L'OMICIDIO D'EGITTO - ARRESTATO UN IMPRENDITORE, AMICO DEL PRESIDENTE MUBARAK: È ACCUSATO DELL'ASSASSINIO DELLA CANTANTE SUZANNE TAMIM (2 MLN $ AL KILLER) - LA DONNA LO AVREBBE RESPINTO O TRADITO.

Guido Olimpio per il "Corriere della Sera"


La femmina fatale. Il nababbo non più giovanissimo che perde la testa. L'amante muscoloso. Il sicario prezzolato. Protagonisti di una storia vera che potrebbe far da trama ad una delle «soap » televisive che rapiscono gli arabi. L'hanno scritta con il sangue di Suzanne Tamim, 31 anni, la celebre cantante libanese uccisa in modo brutale alla fine di luglio a Dubai. Un delitto che per chi indaga ha ora un colpevole. Hisham Talaat Mustafa, 49 anni, magnate del mattone e politico, molto vicino al figlio del presidente egiziano Hosni Mubarak.

Gli inquirenti, dopo settimane di sospetti e pettegolezzi, hanno confermato l'accusa: il mandante dell'omicidio è proprio l'influente uomo d'affari. E ieri la polizia del Cairo ha eseguito l'arresto dell'imprenditore rispondendo - anche se in ritardo - a quanti parlavano di «immunità» e occhio di riguardo per il sospetto numero uno.

Gli investigatori hanno però mantenuto il riserbo sul movente, lasciando spazio alle illazioni. La più forte è quella che Mustafa abbia organizzato l'omicidio perché accecato dalla gelosia. Suzanne lo aveva frequentato per quasi tre anni e, secondo molti, ne era rimasto stregato. L'amava e le faceva regali costosi. Si racconta che l'appartamento di Dubai dove la cantante è stata assassinata fosse uno dei molti doni.



Ma l'artista aveva un carattere volubile. Due matrimoni falliti alle spalle, liti in tribunale, molte amicizie, Suzy voleva tornare nel grande giro dello spettacolo ed aveva deciso di trasferirsi a Dubai dove si esibiva in qualche locale alla moda. Qui il filo della storia si fa tenue. Abbondano le versioni, le indiscrezioni di quanti sostengono di sapere tutto. La prima: Suzanne aveva troncato da tempo la relazione con il miliardario egiziano. La seconda: no, c'era ancora un legame però lei aveva un altro amante, un prestante pugile iracheno.

Di certo c'è che Mustafa voleva sapere cosa stesse facendo l'artista nella città, tutta luci e grattacieli, del Golfo. Un posto dove puoi trovare la fortuna, ma anche perderti. Così ha mandato negli Emirati l'ex poliziotto e suo dipendente Mahmoud El Sukkary. La sua missione era quella di spiare Suzanne, di vedere chi incontrava, di capire le sue abitudini. Ma forse doveva fare dell'altro. Una voce sostiene che l'emissario abbia cercato di convincere la donna a troncare la love story con il pugile. E in questo vortice di chiacchiere sembra che l'uomo d'affari abbia messo sul tavolo anche una generosa ricompensa per l'artista. Tutto inutile.

Respinto di nuovo o tradito, Mustafa allora avrebbe deciso di vendicarsi. El Sukkary - secondo l'accusa - è entrato nell'appartamento di Suzanne e l'ha pugnalata più volte, sfigurandone il volto. Quindi è fuggito in Egitto, dove ha raggiunto uno degli alberghi del suo boss. Un omicidio «a contratto » pagato con due milioni di dollari. Che il killer non si è potuto godere. Su segnalazione della polizia di Dubai è stato arrestato dopo pochi giorni ed ha subito confessato tirando in ballo il suo principale.

I primi a svelare questi particolari sono stati all'inizio di agosto i giornalisti del settimanale Al Destur. Uno scoop che però ha provocato una immediata reazione delle autorità che hanno sequestrato la rivista. Un intervento censorio, unito al ritardo nell'arresto, che ha spinto la stampa a denunciare l'atteggiamento troppo morbido delle autorità. Alla fine né l'amicizia con il raìs né la carica di deputato sono riuscite a fermare la legge. E per Mustafa sono scattate le manette. Ora dovrà cercare di salvare se stesso e il poderoso gruppo industriale da lui diretto: in due giorni ha perso un quarto del suo valore.


Dagospia 03 Settembre 2008