LETTERA DI ERMANNO OLMI PER VCG (SEPOLTO IN GALERA, DIMENTICATO DA TUTTI)
"CARO VITTORIO, VOGLIO SOLO FARTI SAPERE CHE LA MIA STIMA PER TE È IMMUTATA
LA TUA GENEROSITÀ, CHE SALVÒ ULTIMO FILM DI ANTONIONI, CAUSA DEI TUOI GUAI"
"CARO VITTORIO, VOGLIO SOLO FARTI SAPERE CHE LA MIA STIMA PER TE È IMMUTATA
LA TUA GENEROSITÀ, CHE SALVÒ ULTIMO FILM DI ANTONIONI, CAUSA DEI TUOI GUAI"
Lettera di Ermanno Olmi al Corriere della Sera
Caro direttore, un po' per tutto: il prezzo del petrolio che ogni giorno ci fa intendere che è lui che comanda e basta, e che i nostri risparmi sono allo sbando e facile preda di furbacchioni. Tutti che battibeccano su tutto: dagli Ogm al nucleare, i ghiacci del Polo che si stanno liquefacendo come il gelato a Ferragosto, la pianura padana con un clima tropicale da piantarci le banane e ci mancavano anche i rom a turbare il sonno delle anime candide.
Per fortuna questo caldo afoso ci distoglie da tanto «incasinamento» facendoci sospirare una tregua vacanziera: magari minima, vista la grama situazione che impone la svalutazione. E anch'io come tanti, un po' vigliaccamente, mi dico: «Beh, vediamo cosa succede quando torniamo».
Altre volte è capitato di trovarci in situazioni simili, con il rientro minacciato dall' «autunno caldo », che adesso non si usa dire nemmeno più perché questa volta pare sarà «bollente». Non possiamo nasconderci che tutti ci sentiamo più inquieti e la nostra spensieratezza ferragostana ha già il tarlo del pessimismo.
E in quanto a me, ho un motivo in più di disagio per il pensiero di un amico in difficoltà ed è per questo che scrivo questa lettera perché lui la possa leggere e sentirsi meno solo. Me lo concede, caro direttore?
Questa è la lettera.
«Caro Vittorio, ho letto sul Corriere del 3 luglio dei tuoi problemi giudiziari e per questo ti trovi in prigione a Roma. Immagino la tua malinconia e nemmeno oso commentarla. Voglio solo farti sapere che la mia stima per te è immutata anzi, ancora di più in questo momento difficile della tua vita. E te lo confermo con una lettera pubblica perché desidero che altri sappiamo di te le ragioni per cui ti sono grato.
Fra tutte, la prima è la tua genuina generosità. E sono convinto che proprio questa sia in buona parte la causa dei tuoi guai del momento. Ecco perché voglio portare una testimonianza di quanto ho appena affermato. 1994 a Viareggio: si assegnano i Premi per il Cinema Europeo e contemporaneamente è il compleanno di Michelangelo Antonioni che si appresta a realizzare il suo ultimo lungometraggio «Al di là delle nuvole» prodotto dalla Rai e Italnoleggio (due enti di Stato).
Erano le sette di sera, alle nove c'era la cerimonia in onore del Maestro, quando arriva la notizia riservata che l'Italnoleggio non conferma il suo impegno produttivo. Antonioni non sa ancora nulla. Panico, fra gli amici. Nell'affanno degli ultimi minuti, si chiama a Roma Vittorio Cecchi Gori e gli spieghiamo la situazione. La risposta è immediata: «Subentro totalmente per tutta la quota mancante». Senza neppure chiedere a quanto ammontava.
Un atto sconsiderato per un manager avveduto. Un gesto di nobile magnanimità per un uomo che ha amato il cinema e molti di noi gli devono tanta riconoscenza. Il film ebbe un esito commerciale non del tutto soddisfacente ma Vittorio confermò ugualmente la sua soddisfazione per aver dato a un grande Maestro l'opportunità di realizzare il suo ultimo film. Non fu così per Federico Fellini che venne umiliato dal rifiuto di tutti. Ti abbraccio con amicizia, caro Vittorio. Tuo Ermanno Olmi».
Dagospia 06 Luglio 2008
Caro direttore, un po' per tutto: il prezzo del petrolio che ogni giorno ci fa intendere che è lui che comanda e basta, e che i nostri risparmi sono allo sbando e facile preda di furbacchioni. Tutti che battibeccano su tutto: dagli Ogm al nucleare, i ghiacci del Polo che si stanno liquefacendo come il gelato a Ferragosto, la pianura padana con un clima tropicale da piantarci le banane e ci mancavano anche i rom a turbare il sonno delle anime candide.
Per fortuna questo caldo afoso ci distoglie da tanto «incasinamento» facendoci sospirare una tregua vacanziera: magari minima, vista la grama situazione che impone la svalutazione. E anch'io come tanti, un po' vigliaccamente, mi dico: «Beh, vediamo cosa succede quando torniamo».
Altre volte è capitato di trovarci in situazioni simili, con il rientro minacciato dall' «autunno caldo », che adesso non si usa dire nemmeno più perché questa volta pare sarà «bollente». Non possiamo nasconderci che tutti ci sentiamo più inquieti e la nostra spensieratezza ferragostana ha già il tarlo del pessimismo.
E in quanto a me, ho un motivo in più di disagio per il pensiero di un amico in difficoltà ed è per questo che scrivo questa lettera perché lui la possa leggere e sentirsi meno solo. Me lo concede, caro direttore?
Questa è la lettera.
«Caro Vittorio, ho letto sul Corriere del 3 luglio dei tuoi problemi giudiziari e per questo ti trovi in prigione a Roma. Immagino la tua malinconia e nemmeno oso commentarla. Voglio solo farti sapere che la mia stima per te è immutata anzi, ancora di più in questo momento difficile della tua vita. E te lo confermo con una lettera pubblica perché desidero che altri sappiamo di te le ragioni per cui ti sono grato.
Fra tutte, la prima è la tua genuina generosità. E sono convinto che proprio questa sia in buona parte la causa dei tuoi guai del momento. Ecco perché voglio portare una testimonianza di quanto ho appena affermato. 1994 a Viareggio: si assegnano i Premi per il Cinema Europeo e contemporaneamente è il compleanno di Michelangelo Antonioni che si appresta a realizzare il suo ultimo lungometraggio «Al di là delle nuvole» prodotto dalla Rai e Italnoleggio (due enti di Stato).
Erano le sette di sera, alle nove c'era la cerimonia in onore del Maestro, quando arriva la notizia riservata che l'Italnoleggio non conferma il suo impegno produttivo. Antonioni non sa ancora nulla. Panico, fra gli amici. Nell'affanno degli ultimi minuti, si chiama a Roma Vittorio Cecchi Gori e gli spieghiamo la situazione. La risposta è immediata: «Subentro totalmente per tutta la quota mancante». Senza neppure chiedere a quanto ammontava.
Un atto sconsiderato per un manager avveduto. Un gesto di nobile magnanimità per un uomo che ha amato il cinema e molti di noi gli devono tanta riconoscenza. Il film ebbe un esito commerciale non del tutto soddisfacente ma Vittorio confermò ugualmente la sua soddisfazione per aver dato a un grande Maestro l'opportunità di realizzare il suo ultimo film. Non fu così per Federico Fellini che venne umiliato dal rifiuto di tutti. Ti abbraccio con amicizia, caro Vittorio. Tuo Ermanno Olmi».
Dagospia 06 Luglio 2008