NON È QUI LA FESTA/2 - RETROMANNO SI MERAVIGLIA CHE LE SUE DICHIARAZIONI ABBIANO DELLE CONSEGUENZE (DITEGLI CHE È IL NUOVO SINDACO DI ROMA) - SCRIVE AL "CORRIERE", RIAPRE AGLI USA E CONFONDE GIORNALISTA.
1 - RETROMANNO COLPISCE ANCORA
Retromanno colpisce ancora. Stavolta indossando i panni dell'ingenua Alice nel Paese delle meraviglie. Oggi il Corriere della Sera di Paolino Mieli ospita un intervento del nuovo sindaco sulla Festa del Cinema (è in fondo alla pagina). Ecco il memorabile incipit: "Registro il fatto che dal momento della mia elezione ogni piccolo segnale che parte dal Campidoglio viene amplificato dalla stampa oltre misura, fino ad attribuire ad ogni sfumatura un valore assoluto". Gianni Alemanno si meraviglia. Non l'aveva capito che il sindaco non può parlare in libertà? E quali sarebbero le sfumature? Il trasloco dell'Ara Pacis? O la cacciata degli americani dalla Festa del Cinema?
Alemanno ha così ingranato per l'ennesima volta la retromarcia, smentendo frasi dette pubblicamente, precisando contorti pensieri. Già nel pomeriggio di ieri, aveva inviato una lettera all'ambasciatore Usa per spiegare che aveva solo criticato "i modi in cui erano stati coinvolti gli attori americani" e "le partecipazioni effimere" alla rassegna. Quando in un'affollata conferenza stampa nel comitato elettorale di via Salandra aveva detto "voglio una Festa con meno star americane e più spazio ai film italiani" pensava a tutt'altro. O magari scherzava?
Dopo la missiva quasi di scuse all'ambasciatore, la lettera al Corriere. Una lunga tiritera per dire che non è vero che vuole cacciare le star americane. Hanno capito tutti male. Giornali italiani e stranieri. Il tutto mentre il Pdl ieri era scatenato a spiegare alle agenzie di stampa che Alemanno fa bene a voler ridurre la presenza americana alla Festa del Cinema e che gli attori di Hollywood, se vogliono venire a Roma, devono farlo a spese loro (questa è la proposta di Luca Barbareschi, l'attore neoparlamentare in corsa per l'assessorato alla Cultura nella giunta Alemanno).
Fin qui la versione ufficiale, ricostruibile leggendo agenzie di stampa e giornali. Poi il retroscena. Retromanno e il suo portavoce Simone 'Turbo' Turbolente ieri hanno rischiato un'altra gaffe clamorosa. Nel testo originale della lettera (dalla prosa non proprio agevole e dalla grammatica non sempre corretta) inviata al Corriere veniva contestata una frase che il quotidiano di via Solferino non ha mai scritto e veniva tirato in ballo, come autore dell'articolo incriminato, uno dei più noti giornalisti della redazione romana, Paolo Conti, che però non c'entrava nulla con la vicenda: non era lui l'autore del pezzo che non è piaciuto al sindaco. Dopo uno scambio di vivaci telefonate fra il giornale e il Campidoglio, l'ennesima retromarcia: lettera corretta, ammorbidita. E arrivederci alla prossima smentita.
2 - «BENVENUTE LE STAR USA MA VALORIZZERÒ I NOSTRI FILM»
Lettera di Gianni Alemanno, sindaco di Roma al "Corriere della Sera"
Gentile Direttore, registro il fatto che dal momento della mia elezione ogni piccolo segnale che parte dal Campidoglio viene amplificato dalla stampa oltre misura, fino ad attribuire a ogni sfumatura un valore assoluto.
È una attenzione che per certi versi sottolinea il ruolo che la Città di Roma occupa nell'immaginario mondiale ma che rischia di sovraccaricare di segni indebiti il duro lavoro che ci accingiamo a svolgere per il suo governo.
Un caso particolarmente significativo è rappresentato dagli articoli apparsi ieri sul Corriere e altri quotidiani. Partendo da una notizia del Sunday Times, si dà credito all'idea che addirittura sarebbe mia intenzione espellere dalla manifestazione romana la cinematografia americana.
Dopo averlo fatto direttamente con l'ambasciatore statunitense a Roma, mi premuro di precisare il mio punto di vista su questo tema, ritenendo che l'intera vicenda vada riportata nel suo alveo e che una corretta valutazione possa essere fatta solo a partire dalle indicazioni programmatiche e dalle mie dichiarazioni.
La «festa» del cinema, festa appunto e non «festival» come nella sua traduzione per il pubblico internazionale (le due parole non hanno la stessa valenza), ha mostrato dei limiti di significato e di struttura ben noti agli stessi organizzatori; in particolare la seconda edizione è stata caratterizzata da defezioni, cedimento nell'impianto organizzativo, sforamenti di budget. Ma è la sua filosofia di base che ci lascia perplessi: una grande kermesse, priva di una reale valenza competitiva, senza un riflesso sul mercato, in cui i partecipanti sono praticamente spesati per far bella mostra di sé, mentre in manifestazioni analoghe gli oneri sono in larga parte a carico di chi concorre per promuovere il proprio lavoro.
Prendere atto di ciò non è indice di una disattenzione rispetto a questa fondamentale componente dell'industria culturale, semmai è vero il contrario. Per l'Italia il cinema è stato un veicolo di identità e di cultura, un laboratorio di avanguardia in cui hanno trovato ragione di sviluppo una infinità di generi e di attività: scrittura, regia, scenografia, musica, nonché tutte le espressioni di arte, artigianato e tecnologia a queste connesse.
Quello del cinema è anche un importante terreno di scambio soprattutto con la cultura americana. Se i grandi maestri italiani hanno rappresentato un esempio per la cinematografia statunitense, è oggettivamente importante il ruolo delle pellicole di Hollywood nella formazione dei gusti e del costume nel nostro Paese. Per non dire di come l'Italia e Roma abbiano costituito e costituiscano uno dei set privilegiati per le produzioni di tutto il mondo.
La filmografia italiana ha registrato anni difficili sia nel numero delle produzioni che nella capacità di penetrazione commerciale. I dati dello scorso anno lasciano intravedere segni di una possibile ripresa: a 90 pellicole interamente italiane si aggiungono 31 coproduzioni internazionali, mentre gli investimenti sono cresciuti del 21,4% rispetto all'anno precedente e gli incassi in sala del 44,5%. Siamo ancora molto lontani dai livelli di un tempo, ma proprio per questo sentiamo il dovere di sostenere l'intero comparto nell'opera di rilancio.
In questo percorso la «Festa del cinema» può essere uno strumento di valore strategico, purché si abbia il coraggio di rivederne l'impianto. Non pensiamo assolutamente, né mai abbiamo detto, che deve escludere le produzioni straniere, semmai deve acquisire contenuti che la mettano al livello di altri eventi internazionali, luogo di confronto tra operatori, momento di reale competizione, aperta al mercato quanto all'investigazione di nuove frontiere. Il tutto guadagnando una reale centralità per la nostra produzione nazionale.
Per questo una delle direttrici su cui abbiamo dichiarato di volerci muovere è quella di un possibile processo di unificazione con l'altro grande evento che riguarda il cinema a Roma, il premio David di Donatello, questo sì rivolto a valorizzare l'esperienza italiana.
Sono scarne indicazioni di principio che potranno tradursi in indirizzi precisi quando sarà possibile confrontarsi con gli altri soggetti coinvolti e soprattutto con le organizzazioni che rappresentano le varie componenti del settore, favorendo un loro coinvolgimento in tutte le fasi di decisione.
Il sindaco non può e non deve andare oltre in questo momento: concludendo voglio solo tornare a smentire voci incontrollate e infondate, riaffermare l'amore e l'impegno per questa arte che fa parte integrale del nostro più vitale patrimonio.
Intendo inoltre rassicurare i grandi interpreti del cinema americano e internazionale: saranno sempre nostri ospiti graditi e il Comune di Roma offrirà a loro e alle case di produzione, più che una strumentale ed effimera esposizione mediatica, i supporti più adeguati per svolgere e promuovere il loro lavoro.
Dagospia 06 Maggio 2008
Retromanno colpisce ancora. Stavolta indossando i panni dell'ingenua Alice nel Paese delle meraviglie. Oggi il Corriere della Sera di Paolino Mieli ospita un intervento del nuovo sindaco sulla Festa del Cinema (è in fondo alla pagina). Ecco il memorabile incipit: "Registro il fatto che dal momento della mia elezione ogni piccolo segnale che parte dal Campidoglio viene amplificato dalla stampa oltre misura, fino ad attribuire ad ogni sfumatura un valore assoluto". Gianni Alemanno si meraviglia. Non l'aveva capito che il sindaco non può parlare in libertà? E quali sarebbero le sfumature? Il trasloco dell'Ara Pacis? O la cacciata degli americani dalla Festa del Cinema?
Alemanno ha così ingranato per l'ennesima volta la retromarcia, smentendo frasi dette pubblicamente, precisando contorti pensieri. Già nel pomeriggio di ieri, aveva inviato una lettera all'ambasciatore Usa per spiegare che aveva solo criticato "i modi in cui erano stati coinvolti gli attori americani" e "le partecipazioni effimere" alla rassegna. Quando in un'affollata conferenza stampa nel comitato elettorale di via Salandra aveva detto "voglio una Festa con meno star americane e più spazio ai film italiani" pensava a tutt'altro. O magari scherzava?
Dopo la missiva quasi di scuse all'ambasciatore, la lettera al Corriere. Una lunga tiritera per dire che non è vero che vuole cacciare le star americane. Hanno capito tutti male. Giornali italiani e stranieri. Il tutto mentre il Pdl ieri era scatenato a spiegare alle agenzie di stampa che Alemanno fa bene a voler ridurre la presenza americana alla Festa del Cinema e che gli attori di Hollywood, se vogliono venire a Roma, devono farlo a spese loro (questa è la proposta di Luca Barbareschi, l'attore neoparlamentare in corsa per l'assessorato alla Cultura nella giunta Alemanno).
Fin qui la versione ufficiale, ricostruibile leggendo agenzie di stampa e giornali. Poi il retroscena. Retromanno e il suo portavoce Simone 'Turbo' Turbolente ieri hanno rischiato un'altra gaffe clamorosa. Nel testo originale della lettera (dalla prosa non proprio agevole e dalla grammatica non sempre corretta) inviata al Corriere veniva contestata una frase che il quotidiano di via Solferino non ha mai scritto e veniva tirato in ballo, come autore dell'articolo incriminato, uno dei più noti giornalisti della redazione romana, Paolo Conti, che però non c'entrava nulla con la vicenda: non era lui l'autore del pezzo che non è piaciuto al sindaco. Dopo uno scambio di vivaci telefonate fra il giornale e il Campidoglio, l'ennesima retromarcia: lettera corretta, ammorbidita. E arrivederci alla prossima smentita.
2 - «BENVENUTE LE STAR USA MA VALORIZZERÒ I NOSTRI FILM»
Lettera di Gianni Alemanno, sindaco di Roma al "Corriere della Sera"
Gentile Direttore, registro il fatto che dal momento della mia elezione ogni piccolo segnale che parte dal Campidoglio viene amplificato dalla stampa oltre misura, fino ad attribuire a ogni sfumatura un valore assoluto.
È una attenzione che per certi versi sottolinea il ruolo che la Città di Roma occupa nell'immaginario mondiale ma che rischia di sovraccaricare di segni indebiti il duro lavoro che ci accingiamo a svolgere per il suo governo.
Un caso particolarmente significativo è rappresentato dagli articoli apparsi ieri sul Corriere e altri quotidiani. Partendo da una notizia del Sunday Times, si dà credito all'idea che addirittura sarebbe mia intenzione espellere dalla manifestazione romana la cinematografia americana.
Dopo averlo fatto direttamente con l'ambasciatore statunitense a Roma, mi premuro di precisare il mio punto di vista su questo tema, ritenendo che l'intera vicenda vada riportata nel suo alveo e che una corretta valutazione possa essere fatta solo a partire dalle indicazioni programmatiche e dalle mie dichiarazioni.
La «festa» del cinema, festa appunto e non «festival» come nella sua traduzione per il pubblico internazionale (le due parole non hanno la stessa valenza), ha mostrato dei limiti di significato e di struttura ben noti agli stessi organizzatori; in particolare la seconda edizione è stata caratterizzata da defezioni, cedimento nell'impianto organizzativo, sforamenti di budget. Ma è la sua filosofia di base che ci lascia perplessi: una grande kermesse, priva di una reale valenza competitiva, senza un riflesso sul mercato, in cui i partecipanti sono praticamente spesati per far bella mostra di sé, mentre in manifestazioni analoghe gli oneri sono in larga parte a carico di chi concorre per promuovere il proprio lavoro.
Prendere atto di ciò non è indice di una disattenzione rispetto a questa fondamentale componente dell'industria culturale, semmai è vero il contrario. Per l'Italia il cinema è stato un veicolo di identità e di cultura, un laboratorio di avanguardia in cui hanno trovato ragione di sviluppo una infinità di generi e di attività: scrittura, regia, scenografia, musica, nonché tutte le espressioni di arte, artigianato e tecnologia a queste connesse.
Quello del cinema è anche un importante terreno di scambio soprattutto con la cultura americana. Se i grandi maestri italiani hanno rappresentato un esempio per la cinematografia statunitense, è oggettivamente importante il ruolo delle pellicole di Hollywood nella formazione dei gusti e del costume nel nostro Paese. Per non dire di come l'Italia e Roma abbiano costituito e costituiscano uno dei set privilegiati per le produzioni di tutto il mondo.
La filmografia italiana ha registrato anni difficili sia nel numero delle produzioni che nella capacità di penetrazione commerciale. I dati dello scorso anno lasciano intravedere segni di una possibile ripresa: a 90 pellicole interamente italiane si aggiungono 31 coproduzioni internazionali, mentre gli investimenti sono cresciuti del 21,4% rispetto all'anno precedente e gli incassi in sala del 44,5%. Siamo ancora molto lontani dai livelli di un tempo, ma proprio per questo sentiamo il dovere di sostenere l'intero comparto nell'opera di rilancio.
In questo percorso la «Festa del cinema» può essere uno strumento di valore strategico, purché si abbia il coraggio di rivederne l'impianto. Non pensiamo assolutamente, né mai abbiamo detto, che deve escludere le produzioni straniere, semmai deve acquisire contenuti che la mettano al livello di altri eventi internazionali, luogo di confronto tra operatori, momento di reale competizione, aperta al mercato quanto all'investigazione di nuove frontiere. Il tutto guadagnando una reale centralità per la nostra produzione nazionale.
Per questo una delle direttrici su cui abbiamo dichiarato di volerci muovere è quella di un possibile processo di unificazione con l'altro grande evento che riguarda il cinema a Roma, il premio David di Donatello, questo sì rivolto a valorizzare l'esperienza italiana.
Sono scarne indicazioni di principio che potranno tradursi in indirizzi precisi quando sarà possibile confrontarsi con gli altri soggetti coinvolti e soprattutto con le organizzazioni che rappresentano le varie componenti del settore, favorendo un loro coinvolgimento in tutte le fasi di decisione.
Il sindaco non può e non deve andare oltre in questo momento: concludendo voglio solo tornare a smentire voci incontrollate e infondate, riaffermare l'amore e l'impegno per questa arte che fa parte integrale del nostro più vitale patrimonio.
Intendo inoltre rassicurare i grandi interpreti del cinema americano e internazionale: saranno sempre nostri ospiti graditi e il Comune di Roma offrirà a loro e alle case di produzione, più che una strumentale ed effimera esposizione mediatica, i supporti più adeguati per svolgere e promuovere il loro lavoro.
Dagospia 06 Maggio 2008