CAPRI & CAVOLI - GERARCHI, ARISTOCRATICI, EDDA CIANO E GAY: UN LIBRO RACCONTA L´ISOLA NEL 1939, SOTTO L´OCCHIO IMPLACABILE DELLA POLIZIA SEGRETA FASCISTA
Pierluigi Battista per La Stampa
Quelli dell´Ovra spiavano. Dappertutto registravano, captavano ogni sussurro, segnalavano qualsiasi difformità di comportamento. Mentre Capri si abbandonava ai suoi riti, alle sue spensieratezze, ai brividi di una socialità selezionata e di successo che stazionava nei luoghi simbolo di un´isola oramai entrata nella leggenda, gli occhiuti agenti dell´Ovra si intrufolavano tra la bella gente: non è vero, come scrive Ennio Di Nolfo nella sua prefazione a "Capri 1939" (In-edita), il volume di Marcella Leone De Andreis che sta per andare in libreria, che il fascismo «passò blandamente sull´isola lasciando sulla terraferma la sua carica di sopraffazione».
A Capri nell´estate del 1939, scrive Marcella Leone De Andreis, «c´è un po´ tutto il gotha dell´Italia fascista: alti gerarchi, diplomatici, imprenditori, aristocratici e intellettuali attratti, oltre che dal fascino dell´isola, dalla voglia di mettersi in mostra». In quel mondo dorato ed esclusivo si poteva incontrare l´erede al trono, il principe Umberto, ma anche il ministro degli Esteri Galeazzo Ciano con la moglie Edda, e poi Marinetti, Malaparte, artisti eccentrici e dame di ogni nazione che regalavano a Capri quell´aura di cosmopolitismo destinata ad accompagnare l´immagine e il fascino dell´isola. Ma nell´estate del `39, anno XVII dell´Era fascista, c´erano anche gli spioni della polizia politica di Mussolini (grande estimatore di Capri, peraltro) che aggiungono ai «normali» compiti di protezione della sicurezza di tante personalità anche altre mansioni: «segnalare qualsiasi fatto insolito, controllare gli stranieri, sia quelli residenti stabilmente sull´isola, ancora numerosi, sia quelli che ci vengono a passare qualche giorno o qualche settimana di vacanza, tenere d´occhio i dissidenti, pedinare i sospetti, schedare gli ebrei, scoprire gli "oziosi"».
Consultando un imponente materiale d´archivio fino a oggi inedito, l´autrice scopre che persino Edda Ciano, figlia del duce e moglie del numero due del fascismo, viene messa sotto controllo dai segugi del regime. E quando un eccentrico napoletano, «un tipo che gira per Capri in pantaloni rossi, lanciando inconsapevolmente una moda che resisterà per decenni», si mette discretamente a corteggiare Edda, il malcapitato, segnalato alle autorità, «si salva a stento dalla deportazione a Carbonia, il luogo in cui dissidenti politici, criminali comuni e omosessuali notori, vengono "rieducati" lavorando in miniera. A salvarlo è la contessa Ciano, che interviene per risparmiare al suo amico la condanna al confino». E a proposito di omosessuali, la fama di Capri come rifugio o vetrina di comportamenti liberi o non inibiti, di costumi sregolati e anticonformisti attirò sull´isola gli strali del bacchettonismo clericale e fascista, manifestato in una nota inviata da un informatore dell´Ovra nel 1928 e pubblicata nel libro di Marcella Leone in cui si parla di Capri in questi termini: «quel vecchio covo di pederasti e di altri squilibrati, paravento dei più loschi agenti del nemico politico e sociale, manca di una competente sorveglianza». Questa mancanza venne presto colmata e una pioggia di interventi repressivi si abbattè sulla colonia omosessuale dell´isola snidata dalle spiate dell´Ovra. Eppure, nonostante la stretta del regime, i gay non cessarono di vedere in Capri un irresistibile polo d´attrazione. Come nota l´autrice di Capri 1939, nel clima di sospetto generalizzato «bastava vedere due amici a passeggio per giurare che si trattava di "neoellenisti", due donne per parlare di Lesbo. Ma, nonostante l´impegno della polizia, Anton Giulio Bragaglia avvertì che non c´era niente da fare, perché ogni sera col vento spirava l´aria della Grecia, che lo volessero o no le autorità».
RISERVATO PER IL DUCE
Dal libro "Capri 1939" (In-edita), di Marcella Leone De Andreis
Edda va pazza per Capri: per lei è stato amore a prima vista fin da quando c´era stata da ragazza. E ci è voluta tornare nel 1930 sposa ventenne in viaggio di nozze. Ospite della più bella suite dell´albergo più suggestivo dell´isola, il Quisisana, è rimasta stordita dai colori, dai profumi, dall´aria anticonformista di Capri. Da allora, ha sempre fatto in modo di alternare viaggi e vacanze in giro per l´Italia e per il mondo a lunghi periodi trascorsi sull´isola. Quell´estate del ´39, Edda è particolarmente felice perché la sta trascorrendo nella sua nuova villa sul Castiglione. Contrariamente alla moglie, Ciano non è un appassionato dell´isola. Il genero del duce non si sente affatto legato a Capri. Fosse per lui, non si sposterebbe dalla Versilia, dalla sua bella e comoda villa di Antignano oppure dalla mondana Viareggio dove ama mescolarsi agli scrittori e agli intellettuali che gravitano dal 1929 intorno a uno dei più prestigiosi premi letterari d´Italia, il Viareggio, fondato da Leonida Répaci.
... In occasione dell´arrivo del marito, a Edda è toccato buttarsi giù dal letto per accoglierlo trafelata in riva al mare, caracollando lievemente sui sandali dalla suola a zeppa che il calzolaio Ferragamo di Firenze le ha fatto su misura e che sono l´ultimo grido della moda. Di solito preferisce scendere a Marina Piccola in carrozzella o con il piccolo autobus di linea, godendosi gli omaggi deferenti e a quel che pare sinceri dei capresi. Quel giorno, per fare più in fretta, mobilita Luigi De Gregorio, della nota famiglia dei tassisti di Capri, che, orgoglioso della sua cabriolet nera, una «Fi-àt», con l´accento ben calcato sulla «a», come dice lui, modello 521 e tremila di cilindrata, si mette al servizio di Ciano ogni volta che questi si affaccia sull´isola e lo aspetta per ore dovunque si rechi.
Giunta in spiaggia, Edda si cambia rapidamente nella cabina che Maria Mellino le riserva da anni, la 101, e si infila in un pagliaccetto castigato in modo che Galeazzo non si arrabbi. Di norma la figlia del duce indossa costumi a due pezzi, a cui l´ultimo grido della moda lanciata per l´estate dalla sartoria Montorsi, che veste le più importanti dame della capitale, impone di abbinare un sarong, un grande scialle della stessa fantasia, annodato con nonchalance sui fianchi, che Edda ha diritti e mascolini così diversi da quelli rotondi, simbolo di fertilità e patriottismo, che costituiscono l´ideale di ogni perfetta italiana. Come ogni brava fascista, comunque, la figlia del duce applica con zelo alcune delle direttive del regime: salvo che in privato, fa sempre il saluto romano e si rivolge a tutti usando il voi.
Esibisce con orgoglio una fede nuziale di vile metallo in sostituzione di quella d´oro che ha donato alla patria come hanno fatto milioni di italiani per sostenere il regime durante la guerra d´Africa. E pazienza se il braccio nudo rivela un pesante bracciale d´oro appena uscito dall´esclusiva gioielleria Bulgari. Grandi occhiali scuri consentono alla contessa di nascondere le occhiaie profonde, segno delle troppe serate trascorse tirando tardi tra balli scatenati, partite di poker e pinnacolo, molti bicchieri di gin e troppe sigarette americane, la Chesterfield dal sapore un po´ oppiato, un lusso che in quei tempi sono in pochi a potersi permettere.
... I pettegolezzi su di lei si sprecano, ovunque vada e qualunque cosa faccia. Gli agenti dell´Ovra la spiano sulle rocce, al mare, al night, e fin dentro il letto, riempiono fogli di informative che finiscono in cartelline verdi con su scritto «Riservato per il duce». Le indagini comprendono anche ciò che si dice di lei. Fra le decine di segnalazioni ce ne sono alcune compromettenti. Più che per Edda, di cui ormai si è detto tutto, per chi spettegola su di lei. E´ il caso per esempio della moglie del potente prefetto di Napoli, Giovan Battista Marziali, sorpresa il 15 luglio 1939 dagli agenti dell´Ovra in un gruppo di signore napoletane, fra cui anche la moglie del console della Milizia Giovanni Mosconi, che parla male della figlia del Duce, «criticandola sotto vari aspetti»: ciò che induce la spia della Polizia politica a preannunciare «più ampie indagini».
Dagospia.com 15 Luglio 2002
Quelli dell´Ovra spiavano. Dappertutto registravano, captavano ogni sussurro, segnalavano qualsiasi difformità di comportamento. Mentre Capri si abbandonava ai suoi riti, alle sue spensieratezze, ai brividi di una socialità selezionata e di successo che stazionava nei luoghi simbolo di un´isola oramai entrata nella leggenda, gli occhiuti agenti dell´Ovra si intrufolavano tra la bella gente: non è vero, come scrive Ennio Di Nolfo nella sua prefazione a "Capri 1939" (In-edita), il volume di Marcella Leone De Andreis che sta per andare in libreria, che il fascismo «passò blandamente sull´isola lasciando sulla terraferma la sua carica di sopraffazione».
A Capri nell´estate del 1939, scrive Marcella Leone De Andreis, «c´è un po´ tutto il gotha dell´Italia fascista: alti gerarchi, diplomatici, imprenditori, aristocratici e intellettuali attratti, oltre che dal fascino dell´isola, dalla voglia di mettersi in mostra». In quel mondo dorato ed esclusivo si poteva incontrare l´erede al trono, il principe Umberto, ma anche il ministro degli Esteri Galeazzo Ciano con la moglie Edda, e poi Marinetti, Malaparte, artisti eccentrici e dame di ogni nazione che regalavano a Capri quell´aura di cosmopolitismo destinata ad accompagnare l´immagine e il fascino dell´isola. Ma nell´estate del `39, anno XVII dell´Era fascista, c´erano anche gli spioni della polizia politica di Mussolini (grande estimatore di Capri, peraltro) che aggiungono ai «normali» compiti di protezione della sicurezza di tante personalità anche altre mansioni: «segnalare qualsiasi fatto insolito, controllare gli stranieri, sia quelli residenti stabilmente sull´isola, ancora numerosi, sia quelli che ci vengono a passare qualche giorno o qualche settimana di vacanza, tenere d´occhio i dissidenti, pedinare i sospetti, schedare gli ebrei, scoprire gli "oziosi"».
Consultando un imponente materiale d´archivio fino a oggi inedito, l´autrice scopre che persino Edda Ciano, figlia del duce e moglie del numero due del fascismo, viene messa sotto controllo dai segugi del regime. E quando un eccentrico napoletano, «un tipo che gira per Capri in pantaloni rossi, lanciando inconsapevolmente una moda che resisterà per decenni», si mette discretamente a corteggiare Edda, il malcapitato, segnalato alle autorità, «si salva a stento dalla deportazione a Carbonia, il luogo in cui dissidenti politici, criminali comuni e omosessuali notori, vengono "rieducati" lavorando in miniera. A salvarlo è la contessa Ciano, che interviene per risparmiare al suo amico la condanna al confino». E a proposito di omosessuali, la fama di Capri come rifugio o vetrina di comportamenti liberi o non inibiti, di costumi sregolati e anticonformisti attirò sull´isola gli strali del bacchettonismo clericale e fascista, manifestato in una nota inviata da un informatore dell´Ovra nel 1928 e pubblicata nel libro di Marcella Leone in cui si parla di Capri in questi termini: «quel vecchio covo di pederasti e di altri squilibrati, paravento dei più loschi agenti del nemico politico e sociale, manca di una competente sorveglianza». Questa mancanza venne presto colmata e una pioggia di interventi repressivi si abbattè sulla colonia omosessuale dell´isola snidata dalle spiate dell´Ovra. Eppure, nonostante la stretta del regime, i gay non cessarono di vedere in Capri un irresistibile polo d´attrazione. Come nota l´autrice di Capri 1939, nel clima di sospetto generalizzato «bastava vedere due amici a passeggio per giurare che si trattava di "neoellenisti", due donne per parlare di Lesbo. Ma, nonostante l´impegno della polizia, Anton Giulio Bragaglia avvertì che non c´era niente da fare, perché ogni sera col vento spirava l´aria della Grecia, che lo volessero o no le autorità».
RISERVATO PER IL DUCE
Dal libro "Capri 1939" (In-edita), di Marcella Leone De Andreis
Edda va pazza per Capri: per lei è stato amore a prima vista fin da quando c´era stata da ragazza. E ci è voluta tornare nel 1930 sposa ventenne in viaggio di nozze. Ospite della più bella suite dell´albergo più suggestivo dell´isola, il Quisisana, è rimasta stordita dai colori, dai profumi, dall´aria anticonformista di Capri. Da allora, ha sempre fatto in modo di alternare viaggi e vacanze in giro per l´Italia e per il mondo a lunghi periodi trascorsi sull´isola. Quell´estate del ´39, Edda è particolarmente felice perché la sta trascorrendo nella sua nuova villa sul Castiglione. Contrariamente alla moglie, Ciano non è un appassionato dell´isola. Il genero del duce non si sente affatto legato a Capri. Fosse per lui, non si sposterebbe dalla Versilia, dalla sua bella e comoda villa di Antignano oppure dalla mondana Viareggio dove ama mescolarsi agli scrittori e agli intellettuali che gravitano dal 1929 intorno a uno dei più prestigiosi premi letterari d´Italia, il Viareggio, fondato da Leonida Répaci.
... In occasione dell´arrivo del marito, a Edda è toccato buttarsi giù dal letto per accoglierlo trafelata in riva al mare, caracollando lievemente sui sandali dalla suola a zeppa che il calzolaio Ferragamo di Firenze le ha fatto su misura e che sono l´ultimo grido della moda. Di solito preferisce scendere a Marina Piccola in carrozzella o con il piccolo autobus di linea, godendosi gli omaggi deferenti e a quel che pare sinceri dei capresi. Quel giorno, per fare più in fretta, mobilita Luigi De Gregorio, della nota famiglia dei tassisti di Capri, che, orgoglioso della sua cabriolet nera, una «Fi-àt», con l´accento ben calcato sulla «a», come dice lui, modello 521 e tremila di cilindrata, si mette al servizio di Ciano ogni volta che questi si affaccia sull´isola e lo aspetta per ore dovunque si rechi.
Giunta in spiaggia, Edda si cambia rapidamente nella cabina che Maria Mellino le riserva da anni, la 101, e si infila in un pagliaccetto castigato in modo che Galeazzo non si arrabbi. Di norma la figlia del duce indossa costumi a due pezzi, a cui l´ultimo grido della moda lanciata per l´estate dalla sartoria Montorsi, che veste le più importanti dame della capitale, impone di abbinare un sarong, un grande scialle della stessa fantasia, annodato con nonchalance sui fianchi, che Edda ha diritti e mascolini così diversi da quelli rotondi, simbolo di fertilità e patriottismo, che costituiscono l´ideale di ogni perfetta italiana. Come ogni brava fascista, comunque, la figlia del duce applica con zelo alcune delle direttive del regime: salvo che in privato, fa sempre il saluto romano e si rivolge a tutti usando il voi.
Esibisce con orgoglio una fede nuziale di vile metallo in sostituzione di quella d´oro che ha donato alla patria come hanno fatto milioni di italiani per sostenere il regime durante la guerra d´Africa. E pazienza se il braccio nudo rivela un pesante bracciale d´oro appena uscito dall´esclusiva gioielleria Bulgari. Grandi occhiali scuri consentono alla contessa di nascondere le occhiaie profonde, segno delle troppe serate trascorse tirando tardi tra balli scatenati, partite di poker e pinnacolo, molti bicchieri di gin e troppe sigarette americane, la Chesterfield dal sapore un po´ oppiato, un lusso che in quei tempi sono in pochi a potersi permettere.
... I pettegolezzi su di lei si sprecano, ovunque vada e qualunque cosa faccia. Gli agenti dell´Ovra la spiano sulle rocce, al mare, al night, e fin dentro il letto, riempiono fogli di informative che finiscono in cartelline verdi con su scritto «Riservato per il duce». Le indagini comprendono anche ciò che si dice di lei. Fra le decine di segnalazioni ce ne sono alcune compromettenti. Più che per Edda, di cui ormai si è detto tutto, per chi spettegola su di lei. E´ il caso per esempio della moglie del potente prefetto di Napoli, Giovan Battista Marziali, sorpresa il 15 luglio 1939 dagli agenti dell´Ovra in un gruppo di signore napoletane, fra cui anche la moglie del console della Milizia Giovanni Mosconi, che parla male della figlia del Duce, «criticandola sotto vari aspetti»: ciò che induce la spia della Polizia politica a preannunciare «più ampie indagini».
Dagospia.com 15 Luglio 2002