"PULLOVER BLU" VOLA IN LIBRERIA E MARPIONNE DECOLLA PER LA SVIZZERA UBS?
LAVOCE.INFO (BY REPUBBLICA?) CONTRO IL "CONFORMISTA E GOVERNATIVO" MIELI
GLI AMICI NON SI SCORDANO: SILVIO PROMETTE A POLLARI IL CONSIGLIO DI STATO

1 - "PULLOVER BLU" ATTERRA IN LIBRERIA E MARPIONNE DECOLLA PER LA SVIZZERA UBS?
C'è da giurare che Sergio Marpionne legga con disgusto l'intervista al "superspione" Giuliano Tavaroli. Il manager dal pullover sgualcito non ha mai amato l'intreccio tra l'industria e il potere politico, un incrocio perverso che è contrario alla sua filosofia anche se si rende conto che per dare la cassa integrazione ai suoi operai bisogna bussare alle porte del governo.

Oggi a Torino l'amministratore delegato della Fiat terrà una conferenza stampa insieme a Luchino di Montezemolo per concludere i lavori dell'India-Italia Forum. L'appuntamento è per le ore 18,30 al numero 20 di via Chiabrera e accanto ai due uomini Fiat ci sarà anche il miliardario indiano Ratan Tata, il 71enne padrone di Tata Group, la più grande azienda privata del suo paese.

I giornalisti faranno molte domande a Marpionne sull'andamento della Fiat nel secondo trimestre e anche se i conti ufficiali saranno presentati soltanto domani, si può già dire che non saranno disastrosi. La previsione di un utile intorno a 630 milioni di euro in linea con lo stesso periodo dell'anno scorso, e l'indebitamento è sceso di altri 400 milioni.

Per il manager italo-canadese che ama la musica non è ancora giunto il momento di sentire il Requiem di Mozart, e oggi si divertirà a guardare la faccia dell'indiano Tata che dopo aver conquistato in aprile i marchi Jaguar e Land Rover, sembra aver frenato la sua calata in Europa. La famosa "Nano", la piccola utilitaria che voleva vendere a 2.000 euro, forse non arriverà mai con questo prezzo sul mercato italiano.

Il magnate indiano, che voleva invadere l'Europa con le auto low-cost, sa bene che la crisi internazionale impedisce questa competizione. Eppure all'ultimo Salone di Ginevra si era dichiarato entusiasta dei rapporti con la Fiat e contava soprattutto sull'appoggio (altrettanto entusiasta) di Luchino di Montezemolo.

La sfida del magnate, cresciuto con i nonni a Mumbay e laureato negli Usa, sembra per il momento fallita. Non a caso Marpionne ha ordinato ai suoi collaboratori di anticipare al 4 settembre la presentazione e il lancio della "500" a Nuova Delhi.

(A ottobre uscirà per i tipi Mondadori "Pullover blu", autore Marco Ferrante che ripercorre vita opere e miracoli di chi ha salvato la Fiat dal fallimento. Un libro che potrebbe rappresentare anche il perfetto "testamento" di Marpionne, per decollare via elicottero per le Alpi svizzere dell'Ubs).

2 - FRESCO NON È UN FRESCONE: VENDE LE FIAT E COMPRA UNA TENUTA NEL CHIANTI
Gli ultimi operai della Fiat e le madame che prendono il tè sotto i portici di piazza San Carlo, dicono che Paolo Fresco, l'uomo che dal 1998 al 2003 è stato presidente della Fiat, si sia liberato con eccezionale tempismo di tutte le azioni del Lingotto che gli erano rimaste in portafoglio.

L'operazione è stata fatta tra la fine del 2007 e gli inizi del 2008, cioè nel periodo magico del titolo in Borsa, quando i valori erano risaliti a livello davvero apprezzabile grazie alla gestione di Sergio Marpionne. Adesso Fresco si gode i quattrini che ha accumulato nella lunga carriera in una splendida tenuta che possiede a Fiesole fin dagli anni in cui riuscì a salvare il Nuovo Pignone, l'azienda fiorentina che fece acquistare da General Electric. L'ex-manager 75enne ama le scalate in montagna, gioca a scacchi insieme alla moglie di origini francesi, e ha dismesso i panni dell'"americano" duro e implacabile.

Non sembra tuttavia che stia con le mani in mano perché ha messo gli occhi su una vastissima proprietà nel Chianti che la famiglia Calamai del distretto tessile di Prato aveva acquisito in località "Cintoia" fin dagli anni '70. In quella zona la famiglia aveva delocalizzato una seconda grandissima filanda e poi era iniziato lo sfruttamento di una sorgente oligominerale per la produzione di acqua su scala industriale.

In pochi anni la "Cintoia" era diventata fornitrice pressoché esclusiva di tutte le strutture sanitarie della Toscana (e in parte lo è ancora). Per una serie di ragioni (mancanza di collegamenti stradali e di una politica di marketing per la grande distribuzione, la filanda è stata chiusa e la sorgente è adesso sull'orlo del fallimento e conta solo 9 addetti.



Paolo Fresco è andato incontro alla richiesta degli enti locali che cercano imprenditori disposti a trasformare il complesso in una beauty farm e a mantenere su scala ridotta l'attività di imbottigliamento. Ma l'ex-manager della Fiat ha sempre pensato che quella grande area collinare fosse troppo bella per essere destinata ad attività produttive e ha avviato insieme allo studio Guerieri di Firenze un progetto per la costruzione di lussuose ville con parchi privati (a firma, si dice, dell'architetto Fuksas) da vendere ai miliardari inglesi e americani che amano il Chiantishire.

La settimana scorsa sembrava che fosse imminente la firma dell'accordo per ottenere i permessi di edificazione sulla vecchia filanda, ma l'appuntamento è stato rinviato. I sindacati chiedono garanzie per i dipendenti superstiti dell'azienda di imbottigliamento e gli enti locali hanno cominciato a puntare i piedi sui vincoli paesaggistici.

3 - L'ELITE DELL'ECONOMIA CONTRO IL "CONFORMISTA E GOVERNATIVO" MIELI - RCS, EDIZIONI LOCALI IN CRISI
Paolino Mieli e lo stato maggiore del Gruppo Rcs sono rimasti molto sorpresi per l'attacco sferrato ieri dal sito economico "LaVoce.info" sul "forte conformismo e autocensura alle posizioni governative" che vedono allineati giornali tradizionalmente attenti a una posizione di terzietà come il "Corriere della Sera" e il "Sole 24 Ore".

È la prima volta che un osservatorio esterno, costituito da fior di economisti, si esprime in maniera così chiara e netta sulla carta stampata e sulla sua autonomia rispetto al governo. Non è solo questo comunque il problema sul quale i manager del Gruppo Rcs rivolgono la loro attenzione. In questo momento a via Solferino e via Rizzoli stanno esaminando con la lente di ingrandimento l'andamento delle vendite delle edizioni locali per le quali Paolino Mieli si è battuto con forza.

I risultati di questa analisi sono ancora segreti, ma gli uscieri di via Solferino dicono che serpeggia una certa insoddisfazione. Un primo risultato c'è già, ed è rappresentato dalle dimissioni di Federico Costa, responsabile dei dorsi locali e amministratore delegato di "Corriere del Veneto", "Corriere di Bologna" e dell'ultimo nato "Corriere fiorentino".

Costa ha preferito defilarsi in provincia e dal 15 luglio è diventato amministratore delegato della "Gazzetta di Parma". Il manager ha 46 anni e un'origine genovese che discende dall'omonima famiglia di armatori. Qualche mese fa ha cominciato a guardarsi intorno e all'inizio di giugno ha stretto i contatti che con discrezione aveva avviato già da tempo con Guido Barilla, l'imprenditore presidente della casa editrice del giornale di Parma.

Tuttavia Costa, che sostituisce il dimissionario Antonio Tirelli (discendente della famiglia di imprenditori parmigiana Bormioli), non collaborerà a stretto contatto di gomito con Barilla, ma con il nuovo presidente Alberto Chiesi, fondatore e capo di Chiesi Group, un'industria farmaceutica che si è sviluppata in modo straordinario in coincidenza con lo spaventoso declino della Parmalat del cognato Calisto Tanzi.

La "Gazzetta di Parma" ha rinnovato infatti il suo consiglio di amministrazione - di cui comunque Barilla è rimasto membro - che nella sua prima seduta ha ratificato la nomina di Federico Costa, un uomo che prima di arrivare al "Corriere della Sera" aveva mosso i suoi primi passi di manager nell'allevamento per i cosiddetti rampolli d'oro di Mediobanca.

4 - "LAVOCE.INFO" BY REPUBBLICA?
Anche al "Sole 24 Ore" hanno letto con sorpresa l'attacco degli economisti de "LaVoce.info" sullo scarso pluralismo della stampa italiana, ma a via Monte Rosa pensano che dietro l'articolo pubblicato ieri sul sito a firma di Michele Polo, ci sia la manina di Tito Boeri, l'economista fighetto che si è fatto sedurre da "Repubblica".

5 - SILVIO HA PROMESSO A POLLARI IL CONSIGLIO DI STATO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che secondo voci ricorrenti a Palazzo Chigi, il Cavaliere impunito avrebbe promesso all'ex-direttore del Sismi, Niccolò Pollari, la nomina al Consiglio di Stato. (Questa volta il Cav sarà di parola?)".


Dagospia 22 Luglio 2008