E BASTA, FABIO. CHI TE LO FA FARE DI VESTIRTI DA CHIERICHETTO DEL PUDORE DELLA DIRIGENZA POLITICA? - LUCHINO CHE HA RINUNCIATO PER MODESTIA A DIVENTARE IL NUMERO UNO - UN'ALTERNATIVA DI SOPRAVVIVENZA.

1 - FAZIO, SCUSE E CONTRIZIONE ALLA BISOGNA. MA CHI TE LO FA FARE?
Toni Jop per "l'Unità
Prendetela come uno starnuto che macinava da tempo: più ripensiamo al nostro Fabio Fazio, impalato officiante di una sacrestana lettera di scuse aziendali alle spalle del gran caso «Travaglio-Schifani», e meno ci sentiamo a posto con la coscienza. Colpa di questa romantica immedesimazione che ci scatta quando, davanti allo schermo tv o al cinema, ci imbattiamo in una persona dolce e garbata. È questa inconsapevole gratitudine che ci costringe ad innalzare e tenere fermo, nella rappresentazione, il livello della coerenza nei comportamenti.

Perché, sinceramente, noi - pur partendo dalla assai più comoda posizione riservata alla platea - non avremmo avuto il fegato di star lì a leggere quelle righe contrite. Di nuovo, poi. Ce lo ricordiamo dopo un intervento di Furio Colombo che pareva aver fatto svolazzare le gonne scoprendo le mutandine del potere. Insomma, ogni tanto, Fazio si presta: telecamera fissa e via col «madonna quanto sono dispiaciuto, è orribile quel che è accaduto, mai doveva succedere...», (niente di testuale, solo senso).

E basta, Fabio. Chi te lo fa fare di vestirti da chierichetto del pudore della dirigenza politica? Per dichiarare, più avanti, che Travaglio lo vorresti di nuovo in studio... Non si può recitare all'infinito solo il tenero imbarazzo di Dustin Hoffman nel «Laureato». Vai fino in fondo e - ricordi? - crocifisso in mano come una clava, prova una volta a respingere quei sepolcri imbiancati. Senza impegno: è un bel rischio, oggi come oggi, piacere a una platea come la nostra.

2 - LE IMMORTALI FRASI DI LUCHINO. CHE HA RINUNCIATO PER MODESTIA A DIVENTARE IL NUMERO UNO.
Andrea Marcenaro per "Il Foglio"

Il terremoto in Cina, il golpe di Hezbollah a Beirut, la fiducia alla Camera per l'ennesimo governo Berlusconi, tutto sembra aver congiurato per mettere in secondo piano l'ultima importante uscita di Luca Cordero di Montezemolo a Palermo come capo degli industriali: "L'Italia - ha detto nella sorpresa generale - ha bisogno di grandi riforme per riprendere il cammino dello sviluppo e, auspicabilmente, di uno sviluppo rigoroso". Un commiato scintillante. Ma da domani, che farà? L'eccentrica novità espressa nel concetto di Palermo dilata il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, per quella discesa in politica che era sempre lì lì, ma sempre lì è rimasta. L'Italia ha bisogno di grandi riforme per riprendere il cammino dello sviluppo. Il paese non potrà prescindere da questa frase, non la dimenticherà facilmente, la porterà con sé. Peccato. Alcide De Gasperi è morto e Luca Cordero ha di nuovo rinunciato per modestia a diventare il numero uno.

3 - UN'ALTERNATIVA DI SOPRAVVIVENZA.
Alberto Arbasino per il "Corriere della Sera"

Altro che alternative fra il dimenticare e il ricordare. Purtroppo ricordo ancora bene quello sventurato dopoguerra, tra fame e macerie e miserie, parecchi parenti caduti sui vari fronti, o nelle città bombardate e mitragliate con migliaia di vittime; e risparmi azzerati. «Per non piangersi addosso davanti ai bambini» e «per non ricascare nel tristanzuolo Ventennio», anche le famiglie più colpite lasciarono perdere la retorica estroversa delle continue adunate e sfilate di vedove e orfani di guerra in divisa con mutilati e reduci e gagliardetti e labari e cappellani militari e corone d'alloro e appelli ai defunti con cori di «Presente!».



E gli incessanti pellegrinaggi scolastici di Balilla e Avanguardisti e Piccole Italiane fra ossari e sacrari (soprattutto Redipuglia, un must) con fiaccolate e parate e messe al campo e inni al Piave e saluti al Duce e vibranti discorsi dei Federali e Littoriali per esortare i piccoli alle armi nelle guerre imminenti.

Dopo il '45, nella generale disgrazia, neanche la pia consolazione di rigovernare ogni mattina i lumini e i fiori al cimitero: varie salme non furono ritrovate, soprattutto in Russia e in Grecia. Così, fra i superstiti, alle spalle delle illustri scene fra de Gaulle e Adenauer sul Reno, e in vista di una probabile terza guerra mondiale, «interiorizzare il Sofferto» fu una decisione generale e tacita, del resto analoga nelle Grandi Potenze.

Ovviamente, per evitare che i piccini «crescessero come l'altra volta», con l'ideale del rischio del pericolo e delle medaglie d'oro in base ai nemici ammazzati. Oppure diventassero casi clinici, fraticelli gemebondi o teppistelli con la pistola. Tale «stoicismo, volere o no» veniva biasimato dalle vecchie zie tutto-cuore ma senza figli.

Costituiva però un'alternativa di sopravvivenza - come il «Domani è un altro giorno» in «Via col vento» - fra le ricordanze commemorative con lapidi e cippi e decorazioni e allocuzioni «per non dimenticare», e le dimenticanze che sarebbero forse provvidenziali. Senza i danni delle storiografie più o meno benevole che ripropongono soprattutto icone nazi-fasci-sovietiche agli zombies allevati nel cult di qualunque provocazione trasgressiva.


Dagospia 14 Maggio 2008