DYLAN, CHE FLOP! - A TRENTO E GLI ORGANIZZATORI PERDONO 110 MILA EURO - LA PIOGGIA, MILLE BIGLIETTI INVENDUTI, LE RICHIESTE DELL'ARTISTA E LA PIAZZA INADATTA - METÀ DEL DEBITO LO PAGA LA PROVINCIA.

Leonardo Iannacci per "Libero"


Flop sì ma pur sempre d'autore, è la difesa d'ufficio dei suoi fans italiani. D'autore sì ma floppissimo rimane, replicano gli organizzatori del concerto che si è tenuto il 16 giugno scorso a Trento. Bob Dylan, si sa, ha sempre fatto discutere: per la sua musica sublime degli anni '60 e '70 (meno quella arrivata dopo), per le scelte iconoclaste, per il suo non essere mai al passo con i tempi e con le mode. Era lui a farle, le mode. Lui a cambiarle. Lui a imporle. Così, quando negli Stati Uniti imperava il rock'n'roll, il giovane e cappelluto Dylan se ne uscì con una serie di ballate leggendarie che lo hanno reso celebre, consacrandolo maestro di una generazione di giovani artisti degli anni Sessanta, John Lennon in testa.

Quello, però, che ha combinato Mr Tambourine Man poco più di un mese fa a Trento ed è stato reso noto soltanto oggi grazie a una denuncia del quotidiano regionale Trentino, è davvero tutto da raccontare e ha ben poco del sublime. Lo strombazzato concerto che era stato organizzato al palazzo delle Albere si è trasformato in un buco clamoroso di 110.000 euro. Flop condito dalle proteste di quelli che - avendo pagato per un posto a sedere - non sono riusciti nemmeno a vedere il palco, non dico l'artista. Ecco perché.

Il concerto, nato male, è proseguito peggio con tante variabili che si sono alleate tra loro fino a stilare un bilancio finale amarissimo: la pioggia, caduta copiosa durante lo show dell'artista, ha allagato il parco e rallentato le prevendite a tal punto che dei 6.000 biglietti previsti - nulla se confrontati ai sold-out che il folk-singer riusciva a collezionare fino a pochi anni fa - quasi mille sono rimasti invenduti. Impensabile per un concerto del grande Dylan il quale, imperterrito, vestito di nero e con un cappello da cow-boy in testa, tra le vette trentine ha strimpellato gran parte dei suoi capolavori. Ma con una voce così roca e stravolta che ha reso difficile capire quali brani stesse eseguendo.



L'entourage dell'artista ha aggiunto benzina sul fuoco con una serie di richieste tecniche che hanno mandato in tilt gli organizzatori. Altri imprevisti e incidenti dell'ultima ora hanno, poi, aumentato la confusione e allontanato i potenziali spettatori. Non bastasse, alla fine dei conti sono saltate fuori altre spese sostenute e non coperte da nessuno: quelle affrontate per rendere il terreno praticabile nonostante le forti piogge cadute poco prima dello show oltre a quelle per rimettere il parco in ordine al termine del concerto.

Il bilancio tracciato martedì sera durante il consiglio d'amministrazione del Centro Santa Chiara è stato desolante. La piazza trentina si è dimostrata inadatta a ospitare strutture necessarie per un concerto di questo stile: «I 60 mila euro necessari per preparare il parco delle Albere costituiscono una cifra inadeguata alle nostre possibilità» hanno riconosciuto alcuni consiglieri dopo la seduta.

Malgrado i 5.200 spettatori paganti su 6.000 posti a disposizione, il buco finale è risultato di 110 mila euro. Una cifra impressionante. Neppure il tutto esaurito con 6.000 spettatori paganti avrebbero evitato il crack. Chi baderà a questo punto alle spese? Cinquantamila euro li dovrà versare la Provincia, a cui il Centro Santa Chiara aveva chiesto la garanzia fino a questa cifra come condizione indispensabile per l'organizzazione dello show. La parte che della torta mancante - 60 mila euro - la dovrà trovare la Cooperativa Arte Giovane di Tione che, in vista dell'evento e allettata dal nome di Bob Dylan, aveva accettato di assumersi il rischio dell'iniziativa.

Nella giornata di ieri sono proseguite le trattative tra il Centro Santa Chiara e gli spettatori delusi, quelli che avevano acquistato il biglietto da 55 euro che garantiva un posto e si sono trovati sì seduti ma con un muro di persone davanti che impediva di vedere Dylan: «Andremo loro incontro» ha spiegato il direttore del Santa Chiara, Franco Oss Noser. Questo significa che verrà rimborsato parte del prezzo del biglietto a chi lo richiederà. Fino a ieri si sono fatti avanti, battendo cassa, un'ottantina di persone mentre la Federconsumatori ha ribadito il suo appello ai possessori di ticket da 55 euro affinché si facciano avanti presso la sede dell'associazione in via Muredei.
Se flop è stato, un risarcimento è dovuto. Anche se di mezzo c'è un ex artista geniale, un premio Pulitzer, un genio della musica.


Dagospia 24 Luglio 2008