CALLAS FOREVER - LA BREVE E TRAVOLGENTE ESTATE DE "LA MARIA", DIVINA PROFANATA DA ONASSIS (RACCONTO SENZA OMISSIS)

Gaetano Afeltra per il Corriere della Sera


Sono passati quasi venticinque anni da quel 16 settembre 1977, quando Maria Callas cadde a terra fulminata nella sua casa di Parigi, senza un lamento. Aveva solo cinquantaquattro anni. Oggi il suo ricordo è sempre vivo e lacerante nel cuore degli appassionati di lirica di tutto il mondo. Era stata la più invidiata delle donne. Fiera, bella, con quel suo viso tagliente che la magrezza conquistata aveva reso più drammatico, «la Maria», come veniva familiarmente chiamata, irraggiava un fascino irresistibile. Ostaggio del pubblico

Nella vita privata, Maria era una donna sola. Travolta dalla fama, investita di un ruolo che le avevano assegnato i suoi ammiratori, recitava anche questa parte per non deludere il pubblico. Non riuscì mai a dissipare quell'aura di divismo quasi cinematografico di cui fingeva di compiacersi, come se non le bastassero il palcoscenico e le luci della ribalta. Invece il successo la teneva in ostaggio. Aveva patito molte delusioni. Il giorno dopo il trionfo di Medea , mi disse: «Ho la casa piena di fiori, sembra un'immensa camera ardente, ma mi manca sul comodino quella rosa che ogni donna desidera». Poi aggiunse: «Volevo dei figli, e i miei figli sono stati quelli di Medea e di Norma».

Oltre a essere una straordinaria cantante, la Callas era una grande attrice. Era greca, e possedeva un temperamento da artista tragica. Aveva l'energia di una Duse e di una Sarah Bernhardt. Come facesse, Dio solo lo sa, dato che per la sua miopia bisognava tracciare col gesso righe bianche sul palcoscenico, perché lei non vedeva nemmeno il direttore d'orchestra. Eppure si muoveva come una dea.

Per il suo temperamento veniva definita «metà tigre, metà strega». Ma per i suoi ammiratori era «la divina». Aveva il mondo nelle mani. Era una brava moglie, ma anche una donna sola. Trascorreva le giornate tra la sua casa di via Buonarroti a Milano e la Scala, dove provava. Poi arrivò l'armatore Aristotele Onassis, e invitò lei e il marito a una crociera cui partecipò anche Winston Churchill. Quel che accadde sul «Christina» fa ormai parte delle leggende d'amore. Onassis aveva conosciuto Maria in casa di Wally Toscanini, dopo una prima alla Scala. L'armatore si inchinò, le baciò la mano e le disse, in greco: «Madame Callas, lei è davvero la dea che immaginavo. Sono onorato di fare la sua conoscenza. Spero di poterla rivedere». E si rividero.

Galeotta fu la crociera: al ritorno, Maria Meneghini Callas era solo la Callas. Il marito, che l'aveva seguita per dieci anni, se ne tornò a Verona, mentre i due colombi presero il volo, incalzati da torme di reporter e fotografi. Maria e Onassis andarono a Sirmione a parlare con Meneghini. In un primo momento, l'incontro fu freddo ma corretto. Cenarono in assoluto silenzio, poi, allontanata la servitù, si chiusero in una stanza. Si sentirono urla. Quando, per ultima, Maria lasciò la casa, il marito le gridò dietro: «Portati anche il cagnolino», sbattendo la porta.

Il primo anno a Parigi fu un susseguirsi di impegni mondani. Per i continui sbalzi di umore di Onassis, il cielo del loro amore era spesso offuscato di nubi. Il sogno della Callas era quello di sposare l'armatore, come lui le aveva promesso.
Ai primi del 1966, da cittadina greca Maria ottenne lo stato civile di donna libera. A quel punto pensò di potersi finalmente unire a Onassis. Ma Ari rispondeva con ironia. Lei voleva una famiglia, lui il mondo. Maria si sentì offesa, rifiutata. Esplose, ma poi si rassegnò. Nessuno dei due voleva perdere l'altro: Maria per amore, lui per vanità.



Il momento cruciale doveva ancora arrivare. Alcuni mesi dopo, la Callas restò incinta. Quello di avere un bambino era sempre stato il desiderio più forte della sua vita. Ma Onassis non ne volle sapere. Furono giorni terribili. Il sacrificio fu enorme, ma segnò anche il principio della fine. Il «fuoco greco», come lo definì un biografo, andava spegnendosi. Maria fece un ultimo disperato tentativo: chissà che un'estate a Skorpios da soli non riaccendesse in lui il desiderio. Ma Onassis era già un altro. Arrivava tardi, pranzava sempre fuori. Maria sentiva che stava per perderlo. Rientrò a Parigi divorata dall'inquietudine. Ari le dedicava sempre meno tempo; poi arrivarono gli inganni, le bugie. Una settimana dopo, una foto pubblicata dalla stampa francese lo mostrava a «El Maroco» insieme con Jacqueline Kennedy. Per Maria fu un dolore lancinante.

Tornato a Parigi, Onassis le propose una crociera ai Caraibi. Maria non ebbe neanche il tempo di cominciare a nutrire una piccola speranza, che la frase successiva la tramortì come un colpo di scure: sarebbe venuta anche Jacqueline. Altro che incontro mondano! A un tratto, la Callas ricordò un piccolo episodio avvenuto quando erano a New York, e a cui non aveva fatto troppo caso. Onassis aveva telefonato alla Kennedy invitandola a bere qualcosa insieme a lui e a Maria, ma Jacqueline aveva risposto: «In questo caso, allora, un'altra volta». Ora sì che Maria capiva cosa veramente aveva voluto dire la Kennedy.

A questo punto, tutto lo strazio che covava dentro da tempo eruppe come magma ribollente dal fondo della sua anima di donna, di amante, di greca tradita: gli rinfacciò le mille mortificazioni subite, gli disse che le aveva spezzato la vita, e si abbandonò a un pianto disperato. Al termine di uno sfogo che avrebbe mosso a pietà la più insensibile delle fiere selvatiche, Onassis le voltò le spalle. Allo stremo delle forze psichiche, Maria andò avanti per settimane a tranquillanti e sonniferi. Il 20 ottobre 1968, un laconico comunicato stampa annunciava le nozze fra Onassis e la Kennedy. Un contratto d'affari, più che un matrimonio, ma per Maria fu una pugnalata nel petto.

Passato il clamore, Onassis si sentì sfruttato dall'avidità di Jacqueline. L'immagine pulita di Maria cominciò a girargli nella testa. Appena arrivato a Londra in luna di miele (se così la si può definire), dal «Savoy» telefonò alla Callas. Da allora, quel numero fu fatto tutte le sere. La fiamma s'era riaccesa, questa volta in Onassis spuntava l'amore. Lo si vedeva uscire all'una di notte dalla casa della Callas in via George Mendel 36. Un fotografo l'aveva ritratto con lei da «Maxim's». Due giorni dopo, Jacqueline piombò a Parigi e volle la ripetizione della cena nello stesso ristorante. Onassis obbedì. Era il 1970. Maria Callas, che aveva già costruito sogni bellissimi, si sentì di nuovo tradita.

Andò in Grecia il 15 agosto, giorno del suo onomastico. Lui la raggiunse in elicottero, la baciò e la volle con sé per sempre. Onassis si trovava ad Atene quando ebbe il primo attacco della malattia che gli sarebbe stata fatale. I medici consigliarono l'immediato ricovero all'ospedale americano di Parigi. Prima di entrarvi, Onassis incaricò i suoi avvocati di ridurre al minimo l'eventuale eredità cui la Kennedy aveva diritto. Un segno di rimorso? In ospedale portò con sé una coperta di cachemire rossa di Hermès regalatagli da Maria per il suo compleanno. Jacqueline arrivò solo mezz'ora prima che morisse.

Da quel momento, Maria Callas cominciò anche lei a spegnersi giorno dopo giorno. La dichiarazione di decesso, datata 16 settembre, attribuiva la fine della più famosa cantante lirica del mondo a un attacco cardiaco. Certo, il medico non poteva dire che di tristezza e di abbandono si può anche morire.


Dagospia.com 16 Agosto 2002