NON CHIAMATELO ZIMMERMAN - L'AUTOBIOGRAFIA DELL'EX FIDANZATA DEL GIOVANE BOB DYLAN: "ERA BUGIARDO, AMBIGUO, DONNAIOLO. CAMBIAVA UMORE ALL'IMPROVVISO" - "SI VERGOGNAVA DEL SUO VERO COGNOME".
1 - "AMAVO BOB DYLAN, MA QUANTE BUGIE".
Riccardo Romani per il "Corriere della Sera"
Susan era una ragazzina che puliva i tavoli nei bar del Greenwich Village e nei giorni fortunati andava a dipingere fondali in qualche teatrino Off Broadway. Era l'inizio degli anni 60 e sognare era ancora a buon mercato. Quando incontrò quel tizio con la voce rauca e i capelli in disordine, se ne innamorò pazzamente.
Immaginava che sarebbe diventata la moglie di una grande rockstar. Aveva ragione solo a metà: l'amore durò poco, ma lui, Bob Zimmerman, divenne sul serio un'icona planetaria col nome di Bob Dylan. Ma se Dylan è il vostro idolo, non andate oltre: perché dai racconti giovanili di Susan, la fidanzata dei 20 anni di lui, ne vien fuori un tipo ambiguo, bugiardo e persino colpevole di plagio. Tutto questo e molto di più dentro a un libro di memorie appena pubblicato negli Stati Uniti: "A Freewheelin' Time".
L'autrice è «Suze» Rotolo, figlia di italiani del Queens con amicizie pericolose (la celebre spia filosovietica Charles Flato) e uno zio di dichiarata fede fascista. Irrequieta sin da piccola, divenne presto pacifista e attivista dei diritti civili. Su quella relazione con il mitico Dylan, però, non aveva mai detto molto, se si eccettua un'apparizione nel documentario che Scorsese ha dedicato a Bob alcuni anni fa. "A Freewheelin' Time" non rivela scandali o vizi segreti, ma apre una finestra molto intima sui primi anni di carriera del poeta di Duluth.
«Bob era una persona molto intensa, ma anche poco lineare. Cambiava umore improvvisamente, potevamo essere in una stanza per ore ma lui m'ignorava. Poteva essere stupendo, ma sapeva bene come farmi sentire una nullità».
Per gli amanti del genere, il libro è un suggestivo tuffo dentro ad una New York estinta: ci sono i locali come Figaro, Rienzi, Gaslight, oggi rimpiazzati da banche e negozi di telefonini. Suze e Bob si conobbero al lancio di una nuova radio nell'Upper Manhattan, li presentò la sorella di lei che lo aveva conosciuto ad un concerto. Era il '61: tra litigi e riappacificazioni si frequentarono fino al '64. Lei rimase anche incinta: «Ma decidemmo assieme che avrei abortito. Mi chiese di sposarlo, ma non accettai. Mi sentivo sempre inadeguata al suo fianco. Non avrebbe funzionato».
E poi c'erano le bugie di lui, continue, spesso ingenue. «Era un grande narratore, raccontava fatti realmente vissuti spesso incredibili. Quando ripeteva lo stesso episodio, mi accorgevo che cambiava le cose, insomma, che la storia non quadrava più. Ma ci sapeva fare, la gente lo stava a sentire». Ma il vero problema erano le fandonie legate alle donne. Per corroborare il ritratto di donnaiolo un po' caotico Suze racconta come poi Dylan finì per sposare due donne entrambe incinte. Ma una delle ragioni per cui la loro relazione si frantumò definitivamente fu la liaison che Dylan coltivò di nascosto con Joan Baez.
Il primo vero scontro tra i due avvenne quando Suze scoprì la vera identità di Bob: «Quel cognome gallese non mi convinceva, ma lui non voleva parlare del suo passato né della sua provenienza. Un giorno gli cadde il portafoglio per strada e vidi la cartolina da militare con il suo vero nome, Zimmerman, e la sua provenienza, il Minnesota. Se ne vergognava. Mi misi a chiamarlo Raz, giocando con le sue vere iniziali. Non lo poteva sopportare».
Suze, intraprendente e dinamica, presentò al fidanzato un sacco di gente, celebre frequentatrice del Village, tra cui Picasso. Non tutti trovavano il ragazzo particolarmente simpatico, ma in molti ammettevano che avesse talento. «José Feliciano lo odiava, ma credo che fosse perché si era preso una cotta per me».
Suze, che per la sua militanza in molti considerano decisiva nell'influenzare le idee politiche di Dylan, lascia trasparire qua e là un certo risentimento, ma tutto sommato è in pace con se stessa e con i suoi ricordi. «Quando ci siamo lasciati definitivamente, Dylan scrisse due delle sue canzoni più malinconiche: "Boots of Spanish Leather" e "Don't Think Twice, It's All Right". Sono la colonna sonora della mia gioventù».
2 - RITROVATE 23 POESIE INEDITE.
Dal "Corriere della Sera"
Ventitré poesie inedite che lo stesso Bob Dylan si era dimenticato di avere scritto: sono il corredo letterario di un libro di fotografie che sta per uscire negli Stati Uniti e la testimonianza finora sconosciuta di una «pausa poetica» a Hollywood del cantautore quest'anno Premio Pulitzer. Tutto risale agli anni Sessanta: le immagini, che includono una fan coi tacchi a spillo che si inginocchia sulla «stella» di Sophia Loren sulla Walk of Fame, sono di Barry Feinstein, il fotografo del rock 'n' roll, autore della copertina di «The Times They Are A-Changing».
Le ha scoperte lo stesso Feinstein nella sua casa di Woodstock, scartabellando nei suoi archivi. In mezzo alle foto, 75 in tutto, c'era una raccolta di 23 poesie: «Era il manoscritto perduto. Se ne erano scordati tutti, tranne io». Dopo avere languito per oltre 40 anni in magazzino, testo e fotografie andranno alle stampe con la casa editrice Simon a Schuster in novembre sotto il titolo: «Foto-retorica di Hollywood: il Manoscritto Perduto». Nessuno ricorda esattamente quando Dylan scrisse le parole che accompagnano le foto: sono testi «scherzosi, ironici e sarcastici».
Dagospia 18 Agosto 2008
Riccardo Romani per il "Corriere della Sera"
Susan era una ragazzina che puliva i tavoli nei bar del Greenwich Village e nei giorni fortunati andava a dipingere fondali in qualche teatrino Off Broadway. Era l'inizio degli anni 60 e sognare era ancora a buon mercato. Quando incontrò quel tizio con la voce rauca e i capelli in disordine, se ne innamorò pazzamente.
Immaginava che sarebbe diventata la moglie di una grande rockstar. Aveva ragione solo a metà: l'amore durò poco, ma lui, Bob Zimmerman, divenne sul serio un'icona planetaria col nome di Bob Dylan. Ma se Dylan è il vostro idolo, non andate oltre: perché dai racconti giovanili di Susan, la fidanzata dei 20 anni di lui, ne vien fuori un tipo ambiguo, bugiardo e persino colpevole di plagio. Tutto questo e molto di più dentro a un libro di memorie appena pubblicato negli Stati Uniti: "A Freewheelin' Time".
L'autrice è «Suze» Rotolo, figlia di italiani del Queens con amicizie pericolose (la celebre spia filosovietica Charles Flato) e uno zio di dichiarata fede fascista. Irrequieta sin da piccola, divenne presto pacifista e attivista dei diritti civili. Su quella relazione con il mitico Dylan, però, non aveva mai detto molto, se si eccettua un'apparizione nel documentario che Scorsese ha dedicato a Bob alcuni anni fa. "A Freewheelin' Time" non rivela scandali o vizi segreti, ma apre una finestra molto intima sui primi anni di carriera del poeta di Duluth.
«Bob era una persona molto intensa, ma anche poco lineare. Cambiava umore improvvisamente, potevamo essere in una stanza per ore ma lui m'ignorava. Poteva essere stupendo, ma sapeva bene come farmi sentire una nullità».
Per gli amanti del genere, il libro è un suggestivo tuffo dentro ad una New York estinta: ci sono i locali come Figaro, Rienzi, Gaslight, oggi rimpiazzati da banche e negozi di telefonini. Suze e Bob si conobbero al lancio di una nuova radio nell'Upper Manhattan, li presentò la sorella di lei che lo aveva conosciuto ad un concerto. Era il '61: tra litigi e riappacificazioni si frequentarono fino al '64. Lei rimase anche incinta: «Ma decidemmo assieme che avrei abortito. Mi chiese di sposarlo, ma non accettai. Mi sentivo sempre inadeguata al suo fianco. Non avrebbe funzionato».
E poi c'erano le bugie di lui, continue, spesso ingenue. «Era un grande narratore, raccontava fatti realmente vissuti spesso incredibili. Quando ripeteva lo stesso episodio, mi accorgevo che cambiava le cose, insomma, che la storia non quadrava più. Ma ci sapeva fare, la gente lo stava a sentire». Ma il vero problema erano le fandonie legate alle donne. Per corroborare il ritratto di donnaiolo un po' caotico Suze racconta come poi Dylan finì per sposare due donne entrambe incinte. Ma una delle ragioni per cui la loro relazione si frantumò definitivamente fu la liaison che Dylan coltivò di nascosto con Joan Baez.
Il primo vero scontro tra i due avvenne quando Suze scoprì la vera identità di Bob: «Quel cognome gallese non mi convinceva, ma lui non voleva parlare del suo passato né della sua provenienza. Un giorno gli cadde il portafoglio per strada e vidi la cartolina da militare con il suo vero nome, Zimmerman, e la sua provenienza, il Minnesota. Se ne vergognava. Mi misi a chiamarlo Raz, giocando con le sue vere iniziali. Non lo poteva sopportare».
Suze, intraprendente e dinamica, presentò al fidanzato un sacco di gente, celebre frequentatrice del Village, tra cui Picasso. Non tutti trovavano il ragazzo particolarmente simpatico, ma in molti ammettevano che avesse talento. «José Feliciano lo odiava, ma credo che fosse perché si era preso una cotta per me».
Suze, che per la sua militanza in molti considerano decisiva nell'influenzare le idee politiche di Dylan, lascia trasparire qua e là un certo risentimento, ma tutto sommato è in pace con se stessa e con i suoi ricordi. «Quando ci siamo lasciati definitivamente, Dylan scrisse due delle sue canzoni più malinconiche: "Boots of Spanish Leather" e "Don't Think Twice, It's All Right". Sono la colonna sonora della mia gioventù».
2 - RITROVATE 23 POESIE INEDITE.
Dal "Corriere della Sera"
Ventitré poesie inedite che lo stesso Bob Dylan si era dimenticato di avere scritto: sono il corredo letterario di un libro di fotografie che sta per uscire negli Stati Uniti e la testimonianza finora sconosciuta di una «pausa poetica» a Hollywood del cantautore quest'anno Premio Pulitzer. Tutto risale agli anni Sessanta: le immagini, che includono una fan coi tacchi a spillo che si inginocchia sulla «stella» di Sophia Loren sulla Walk of Fame, sono di Barry Feinstein, il fotografo del rock 'n' roll, autore della copertina di «The Times They Are A-Changing».
Le ha scoperte lo stesso Feinstein nella sua casa di Woodstock, scartabellando nei suoi archivi. In mezzo alle foto, 75 in tutto, c'era una raccolta di 23 poesie: «Era il manoscritto perduto. Se ne erano scordati tutti, tranne io». Dopo avere languito per oltre 40 anni in magazzino, testo e fotografie andranno alle stampe con la casa editrice Simon a Schuster in novembre sotto il titolo: «Foto-retorica di Hollywood: il Manoscritto Perduto». Nessuno ricorda esattamente quando Dylan scrisse le parole che accompagnano le foto: sono testi «scherzosi, ironici e sarcastici».
Dagospia 18 Agosto 2008