LA FINE DELLA RAZZA PADANA - L'ADDIO DI GNUTTI EMILIO DETTO CHICCO ALLA FINANZA VALE PIÙ DEL TRACOLLO DELL'ESTATE 2005 DEI FURBETTI - HA BALLATO UNA SOLO DECADE, ORA COMPRA CLINICHE.
Gianluca Paolucci per La Stampa
Gnutti Emilio detto Chicco, 61 anni il prossimo agosto, dice addio alla finanza. L'inventore di Hopa, l'uomo che aveva trasformato un folto gruppo di ricchi e ignoti industriali bresciani in ancor più ricchi finanzieri, investe in un business - per lui - tutto nuovo, concreto e di gran moda: una clinica. Scrivendo forse la parola fine alla decennale storia della Razza padana.
Dieci anni fa, nell'autunno del '98, i giornali italiani registravano l'ingresso della lussemburghese Bell, controllata da Hopa, tra gli azionisti forti della Olivetti. E scoprivano un mondo che si affacciava nella grande finanza globale preferendo il dialetto bresciano all'inglese. I loro nomi erano Lonati (macchinari per l'industria), Marinelli (alluminio), Bertoli (posateria), Annovazzi (materiali per l'edilizia), Palazzani (ricambi per auto) e tanti altri fino ad allora ignoti alle cronache.
E loro, «i bresciani», grazie a Chicco conquistavano mezze pagine sui grandi quotidiani, diventavano i «capitani coraggiosi» e raccoglievano dividendi sempre più ricchi. Qualche mese dopo, nella primavera del '99, arrivò «la madre di tutte le Opa», la scalata a Telecom. Poi ci fu la vendita del pacchetto Bell alla Pirelli di Marco Tronchetti Provera, nel 2001, con la ricca plusvalenza messa in cassa. E di lì a poco, nel gennaio del 2002, la famosa passeggiata al Forex di Lodi, con Gianpiero Fiorani al fianco del governatore di Bankitalia, Antonio Fazio.
Chicco collezionava auto d'epoca, partecipava alla Mille Miglia e faceva partecipare alla massa di dividendi piovuti sulla città della Leonessa nuovi amici danarosi, dalla Fininvest di Silvio Berlusconi fino alle «rosse» Mps e Unipol, tanto che Hopa venne definita la «bicamerale della finanza». Ma anche i vecchi compagni di scuola, quelli dell'istituto tecnico industriale frequentato da Chicco e raccolti nella 5G srl, liquidata lo scorso anno. E entrava in tutte le grandi partite della finanza italiana. Fino alla scalata ad Antonveneta, le inchieste, le intercettazioni, le dimissioni dagli incarichi, la fine.
L'ultimo capitolo è stato scritto alla fine di giugno, quando Chicco e la moglie hanno lasciato l'usufrutto del 50% di Gp ai figli. Mentre in aprile Chicco aveva sottoscritto il 30% della Medicalspa, accanto ai Marinelli, agli Zanchi e Cima e al figlio Thomas. Oggetto sociale: gestione di una struttura destinata alla prestazione di servizi sanitari e terapie estetiche e per la cura del corpo.
Chi lo conosce racconta che Chicco non è affatto inoperoso, nonostante i guai giudiziari e i problemi di salute. E che il piccolo investimento fatto nella Medicalspa srl è sono una delle tante idee alle quali sta lavorando. Anche se di finanza, per ora, non ne vuole sentir parlare. I figli Thomas e Arianna diventano invece i pieni proprietari del Gp Finanziaria, la holding di famiglia della quale prima avevano l'usufrutto papà e mamma Ornella. E tirano fuori circa 11 milioni di euro per evitare la liquidazione di Gp e darle di mezzi freschi dopo lo spaventoso rosso di 130 milioni di euro con il quale la holding ha chiuso il 2007. I conti al 31 maggio registrano anche un piccolo ampliamento della perdita, malgrado la cessione di parte del pacchetto Mps - ancora in portafoglio per circa 20 milioni di euro - e della partecipazione nella Popolare di Vicenza.
Dieci anni dopo quell'esordio in Olivetti, arriva l'epilogo. L'addio di Chicco alla finanza vale più del tracollo dell'estate dei furbetti, nel 2005. Più delle inchieste della magistratura, dei matrimoni falliti della «sua» Hopa, rimasta una scatola vuota piena di debiti dopo la vendita del 3,7% di Telecom da parte di Royal Bank of Scotland, che ce l'aveva in pegno e della richiesta di fallimento per Fingruppo. È la fine definitiva perché lui, Chicco, di quel sistema era l'inventore, il dominus ma soprattutto il simbolo.
Dagospia 11 Luglio 2008
Gnutti Emilio detto Chicco, 61 anni il prossimo agosto, dice addio alla finanza. L'inventore di Hopa, l'uomo che aveva trasformato un folto gruppo di ricchi e ignoti industriali bresciani in ancor più ricchi finanzieri, investe in un business - per lui - tutto nuovo, concreto e di gran moda: una clinica. Scrivendo forse la parola fine alla decennale storia della Razza padana.
Dieci anni fa, nell'autunno del '98, i giornali italiani registravano l'ingresso della lussemburghese Bell, controllata da Hopa, tra gli azionisti forti della Olivetti. E scoprivano un mondo che si affacciava nella grande finanza globale preferendo il dialetto bresciano all'inglese. I loro nomi erano Lonati (macchinari per l'industria), Marinelli (alluminio), Bertoli (posateria), Annovazzi (materiali per l'edilizia), Palazzani (ricambi per auto) e tanti altri fino ad allora ignoti alle cronache.
E loro, «i bresciani», grazie a Chicco conquistavano mezze pagine sui grandi quotidiani, diventavano i «capitani coraggiosi» e raccoglievano dividendi sempre più ricchi. Qualche mese dopo, nella primavera del '99, arrivò «la madre di tutte le Opa», la scalata a Telecom. Poi ci fu la vendita del pacchetto Bell alla Pirelli di Marco Tronchetti Provera, nel 2001, con la ricca plusvalenza messa in cassa. E di lì a poco, nel gennaio del 2002, la famosa passeggiata al Forex di Lodi, con Gianpiero Fiorani al fianco del governatore di Bankitalia, Antonio Fazio.
Chicco collezionava auto d'epoca, partecipava alla Mille Miglia e faceva partecipare alla massa di dividendi piovuti sulla città della Leonessa nuovi amici danarosi, dalla Fininvest di Silvio Berlusconi fino alle «rosse» Mps e Unipol, tanto che Hopa venne definita la «bicamerale della finanza». Ma anche i vecchi compagni di scuola, quelli dell'istituto tecnico industriale frequentato da Chicco e raccolti nella 5G srl, liquidata lo scorso anno. E entrava in tutte le grandi partite della finanza italiana. Fino alla scalata ad Antonveneta, le inchieste, le intercettazioni, le dimissioni dagli incarichi, la fine.
L'ultimo capitolo è stato scritto alla fine di giugno, quando Chicco e la moglie hanno lasciato l'usufrutto del 50% di Gp ai figli. Mentre in aprile Chicco aveva sottoscritto il 30% della Medicalspa, accanto ai Marinelli, agli Zanchi e Cima e al figlio Thomas. Oggetto sociale: gestione di una struttura destinata alla prestazione di servizi sanitari e terapie estetiche e per la cura del corpo.
Chi lo conosce racconta che Chicco non è affatto inoperoso, nonostante i guai giudiziari e i problemi di salute. E che il piccolo investimento fatto nella Medicalspa srl è sono una delle tante idee alle quali sta lavorando. Anche se di finanza, per ora, non ne vuole sentir parlare. I figli Thomas e Arianna diventano invece i pieni proprietari del Gp Finanziaria, la holding di famiglia della quale prima avevano l'usufrutto papà e mamma Ornella. E tirano fuori circa 11 milioni di euro per evitare la liquidazione di Gp e darle di mezzi freschi dopo lo spaventoso rosso di 130 milioni di euro con il quale la holding ha chiuso il 2007. I conti al 31 maggio registrano anche un piccolo ampliamento della perdita, malgrado la cessione di parte del pacchetto Mps - ancora in portafoglio per circa 20 milioni di euro - e della partecipazione nella Popolare di Vicenza.
Dieci anni dopo quell'esordio in Olivetti, arriva l'epilogo. L'addio di Chicco alla finanza vale più del tracollo dell'estate dei furbetti, nel 2005. Più delle inchieste della magistratura, dei matrimoni falliti della «sua» Hopa, rimasta una scatola vuota piena di debiti dopo la vendita del 3,7% di Telecom da parte di Royal Bank of Scotland, che ce l'aveva in pegno e della richiesta di fallimento per Fingruppo. È la fine definitiva perché lui, Chicco, di quel sistema era l'inventore, il dominus ma soprattutto il simbolo.
Dagospia 11 Luglio 2008