"MUTUI MALIGNI" - WALL STREET TEME L'IMPUNITÀ - CIOFFI E TANNIN HANNO AGITO COME GOLDMAN SACHS: DA UNA PARTE COLLOCAVA GLI STRUMENTI AGLI INVESTITORI, DALL'ALTRA SPECULAVA CONTRO GLI STESSI STRUMENTI.

Mario Platero per "Il Sole 24 Ore"


Dopo la bagarre della settimana scorsa sugli arresti in America per gli scandali finanziari e subprime subentra il realismo. «E Frank Quattrone? - dice al Sole 24 Ore un banchiere che si è sempre tenuto fuori dai giri speculativi dei Cdo (Collateralized Debt Obligations, uno degli strumenti spericolati all'origine della crisi). Se il caso di Ralph Cioffi e Matthew Tannin (gestori di Bear Stearns incriminati la settimana scorsa, ndr) sarà difeso bene, potranno farla franca come Quattrone e tutto sarà finito».

In effetti Quattrone è un felicissimo uomo libero. Lo abbiamo visto qualche settimana fa a Carlsbad, in California a un convegno sull'economia digitale. Aveva appena dato una mano ai fondatori di Google per l'affare Yahoo! ed era un uomo che sprizzava allegria da ogni poro: «C'è stata molta ingiustizia nei miei confronti, ma alla fine ha prevalso la saggezza, volevano fare di me un capro espiatorio....» ci ha detto. In realtà più che la saggezza sono prevalsi i tecnicismi.

Quattrone, per chi non lo ricordasse, era il re delle Ipo nel settore hi-tech attorno al 2000. Lavorava per Credit Suisse e aveva organizzato una rete di "amici" che favoriva, assicurando loro l'accesso a cospicui portafogli di nuove emissioni al prezzo di collocamento; le azioni venivano poi rapidamente vendute con forti profitti. Dopo il crollo del settore Internet, si trovarono una serie di email che incastravano Quattrone come uno dei creatori della bolla Internet. Fu arrestato e poi condannato in prima istanza. Ma in appello, un tecnicismo invocato in base a un precedente stabilito dalla Corte Suprema per il trattamento della Arthur Andersen nello scandalo Enron, consentì alla difesa di eliminare le email dal cumulo di prove contro l'imputato. E Quattrone, nello scandalo generale, fu assolto. Rientrò in possesso di quasi 500 milioni di dollari in bonus arretrati che erano stati congelati e oggi guida la sua boutique finanziaria, Qatalist Group fondata nel marzo scorso.



Nel caso Ralph Cioffi-Matthew Tannin a questo punto diventa centrale il processo. Il loro sarà il primo caso serio legato a manipolazioni degli interessi degli investitori. E sono tutti in attesa: i GP (General Partners) e i LP (Limited Partners). Se Cioffi e Tannin saranno condannati partiranno decine di altre cause simili contro GP sospettati di aver scambiato email sospette e si scatenerà un assalto alle banche da parte degli LP in cerca di risarcimento danni. Assalto del tutto legittimo visto che un fatto è ormai appurato: dopo aver usato lo stesso modello per le Enron e Worldcom di questo mondo, le banche ignorarono gli avvertimenti della Sarbanes-Oxley e ripartirono con la formulazione di strumenti aggressivi, off balance sheet, allocati in veicoli off shore per cavalcare la bolla specualtiva immobiliare e aggirare i rigidi paletti imposti dal legislatore.

Sono state le stesse banche - commerciali e d'affari a favorire la nascita di istituzioni finanziarie non bancarie in grado di concedere gli spericolati prestiti subprime, visto che loro non potevano farlo direttamente. Sono state le banche ad acquistare i portafogli subprime ad impacchettarli in Cdo per poi rivenderli a investitori ignari. Uno dei casi più eclatanti fu quello di Goldman Sachs: da una parte collocava con la forza del suo marchio gli strumenti agli investitori, dall'altra speculava contro quegli stessi strumenti. Una strategia non molto diversa da quella di Cioffi e Tannin, che liquidavano le loro posizioni dai loro fondi temendo un "meltdown", ma allo stesso tempo convincevano gli investitori ad aumentare le loro posizioni.

La domanda di fondo è sempre la stessa: si arriverà fino ai capi, fino alle istituzioni che hanno speculato aggressivamente e - si dice- illegalmente? «Sarà difficile - dice il finanziere con cui abbiamo parlato- le banche potranno sempre dire che erano dipartimenti diversi, non in contatto fra loro e dunque si trattava di operazioni legittime». Cioffi e Tannin invece facevano tutto loro e in questi casi è più facile colpire l'individuo che l'istituzione. Ma, se saranno condannati, l'offensiva su base nazionale sarà molto più vasta e forse arriverà alle istituzioni, magari con multe colossali. Altrimenti, dopo averla fatta franca con un semplice buffetto a cavallo degli scandali del 2000 e se riusciranno a farla franca anche ora, di una cosa possiamo essere certi: come dice il proverbio, «non c'è due senza tre».


Dagospia 23 Giugno 2008