IL NAZISMO SECONDO MAILER - IL ROMANZO POSTUMO DELLO SCRITTORE AMERICANO SUGLI ORRORI DI HITLER E DEI SUOI SEGUACI - "PER HIMMLER LA 'PUREZZA' DELLA RAZZA SI POTEVA PRESERVARE TRAMITE L'INCESTO".
Da "la Repubblica" (Copyright The Estate of Norman Mailer e Giulio Einaudi editore. Traduzione di Giovanna Granato)
Anticipiamo parte del primo capitolo di "Il castello nella foresta" (Einaudi, pagg. 427, euro 19), l´ultimo romanzo di Norman Mailer, da domani in libreria. Lo scrittore americano è scomparso nel novembre del 2007
La stanza che Himmler utilizzava per parlare con la nostra cerchia ristretta era una piccola sala conferenze rivestita con pannelli in legno di noce scuro che contava appena venti posti distribuiti su quattro file da cinque. Ma non intendo soffermarmi su certe descrizioni. Preferisco dedicarmi alle idee tutt´altro che ortodosse di Himmler. Chissà che non mi abbiano spinto ad avviare un memoriale destinato a turbare le coscienze. E so che per estirpare tante convinzioni invalse mi toccherà navigare in acque burrascose. Alla sola idea sento erompere una cacofonia nell´animo. Come ufficiali dei servizi segreti tendiamo spesso a distorcere le nostre scoperte. La menzogna, del resto, è a suo modo un´arte, anche se quest´impresa mi impone di non avvalermene.
Ma ora basta! Vorrei presentare Heinrich Himmler. Preparati, lettore, perché non sarà un incontro facile. Questo signore, che dietro le spalle veniva soprannominato Heini, nel 1938 era diventato uno dei quattro capi indiscussi della Germania. Eppure la sua vocazione intellettuale più amata e riposta era lo studio dell´incesto, che dominava le nostre indagini più sofisticate. Alle scoperte erano riservate riunioni a porte chiuse.
L´incesto, sosteneva Heini, era sempre stato molto diffuso tra i poveri di ogni dove. Nemmeno i nostri contadini tedeschi ne erano rimasti immuni, e questo fino all´Ottocento. «Negli ambienti intellettuali nessuno solleva mai l´argomento, - osservava Heini -. Del resto, c´è poco da fare. A chi interessa certificare che un poveraccio è frutto di un incesto? Ogni singola istituzione di ogni singolo Paese civile mira soltanto a nascondere certe cose sotto il tappeto».
O meglio, tutte le alte cariche governative del mondo tranne Heinrich Himmler. Dietro quei suoi occhialetti tristanzuoli era tutto un turbinio di idee straordinarie. Devo ribadire che, per avere una faccia insulsa e senza mento, sfoggiava un misto sconsolante di acume e stupidità. Per esempio si dichiarava pagano. Secondo le sue previsioni l´umanità avrebbe conosciuto un futuro di prosperità non appena il paganesimo avesse conquistato il mondo.
Allora l´anima di ognuno si sarebbe arricchita di piaceri prima inammissibili. Nessuno di noi, però, riusciva a immaginare un´orgia dove l´erotismo raggiungesse livelli tali da indurre una donna a fondere le proprie carni con quelle di Heinrich Himmler. Macché, neppure in nome dello spirito più innovativo! Perché in faccia gli leggevi ancora l´espressione che doveva aver avuto ai tempi dei balli scolastici quando, con uno sguardo occhialuto di disapprovazione, faceva tappezzeria: un ragazzo lungo lungo e secco secco che era l´incarnazione dell´imbranato. Mostrava già un accenno di pancetta. Se ne stava lì parcheggiato contro il muro mentre proseguivano le danze.
Eppure con gli anni sviluppò un´ossessione per argomenti che gli altri non osavano neppure nominare (e questo, devo dire, di solito è il primo passo verso un pensiero nuovo). In particolare dedicò grande attenzione al ritardo mentale. Perché? Perché Himmler sottoscriveva la teoria secondo la quale le migliori potenzialità umane confinano con le peggiori. Perciò non escludeva l´eventualità che i figli dotati messi al mondo da famiglie umili e anonime fossero «incestuari». Il termine da lui coniato in tedesco era Inzestuarier. Non gli piaceva la parola in uso per una simile sventura, Blutschande (scandalo del sangue), e nemmeno quella a volte impiegata in ambienti più raffinati, Dramatik des Blutes (dramma del sangue).
Nessuno di noi si sentiva abbastanza qualificato da dire che la sua teoria non valeva niente. Era fin dagli albori delle SS che Himmler indicava come necessità primaria quella di creare gruppi d´indagine eccellenti. Era nostro dovere spingere l´indagine fino in fondo. Per dirla con Himmler, la salute del nazionalsocialismo dipendeva esclusivamente dalle letzte Fragen (domande ultime). Dovevamo sondare problemi che altre nazioni non osavano neppure sfiorare.
L´incesto era in cima alla lista. Il pensiero tedesco doveva tornare a essere ispirazione e guida del mondo intellettuale. In cambio - questa l´accoppiata tacita - Heinrich Himmler avrebbe ottenuto grandi riconoscimenti per aver preso di petto problemi che traevano origine dall´ambiente agricolo. E ci teneva a sottolineare il nocciolo della questione: lo studio dell´agricoltura non può prescindere dall´agricoltore. Ma capire l´uomo della terra significa parlare d´incesto.
Vi garantisco che a quel punto sollevò la mano con lo stesso, identico gesto tipico di Hitler: un piccolo scatto effeminato del polso. Era il suo modo per dire: «Ora viene il piatto forte. con contorno di patate!» E si lanciò in una perorazione. - Ebbene sì, - disse, - l´incesto! Ecco l´unica, vera spiegazione alla religiosità dei vecchi contadini. La grande paura del peccatore deve per forza di cose manifestarsi in due modi opposti: con la totale devozione alla pratica religiosa o con il nichilismo.
Ricordo di aver studiato a scuola che il marxista Friedrich Engels una volta scrisse: «Quando la chiesa cattolica capì che era impossibile impedire l´adulterio, rese impossibile ottenere il divorzio». Un´uscita geniale, anche se viene dalla bocca sbagliata. Lo stesso si potrebbe dire per lo scandalo del sangue. Impossibile impedire anche quello. Perciò il contadino ci tiene a restare devoto -. Annuì. Annuì di nuovo, come se due cenni decisi del capo fossero il minimo necessario per convincerci che parlava a ragion veduta.
Quante volte - domandò - il contadino medio del secolo precedente era riuscito a evitare le tentazioni del sangue? Non che fosse facile. Inutile negare che spesso i contadini non avevano un bell´aspetto. La fatica logora i lineamenti. E poi puzzavano di terra e di stalla. Le estati torride esasperavano gli odori corporei. Date le circostanze era inevitabile che gli istinti primordiali innescassero inclinazioni peccaminose. Se si aggiunge che non facevano vita sociale, come potevano acquisire la capacità di stare alla larga dai grovigli con fratelli e sorelle, padri e figlie?
Non si addentrò nell´intrico di gambe, braccia e busti formato da tre o quattro figli che dormono nello stesso letto, né nella naturalezza sprovveduta dell´attività più piacevole di tutte - quella corsa ansante, febbrile e gravosa per scalare le vette del piacere fisico - ma dichiarò: - Non sono pochi nel settore agricolo quelli che, volenti o nolenti, finiscono col considerare l´incesto un´alternativa soddisfacente. Chi, a ben vedere, è più portato a trovare particolarmente belli i lineamenti induriti dal lavoro ma degni di rispetto di un padre o di un fratello? Le sorelle, è ovvio! O le figlie. Spesso soltanto loro. Il padre, che le ha messe al mondo, rimane al centro della loro attenzione.
E bravo Himmler. Erano due decenni che andava accumulando teorie in quella sua testa. Seguace convinto di Schopenhauer, dava altresì grande risalto a una parola ancora relativamente nuova nel 1938: geni. I geni, diceva, sono l´incarnazione biologica del concetto schopenhaueriano di Volontà. Sono l´elemento base di questa misteriosa Volontà. - Sappiamo, - disse, - che è possibile trasmettere gli istinti di generazione in generazione. Perché? Direi che è nella natura della Volontà restare fedele alle proprie origini. Arriverei al punto di definirla una Visione, sì, signori miei, una forza che dimora al centro esatto dell´esistenza umana. E questa Visione a distinguerci dagli animali. E da quando siamo sulla faccia della terra che noi umani cerchiamo di elevarci verso le altezze invisibili che ci si prospettano.
- Certo, un obiettivo così ambizioso non è esente da ostacoli. Il più eccezionale dei nostri geni deve dimostrarsi comunque capace di superare le privazioni, le umiliazioni e le tragedie della vita mentre i geni vengono trasmessi di padre in figlio, una generazione dopo l´altra. Vi dirò che raramente i grandi condottieri sono il frutto di un solo padre e di una sola madre. Il raro condottiero è molto più verosimilmente l´unico che sia riuscito a infrangere i vincoli che hanno impedito a dieci generazioni di frustrati di esprimere la Visione nel corso della loro vita ma non di trasmetterla attraverso i geni.
Inutile dire che sono giunto a formulare questi concetti meditando sulla vita di Adolf Hitler. La sua ascesa eroica risuona nei nostri cuori. Giacché, come sappiamo, deriva da una lunga progenie di modesti contadini, la sua vita è la riprova di un´impresa sovrumana. Non possiamo che piegarci a un´ammirazione incondizionata.
Dagospia 23 Giugno 2008
Anticipiamo parte del primo capitolo di "Il castello nella foresta" (Einaudi, pagg. 427, euro 19), l´ultimo romanzo di Norman Mailer, da domani in libreria. Lo scrittore americano è scomparso nel novembre del 2007
La stanza che Himmler utilizzava per parlare con la nostra cerchia ristretta era una piccola sala conferenze rivestita con pannelli in legno di noce scuro che contava appena venti posti distribuiti su quattro file da cinque. Ma non intendo soffermarmi su certe descrizioni. Preferisco dedicarmi alle idee tutt´altro che ortodosse di Himmler. Chissà che non mi abbiano spinto ad avviare un memoriale destinato a turbare le coscienze. E so che per estirpare tante convinzioni invalse mi toccherà navigare in acque burrascose. Alla sola idea sento erompere una cacofonia nell´animo. Come ufficiali dei servizi segreti tendiamo spesso a distorcere le nostre scoperte. La menzogna, del resto, è a suo modo un´arte, anche se quest´impresa mi impone di non avvalermene.
Ma ora basta! Vorrei presentare Heinrich Himmler. Preparati, lettore, perché non sarà un incontro facile. Questo signore, che dietro le spalle veniva soprannominato Heini, nel 1938 era diventato uno dei quattro capi indiscussi della Germania. Eppure la sua vocazione intellettuale più amata e riposta era lo studio dell´incesto, che dominava le nostre indagini più sofisticate. Alle scoperte erano riservate riunioni a porte chiuse.
L´incesto, sosteneva Heini, era sempre stato molto diffuso tra i poveri di ogni dove. Nemmeno i nostri contadini tedeschi ne erano rimasti immuni, e questo fino all´Ottocento. «Negli ambienti intellettuali nessuno solleva mai l´argomento, - osservava Heini -. Del resto, c´è poco da fare. A chi interessa certificare che un poveraccio è frutto di un incesto? Ogni singola istituzione di ogni singolo Paese civile mira soltanto a nascondere certe cose sotto il tappeto».
O meglio, tutte le alte cariche governative del mondo tranne Heinrich Himmler. Dietro quei suoi occhialetti tristanzuoli era tutto un turbinio di idee straordinarie. Devo ribadire che, per avere una faccia insulsa e senza mento, sfoggiava un misto sconsolante di acume e stupidità. Per esempio si dichiarava pagano. Secondo le sue previsioni l´umanità avrebbe conosciuto un futuro di prosperità non appena il paganesimo avesse conquistato il mondo.
Allora l´anima di ognuno si sarebbe arricchita di piaceri prima inammissibili. Nessuno di noi, però, riusciva a immaginare un´orgia dove l´erotismo raggiungesse livelli tali da indurre una donna a fondere le proprie carni con quelle di Heinrich Himmler. Macché, neppure in nome dello spirito più innovativo! Perché in faccia gli leggevi ancora l´espressione che doveva aver avuto ai tempi dei balli scolastici quando, con uno sguardo occhialuto di disapprovazione, faceva tappezzeria: un ragazzo lungo lungo e secco secco che era l´incarnazione dell´imbranato. Mostrava già un accenno di pancetta. Se ne stava lì parcheggiato contro il muro mentre proseguivano le danze.
Eppure con gli anni sviluppò un´ossessione per argomenti che gli altri non osavano neppure nominare (e questo, devo dire, di solito è il primo passo verso un pensiero nuovo). In particolare dedicò grande attenzione al ritardo mentale. Perché? Perché Himmler sottoscriveva la teoria secondo la quale le migliori potenzialità umane confinano con le peggiori. Perciò non escludeva l´eventualità che i figli dotati messi al mondo da famiglie umili e anonime fossero «incestuari». Il termine da lui coniato in tedesco era Inzestuarier. Non gli piaceva la parola in uso per una simile sventura, Blutschande (scandalo del sangue), e nemmeno quella a volte impiegata in ambienti più raffinati, Dramatik des Blutes (dramma del sangue).
Nessuno di noi si sentiva abbastanza qualificato da dire che la sua teoria non valeva niente. Era fin dagli albori delle SS che Himmler indicava come necessità primaria quella di creare gruppi d´indagine eccellenti. Era nostro dovere spingere l´indagine fino in fondo. Per dirla con Himmler, la salute del nazionalsocialismo dipendeva esclusivamente dalle letzte Fragen (domande ultime). Dovevamo sondare problemi che altre nazioni non osavano neppure sfiorare.
L´incesto era in cima alla lista. Il pensiero tedesco doveva tornare a essere ispirazione e guida del mondo intellettuale. In cambio - questa l´accoppiata tacita - Heinrich Himmler avrebbe ottenuto grandi riconoscimenti per aver preso di petto problemi che traevano origine dall´ambiente agricolo. E ci teneva a sottolineare il nocciolo della questione: lo studio dell´agricoltura non può prescindere dall´agricoltore. Ma capire l´uomo della terra significa parlare d´incesto.
Vi garantisco che a quel punto sollevò la mano con lo stesso, identico gesto tipico di Hitler: un piccolo scatto effeminato del polso. Era il suo modo per dire: «Ora viene il piatto forte. con contorno di patate!» E si lanciò in una perorazione. - Ebbene sì, - disse, - l´incesto! Ecco l´unica, vera spiegazione alla religiosità dei vecchi contadini. La grande paura del peccatore deve per forza di cose manifestarsi in due modi opposti: con la totale devozione alla pratica religiosa o con il nichilismo.
Ricordo di aver studiato a scuola che il marxista Friedrich Engels una volta scrisse: «Quando la chiesa cattolica capì che era impossibile impedire l´adulterio, rese impossibile ottenere il divorzio». Un´uscita geniale, anche se viene dalla bocca sbagliata. Lo stesso si potrebbe dire per lo scandalo del sangue. Impossibile impedire anche quello. Perciò il contadino ci tiene a restare devoto -. Annuì. Annuì di nuovo, come se due cenni decisi del capo fossero il minimo necessario per convincerci che parlava a ragion veduta.
Quante volte - domandò - il contadino medio del secolo precedente era riuscito a evitare le tentazioni del sangue? Non che fosse facile. Inutile negare che spesso i contadini non avevano un bell´aspetto. La fatica logora i lineamenti. E poi puzzavano di terra e di stalla. Le estati torride esasperavano gli odori corporei. Date le circostanze era inevitabile che gli istinti primordiali innescassero inclinazioni peccaminose. Se si aggiunge che non facevano vita sociale, come potevano acquisire la capacità di stare alla larga dai grovigli con fratelli e sorelle, padri e figlie?
Non si addentrò nell´intrico di gambe, braccia e busti formato da tre o quattro figli che dormono nello stesso letto, né nella naturalezza sprovveduta dell´attività più piacevole di tutte - quella corsa ansante, febbrile e gravosa per scalare le vette del piacere fisico - ma dichiarò: - Non sono pochi nel settore agricolo quelli che, volenti o nolenti, finiscono col considerare l´incesto un´alternativa soddisfacente. Chi, a ben vedere, è più portato a trovare particolarmente belli i lineamenti induriti dal lavoro ma degni di rispetto di un padre o di un fratello? Le sorelle, è ovvio! O le figlie. Spesso soltanto loro. Il padre, che le ha messe al mondo, rimane al centro della loro attenzione.
E bravo Himmler. Erano due decenni che andava accumulando teorie in quella sua testa. Seguace convinto di Schopenhauer, dava altresì grande risalto a una parola ancora relativamente nuova nel 1938: geni. I geni, diceva, sono l´incarnazione biologica del concetto schopenhaueriano di Volontà. Sono l´elemento base di questa misteriosa Volontà. - Sappiamo, - disse, - che è possibile trasmettere gli istinti di generazione in generazione. Perché? Direi che è nella natura della Volontà restare fedele alle proprie origini. Arriverei al punto di definirla una Visione, sì, signori miei, una forza che dimora al centro esatto dell´esistenza umana. E questa Visione a distinguerci dagli animali. E da quando siamo sulla faccia della terra che noi umani cerchiamo di elevarci verso le altezze invisibili che ci si prospettano.
- Certo, un obiettivo così ambizioso non è esente da ostacoli. Il più eccezionale dei nostri geni deve dimostrarsi comunque capace di superare le privazioni, le umiliazioni e le tragedie della vita mentre i geni vengono trasmessi di padre in figlio, una generazione dopo l´altra. Vi dirò che raramente i grandi condottieri sono il frutto di un solo padre e di una sola madre. Il raro condottiero è molto più verosimilmente l´unico che sia riuscito a infrangere i vincoli che hanno impedito a dieci generazioni di frustrati di esprimere la Visione nel corso della loro vita ma non di trasmetterla attraverso i geni.
Inutile dire che sono giunto a formulare questi concetti meditando sulla vita di Adolf Hitler. La sua ascesa eroica risuona nei nostri cuori. Giacché, come sappiamo, deriva da una lunga progenie di modesti contadini, la sua vita è la riprova di un´impresa sovrumana. Non possiamo che piegarci a un´ammirazione incondizionata.
Dagospia 23 Giugno 2008