LELLA/1: "NOI FESTAIOLI NEI SALOTTI? UNA VERGOGNA. ABBIAMO FATTO UNA VITA DAVANTI ALLE FABBRICHE" - LELLA/2: "LA COPPIA BERTINOTTI VA FORTE! RICEVIAMO QUATTRO INVITI PER SERA. AHIMÉ SONO PERSINO INGRASSATA..."

Alessandra Longo per "la Repubblica"


Lui non parla, ha deciso così, non ne ha voglia. Fausto Bertinotti si è immerso nel suo mondo di letture, cura la sua rivista «Alternative per il socialismo», sta lavorando alla sua Fondazione, forse a settembre insegnerà all´università, forse dirigerà una casa editrice. E´ Lella, la moglie, estroversa, naturalmente protettiva, che fa fatica a tenersi dentro l´amarezza, la delusione, la rabbia di queste settimane post-elettorali, lo stupore per una storia politica interrotta così brutalmente: «Siamo finiti in una notte».

No, lei non ha mai creduto alla Sinistra Arcobaleno, perlomeno così com´è venuta fuori, fusione fredda, «all´ultimo momento, con un simbolo che la nostra gente più semplice manco conosceva, con dei compagni di viaggio, Mussi escluso, che non si sono mai visti in campagna elettorale, cui interessava solo portare a casa voti»: «Ne sono convinta: fossimo andati da soli, noi, come Rifondazione, avremmo preso sicuramente il 4 per cento». Non lo dice adesso, l´ha sempre detto, anche al marito: «Fausto ha fatto, per troppa generosità, l´errore della sua vita. Doveva dire: "Basta, chiudo qui, finisco il mio lavoro alla presidenza della Camera"e invece ha messo la sua storia, la sua bella faccia pulita, a disposizione della Sinistra Arcobaleno. Non ha voluto nemmeno scegliere lui le liste e in certi casi si è visto...».

Adesso dell´ex presidente della Camera scrivono tante cose che la signora Lella conosce e smentisce con rabbia. Per esempio, la storia dei salotti: «Una vergogna. Abbiamo fatto una vita davanti alle fabbriche, io e lui, allora sindacalista, gli anni di Torino, duri, tosti. E c´è chi ci dipinge, anche tra i nostri, come modaioli, festaioli, narcisi. In 23 anni che sono a Roma, ho accettato due volte, per gentilezza, un invito dalla signora Angiolillo e tre volte dalla signora Verusio. Altro che salotti. La verità è che Fausto ha lavorato tutta la vita come una bestia. Ed è per questo che lo fermano per la strada, gli stringono le mani, qualcuno piange, altri lo pregano: "Ritorna, per favore".



A Torino, il primo maggio, è andata così, al netto di 20 ragazzi, sempre quelli, sempre gli stessi, che lo hanno fischiato. La stampa ha parlato solo della "contestazione", dando un´immagine opposta alla realtà. Siamo tornati commossi per l´affetto, il calore, che abbiamo sentito intorno a noi».

La sconfitta è come un vento che pulisce l´aria, rende netti i contorni. Si fanno anche belle scoperte: «Una delle prime telefonate l´ho ricevuta da Donna Assunta Almirante che incontro spesso a teatro. Mi ha detto: "Non ci posso credere che sia andata così. Non è possibile, non è possibile. Suo marito meritava davvero, un uomo di quella levatura...». E ora? «Ora bisogna ricominciare dalle Europee, darsi da fare, lavorare tanto sul territorio». Ripartire «non dalla Sinistra Arcobaleno, ma da Rifondazione. Sono convinta che ce la possiamo fare». Ripartire con chi? «Questo è un punto importante. Non è facile stare al timone di un partito, ci vuole autorevolezza, esperienza, carisma».

Lella Bertinotti è una donna tendenzialmente allegra, ironica. Non sembra aver rimpianti per il suo vecchio ruolo di first-lady. «La coppia Bertinotti va forte! Riceviamo quattro inviti per sera. Ahimé sono persino ingrassata...». Amici: tanti. Nessuna sensazione di solitudine, di emarginazione, assicura la moglie del lider maximo. Rifondaroli pentiti: un esercito. «Ricevo pacchi di lettere di compagni che hanno votato Pd e che mi scrivono: "Ho sbagliato, se solo potessi tornare indietro"». Indietro, però, non si torna. E allora è meglio investire sul futuro. Lella Bertinotti ha una certezza: «La storia di un partito, i bisogni e i sogni della gente che rappresenta», non possono finire inghiottiti nel nulla: «Rifondazione c´è, guardiamo alle Europee».


Dagospia 08 Maggio 2008