UN GAYO SIMENON - "PANORAMA" RITROVA "MEMORIE DI UN PROSTITUTO", RACCONTO HARD DATATO 1929 E AMBIENTATO NEL MONDO DELLA PROSTITUZIONE MASCHILE, CHE IL PAPÀ DI MAIGRET CERCÒ DI FAR DIMENTICARE.

Klaus Davi per "Panorama"


«Tutti sanno che le donne di mondo e gli artisti più o meno noti non disdegnano di passare qualche ora tra le braccia di un amatore fortunato. Il costo può andare dai 300 ai 10 mila franchi». Ancora: «Mi capita di ricevere biglietti nei quali mi si dà appuntamento nei locali dove sono conosciuto. Le cose avvengono allo stesso modo con la clientela maschile»; «un uomo che gode di un uomo vive forse la forma più dirompente di trasgressione»... No, non sono brani tratti dall'opera maledetta di Jean Genet. L'autore delle frasi è tale Georges Sym che, nel lontano 1929, contribuì a dare vita a un racconto semipornografico dal titolo più che esplicito: "Mémoires d'un prostitué, par lui-même".

Ebbene sì, l'amante delle donne più interessanti dell'epoca (da Joséphine Baker a Edith Piaf), l'uomo che aveva avuto pressoché tre mogli, il tombeur de femmes che a suo dire aveva posseduto nel corso della sua tormentata vita migliaia di corpi femminili e che considerava l'amplesso con le prostitute la più sublime forma di piacere, si abbassò a indagare, con sguardo analitico e crudo, anche il mondo della prostituzione maschile.

Il tutto non per fini sociologici e letterari, ma più prosaicamente per integrare l'ossessiva produzione commerciale di quegli anni. Il libro è infatti uno dei tanti, 29, che Simenon siglò durante il 1929. Racconto che si annovera, come osserva il critico Giovanbattista Brambilla, tra i«libercoli da leggere con una mano sola». E non vi è dubbio che sia stato scritto con quella sinistra.

Secondo dati della Fondazione Simenon, furono ben 187 i racconti scritti da Simenon sotto pseudonimo e le "Memorie di un prostituto" è catalogabile tra questi. In realtà la sua genesi è molto contrastata e poco chiara. Al punto che la Biblioteca nazionale di Francia lo ha rimosso perché ritenuto «poco significativo dal punto di vista letterario».

Uno dei rari esemplari disponibili fu regalato dallo stesso scrittore all'Università di Liegi. Ma in Francia si sono guardati bene dal ripubblicarlo, benché la Fondazione Simenon lo annoveri a tutti gli effetti tra le opere minori del maestro. Simenon stesso, secondo il critico Michel Lemoine, prese le distanze dal racconto rivelando in seguito, diplomaticamente, di essere stato solo il «negro» di quel testo, limitandosi cioè a una supervisione editoriale di un racconto scritto da non ben specificati «altri».

Nell'introduzione Simenon racconta di avere conosciuto questo disinibito trentaduenne grazie alle sue collaboratrici parigine. Donne indubbiamente all'avanguardia per l'epoca se, come testimonia l'autore, «vanno a letto con tante persone, d'entrambi i sessi, e si concedono anche ad altri traffici più o meno insignificanti». Fu proprio dalla relazione fra una di queste vivaci assistenti e uno di questi signori che nacque il dissoluto racconto.

Il protagonista non è il classico «marchettaro» sottoproletario pasoliniano, bensì un moderno gigolò proveniente da una famiglia altoborghese, capace di suonare il piano e di insegnare le lingue. Il romanzo di formazione di un escort d'antan ha inizio fra i bassi di New York e prosegue in quelli di Parigi. Nella prefazione Simenon indica chiaramente l'orientamento gay del ragazzo, mentre nel testo gli episodi d'omosessualità sono pochissimi, il che può far pensare a una successiva censura da parte dell'editore.



Le storie di sesso raccontate nelle Mémoires sono molto esplicite e crude. Tant'è che lo stesso Simenon ammise d'aver dovuto limitare nel testo la presenza della parola bite, volgarmente c..., per evitarne un fastidioso abuso. Plastici affreschi di veloce sesso orale, coiti anali con superdotati senegalesi, ammucchiate in cui sono coinvolti vogliosi provincialotti della Francia rurale, adescamento di ricche matrone nei night club alla moda... Una nota a parte merita il riferimento allo scambismo che fu introdotto in una delle edizioni successive del volumetto: un ricco industriale che offre sua moglie a un amico senza che lei ne sia messa al corrente.

Libri così spinti nella Francia degli anni Venti dovevano rendere bene, visto che lo scrittore si premurò di firmare un contratto con il prostituto che gli assegnava il 45 per cento dei diritti d'autore. Il restante 45 andava al gigolò stesso e il 10 per cento a un certa mademoiselle Payan, l'intermediaria di cui sopra.

Interpretare le Mémoires come un cult book per gay sarebbe tuttavia un errore. «Il libro era indirizzato a un pubblico etero» afferma per esempio la rivista Pride «tuttavia le poche tracce omo nel racconto sono assai rivelatorie quanto piccanti». Il protagonista, a 19 anni, fu spedito in Germania per studiare e lì, in una fabbrica di pizzi, un giovanotto biondo cercò di abusare di lui dentro uno sgabuzzino. Cedette solo in seguito al figlio militare della famiglia di cui era ospite. Scoppia la guerra e il nostro finisce sotto le armi, in Francia, dove utilizza «scambi di favori» allo scopo di non essere mandato al fronte.

Non pago della vita spericolata, il ragazzo tenta anche le vie del cinema, cercando di avere una parte nel film Eldorado (una delle prime pellicole cinematografiche con nudi maschili e gay) di Marcel l'Herbier. Non manca l'episodio boccaccesco: impiegato come pseudomanicure, nel retrobottega di una falsa profumeria darà piacere a maritini soli e viziosi. Infine, un matrimonio con un'amica lesbica gli consentirà un tranquillo crepuscolo durante il quale non disdegnerà fugaci ritorni alla professione.

Chi conosce Simenon e il suo connaturato maschilismo comprenderà la portata letteraria di questa storia, definita da Lemoine la più ambigua della sua produzione.
La sconcertante attualità dello scrittore francese è confermata anche da questo sorprendente documento di cui esistono rare copie. Al di là dello stile, spesso oltremodo triviale, colpisce la lucida modernità con cui viene raccontato il sottobosco della prostituzione.

Del resto, dell'attualità di Simenon e del suo ininterrotto feeling con il pubblico parlano le cifre. La riedizione completa delle sue opere, fortemente voluta da Roberto Calasso, ha ridato slancio ai bilanci dell'Adelphi. Che, grazie ai romanzi, ha infilato un successo dietro l'altro sin da quando la casa editrice si aggiudicò i diritti dell'opera omnia: 65 mila copie per "L'impiccato di Saint Pholien", 67 mila per il celebre "Porto delle nebbie".

A stupire, più delle serie del commissario Maigret, sono le performance dei romanzi. Dal 1986 "L'uomo che guardava passare i treni" ha bruciato 167 mila copie. Complessivamente sono state vendute oltre 4 milioni di copie, informa l'Adelphi, equamente divise fra i romanzi (34 titoli) e Maigret (57 titoli). Un fenomeno che non conosce crisi.

E anche se la traduzione italiana di "Mémoires" per ora non è prevista, ci sono pochi dubbi in Adelphi che da questi racconti siglati Georges Sym possa scaturire una miniera d'oro.


Dagospia 11 Luglio 2008