CARLO, NON TI MUOVERE - LA NUOVA VITA ACQUA-ZEN DELL'INGEGNER DE BENEDETTI.

Paolo Madron per Il Giornale


A chi in questi giorni lo chiama per augurargli buone ferie (cosa che deve suonare strana a uno come lui che oramai in ferie ci sta almeno sei mesi all'anno) il pessimismo di Carlo De Benedetti ha l'effetto di un cupo rintocco di campana. Pessimismo cosmico, il suo, sui destini dell'economia mondiale che langue, e quel che è peggio non intravede vie d'uscita. "Si riprenderà nel 2003?" gli chiede timidamente l'interlocutore sperando ad un cenno di consolazione. Niente da fare, l'Ingegnere è convinto che sui mercati il cielo sarà gloomy ancora per molti mesi a venire. E allora? Allora tutti chiusi in casa propria, fermi, immobili, anche perché il più impercettibile movimento può risultare fatale.

Così colui che alla fine degli anni '80 i giornali di mezza Europa chiamavano con la maiuscola il Condottiero, quello dalle imprese epiche (memorabile quando Repubblica epigrafò a nove colonne il suo blitz sulla Société Genèrale de Belgique con un misurato "De Benedetti si compra un terzo del Belgio"), si è infilato vestaglia e pantofole, passando con inusitata naturalezza dall'esasperato dinamismo alla lentezza. Metamorfosi sorprendente, che all'inizio ha lasciato tutti basiti. Tant'è che il fantasma del passato è sopravvissuto lungamente alla sua nuova condizione. E quando Roberto Colaninno, un protegé baldanzosamente affrancatosi dalla sua dipendenza, si lanciò all'assalto della Telecom, furono in molti a scommettere che quel ragioniere di Mantova fosse eterodiretto dal suo indomito ex padrone.

Ma oramai molta acqua è corsa sotto i ponti, e anche i più increduli si sono rassegnati. Di De Benedetti si parla una volta all'anno, quando escono i bilanci delle sue aziende, due contando le semestrali. Da cui si evince, per altro, che in mezzo alla caduta di colossi che apparivano invincibili, stare fermi paga. D'accordo, oggi la Cir non è più quella gioiosa macchina da guerra che fu agli epiloghi del secolo scorso, ed è pur vero che il dimagrimento aiuta di suo ad evitare gli ostacoli. Però le varie Sogefi, Energia, Espresso galleggiano degnamente tra i marosi del mercato. Cosa che puntualmente Repubblica, con uno zelo che un tempo si definiva bulgaro ( ma forse così fan tutti) non manca mai di rimarcare.

Già, Repubblica, il fiore all'occhiello, la corazzata che, in questo suo ostinato buon ritiro, tiene l'editore attaccato ai fermenti del mondo impedendo che su di lui cali l'oblio. Da qualche giorno ha aperto le danze sul destini del Corriere della Sera, oggi in odore di fin troppo annunciati ribaltoni. E in questo serrare i ranghi qualcuno vede la zampata del vecchio leone, che non esita a difendere il suo storico rivale Cesare Romiti solo perché su via Solferino vede allungarsi le ombre di quello che ha sempre sprezzantemente chiamato "l'Impresario". Credo che, oltre al matrimonio e all'innata prudenza di un figlio che caratterialmente non gli somiglia, i trionfi imprenditorial-politici di Silvio Berlusconi abbiano contribuito non poco alla sua decisione di quietare.

A combattere, però, ha lasciato il quotidiano di piazza Indipendenza, la sua creatura più amata. Che quest'anno lo ha riempito di soddisfazioni: una promozione azzeccata, una diffusione che regge alla crisi, del settore, tante iniziative in cantiere (presto il raddoppio dell'Economia), un peso politico che ne fa l'indiscusso faro di chi rispetto al governo sta dall'altra parte. Non come l'antico grembo da cui è nata, l'Espresso, che invece non lo ripaga con altrettanta moneta. Nemmeno nella sua nuova, iconograficamente luccicosa veste. Si racconta che il coniglietto transgenico della prima copertina lo abbia lasciato perplesso, e la successiva scoperta del punto G desolato.

Ma che importa, tra De Benedetti e via Po c'è di mezzo il mare, quello caldo che solca a bordo del suo imponente rompighiaccio, spesso in compagnia degli amici. E' da lì, per ingannare gli ozi di bordo, che all'indomani delle dimissioni di Renato Ruggiero dalla Farnesina partì la telefonata galeotta di Ezio Mauro a un Gianni Agnelli mestamente approdato al paese dei Fichi d'India.

Guai del resto a trascurare la barca, componente fondamentale della sua vita e, per alcuni, prezioso strumento di esegesi grazie alla scelta dei nomi. In pochi anni, si è infatti passati dall' intrigante Mandrake al più anonimo Itasca, passando per il veloce Adesso, che è anche il titolo di una sua recente biografia non proprio edulcorante verso la lunga lista di chi non gli va a genio. Il titolo del libro, per la verità, era preceduto da un Per che faceva presagire un futuro di promettenti ritorni. Invece niente. De Benedetti ha scelto l'atarassia, il disincanto, la pace dei suoi speculativi sensi lui che è stato il principe degli speculatori. Il più delle volte in senso etimologico (speculator, colui che indaga, osserva e dunque si muove in anticipo), talvolta in senso italico (due procedimenti per insider trading subitamente patteggiati).

Insomma, oggi l'Ingegnere non tira più la carretta: fa l'azionista, il marinaio, il nonno, qualche volta il teorico dell'economia prossima ventura le cui pensate si materializzano in ponderosi editoriali sul giornale della casa e, last but not least, il marito felice. Tutti coloro che gli stanno vicino sono concordi nel dire che la seconda moglie gli ha cambiato la vita. Silvia è una signora di vistosa ed elegante bellezza, felicemente convertitasi alla discrezione e al basso profilo. Decisamente diversa dalle altre donne di casa De Benedetti, specie Paola, la moglie di Marco, giornalista determinata e grintosa anche nell'estenuante scalata dell'effimero mondano.

E' talmente appagato, l'Ingegnere, che oggi, aiutato dall'estrema circospezione di suo figlio, rifugge anche quelle che sembrano occasioni sicure. Fiutata l'aria, Rodolfo ha ridotto i debiti, eliminato i rami secchi, amministrato il patrimonio con il piglio del buon padre di famiglia attento a non dilapidare. Solo una volta suo padre era sembrato tornare all'antico, quando con fulminea mossa profittò dei fasti internettiani per fare messe di miliardi. La sua Cdb Web Tech, società della New Economy che, perversa mise en abime, investiva in fondi tecnologici, giace inerte sulla deriva del Nuovo Mercato Dicono, ma nessuno ci crede, che si sia sinceramente pentito. Carlo De Benedetti compirà 68 anni il prossimo novembre: è un uomo felice, e ricco quanto basta per evitargli l'epiteto di pensionato. Di certo non azzarderebbe nulla che rischiasse di fargli perdere l'idillio.


Dagospia.com 29 Luglio 2002