LEDGER MISTERY - A SOPRESA L'FBI RIAPRE L'INCHIESTA SULLA MORTE DELL'ATTORE - MARY KATE OLSEN, LA PADRONA DI CASA, CHIEDE L'IMMUNITÀ PER ESSERE INTERROGATA. È FORSE LEI AD AVERGLI DATO I FARMACI?...

Francesco Semprini per "La Stampa"


Colpo di scena nel giallo sulla morte di Heath Ledger, l'attore australiano deceduto sette mesi fa dopo aver ingerito una miscela letale di farmaci mentre si trovava nell'appartamento di Manhattan. A riaprire il caso è la richiesta di Mary-Kate Olsen: l'attrice e amica di Ledger non risponderà alle domande degli investigatori federali se non le sarà garantita l'immunità da ogni accusa, come previsto anche dalla Costituzione americana. La «maledizione» di Batman non si ferma, dopo i guai giudiziari di Christian Bale e l'incidente d'auto che due giorni fa ha coinvolto l'attore Morgan Freeman, ora ricoverato a Memphis.

La notizia, divulgata dal New York Post, ha riportato alla ribalta il caso Ledger spingendo la stessa Olsen a rompere il silenzio che durava da mesi per gridare tutta la sua estraneità ai fatti. «Non ho nulla a che vedere con questa storia», dice la 22enne protagonista di Full House per mezzo del suo legale, Michael Miller. La Olsen è da settimane protagonista di un vero e proprio braccio di ferro con la Drug Enforcement Agency (Dea), l'agenzia antidroga degli Stati Uniti determinata a interrogarla per far luce sulla morte del Joker di Batman - Il cavaliere nero. A causarne l'arresto cardiaco lo scorso 22 gennaio è stato un cocktail di farmaci venduti solamente con prescrizione medica, tra cui l'OxyContin, un potente antidolorifico. Tutti i medicinali sono risultati regolarmente acquistati dietro ricetta di due medici, tutti tranne appunto l'OxyContin.



Le indagini della Dea, indipendenti rispetto a quelle che la polizia di New York ha già archiviato, si sono concentrate proprio su questo particolare: secondo gli inquirenti il giallo potrebbe essere risolto individuando la persona che ha ceduto a Ledger il potente antidolorifico. In questo senso l'atteggiamento di chiusura della Olsen non ha fatto altro che rafforzare i sospetti su di lei. Per questo il suo avvocato ha ritenuto opportuno rompere il silenzio affermando che la sua cliente «non ha nulla a che fare con i medicinali ritrovati nella casa di Ledger o da lui ingeriti».

Il pomeriggio del 22 gennaio la Olsen fu tra le prime ad essere chiamata dalla governante di Ledger, dopo che la donna aveva scoperto il corpo senza vita dell'attore ventottenne. Nonostante questo la polizia di New York non l'aveva interrogata, ritenendo di avere già raccolto tutti gli elementi utili all'indagine. Di tutt'altro parere è ora la Dea, pronta a rivolgersi al giudice per ottenere l'ingiunzione che costringerebbe la Olsen a testimoniare.

La strategia di difesa della Olsen è condivisa da alcuni nomi illustri del foro, come l'avvocato Joe Tacopina, già legale di Amanda Knox nel giallo di Perugia e procuratore di Soros nella trattativa per l'acquisto della Roma non andato a buon fine. «Se i federali non le danno l'immunità vuol dire che pensano a un suo coinvolgimento - avverte Tacopina -. Miller sta facendo la cosa più prudente, ovvero difendere i diritti della propria assistita».


Dagospia 06 Agosto 2008