AUTUNNO CALDO PER TREMONTI E DRAGHI: PARTE LA CACCIA AL TESORO DELLA BANCA DITALIA - LECCEDENZA DI RISERVE AUREE PER 7,7 MILIARDI . CHE POTREBBE ESSERE PORTATa A RIDUZIONE DEL DEBITO PUBBLICO
Mario Sechi per Panorama
Trentaquattro pagine e un titolo che suscita un interesse inversamente proporzionale al suo tono felpato: «Banca dItalia. Elementi di discussione preliminare». È uno studio allattenzione del ministero dellEconomia, una radiografia di Via Nazionale in tutti i suoi aspetti che Panorama ha potuto leggere in anteprima. Contiene unanalisi sulle riserve auree e valutarie, sulla redditività dei costi e di struttura, sul numero di filiali e immobili, su portafoglio finanziario e assetto proprietario e si chiude con unappendice che confronta Banca dItalia con Bundesbank, Banco de España e Banque de France. A cosa serve uno studio così approfondito con la bellezza di 41 tabelle?
La legge di tutela del risparmio prevede che entro la fine del 2008 siano trasferite a enti pubblici le quote di capitale di Bankitalia oggi in mano ad aziende di credito private, una delle singolarità dellassetto di Via Nazionale infatti è quella di essere controllata dai controllati, cioè dalle banche, con una fortissima concentrazione di quote in mano ai grandi gruppi (Intesa Sanpaolo, Unicredit e Generali da sole controllano più del 70 per cento del capitale di Via Nazionale).
Una norma e una scadenza da rispettare bastano (e avanzano) per mettere il tema nellagenda parlamentare e allargare lorizzonte della cosiddetta «discussione» alla riduzione del debito pubblico e alla razionalizzazione della struttura governata da Mario Draghi.
Debito pubblico e federalismo
Come anticipato da Panorama, uno dei punti chiave della campagna autunnale di Giulio Tremonti sarà il federalismo fiscale e il piano di riduzione dello stock di debito pubblico. La Banca dItalia entra in questo scenario perché secondo la proposta avanzata il 9 maggio scorso dalleconomista Geminello Alvi, uno degli esperti del collegio che collabora con il ministro dellEconomia, loro della Banca dItalia dovrebbe entrare a far parte di «un fondo che coordina la valorizzazione degli attivi dello Stato e degli enti locali», un «nucleo di flottante» che insieme con una serie di altri interventi strutturali viene posto a riduzione del debito pubblico.
Quanto vale loro di Bankitalia?
Nella premessa dello studio si legge che «Via Nazionale possiede circa 2.452 tonnellate di metallo prezioso, per un controvalore di 45 miliardi di euro, ai quali vanno sommate riserve in valuta per 24 miliardi di euro, per un totale complessivo di 69 miliardi». Il dossier afferma che «da una preliminare analisi il valore delle riserve di Banca dItalia risulterebbe eccedente rispetto a quello di alcune altre banche centrali europee analizzate» e secondo queste stime «le riserve eccedenti sono pari a circa 7,7 miliardi di euro» in quella che viene chiamata «ipotesi minima» ma possono salire a 22,2 miliardi di euro se nel benchmark usato si include il Banco de España. La Banca dItalia secondo lo studio «evidenzia il più elevato rapporto tra riserve e pil del Paese e tra riserve e valore dellattivo di bilancio».
La Banca dItalia può cedere loro? Certamente. Alcune banche centrali lhanno già fatto seguendo le regole del Central bank gold agreement che stabilisce che ogni anno possono vendere oro per una quota massima di 500 tonnellate.
Dipendenti, immobili e portafoglio finanziario
Lanalisi non si ferma alle riserve, ma allarga la sua visione a tutto il sistema che ruota intorno a Palazzo Koch. Il costo medio per dipendente (oggi sono circa 7.400 divisi in 97 filiali) «risulta superiore a quello delle altre banche centrali»; lanalisi del portafoglio finanziario rivela che «è costituito prevalentemente da titoli quotati e pertanto facilmente liquidabili secondo un criterio di gestione efficiente»; il progetto di riassetto della rete territoriale varato dal governatore Mario Draghi «potrebbe favorire una parziale valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare, stimata pari a circa 1,4 miliardi di euro», mentre i risparmi dai costi di struttura e la riduzione delle attività finanziarie potrebbero toccare i 29,8 miliardi.
Si tratta di un pacchetto di «razionalizzazione degli attivi della Banca dItalia» che nellipotesi minima tra riduzione delle riserve, razionalizzazione dei costi e cessione di immobili vale 38,9 miliardi di euro. Quasi 3 miliardi in più rispetto alla manovra triennale approvata dal Parlamento il 5 agosto scorso.
Redditività e costo del personale
La comparazione di Bankitalia con le altre banche centrali esaminate nel rapporto mette in evidenza che Via Nazionale ha una redditività netta inferiore sia in valore assoluto sia in rapporto al totale delle attività di bilancio. Questo a causa degli elevati costi di struttura (costo per il personale, ammortamenti, costo di produzione di banconote e altre spese amministrative) che ammontano al 65 per cento delle rendite nette (contro il 25 per cento della Bundesbank e il 33 per cento della Banque de France). Pesa moltissimo il costo del personale, il 63 per cento per Bankitalia che ha anche il costo medio per dipendente più alto rispetto alle banche centrali esaminate.
La riduzione delle competenze delle singole banche nazionali ha innescato un processo di riduzione del personale. Il governatore Draghi al suo ingresso a Palazzo Koch ha messo mano a una profonda ristrutturazione della rete di Bankitalia. Il Direttorio ha chiuso un accordo con il sindacato e il Consiglio superiore vi ha messo il sigillo avviando la soppressione di 33 filiali nel 2009, la trasformazione di 6 dipendenze in Unità di vigilanza e una sensibile rimodulazione di altre 31 filiali che verranno destinate alloperatività, al trattamento del contante e ai servizi allutenza. Secondo il progetto di riforma organizzativa presentato nel settembre del 2007 la riduzione del personale sarà di 709 unità per un risparmio di circa 100 milioni di euro a cui ne andrebbero aggiunti altri 60 derivanti dai minori costi di struttura per le filiali.
Assetto proprietario
Il punto è delicato e controverso perché tocca direttamente lautonomia esclusiva di Bankitalia. La legge di tutela del risparmio prevede la cessione a enti pubblici delle quote detenute dalle banche private, ma nessuno finora ha risposto alla domanda fondamentale: quanto costa loperazione di cessione? Secondo lo studio allattenzione del Tesoro «una valorizzazione preliminare della Banca dItalia effettuata sulla base delle rendite storicamente attribuite ai partecipanti privati condurrebbe a un valore notevolmente inferiore a quello del patrimonio netto, cioè tra 800 milioni e 1,5 miliardi di euro (tanto che nella Finanziaria del 2005 era stato accantonato nel bilancio un importo di 800 milioni per lacquisto delle quote).
Il patrimonio netto di Via Nazionale però al 31 dicembre 2007 è pari a circa 17 miliardi di euro. Da notare che Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno mantenuto in bilancio le quote di Bankitalia al loro costo storico di acquisto e pochi istituti (per esempio Carige e Mps) le hanno rivalutate. Ne discende che Intesa Sanpaolo e Unicredit possiedono il 64,7 per cento del capitale per un controvalore di 598 milioni di euro, mentre Carige valuta 676 milioni di euro il suo 4 per cento e Mps il suo 4,6 per cento lo fa tintinnare per 640 milioni.
Unasimmetria contabile che si tradurrà in una durissima trattativa sul prezzo di cessione: le banche private non accetteranno il pagamento del prezzo storico di carico, lo Stato non sborserà mai né la rivalutazione iscritta a bilancio da alcuni soci né un prezzo più alto della rendita storicamente attribuita, un importo mai superiore allo 0,50 per cento delle riserve. Ecco perché il dossier in mano al ministero dellEconomia fa oscillare il valore preliminare di Banca dItalia tra 800 milioni e 1,5 miliardi di euro.
In autunno anche il futuro di Bankitalia farà parte del dibattito politico e solo una cosa è certa: nessuno farà sconti.
Dagospia 14 Agosto 2008
Trentaquattro pagine e un titolo che suscita un interesse inversamente proporzionale al suo tono felpato: «Banca dItalia. Elementi di discussione preliminare». È uno studio allattenzione del ministero dellEconomia, una radiografia di Via Nazionale in tutti i suoi aspetti che Panorama ha potuto leggere in anteprima. Contiene unanalisi sulle riserve auree e valutarie, sulla redditività dei costi e di struttura, sul numero di filiali e immobili, su portafoglio finanziario e assetto proprietario e si chiude con unappendice che confronta Banca dItalia con Bundesbank, Banco de España e Banque de France. A cosa serve uno studio così approfondito con la bellezza di 41 tabelle?
La legge di tutela del risparmio prevede che entro la fine del 2008 siano trasferite a enti pubblici le quote di capitale di Bankitalia oggi in mano ad aziende di credito private, una delle singolarità dellassetto di Via Nazionale infatti è quella di essere controllata dai controllati, cioè dalle banche, con una fortissima concentrazione di quote in mano ai grandi gruppi (Intesa Sanpaolo, Unicredit e Generali da sole controllano più del 70 per cento del capitale di Via Nazionale).
Una norma e una scadenza da rispettare bastano (e avanzano) per mettere il tema nellagenda parlamentare e allargare lorizzonte della cosiddetta «discussione» alla riduzione del debito pubblico e alla razionalizzazione della struttura governata da Mario Draghi.
Debito pubblico e federalismo
Come anticipato da Panorama, uno dei punti chiave della campagna autunnale di Giulio Tremonti sarà il federalismo fiscale e il piano di riduzione dello stock di debito pubblico. La Banca dItalia entra in questo scenario perché secondo la proposta avanzata il 9 maggio scorso dalleconomista Geminello Alvi, uno degli esperti del collegio che collabora con il ministro dellEconomia, loro della Banca dItalia dovrebbe entrare a far parte di «un fondo che coordina la valorizzazione degli attivi dello Stato e degli enti locali», un «nucleo di flottante» che insieme con una serie di altri interventi strutturali viene posto a riduzione del debito pubblico.
Quanto vale loro di Bankitalia?
Nella premessa dello studio si legge che «Via Nazionale possiede circa 2.452 tonnellate di metallo prezioso, per un controvalore di 45 miliardi di euro, ai quali vanno sommate riserve in valuta per 24 miliardi di euro, per un totale complessivo di 69 miliardi». Il dossier afferma che «da una preliminare analisi il valore delle riserve di Banca dItalia risulterebbe eccedente rispetto a quello di alcune altre banche centrali europee analizzate» e secondo queste stime «le riserve eccedenti sono pari a circa 7,7 miliardi di euro» in quella che viene chiamata «ipotesi minima» ma possono salire a 22,2 miliardi di euro se nel benchmark usato si include il Banco de España. La Banca dItalia secondo lo studio «evidenzia il più elevato rapporto tra riserve e pil del Paese e tra riserve e valore dellattivo di bilancio».
La Banca dItalia può cedere loro? Certamente. Alcune banche centrali lhanno già fatto seguendo le regole del Central bank gold agreement che stabilisce che ogni anno possono vendere oro per una quota massima di 500 tonnellate.
Dipendenti, immobili e portafoglio finanziario
Lanalisi non si ferma alle riserve, ma allarga la sua visione a tutto il sistema che ruota intorno a Palazzo Koch. Il costo medio per dipendente (oggi sono circa 7.400 divisi in 97 filiali) «risulta superiore a quello delle altre banche centrali»; lanalisi del portafoglio finanziario rivela che «è costituito prevalentemente da titoli quotati e pertanto facilmente liquidabili secondo un criterio di gestione efficiente»; il progetto di riassetto della rete territoriale varato dal governatore Mario Draghi «potrebbe favorire una parziale valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare, stimata pari a circa 1,4 miliardi di euro», mentre i risparmi dai costi di struttura e la riduzione delle attività finanziarie potrebbero toccare i 29,8 miliardi.
Si tratta di un pacchetto di «razionalizzazione degli attivi della Banca dItalia» che nellipotesi minima tra riduzione delle riserve, razionalizzazione dei costi e cessione di immobili vale 38,9 miliardi di euro. Quasi 3 miliardi in più rispetto alla manovra triennale approvata dal Parlamento il 5 agosto scorso.
Redditività e costo del personale
La comparazione di Bankitalia con le altre banche centrali esaminate nel rapporto mette in evidenza che Via Nazionale ha una redditività netta inferiore sia in valore assoluto sia in rapporto al totale delle attività di bilancio. Questo a causa degli elevati costi di struttura (costo per il personale, ammortamenti, costo di produzione di banconote e altre spese amministrative) che ammontano al 65 per cento delle rendite nette (contro il 25 per cento della Bundesbank e il 33 per cento della Banque de France). Pesa moltissimo il costo del personale, il 63 per cento per Bankitalia che ha anche il costo medio per dipendente più alto rispetto alle banche centrali esaminate.
La riduzione delle competenze delle singole banche nazionali ha innescato un processo di riduzione del personale. Il governatore Draghi al suo ingresso a Palazzo Koch ha messo mano a una profonda ristrutturazione della rete di Bankitalia. Il Direttorio ha chiuso un accordo con il sindacato e il Consiglio superiore vi ha messo il sigillo avviando la soppressione di 33 filiali nel 2009, la trasformazione di 6 dipendenze in Unità di vigilanza e una sensibile rimodulazione di altre 31 filiali che verranno destinate alloperatività, al trattamento del contante e ai servizi allutenza. Secondo il progetto di riforma organizzativa presentato nel settembre del 2007 la riduzione del personale sarà di 709 unità per un risparmio di circa 100 milioni di euro a cui ne andrebbero aggiunti altri 60 derivanti dai minori costi di struttura per le filiali.
Assetto proprietario
Il punto è delicato e controverso perché tocca direttamente lautonomia esclusiva di Bankitalia. La legge di tutela del risparmio prevede la cessione a enti pubblici delle quote detenute dalle banche private, ma nessuno finora ha risposto alla domanda fondamentale: quanto costa loperazione di cessione? Secondo lo studio allattenzione del Tesoro «una valorizzazione preliminare della Banca dItalia effettuata sulla base delle rendite storicamente attribuite ai partecipanti privati condurrebbe a un valore notevolmente inferiore a quello del patrimonio netto, cioè tra 800 milioni e 1,5 miliardi di euro (tanto che nella Finanziaria del 2005 era stato accantonato nel bilancio un importo di 800 milioni per lacquisto delle quote).
Il patrimonio netto di Via Nazionale però al 31 dicembre 2007 è pari a circa 17 miliardi di euro. Da notare che Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno mantenuto in bilancio le quote di Bankitalia al loro costo storico di acquisto e pochi istituti (per esempio Carige e Mps) le hanno rivalutate. Ne discende che Intesa Sanpaolo e Unicredit possiedono il 64,7 per cento del capitale per un controvalore di 598 milioni di euro, mentre Carige valuta 676 milioni di euro il suo 4 per cento e Mps il suo 4,6 per cento lo fa tintinnare per 640 milioni.
Unasimmetria contabile che si tradurrà in una durissima trattativa sul prezzo di cessione: le banche private non accetteranno il pagamento del prezzo storico di carico, lo Stato non sborserà mai né la rivalutazione iscritta a bilancio da alcuni soci né un prezzo più alto della rendita storicamente attribuita, un importo mai superiore allo 0,50 per cento delle riserve. Ecco perché il dossier in mano al ministero dellEconomia fa oscillare il valore preliminare di Banca dItalia tra 800 milioni e 1,5 miliardi di euro.
In autunno anche il futuro di Bankitalia farà parte del dibattito politico e solo una cosa è certa: nessuno farà sconti.
Dagospia 14 Agosto 2008