RASSEGNATI STAMPA - LA TRAMA DEL PORNO; TROPPO STUPIDI PER AVERE UN'IDEA POLITICA; LEGGI AD PERSONAS DEI GIROTONDINI; CIRAMI, QUANTO MI AMI?

LA TRAMA DEL PORNO
Andrea Marcenaro per Il Foglio

Un lettore di Repubblica si dispera : "Un numero crescente di e-mail mi suggerisce siti porno. Le ultime da Barbara e Marta". E Corrado Augias, con cui non ci scuseremo mai abbastanza per averlo trascurato, risponde: "Si producono 3000 film porno all'anno. Una che fa lo spogliarello guadagna 500 euro a sera, esentasse. I negozi di attrezzistica erotica sono passati da 40 a 300 in 10 anni. Usa oggetti erotici il 17 per cento degli uomini e (curiosamente) il 20 delle donne. E di fronte a un cinema che tira l'anima coi denti, il porno è in pieno rigoglio. Signor Mastrogiacomo - sospira perciò l'Irreprensibile - gli inviti di Barbara e di Marta arrivano anche a me. Basta attivare la funzione 'elimina' della posta elettronica". Ottimo consiglio, ma l'Irreprensibile si consoli. Alle origini del porno all'Ambra Jovinelli di Roma proiettarono 12 fellatio, 8 sodomie e una quantità di robine tutte di seguito. L'attrice, sfinita, non fece in tempo ad accendersi la sigaretta che già era partito, dalla platea, un urlo identico a quello dei perseguitati da Barbara e Marta: "Aho! Troppa trama!".


TROPPI STUPIDI PER AVERE UN'IDEA POLITICA
Michele Serra per la Repubblica

Pare che in Rai abbia sollevato qualche malumore uno speciale di Raidue sul cantante dialettale lombardo Davide Van De Sfroos. Ennesimo raccomandato leghista? Nuovo colpo di mano dei capetti bossiani? Be´, c´è un solo criterio (pochissimo utilizzato, in genere) buono per tagliare la testa al toro: Van De Sfroos (fidatevi) è un artista vero, e parecchio bravo, per giunta. Se prima di parlare ognuno cercasse di munirsi di questo criterio, che è un criterio di merito e di valore, gran parte delle polemiche sulla targatura politica di artisti e giornalisti si ritorcerebbe contro gli incauti mittenti. Oggi vale per Van De Sfroos (giù le mani!), ieri avrebbe dovuto valere per Daniele Luttazzi (tecnicamente un attore comico eccezionale). La televisione pullula di mezzi artisti che sono magari al di sotto di ogni sospetto di vassallaggio politico perché sono troppo stupidi per avere idee politiche: quelli non fanno scandalo, ed è un vero peccato, perché è lo scandalo della mediocrità che offende la cultura di massa. Che Van de Sfroos sia o non sia leghista importa assai relativamente. Importa come scrive canzoni e come le canta. In tivù, e altrove, il solo modo di uscire dalla nevrosi della lottizzazione è riabituarsi a parlare d´arte e di talento.




LEGGI AD PERSONAS
Lettera a Il Foglio di Marco Taradash e Peppino Calderisi

Signor direttore - Nel 1989, tredici anni fa, mentre in tutta Europa il comunismo veniva travolto dalla sua bancarotta e dai movimenti di piazza, il Partito Comunista Italiano si preoccupava di non venire travolto dall'apertura degli archivi di stato dei paesi ex comunisti. E si affrettava a far votare dal Parlamento una legge di amnistia che, abolendo il reato di finanziamento da stato estero, precludesse a tutti i tribunali d'Italia di trascinare in giudizio i suoi dirigenti. Così avvenne, come dimostrò l'ampia inchiesta della procura di Roma, che, accertato che il PCI aveva intascato contributi all'epoca illeciti per centinaia di milioni di dollari da Urss e Kgb, si rassegnò a constatare l'inutilità della documentazione raccolta. Mai vi fu legge più ad personam, o ad personas, e più tempestiva, di quell'amnistia. Sarebbe storia, da destinare alla memoria e all'oblio, se oggi non ci trovassimo di fronte a un uso politico della memoria e dell'oblio. Nel 1989 i cinquantenni che oggi guidano i girotondi intorno a Palazzo Madama e i dirigenti politici che se ne adornano come di un copricapo indiano erano già abbastanza grandicelli per capire quello che stava succedendo, e si assunsero la responsabilità del sostegno o del silenzio. Oggi invece gridano in piazza e in aula contro la "legge ad personam" e minacciano una grande manifestazione di massa per impedire al Parlamento, a settembre, di votare la legge Cirami, consentendo così al tribunale di Milano di completare l'opera senza aspettare l'eventuale giudizio della Cassazione sull'equità del processo in corso. Al di là di ogni giudizio sulle politiche di merito, riteniamo suicida l'intenzione manifestata dalla stragrande maggioranza del centrosinistra di affidare di nuovo a un provvedimento della magistratura la vittoria sul centrodestra, e non ai propri programmi e alla propria capacità d'iniziativa politica. Al di là del giudizio di merito sull'attuale governo Berlusconi, riteniamo devastante per la democrazia e per la stabilità del sistema istituzionale la prospettiva che si ripeta, a distanza di sette anni, la catastrofe di un ribaltone contro il governo scelto dagli elettori, procurato da un intervento della magistratura. Vogliamo essere noi, con milioni di altri cittadini, a decidere al momento del voto se il governo Berlusconi ha bene o male operato negli anni in cui ha goduto del mandato elettorale. Per questo saremmo davvero grati al Foglio se decidesse di promuovere un'iniziativa per introdurre un granello di sabbia democratico nell'ingranaggio che porta a questa nuova indecente, inconcludente, stagione di ribaltoni. Nel 1980, il 14 ottobre, una manifestazione di quarantamila persone a Torino segnò la fine dell'uso ideologico delle lotte dei lavoratori e del suo abuso politico. E' necessario qualcosa del genere per contrastare, come possiamo, l'uso ideologico e l'abuso politico della giustizia. Una manifestazione a sostegno, attraverso la porta stretta della difesa della legge Cirami, dei diritti politici di tutti.


Risposta di Giuliano Ferrara
L'idea è ottima e bene argomentata. Sappiamo, perché non siamo ipocriti, che la legge Cirami è anche ad personas, come spesso accade con le leggi, perfino quando riguardano i censori girotondini di oggi. E sappiamo che rende un servizio giuridico e politico al paese, ostacolando la solita manovretta ribaltonica. Un "Cirami Day" è nelle cose. Parliamone.


Dagospia.com 1 Agosto 2002