ESPERIA, L'ULTIMA SPERANZA DELLA FERRARI. COSA FARA' DA GRANDE QUEL WANDA OSIRIS DI LUCA DI MONTEZEMOLO?

Paolo Madron per Il Giornale


Come da programma, Mediobanca sta cominciando a piazzare un po' qua un po' là pezzi di Ferrari. Le mani cui li affida, naturalmente, sono di assoluta fiducia: Commerzbank, oggi forse l'alleato più stretto, la Compagnie Monegasque de Banque, l'istituto che piazzetta Cuccia ha comprato di recente, e poi un pool di Popolari allettate dall'oggetto e magari dalla possibilità di offrire ai loro correntisti di rango una poltrona per assistere ai prossimi gran premi. Ma le azioni del Cavallino rampante non finiranno solo a investitori istituzionali. C'è anche una fila di privati pronti a sborsare cifre di tutto rispetto per far propria anche una briciola della rossa.

Gran regista dell'operazione Banca Esperia, la boutique per la gestione di patrimoni che fa capo a Mediobanca e alla Mediolanum di Ennio Doris. Boutique superesclusiva, per clienti molto danarosi, visto che per ambire ad entrarvi occorre staccare un assegno non inferiore ai 2,5 milioni di euro. Ma nonostante la soglia d'ingresso sia non proprio (a differenza delle banche) popolare, sono già 350 i vip che hanno aperto il portafoglio consegnando alle gestioni i loro sudati risparmi. Alcuni di loro, sicuramente, faranno carte false per diventare soci dell'azienda di Maranello. La Ferrari o la Maserati, quasi tutti, già ce l'hanno in garage. Molti, che abitano in provincia, ne fanno sfoggio nei giorni di festa. E, come direbbe Paolo Fresco, già stanno da Papa. Chissà mai come si sentiranno potendo dire che quell'auto, oltre a guidarla, la fabbricano.


LA SINDROME WANDA OSIRIS DI MONTEZEMOLO
Marco De Martino per Il Messaggero


Cosa farà Luca di Montezemolo da grande? Ecco una bella domanda a cui un tempo non sapeva rispondere nemmeno l'Avvocato Agnelli. Ora se lo chiede chi va per le piste (Silverstone) e chi va per i piazzali (Farnesina), oltre a tutti quelli che nell'ultima settimana hanno seguito sui giornali la micidiale polemica tra il presidente della Ferrari e il presidente della Fiat, un Paolo Fresco stile Terminator. A tutto c'è una spiegazione, dicevano le nonne e non solo. Vediamo di indagare.

Di sicuro Fresco ha fatto tutta l'operazione Ferrari-Mediobanca senza avvisare Montezemolo e scusandosi poi (scusandosi? davvero?) con una frasetta goffa tipo «non ho fatto in tempo». Di sicuro Montezemolo l'ha presa male e quindi ha replicato stizzito: «Qui a Maranello ho raggiunto tutti i traguardi che mi ero prefissato, dunque il mio ciclo è finito». Infine Fresco ha calato la mannaia attaccando Montezemolo con una frase tosta: «Parlare con lui è più difficile che parlare con il Papa». E ricordando dopo, non ancora soddisfatto, «e pensare che io sono il suo capo...». Una bella intervista al Financial Times a cuore aperto e taccuino bruciato. Per certi versi "strana".

Cose che capitano, si dirà, in questi tempi di mare mosso con il mercato dell'auto in tilt, la Fiat che sbanda e i soldi da trovare a tutti i costi. Certo Montezemolo un po' di questa sindrome da Wanda Osiris ce l'ha sempre avuta, ma la polemica su questi dettagli non regge: è troppo dura. Forse Montezemolo c'è rimasto male perchè voleva il posto di Cantarella in Fiat holding (andato invece a Galateri). Forse è un problema di stock option. Di sicuro Fresco è andato come un rullo senza nemmeno dare un'occhiata agli specchietti retrovisori e così Montezemolo si è trovato dentro il 34 per cento di Mediobanca e poi un 10 per cento girato a Commerzbank senza aver ricevuto nemmeno una telefonata.

Così, mentre tutti dovrebbero stare a parlare di Silverstone dove si corre nel weekend e del nuovo motore da qualifica che la Ferrari consegnerà sabato a Schumacher per disintegrare la pole-position, il mondo sta invece qui a chiedersi cosa c'è sotto. Di sicuro i tempi per mollare sono maturi. Montezemolo in Ferrari non può vincere di più e non può avere di più (anzi, semmai avrebbe meno perchè di sicuro i nuovi azionisti pretenderanno almeno un amministratore delegato). Poi una Ferrari a pezzi sarà meno bella di una Ferrari intera. E poi, a dirla tutta, Montezemolo potrebbe anche essersi stufato di passare la vita dentro un paesotto sia pur speciale tra torridi estati, gelidi inverni, nebbie eterne e soddisfazioni (recenti) sempre uguali. Dopo dieci anni e cinque titoli mondiali, nella vita ci può essere altro. E Montezemolo, che oltre alla Ferrari ha cento presidenze e mille interessi su diecimila tavoli, ora sta guardando oltre la pista.

Fuori dal circuito potrebbe esserci nientemeno che il ministero degli Esteri, proprio lui che con la Ferrari ha giocato più di tutti da global player. L'altra volta alla Ferrari lo trattennero tirandolo per la giacca e addirittura con una lettera firmata da tutti i dipendenti supplicanti. Stavolta potrebbe non bastare. E allora come al solito avrebbe avuto ragione l'Avvocato Agnelli: perchè la cosa più interessante sarebbe vedere cosa farà davvero da grande Montezemolo. Facile, in fondo: solo tornare a Roma...


Dagospia.com 4 Luglio 2002