PER FAVORE, NON TOCCATE HILLARY - L'EDITORIALISTA SNOB MAUREEN DOWD, REA DI AVER ATTACCATO L'EX FIRST LADY, "CENSURATA" DAL SUO STESSO GIORNALE ("NEW YORK TIMES") - OBAMA "ACCHIAPPA" GLI EVANGELICI.
Alessandra Farkas per il "Corriere della Sera"
1 - BUFERA SULLA GIORNALISTA ANTI-HILLARY: È SESSISTA.
«Maureen Dowd si è aggiudicata un posto d'onore nel Tempio della Vergogna per i suoi articoli sessisti su Hillary Clinton». L'accusa, durissima, contro la 56enne superstar e Premio Pulitzer del "New York Times" viene dal suo stesso giornale. O meglio da Clark Hoyt, il garante dei lettori del Times il cui compito è tenere costantemente sotto il microscopio la linea dell'illustre testata.
Nel mirino di Hoyt sono finiti 28 editoriali anti-Hillary dei 44 firmati dalla Dowd dallo scorso 1? gennaio. Frasi quali «il messaggio della Clinton è castrante e senza scusanti»; «aveva bisogno di provare la sua mascolinità»; «per difendersi dalle calamità, alla fine ha giocato la carta della vittima donna». In uno dei suoi pezzi più cattivi, dopo la vittoria di Obama, la Dowd esortò Hillary ad «imitare Miss America, facendo un'uscita magnanima e aggraziata, nascondendosi dietro le quinte».
Apriti cielo. «Gli articoli della Dowd grondano di espressioni che descrivono la Clinton come un mostro dall'abbraccio soffocante - sentenzia Hoyt - Un'intrigante eroina da film noir e una vittima dipendente dal marito». La sua indagine, ironicamente, è partita da un articolo apparso sulla prima pagina del "Times" lo scorso 13 giugno, sull'appello dell'organizzazione delle femministe storiche NOW a boicottare i network tv finiti nel suo Media Hall of Shame per i loro reportage misogini e sessisti che avrebbero contribuito alla sconfitta elettorale di Hillary.
All'indomani il "Times" fu inondato dalle proteste di lettrici quali Peggy Aulisio, che l'accusavano di ipocrisia, invitandolo a «fare autocritica». «Avevano ragione», chiarisce adesso Hoyt, che dopo aver assolto le pagine di cronaca politica, crocefigge solo lei. «Sono pagata per non essere imparziale», si difende la Dowd, figlia di un poliziotto irlandese, cattolica, che ha fatto fortuna insultando i ricchi e potenti con una velenosità verbale - da querela in Italia - possibile grazie al Primo Emendamento della costituzione Usa.
Nei suoi articoli, l'autrice di "Ma gli uomini sono necessari?" non risparmia nessuno: da Dick Cheney («Darth Vader») ad Al Gore («Il suo impegno ambientalista solleva dubbi sulla sua mascolinità»); da Papa Benedetto XVI (che detesta) allo stesso Obama (soprannominato «Obambi» e accusato di avere uno stile manageriale «da femminuccia»).
«Il suo stile involgarisce i temi più seri, guardandoli sotto la lente della cultura popolare», l'ha attaccata la "New York Press". «È una narcisista che trasforma tutto in caricatura», gli fa eco il Weekly Standard. L'unico a difenderla è Andrew Rosenthal, capo della pagina degli editoriali, secondo cui, «un editorialista deve offrire opinioni forti, come fa Maureen, a prescindere dal sesso, affiliazione o ideologia del soggetto trattato».
2 - MOLTI EVANGELICI STANNO GIÀ TRAGHETTANDO VERSO I LIDI DI OBAMA.
Come voterebbe Gesù Cristo? La domanda assilla da mesi gli oltre 60 milioni di evangelici americani che per la prima volta in quasi tre decenni stanno abbandonando in massa il partito repubblicano. Dopo "The Nation" tocca adesso al settimanale dell'intellighenzia Usa "The New Yorker", esplorare la crisi d'identità della comunità di credenti che per ben due volte determinò lo sbarco di George W. Bush alla Casa Bianca.
«Metà degli evangelici non si identifica più nella destra religiosa», teorizza il "New Yorker". Il cambiamento, a dire il vero, è stato graduale. Nel 2004 la National Association of Evangelicals pubblicò un documento in cui invitava il proprio gregge a superare i due storici tabù (aborto e divorzio) per focalizzarsi su temi quali l'ingiustizia nei confronti dei poveri, i diritti umani e la pace.
«Gli evangelici oggi non vogliono più essere identificati come i bigotti del partito repubblicano», spiega lo storico evangelico Mark Noll. Da un recente sondaggio Pew emerge che quelli dai 18 ai 30 anni sono più preoccupati dall'assenza di copertura medica ai poveri, dalle leggi anti-immigranti e dagli effetti devastanti dell'effetto serra che dal matrimonio tra gay.
Molti di loro sono pronti a votare Obama perché, come spiega Joel Hunter, influente pastore della Northland Church di Orlando in Florida, «non siamo disposti ad appoggiare un candidato che depaupera i bisognosi tagliando le tasse ai ricchi».
Dagospia 24 Giugno 2008
1 - BUFERA SULLA GIORNALISTA ANTI-HILLARY: È SESSISTA.
«Maureen Dowd si è aggiudicata un posto d'onore nel Tempio della Vergogna per i suoi articoli sessisti su Hillary Clinton». L'accusa, durissima, contro la 56enne superstar e Premio Pulitzer del "New York Times" viene dal suo stesso giornale. O meglio da Clark Hoyt, il garante dei lettori del Times il cui compito è tenere costantemente sotto il microscopio la linea dell'illustre testata.
Nel mirino di Hoyt sono finiti 28 editoriali anti-Hillary dei 44 firmati dalla Dowd dallo scorso 1? gennaio. Frasi quali «il messaggio della Clinton è castrante e senza scusanti»; «aveva bisogno di provare la sua mascolinità»; «per difendersi dalle calamità, alla fine ha giocato la carta della vittima donna». In uno dei suoi pezzi più cattivi, dopo la vittoria di Obama, la Dowd esortò Hillary ad «imitare Miss America, facendo un'uscita magnanima e aggraziata, nascondendosi dietro le quinte».
Apriti cielo. «Gli articoli della Dowd grondano di espressioni che descrivono la Clinton come un mostro dall'abbraccio soffocante - sentenzia Hoyt - Un'intrigante eroina da film noir e una vittima dipendente dal marito». La sua indagine, ironicamente, è partita da un articolo apparso sulla prima pagina del "Times" lo scorso 13 giugno, sull'appello dell'organizzazione delle femministe storiche NOW a boicottare i network tv finiti nel suo Media Hall of Shame per i loro reportage misogini e sessisti che avrebbero contribuito alla sconfitta elettorale di Hillary.
All'indomani il "Times" fu inondato dalle proteste di lettrici quali Peggy Aulisio, che l'accusavano di ipocrisia, invitandolo a «fare autocritica». «Avevano ragione», chiarisce adesso Hoyt, che dopo aver assolto le pagine di cronaca politica, crocefigge solo lei. «Sono pagata per non essere imparziale», si difende la Dowd, figlia di un poliziotto irlandese, cattolica, che ha fatto fortuna insultando i ricchi e potenti con una velenosità verbale - da querela in Italia - possibile grazie al Primo Emendamento della costituzione Usa.
Nei suoi articoli, l'autrice di "Ma gli uomini sono necessari?" non risparmia nessuno: da Dick Cheney («Darth Vader») ad Al Gore («Il suo impegno ambientalista solleva dubbi sulla sua mascolinità»); da Papa Benedetto XVI (che detesta) allo stesso Obama (soprannominato «Obambi» e accusato di avere uno stile manageriale «da femminuccia»).
«Il suo stile involgarisce i temi più seri, guardandoli sotto la lente della cultura popolare», l'ha attaccata la "New York Press". «È una narcisista che trasforma tutto in caricatura», gli fa eco il Weekly Standard. L'unico a difenderla è Andrew Rosenthal, capo della pagina degli editoriali, secondo cui, «un editorialista deve offrire opinioni forti, come fa Maureen, a prescindere dal sesso, affiliazione o ideologia del soggetto trattato».
2 - MOLTI EVANGELICI STANNO GIÀ TRAGHETTANDO VERSO I LIDI DI OBAMA.
Come voterebbe Gesù Cristo? La domanda assilla da mesi gli oltre 60 milioni di evangelici americani che per la prima volta in quasi tre decenni stanno abbandonando in massa il partito repubblicano. Dopo "The Nation" tocca adesso al settimanale dell'intellighenzia Usa "The New Yorker", esplorare la crisi d'identità della comunità di credenti che per ben due volte determinò lo sbarco di George W. Bush alla Casa Bianca.
«Metà degli evangelici non si identifica più nella destra religiosa», teorizza il "New Yorker". Il cambiamento, a dire il vero, è stato graduale. Nel 2004 la National Association of Evangelicals pubblicò un documento in cui invitava il proprio gregge a superare i due storici tabù (aborto e divorzio) per focalizzarsi su temi quali l'ingiustizia nei confronti dei poveri, i diritti umani e la pace.
«Gli evangelici oggi non vogliono più essere identificati come i bigotti del partito repubblicano», spiega lo storico evangelico Mark Noll. Da un recente sondaggio Pew emerge che quelli dai 18 ai 30 anni sono più preoccupati dall'assenza di copertura medica ai poveri, dalle leggi anti-immigranti e dagli effetti devastanti dell'effetto serra che dal matrimonio tra gay.
Molti di loro sono pronti a votare Obama perché, come spiega Joel Hunter, influente pastore della Northland Church di Orlando in Florida, «non siamo disposti ad appoggiare un candidato che depaupera i bisognosi tagliando le tasse ai ricchi».
Dagospia 24 Giugno 2008