ALICAOS - A ROMA INDAGINE PER TRUFFA, MALVERSAZIONE E BANCAROTTA - NEL MIRINO GLI STIPENDI DEI TOP MANAGER, LE RICAPITALIZZAZIONI
E IL PRESTITO PONTE - TITOLI ALITALIA DESAPARECIDOS.

1 - LA PROCURA SI MUOVE DOPO UN ESPOSTO DEL CODACONS
Luigi Grassia per La Stampa

Lo sfascio di Alitalia finisce sotto la lente dei giudici. In passato la magistratura si è già occupata di qualche aspetto della gestione della compagnia di bandiera (è un evento che capita a tante aziende) ma stavolta un esposto dell'associazione di consumatori Codacons sollecita i pm a indagare su un intero complesso di eventi: l'obiettivo, spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi, è di «individuare le responsabilità che hanno portato al disastro di Alitalia, gli sprechi e le interferenze politiche che hanno determinato il fallimento della compagnia».

Il Codacons chiama, la procura di Roma risponde e apre un fascicolo intestato «atti relativi a», ossia al momento senza notizie di reato, mentre l'associazione di consumatori ipotizza i reati di malversazione, truffa e bancarotta fraudolenta. Nella denuncia si fa riferimento, fra l'altro, ai compensi dei numerosi amministratori delegati che si sono succeduti negli ultimi anni ai vertici di Alitalia senza ottenere risultati; per esempio si addita quello di Maurizio Prato, che «in cinque mesi avrebbe raccolto 326.414 euro guadagnando 2.170 euro al giorno», ma «compensi maggiori erano stati riconosciuti dal suo predecessore Giancarlo Cimoli che soltanto nel 2006 avrebbe percepito 1 milione 536 mila euro, pari a 6.400 euro al giorno, con Alitalia che perdeva 626 milioni di euro».

Fra le cose al vaglio della procura di Roma sono i finanziamenti concessi da 15 anni alla compagnia di bandiera. Si cita anche il prestito ponte dopo il ritiro dell'offerta Air France-Klm, formalizzato da un decreto legge del 27 maggio 2008, «con cui il governo prima ha concesso ad Alitalia 300 milioni in prestito e poi le ha dato la facoltà di imputarne l'importo in conto capitale».

La denuncia ricorda anche l'inchiesta della Commissione europea su presunti aiuti di Stato contrari alle regole dell'Unione in materia di concorrenza e la serie di ricapitalizzazioni: quella del '98 (governo Prodi) per 3 mila miliardi di lire; del 2002 (governo Berlusconi) per 1.432 milioni di euro; nel 2004 (governo Berlusconi) ci fu un prestito ponte di 400 milioni; e nel 2005 un aumento di capitale per un miliardo e sei milioni di euro con il ricorso al mercato obbligazionario per 500 milioni, il tutto accompagnato da «una promessa di utile nel 2006, mentre quell'esercizio si è chiuso in rosso per 626 milioni».



In totale il Codacons stima che in dieci anni Alitalia è costata ai contribuenti 5 miliardi e 187 milioni di euro e sottolinea che nel 2007 ha chiuso il suo diciannovesimo bilancio (su venti) in passivo. All'attenzione della Procura anche il valore azionario di Alitalia: nel 2001 un'azione dell'azienda valeva 8,5 euro, oggi solo 0,4.

Anche se si tratta di una mera ipotesi, il Codacons attacca pure la scissione di Alitalia in una «new company» e una «bad company»: tale operazione «avrebbe senso solo in presenza di dissesto patrimoniale, quando cioè l'ammontare dei debiti risulta superiore al valore delle attività».

Incalza Rienzi: «La "bad company" sarà quella in cui le azioni della società finiranno come spazzatura, cancellando i risparmi di una vita di chi le ha acquistate. La speranza per costoro è di costituirsi parte civile, avvalendosi degli avvocati penalisti del Codacons, pronti a partire con una mega-class action non appena entrerà in vigore la legge».


2 - TITOLI ALITALIA DESAPARECIDOS
Ettore Livini per La Repubblica - Dopo diversi mesi sull´ottovolante, tra aste al ralenti e cordate più o meno fantasma, i titoli Alitalia sono entrati a Piazza Affari nella categoria "desaparecidos". Sospesi dal 4 giugno su richiesta di Borsa Spa perché mancano i requisiti di redditività e di continuità aziendale. Il problema è che a questo punto i soci della Magliana rischiano di passare dal limbo all´inferno senza nemmeno accorgersene. Se il piano di Banca Intesa lascerà (come molti credono) le azioni Alitalia dentro la bad company, i loro titoli saranno carta straccia.

Non che con Air France sarebbe andata molto meglio, il concambio valutava a fine marzo i titoli tra 10 e 12 centesimi, ma sarebbe stato sempre meglio di niente. Di più: la compagnia di bandiera è rimasta saldamente quotata sul listino, con oscillazioni da infarto, quando in cassa c´erano molti meno soldi di oggi e quando si parlava a mercati aperti di cordate fantasma pronte a materializzarsi in tre-quattro settimane mandando Piazza Affari in fibrillazione. Ora a dire il vero un po´ più di chiarezza c´è: il prestito ponte ha dato ossigeno al gruppo. Corrado Passera sta per mettere a punto un piano. Ma gli azionisti, per ora, rimangono con i loro risparmi in freezer.


Dagospia 12 Agosto 2008