SURACE AGLI ARRESTI DOMICILIARI MA CON FELTRI E' "LIBERO".

Fonte Adnkronos

"Abbiamo concordato con Stefano Surace una collaborazione a 'Libero'. Raccontera' le sue vicende professionali e molto altro". A comunicarlo e' lo stesso Vittorio Feltri, direttore del quotidiano, dopo aver pranzato con il giornalista, appena uscito dal carcere di Opera, al ristorante "Al Matarel" in corso Garibaldi a Milano. La frequenza con cui la firma di Surace comparira' sulle pagine di 'Libero', precisa Feltri, "sara' compatibile con la sua disponibilita'". Il direttore di 'Libero' racconta di aver trovato Stefano Surace "in buono stato di salute, un po' frastornato perche' evidentemente non era piu' abituato ad un luogo diverso dal carcere. E' lucido e determinato a far valere le sue ragioni".

Feltri, che sul suo quotidiano ha condotto una accanita campagna pro-Surace, e' ora "molto soddisfatto. Il magistrato ha dimostrato molta sensibilita' e forse un ruolo l'ha avuto anche la nostra campagna. Siamo soddisfatti sia dal punto di vista umanitario che della giustizia".


Stefano Surace è fuori dal carcere
Concessi gli arresti domiciliari

da www.repubblica.it

MILANO - Stefano Surace è uscito dal carcere. Al giornalista, in prigione dalla vigilia di Natale a causa di una condanna per tre articoli "diffamatori" pubblicati oltre trent'anni fa, sono stati concessi gli arresti domiciliari nella casa napoletana di sua figlia Marina. La stessa figlia che nelle ultime settimane aveva sollevato il caso davanti all'opinione pubblica e presentato una domanda di grazia che il ministero della Giustizia Roberto Castelli promette di "valutare il prima possibile".

Si chiude così la prima puntata di una vicenda divenuta emblematica di una giustizia che, a causa di automatismi senza controllo, può trasformarsi in ingiustizia o addirittura, come dice il segretario del sindacato dei giornalisti, Paolo Serventi Longhi, in una vera e propria "persecuzione". E non è un caso che a favore del settantenne Surace si siano mobilitati politici di ogni colore, primi tra tutti i radicali, che hanno iniziato (e interrotto dopo la notizia di oggi) lo sciopero della fame.



Renato Surace era stato arrestato il 24 dicembre scorso, subito dopo il suo arrivo in Italia da Parigi, città dove viveva dalla fine degli anni Settanta. In Francia è un cittadino di prim'ordine, tanto da guadagnare un'onorificenza del presidente Chirac per "i meriti di sportivo, giornalista, scrittore". Ma per la giustizia italiana no, visto che a suo carico ci sono tre condanne - due per diffamazione a mezzo stampa, una per pubblicaziona oscena - per le quali deve scontare in tutto 2 anni, 6 mesi e 12 giorni.

Così attorno ai polsi del giornalista, a suo tempo fondatore della rivista "Le Ore" e inviato speciale della rivista Abc, erano scattate le manette e si erano aperte le sbarre del carcere di Poggioreale. Non importa se i reati risalgono a più di trent'anni fa, e se almeno uno di essi (la pubblicazione oscena) oggi fa sorridere di fronte a un qualsiasi spot televisivo.

Sul piano formale, lo ammettono subito anche i suoi difensori, nulla da eccepire all'arresto. Le condanne furono inflitte in contumacia (Surace all'epoca era già in Francia), ma è subito evidente quanto il provvedimento cautelare sia "lunare" e fuori tempo.

Ora, dopo la mobilitazione non solo di parenti e amici, ma anche dei politici è arrivata la concessione degli arresti domiciliari, motivata appunto con il fatto che "i reati sono estremamente risalenti nel tempo". Lo stesso magistrato, che ha accolto il parere favorevole espresso dalla procura di Milano, annota che "in carcere Surace ha sempre mantenuto una buona condotta". "Le pratiche erano avviate da giorni - ha aggiunto la direttrice del carcere di Opera, dove Surace era stato trasferito solo pochi giorni fa -, e lui è naturalmente molto contento".

Ma la battaglia non è affatto finita. "Le sentenze contro di me sono nulle - ha detto appena uscito dal carcere -, perchè la Convenzione europea dei diritti dell' uomo non consente di condannare qualcuno a sua insaputa, come è successo a me".
E altrettanto determinata è sua figlia: "Sono contentissima - dice Marina -, ma la concessione degli arresti domiciliari è stato compiuto solo un passo".
Perchè adesso Stefano Surace vuole avere ragione anche nel merito: "Non ci fermeremo - assicura la figlia - finché non sarà scagionato in Tribunale".



Dagospia.com 16 Agosto 2002