LA MESSA E' FINITA?
NON E' PIU' "APRILE" TRA NANNI MORETTI E SILVIA NONO
NON E' PIU' "APRILE" TRA NANNI MORETTI E SILVIA NONO
Questi primi mesi del nuovo millenio sono stati mesti e infausti per Nanni Moretti e Silvia Nono. Il loro grande amore era stato celebrato cinematograficamente e trionfalmente incartato come un Bacio Perugina dallo stesos Moretti nel film "Aprile" - la nascita del figlio Pietro, la mamma Silvia, la mamma di Nanni, la mamma di Silvia; aggiungere papà Nanni che fa il bagnetto al pupo: sembravano i concorrenti perfetti di una puntata di "Per tutta la vita" di Fabrizio Frizzi e Romina Power o un family-spot della Chicco.
ECCE BOMBA
Nel giro di 90 minuti cinematografici la Sinistra generazionale aveva trovato la coppia-modello, la linea coniugale da seguire, la tradizione familiare rispolverata secondo i sardonici guizzi di Moretti. Intorno all'inizio dell'anno, arriva il pediluvio. E si passa dalla favola all'amorale della favola, dall'etica romantica alla cotica romanzesca, dal bacio al cacio. I primi dissapori hanno inizio con le riprese prolungate e più volte stoppate del nuovo di film "La stanza del figlio" che Moretti ha girato sul set di Ancona. Lontano da casa, si è ritrovato con la sua ex "Bianca", la tormentata Laura Morante (o Morente?), protagonista del film. Lontano dalla tranquillità capitolina, è rimasto intossicato di farmaci ed è finito ricoverato al pronto soccorso di Ancona. Lontana da Nanni, Silvia Nono è finita per incartarsi tra il suo lavoro di traduttrice in casa e lo svezzamento del loro figlio Pietro.
LA CRISI DEL "NONO" ANNO
Tornato a Roma, il regista di "Ecce bombo" inizia la fase del montaggio del film ma è così nevroticamente stressante e stressato che qualcosa si rompe nel nido coniugale. I telefonini fanno subito girare l'indiscrezione che Silvia lo abbia messo alla porta. Qui le notizie sono nebulose per l'alto cordone sanitario che gli amici della coppia hanno alzato per difendere la privacy dell'autore più idolatrato dalla generazione "Palombella rossa". Quello che è sicuro è che Moretti per due mesi ha preferito traslocare armi e bagagli nell'abitazione del suo sodale produttore Giorgio Barbagallo. In questi giorni, sulla pedana del suo cinema Sacher, Moretti fa i dibattiti e si mostra di ottimo umore, scherza, si prende in giro, sembra meno nervoso e nevrotico. I casi sono due: o la messa è finita o è tutto ricominciato con Silvia.
IL NANNI-MORETTISMO
Con gli amici-discepoli, Moretti ha laconicamente parlato della crisi che ha colpito il suo matrimonio. Più in termini di filosofia spicciola, da posta del cuore, vedi che succede a tutti, allo scemo come al colto, l'intelligenza non è un filtro alla debolezza umana, bla-bla. Certo l'alto moralismo capitanato dal Moretti-pensiero ha sempre schifato la sbornia di corna, i divorzi villani, i contrasti da bordello della scena dello spettacolo. Quella "diversità", una volta comunista, nel corso del tempo era diventata "morettiana". E' allora che si capisce perché il "nanni-morettismo" è una figura antropologica a sé, nel panorama mentale, psicologico e iconografico della Sinistra sinistrata. Una specie particolare, i "nannisti", che nel tempo ha contratto tic nevrotici, disguidi mentali, modi di non-presentarsi, di male vestirsi, di gesticolare a scatti, di parlare con piglio assolutamente tormentato e apodittico, come in un regolamento di conti.
I RAGAZZI DEL BRONCIO
Sempre con il muso di chi le scatole sarebbe capace di rompersele da solo, questo genere di uomini e donne nanni-dipendenti, detti nel loro insieme "i ragazzi del broncio", formano una setta di perversi intelligenti e di giovinetti amareggiati, una tribù di donzellette punitive e di resistenti attempati, un pigia-pigia di anticonformisti invellutati di sessantottismo postumo, una bolgia spirituale di intellettuali debilitati alla Enrico Ghezzi che sembrano usciti da un quadro di Munch. Però, una volta incastrati nelle poltroncine del cinema-chiesa-tempio Sacher, ciak!, sono subito trafitti dal raggio di "Aprile": i morettini "nanneggiano" con gli occhi, singhiozzano con le orecchie, ridono con il naso, trascinandosi, incantati da un'epidemia di forti emozioni e fragili sentimenti, "illuminati" e "trasfigurati", come chi avesse finalmente scoperto un elisir per riuscire a guardarsi dentro. A un certo punto, si giunge persino a sospettare la psicosi collettiva, tipo Midjugorje o Madonnina di Civitavecchia, con la sala del Sacher che si trasforma nella piscina di Lourdes. Eh sì, guardano Nanni Moretti come si guarda una visione pura e para-guru, un Sai Baba di Monteverde Vecchio o un Dalai Lama del quartiere Prati sceso in sala a miracoleggiare, una scheggia moto-munita col casco di "giovane Holden" precipitata nel sentiero senza storia delle loro vite.
DOPO DI ME, IL PEDILUVIO!
Come quelli del Tempio Solare, all'eletto scopo di non essere né con gli Unni né con gli altri, i Nanni-tossici potrebbero arrivare al suicidio di massa, esaltati dai suoi malumori cotonati da piccolo Savonarola, eccitati da quell'allure da bello e impossibile, inebriati dal suo sguardo sopraccigliato da "Dopo di me, il pediluvio!", risucchiati dal suo narcisistico girotondo al proprio ombelico e perciò meraviglioso, o massacrati al cuore dalla sua nuova condizione psico-politica ("D'Alema, di' una cosa di sinistra, anche non di sinistra, insomma di' qualcosa!") e family-esistenziale ("Quattro chili e duecento grammi!", gorgheggia la platea all'unisono con il neo-papà). Senza aver paura della sana retorica familista, gli spettatori di "Ecce Bombo" si trasformano in zii e amici cari che incollano i fotogrammi di "Ecce Bimbo". I morettini sanno benissimo che quella lì non è roba da cinema, che non ha alcun significato di fiction, svago, lieto dopo-pizzeria, che solo uno svitato potrebbe vederci il fantasma di una trama con un capo e una coda. Del resto, il Moretti-dipendente si sente da sempre una "minoranza spirituale", e come Enrico V alla vigilia della battaglia di Agincourt ripete: "Noi pochi, noi pochi fortunati, noi manipoli di fratelli" (Shakespeare, "Enrico V", Atto IV, scena III).
NANNI DI PIOMBO
Sembrava tutto perfetto nel "Mondo di Nanni", lontano dal chiasso mentale e dalla cecità morale di una società marketing-berlusconizzata anche nel cuore. Com'è potuto accadere? Com'è potuto accadere che sia crollato così rapidamente - senza che nessuno se l'aspettasse, senza che nessuno lo prevedesse - quel mondo nutrito di ottime letture, film impegnati, vacanze intelligenti, matrimoni ? Invece la vita - che non guarda in faccia nessuno - si è presa la sua rivincita e ha sparato i suoi "Nanni di piombo".
(Copyright Dagospia.com 21-7-2000)
ECCE BOMBA
Nel giro di 90 minuti cinematografici la Sinistra generazionale aveva trovato la coppia-modello, la linea coniugale da seguire, la tradizione familiare rispolverata secondo i sardonici guizzi di Moretti. Intorno all'inizio dell'anno, arriva il pediluvio. E si passa dalla favola all'amorale della favola, dall'etica romantica alla cotica romanzesca, dal bacio al cacio. I primi dissapori hanno inizio con le riprese prolungate e più volte stoppate del nuovo di film "La stanza del figlio" che Moretti ha girato sul set di Ancona. Lontano da casa, si è ritrovato con la sua ex "Bianca", la tormentata Laura Morante (o Morente?), protagonista del film. Lontano dalla tranquillità capitolina, è rimasto intossicato di farmaci ed è finito ricoverato al pronto soccorso di Ancona. Lontana da Nanni, Silvia Nono è finita per incartarsi tra il suo lavoro di traduttrice in casa e lo svezzamento del loro figlio Pietro.
LA CRISI DEL "NONO" ANNO
Tornato a Roma, il regista di "Ecce bombo" inizia la fase del montaggio del film ma è così nevroticamente stressante e stressato che qualcosa si rompe nel nido coniugale. I telefonini fanno subito girare l'indiscrezione che Silvia lo abbia messo alla porta. Qui le notizie sono nebulose per l'alto cordone sanitario che gli amici della coppia hanno alzato per difendere la privacy dell'autore più idolatrato dalla generazione "Palombella rossa". Quello che è sicuro è che Moretti per due mesi ha preferito traslocare armi e bagagli nell'abitazione del suo sodale produttore Giorgio Barbagallo. In questi giorni, sulla pedana del suo cinema Sacher, Moretti fa i dibattiti e si mostra di ottimo umore, scherza, si prende in giro, sembra meno nervoso e nevrotico. I casi sono due: o la messa è finita o è tutto ricominciato con Silvia.
IL NANNI-MORETTISMO
Con gli amici-discepoli, Moretti ha laconicamente parlato della crisi che ha colpito il suo matrimonio. Più in termini di filosofia spicciola, da posta del cuore, vedi che succede a tutti, allo scemo come al colto, l'intelligenza non è un filtro alla debolezza umana, bla-bla. Certo l'alto moralismo capitanato dal Moretti-pensiero ha sempre schifato la sbornia di corna, i divorzi villani, i contrasti da bordello della scena dello spettacolo. Quella "diversità", una volta comunista, nel corso del tempo era diventata "morettiana". E' allora che si capisce perché il "nanni-morettismo" è una figura antropologica a sé, nel panorama mentale, psicologico e iconografico della Sinistra sinistrata. Una specie particolare, i "nannisti", che nel tempo ha contratto tic nevrotici, disguidi mentali, modi di non-presentarsi, di male vestirsi, di gesticolare a scatti, di parlare con piglio assolutamente tormentato e apodittico, come in un regolamento di conti.
I RAGAZZI DEL BRONCIO
Sempre con il muso di chi le scatole sarebbe capace di rompersele da solo, questo genere di uomini e donne nanni-dipendenti, detti nel loro insieme "i ragazzi del broncio", formano una setta di perversi intelligenti e di giovinetti amareggiati, una tribù di donzellette punitive e di resistenti attempati, un pigia-pigia di anticonformisti invellutati di sessantottismo postumo, una bolgia spirituale di intellettuali debilitati alla Enrico Ghezzi che sembrano usciti da un quadro di Munch. Però, una volta incastrati nelle poltroncine del cinema-chiesa-tempio Sacher, ciak!, sono subito trafitti dal raggio di "Aprile": i morettini "nanneggiano" con gli occhi, singhiozzano con le orecchie, ridono con il naso, trascinandosi, incantati da un'epidemia di forti emozioni e fragili sentimenti, "illuminati" e "trasfigurati", come chi avesse finalmente scoperto un elisir per riuscire a guardarsi dentro. A un certo punto, si giunge persino a sospettare la psicosi collettiva, tipo Midjugorje o Madonnina di Civitavecchia, con la sala del Sacher che si trasforma nella piscina di Lourdes. Eh sì, guardano Nanni Moretti come si guarda una visione pura e para-guru, un Sai Baba di Monteverde Vecchio o un Dalai Lama del quartiere Prati sceso in sala a miracoleggiare, una scheggia moto-munita col casco di "giovane Holden" precipitata nel sentiero senza storia delle loro vite.
DOPO DI ME, IL PEDILUVIO!
Come quelli del Tempio Solare, all'eletto scopo di non essere né con gli Unni né con gli altri, i Nanni-tossici potrebbero arrivare al suicidio di massa, esaltati dai suoi malumori cotonati da piccolo Savonarola, eccitati da quell'allure da bello e impossibile, inebriati dal suo sguardo sopraccigliato da "Dopo di me, il pediluvio!", risucchiati dal suo narcisistico girotondo al proprio ombelico e perciò meraviglioso, o massacrati al cuore dalla sua nuova condizione psico-politica ("D'Alema, di' una cosa di sinistra, anche non di sinistra, insomma di' qualcosa!") e family-esistenziale ("Quattro chili e duecento grammi!", gorgheggia la platea all'unisono con il neo-papà). Senza aver paura della sana retorica familista, gli spettatori di "Ecce Bombo" si trasformano in zii e amici cari che incollano i fotogrammi di "Ecce Bimbo". I morettini sanno benissimo che quella lì non è roba da cinema, che non ha alcun significato di fiction, svago, lieto dopo-pizzeria, che solo uno svitato potrebbe vederci il fantasma di una trama con un capo e una coda. Del resto, il Moretti-dipendente si sente da sempre una "minoranza spirituale", e come Enrico V alla vigilia della battaglia di Agincourt ripete: "Noi pochi, noi pochi fortunati, noi manipoli di fratelli" (Shakespeare, "Enrico V", Atto IV, scena III).
NANNI DI PIOMBO
Sembrava tutto perfetto nel "Mondo di Nanni", lontano dal chiasso mentale e dalla cecità morale di una società marketing-berlusconizzata anche nel cuore. Com'è potuto accadere? Com'è potuto accadere che sia crollato così rapidamente - senza che nessuno se l'aspettasse, senza che nessuno lo prevedesse - quel mondo nutrito di ottime letture, film impegnati, vacanze intelligenti, matrimoni ? Invece la vita - che non guarda in faccia nessuno - si è presa la sua rivincita e ha sparato i suoi "Nanni di piombo".
(Copyright Dagospia.com 21-7-2000)