ma le convenzioni sociali. Anche se è la sua prima esperienza in tal senso una donna può stare senza alcun imbarazzo in un campo di nudisti, mentre morirebbe di vergogna se in un salotto le mutandine le cadessero ai piedi. Pudore non è altro che il nome che noi diamo alla serie di divieti che circondano il comportamento latu sensu sessuale della donna.

Pudica quindi non è la femmina, può esserlo solo la donna cioè la sovrastruttura culturale che le si è sovrapposta o che, per dir meglio, le è stata imposta. Ci sono voluti infatti migliaia di anni di repressione e di martellamento da parte dell'uomo per creare il pudore femminile, cioè per fare della femmina una donna. E allora la vergogna, i rossori, i ritegni sono entrati a far parte del gioco erotico. Violare il suo pudore, questo era il succo. Oggi molto meno. Se si eccettuano infatti i casi di un forte imprinting cattolico (vedi Chiesa) o di altre circostanze particolari, nella società contemporanea il pudore sessuale gioca un ruolo marginale.



La cultura dei nostri tempi - e la moda, nonostante i recenti tentativi di ridarsi una modestia, ne è l'emblema - vuole una donna liberata, disinibita, trasgressiva, aggressiva. E lei, in buona sostanza, lo è diventata o ridiventata. Ciò complica i rapporti fra i sessi (il tabù del pudore, come ogni tabù, non era posto a vanvera vedi Tabù). La donna disinibita respinge l'uomo per tre buoni motivi. Perché, come abbiamo già detto (vedi Molestie sessuali), l'uomo ha bisogno, per ragioni biologiche, d'esser lui a prendere l'iniziativa.

Perché l'aggressività sessuale della donna rende evidente all'uomo di essere usato, di essere solo uno strumento e non, come ha bisogno di illudersi, il protagonista della vicenda (vedi Atto sessuale). Vero o simulato che fosse il pudore era il velo tenero che nascondeva al maschio come al fuco l'inebriante volo dietro l'Ape Regina, il suo destino di soccombente



In terzo luogo si tratta, banalmente, di una questione di mercato. Una cosa è tanto più desiderabile quanto più si nega e si rende preziosa. Una donna troppo disponibile perde valore erotico anche se ne acquista uno sessuale. Il caso estremo è la prostituta che è antierotica per definizione anche se soddisfa un bisogno sessuale.
All'altra estremità del pendolo, lo stupro dà un'eccitazione folle quanto criminale proprio perché è perpetrato contro la volontà e la disponibilità di lei, è l'oltraggio massimo alla sua persona.

Che il pudore sia anche una questione di mercato lo conferma il fatto che la donna lo ha usato spesso, per non dir quasi sempre, in modo strumentale, per rendersi attraente agli occhi dell'uomo. Era un falso pudore. Ma nel teatrino erotico la rappresentazione vale la realtà.
Sparito il pudore femminile, almeno come categoria generale, la violazione e la trasgressione, essenziali all'erotismo si sono spostate più avanti e più in profondità. Oggi la donna ha preso piena coscienza della propria dignità di persona (anche se ha perso, o quasi, quella della propria funzione di femmina e di madre) e vuole essere valutata e rispettata come tale.



Il gioco erotico quindi non è più violare un pudore che non c'è, ma è sconciare questa dignità, abbassare l'autostima di lei con qualche scherzetto sessuale sudicio. Del resto la degradazione della donna a femmina, che resta la sostanza del movimento erotico, è molto più evidente e violenta oggi che ad un'alta stima della donna si accompagna una bassa stima della femmina, che fra le due figure sembra essersi creata una distanza abissale, di quando donna e femmina quasi coincidevano. Il gioco si è fatto quindi molto più pesante e forse non è più nemmeno un gioco. Il pendolo si è progressivamente spostato dal piano naturale verso quello sociale. Molto più di ieri il sesso è diventato, dall'una e dall'altra parte, uno strumento di potere, un mezzo invece che un fine. E la lotta fra i sessi si è fatta davvero mortale.


Dagospia.com 1 Luglio 2002