L'IRRESISTIBILE ASCESA DEL "TREBBIATORE DI MONTENERO" - L'8 LUGLIO DI PIETRO SARÀ BEATIFICATO IN PIAZZA COME CAPO DELL'OPPOSIZIONE - MA OCCHETTO LO ACCUSA DI BROGLI E LO TRASCINA IN TRIBUNALE.

1 - E OCCHETTO LO TRASCINA IN TRIBUNALE
Francesca Schianchi per la Stampa

«Una grande scommessa con l'elettorato di centrosinistra», proclamava soddisfatto Achille Occhetto nel giugno 2004. Una lista a cui dare «un voto doppiamente utile perché serve a mandare a casa questa destra e a cambiare faccia al centrosinistra». Parlava di "Società civile - Di Pietro-Occhetto", lista presentata alle elezioni europee del 2004: candidati i due leader, e poi altri personaggi di spicco come il giornalista Giulietto Chiesa, 2,1%, due seggi guadagnati.

Quattro anni dopo cambia lo scenario: e gli ex alleati si danno appuntameno in tribunale. Quello civile di Roma, per la precisione, il prossimo 18 luglio: parti in causa il Cantiere, associazione di iniziativa politica, nelle persone di Occhetto, l'ex sindaco di Pavia Elio Veltri e Chiesa; la Camera dei deputati con l'Avvocatura di stato, e l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Così, mentre l'ex pm si candida a capo dell'opposizione di piazza, una parte dei girotondi lo trascina in tribunale.

La questione inizia nel 2006, quando Il Cantiere chiede all'Idv parte dei circa cinque milioni e mezzo di euro di rimborsi elettorali di cui ha diritto per le europee 2004: neanche parlarne, «sono soldi che vengono dati ai partiti per le spese sostenute in campagna elettorale, non rimborsi personali ai singoli», è categorico l'avvocato di Di Pietro, Sergio Scicchitano.

Al Cantiere, sostenuti dal legale Francesco Paola, partono con le carte: prima si rivolgono al tribunale di Bologna, che si dichiara incompetente per territorio, poi a quello di Milano. Chiedono anche la nomina di un liquidatore dell'Idv: richiesta respinta. Ma non si danno per vinti e vanno avanti: a Milano, dove l'udienza di precisazione delle conclusioni è attesa nel gennaio 2009, e a Roma. Dove viene tirata in ballo la Camera dei deputati, presentando delle audizioni (istanze respinte), poi presentandole un decreto ingiuntivo di pagamento, un milione 600mila euro. La Camera fa opposizione e tira in ballo l'Italia dei valori: così, adesso ci troviamo alla vigilia dell'udienza romana.

«Sono tranquillo», dice Scicchitano. «Loro parlano, noi abbiamo provvedimenti giudiziari. Hanno sottoscritto davanti a un notaio l'accettazione della candidatura dichiarando che i rimborsi sarebbero spettati solo all'Idv: ora che vogliono dire, che non sapevano quel che facevano?».

«A noi sembra che non abbia rilievo il fatto che il deposito del simbolo fosse di Di Pietro», controbatte l'avvocato Paola. «La Camera eroga questi soldi senza entrare nel merito dei rapporti interni: questo modo di procedere ci sembra lesivo dei diritti politici fondamentali».

La causa di Milano dovrebbe chiudersi entro aprile-maggio del 2009. In primo grado: «Perché vedrà che andranno in Appello e poi avanti ancora», sospira Scicchitano. «Andrebbero pure dal Papa... Se non fosse che Occhetto da comunista sarà ateo, chissà».


2 - IL SIGNOR OPPOSIZIONE ORA SOGNA IN GRANDE "PIGLIERÒ VOTI A TUTTI"
Fabio Martini per La Stampa

Peppino, il barista di via Merulana, potrebbe spiegare meglio di tanti politologi perchè Tonino Di Pietro da un mese è diventato l'uomo forte dell'opposizione italiana. Alle sette del mattino, quando tira su la serranda del bar, Peppino spesso trova sbrigato metà del suo lavoro: sopra le seggiole che lui stesso accatasta ogni sera, non c'è più il telone di plastica che le ricopre.

Racconta Antonio Di Pietro: «La mattina mi sveglio verso le 5, verso le 6 vado dal giornalaio, mi faccio la mia rassegna stampa e poi, prima che apra il bar, in attesa del caffè, sblocco le seggiole...». Certo, le giornate che non finiscono mai, la volontà lapidaria, una sensibilità "popolare" sono requisiti importanti ma non indispensabili per un buon politico.



Eppure, 12 anni dopo il suo ingresso in politica come ministro dei Lavori Pubblici, dopo una decina di anni da comparsa come capo di un partitino, a 57 anni Tonino ha fatto il salto: oramai Di Pietro fa tendenza. Walter Veltroni, dopo aver puntato sulla "opposizione selettiva" e sul dialogo di legislatura con Berlusconi, si è dovuto ricredere e, con una inversione a "u" dopo appena 60 giorni, ha imboccato la stessa strada che Di Pietro aveva tracciato dal primo minuto.

Ma lui, Tonino, si è rimesso in fuga. Assieme ai "nuovi girotondi" sta organizzando l'adunata dell'8 luglio a piazza Navona contro quelle che Paolo Flores d'Arcais (ma non Di Pietro) chiama le «leggi-canaglia di Berlusconi». E a quel punto Veltroni, forse di nuovo spiazzato, ricorre alla "trovata" dei 5 milioni di firme, sferza Tonino. Senza dirlo, lo fa capire: Di Pietro è un alleato sleale.

E lui? La prova provata che l'uomo è diventato un competitore scomodo la si è avuta ieri mattina a Montecitorio, durante la presentazione della manifestazione di piazza Navona. Seduto in mezzo a due intellettuali affilatissimi come Furio Colombo e Paolo Flores d'Arcais, Tonino sembrava San Francesco: «Io rispetto chi non verrà in piazza, questa non è una manifestazione contro il Pd e quanto alla lettera Veltroni-Casini mica mi ingelosisco! Veltroni è il leader della coalizione riformista e dunque rappresenta anche me».

Un Di Pietro che fa le fusa per "rubare" meglio i voti al Pd? Oppure in cuor suo punta a saccheggiare anche altri elettorati, oltre a quello democratico? La risposta la dà lui stesso, disteso su uno dei divani di Montecitorio in una breve pausa delle sue giornate schiacciasassi: «Noi dell'Italia dei Valori, assieme alla Lega (e alla prima Forza Italia), siamo gli unici partiti della Seconda Repubblica, siamo gli unici partiti post-ideologici, mentre tutte le altre formazioni sono ricomposizioni di vecchi spezzoni. Sia io che Bossi ci abbiamo messo del tempo, ma stiamo arrivando, andiamo avanti e penso che l'Italia dei Valori possa sperare di diventare un partito di massa».

E allora eccola, finalmente squadernata, l'ambizione di Tonino, alla faccia di un futuro da vivere nel Pd. Vai a capire se ce la farà, ma l'idea è quella di emanciparsi dalla maledizione del partitino e diventare più grande, molto più grande, nientedimeno che un piccolo partito di massa. Allargandosi dove? Dice lui: «Noi riceviamo migliaia di mail e una parte significativa di queste sono di elettori della Lega o di An che ci dicono: ma lo sapete che c'avete ragione?».

Dunque, eccolo un altro target del "nuovo" Tonino: gli elettori perbenisti e giustizialisti delusi dalla destra di governo. Ma per ora il "trebbiatore di Montenero" semina a tutto campo. Con Beppe Grillo, guardato con diffidenza da un personaggio come Furio Colombo, Tonino ha invece un buon rapporto: «Ci manderà un messaggio, ma molti dei suoi sostenitori saranno in piazza». Insomma, ormai i "grillini" sono con lui.

Ma per pensare in grande, Di Pietro sa che non può restare abbarbicato a quello che lui stesso chiama «il ghetto del giustizialismo». Per questo fra qualche giorno partirà una campagna di affissioni mirate, manifesti diversi al Nord e al Sud. Nel Mezzogiorno migliaia di poster diranno: «Berlusconi toglie l'Ici e scippa 1850 milioni di euro per le strade di Calabria e Sicilia. Paga il Sud!».

In autunno dovrebbe partire la raccolta di firme per un "grappolo" di referendum per l'abrogazione di alcune leggi berlusconiane. Ma se il Pd si dovesse "svegliare", Di Pietro sa che tutto questo movimentismo potrebbe non bastare più. E anche per questo Tonino sta provando a mettere le radici: «Abbiamo "scoperto" di avere 1500 amministratori locali da Mondovì a Canicattì, a Bellaria tra due settimane si incontreranno migliaia di nostri giovani, in primavera avremo candidati sindaci in città importanti ai quali il Pd non potrà dire di no, sto già preparando le liste per le Europee: su 70 posti, quelli dell'Italia dei Valori non saranno più di 5! Perché io ho capito una cosa: per diventare grandi, dobbiamo "de-dipietrizzare" l'Italia dei Valori». Ipse dixit.

Non sarà un altro V-day, ma molti grillini si daranno appuntamento al Pantheon per l'8 luglio. Sentiranno il loro guru in videoconferenza arringare il popolo durante la manifestazione contro il governo indetta dal «girotondino» Paolo Flores D'Arcais. Ieri ha comunicato propria adesione anche Arturo Parisi: «Non condivido forme, non voglio confondermi con qualunquisti», ha poi specificato l'ex popopolare. Pancho Pardi, Marco Travaglio e Sabina Guzzanti saranno sul palco. Il comico genovese si concederà solo dal megaschermo. Il genovese tornerà in «Gita su Roma» il 25 luglio per una «via crucis» tra le sedi di An, Pdl, Pd e Udc.


Dagospia 06 Luglio 2008