MINOLI "AGRODOLCE" - CARO GRASSO ABBIAMO FATTO FICTION AL SUD E CREATO POSTI DI LAVORO - RISPONDE IL CRITICO TV: CARO MINOLI, MAGARI SAREBBE ANCHE IL CASO DI FARE TV DI QUALITÀ, TIPO "LOST".
Dal "Corriere della Sera"
Lettera di Giovanni Minoli ad Aldo Grasso
Caro Grasso, visto che Lei non riconosce l'ironia (colpa mia, non tutti scrivono bene come Lei) provo a spiegarle meglio il senso «industriale» dell'avventura di «Agrodolce».
Esistono dei Fondi europei da investire nelle zone così dette «sfavorite» del nostro Paese («Fondi strutturali»). Fondi a disposizione per iniziative di tipo industriale. Siamo riusciti - grazie al ministero dello Sviluppo economico, del CIPE, della Regione Sicilia - a far considerare la «lunga serialità » della fiction una industria vera e propria, perciò finanziabile con quei fondi. Finanziabile perché con quei soldi si producono posti di lavoro stabili, infrastrutture industriali, indotto ecc. Insomma lavoro prodotto nei luoghi a cui i finanziamenti «ad hoc» dell'Europa sono destinati. A Termini Imerese e a Porticello lavorano già a oggi 270 persone circa e altre ne lavoreranno nel tempo.
Non sono - caro Grasso - soldi sottratti all'Università o alla ricerca scientifica ma sono soldi spendibili solo in quelle zone per attività industriali. Altrimenti si perdono. Come capita spesso, spessissimo con i Fondi europei.
È proprio una attività da Servizio pubblico tentare di innescare processi virtuosi. Quindi la Rai fa bene a investire e a coprodurre al 50% «Agrodolce» con la Regione Sicilia. È già stato così con «Un posto al sole» che in 13 anni ha prodotto più di 1700 posti di lavoro intellettuali e tecnici legati allo sviluppo della fiction industriale. Tutto questo naturalmente è un valore se si accetta l'idea che, anche se vista da Cuneo l'Italia non finisce a Firenze. E vale la pena se si può e si riesce a fare cose buone anche al sud. Quanto a Rai Educational negli ultimi anni con i suoi 12/13 programmi ha vinto quasi 40 premi in Italia e all'estero, qualcosa di buono quindi ci sarà.
Personalmente sono autore e conduco solo la «Storia siamo noi» (tre Oscar tv negli ultimi 3 anni. Per quel che vale). È troppo? È brutta? Può darsi, ma si rassegni, caro Grasso per adesso e così. Poi si vedrà..
Risponde Aldo Grasso - Caro Minoli, se lei avesse avviato operazioni di lunga serialità paragonabili, che so, a opere come «Ai confini della realtà», «Hill Street giorno e notte», «Six Feet Under», «Lost» o altri telefilm del genere, non avrei nulla da eccepire. Anzi, mi congratulerei per la sua capacità di spillare soldi alla Comunità europea e alla Regione Sicilia, così «sfavorita» da permettersi il lusso di una soap. Ma «Un posto al sole» è un fotoromanzo, nulla più.
Compito storico del Servizio pubblico non è soltanto quello di creare posti di lavoro (importanti e spesso decisivi), ma, secondo l'aurea formula di John Reith, di prendersi «la responsabilità di portare nel numero più ampio possibile di case il meglio di ciò che è stato formulato in ogni area della conoscenza umana». Ma che senso ha pagare il canone per storie da portineria?
Il rischio è che con operazioni come «Un posto al sole» o «Agrodolce» si formi una doppia cittadinanza televisiva: la tv di bassa qualità (per segnale e contenuti) gratuita e generalista; la tv di alta qualità (per segnale e contenuti) a pagamento e destinata a pochi. Una frattura insomma tra una tv per i «poveri» (o sfavoriti) e una tv per «ricchi», un rischio che in Italia pare sempre più forte. La mia idea è che la Rai dovrebbe rifondare il proprio brand assicurando una tv di qualità, per segnale e contenuti, disponibile a tutti, guidando il pubblico nell'abbondanza di offerte spesso ridondanti, anticipando e favorendo l'evoluzione tecnologica.
Dagospia 06 Agosto 2008
Lettera di Giovanni Minoli ad Aldo Grasso
Caro Grasso, visto che Lei non riconosce l'ironia (colpa mia, non tutti scrivono bene come Lei) provo a spiegarle meglio il senso «industriale» dell'avventura di «Agrodolce».
Esistono dei Fondi europei da investire nelle zone così dette «sfavorite» del nostro Paese («Fondi strutturali»). Fondi a disposizione per iniziative di tipo industriale. Siamo riusciti - grazie al ministero dello Sviluppo economico, del CIPE, della Regione Sicilia - a far considerare la «lunga serialità » della fiction una industria vera e propria, perciò finanziabile con quei fondi. Finanziabile perché con quei soldi si producono posti di lavoro stabili, infrastrutture industriali, indotto ecc. Insomma lavoro prodotto nei luoghi a cui i finanziamenti «ad hoc» dell'Europa sono destinati. A Termini Imerese e a Porticello lavorano già a oggi 270 persone circa e altre ne lavoreranno nel tempo.
Non sono - caro Grasso - soldi sottratti all'Università o alla ricerca scientifica ma sono soldi spendibili solo in quelle zone per attività industriali. Altrimenti si perdono. Come capita spesso, spessissimo con i Fondi europei.
È proprio una attività da Servizio pubblico tentare di innescare processi virtuosi. Quindi la Rai fa bene a investire e a coprodurre al 50% «Agrodolce» con la Regione Sicilia. È già stato così con «Un posto al sole» che in 13 anni ha prodotto più di 1700 posti di lavoro intellettuali e tecnici legati allo sviluppo della fiction industriale. Tutto questo naturalmente è un valore se si accetta l'idea che, anche se vista da Cuneo l'Italia non finisce a Firenze. E vale la pena se si può e si riesce a fare cose buone anche al sud. Quanto a Rai Educational negli ultimi anni con i suoi 12/13 programmi ha vinto quasi 40 premi in Italia e all'estero, qualcosa di buono quindi ci sarà.
Personalmente sono autore e conduco solo la «Storia siamo noi» (tre Oscar tv negli ultimi 3 anni. Per quel che vale). È troppo? È brutta? Può darsi, ma si rassegni, caro Grasso per adesso e così. Poi si vedrà..
Risponde Aldo Grasso - Caro Minoli, se lei avesse avviato operazioni di lunga serialità paragonabili, che so, a opere come «Ai confini della realtà», «Hill Street giorno e notte», «Six Feet Under», «Lost» o altri telefilm del genere, non avrei nulla da eccepire. Anzi, mi congratulerei per la sua capacità di spillare soldi alla Comunità europea e alla Regione Sicilia, così «sfavorita» da permettersi il lusso di una soap. Ma «Un posto al sole» è un fotoromanzo, nulla più.
Compito storico del Servizio pubblico non è soltanto quello di creare posti di lavoro (importanti e spesso decisivi), ma, secondo l'aurea formula di John Reith, di prendersi «la responsabilità di portare nel numero più ampio possibile di case il meglio di ciò che è stato formulato in ogni area della conoscenza umana». Ma che senso ha pagare il canone per storie da portineria?
Il rischio è che con operazioni come «Un posto al sole» o «Agrodolce» si formi una doppia cittadinanza televisiva: la tv di bassa qualità (per segnale e contenuti) gratuita e generalista; la tv di alta qualità (per segnale e contenuti) a pagamento e destinata a pochi. Una frattura insomma tra una tv per i «poveri» (o sfavoriti) e una tv per «ricchi», un rischio che in Italia pare sempre più forte. La mia idea è che la Rai dovrebbe rifondare il proprio brand assicurando una tv di qualità, per segnale e contenuti, disponibile a tutti, guidando il pubblico nell'abbondanza di offerte spesso ridondanti, anticipando e favorendo l'evoluzione tecnologica.
Dagospia 06 Agosto 2008