PAROLAIO - BOCCA DI FUOCO SU MONTANELLI: "ODIAVA LA RESISTENZA PERCHE' I PARTIGIANI LO MANDARONO VIA DOPO DUE GIORNI. INDRO TROPPO NARCISO."

Pierluigi Battista per La Stampa


PER FATTO PERSONALE. Odioso caso di revisionismo storico ma che gli ha fatto mai Indro Montanelli? Conversando con Enzo Biagi a un anno dalla morte del grande giornalista, Giorgio Bocca su Repubblica usa ogni genere d'invettiva (postuma), accusa (postuma), contestazione (postuma), polemica (postuma) contro Montanelli. Comincia con un «mi era molto antipatico politicamente. La mia avversione per lui derivava dal suo qualunquismo, dalla sua vaghezza. È stato il primo detrattore della Resistenza italiana assieme a Longanesi». Il povero Biagi cerca di arginare la furia di Bocca, intuisce che una simile veemenza stroncatoria non si addice a una celebrazione (postuma): «detrattore mi pare un po' forte, caro Giorgio». Ma Bocca procede come uno schiacciasassi, un treno in corsa che non teme di deragliare: «sulla guerra partigiana Montanelli ha fatto un grande pasticcio personale, narcisistico».
E perché mai? Ecco perché: «cercò di entrare in una formazione partigiana. Ma dopo due giorni si accorsero che era un Narciso. E lo hanno mandato via. Dopo di che non l'ha più perdonata alla Resistenza, come se fosse un insulto personale. E ha sempre avuto sulla Resistenza dei ragionamenti personali, non politici». Il livore (postumo) non ha più freni, fino al punto di regalare a Berlusconi il Montanelli che pure con Berlusconi (e non da postumo) litigò: «la celebrazione di cui è oggetto Montanelli oggi rientra nel regime che si è costituito». Urge girotondo di protesta.

1984. Odioso caso di revisionismo storico. Affiorano efferati esempi di martirio sinora sconosciuti nella memorialistica nazionale. Tracce di inenarrabili persecuzioni emergono dai fondali della coscienza collettiva a proposito dei giovani del Sessantotto che hanno rivisto le loro posizioni. Paolo Liguori, per esempio. Intervistato da Francesco Specchia per Libero racconta: «quando passai da Lotta Continua al Giornale - erano gli anni Ottanta - i miei amici di sinistra mi diedero del fascista». Verosimile, anzi decisamente vero. Ma poi Liguori si avventura in un paragone un pochettino, ma solo un pochettino azzardato: «tutti (tranne Ferrara, Mieli e la Palombelli che sul Giornale ci scriveva) sputavano dove camminavo.Ero, non esagero, come Silone».
Come Ignazio Silone, senza esagerare? Come Ignazio Silone, senza esagerare. E senza tema di esagerazione coetaneo di Liguori, Paolo Franchi, scrivendo sulla rivista Liberal, non risparmia accenni al proprio eroismo: «a quelli come me vengono quotidianamente richiesti tanti e tali pentimenti che almeno io, che pure ho cominciato a farlo in netto anticipo sulla maggior parte degli attuali esaminatori, andandomene dal Pci, e smettendo anche di votarlo, all'inizio degli anni Ottanta, mi sono stufato di pentirmi». Effettivamente ci voleva un coraggio leonino, in assoluto e temerario anticipo sui tempi, per smettere addirittura di votare Pci. Incombeva il martirio? Incombeva il martirio. Da Silone a Liguori a Franchi. O no? Forse sì. Ma forse no.



DAS KAPITAL. Odioso caso di revisionismo storico. Anche tra gli economisti, infatti, prevale la tendenza a non rendere l'onore delle armi al nemico soccombente. Per esempio, l'economista Mario Talamona sul Giornale scrive che «tutti gli economisti, da Smith a Ricardo, da Marx (è minore, ma mettiamoci anche lui) a Keynes, da Schumpeter a von Hajek, eccetera eccetera». Come sarebbe a dire che Karl Marx era un «minore»? E quel tono di accondiscendenza sul «mettiamoci anche lui»? Magari sbagliava alla grande, ma un «minore» proprio no. Economisti di tutto il mondo, unitevi.

FIESTA. Odioso caso di revisionismo storico. Recensendo su Repubblica il libro Il meglio di Alta società di Carlo Rossella (Rizzoli), Sandro Viola trova due difetti imperdonabili nell'operetta rosselliana. Il primo: avere inserito «qualche industriale, un po' di presentatrici televisive, persino Sandro Curzi». Come «persino» Curzi? Il secondo, più grave: aver detto che nel mojito c'è «tanto lime». Ma nel mojito «non c'è lime, solo menta». Grave, gravissimo. Gravissimissimo.


Dagospia.com 30 Luglio 2002