MARIO DRAGHI AL TESORO, GIULIO TREMONTI ALLA FARNESINA
IL PIANO DI SILVIUCCIO PER ACCONTENTARE CIAMPI, D'AMATO E OPPOSIZIONE
IERI SERA FAZIO IN VIA XX SETTEMBRE: UN TUTOR PER LA FINANZIARIA

Tutto ha inizio a Palermo. Colà Silvio Berlusconi, trafitto da una freccia di umiltà e di sano realismo, lascia perdere per un momento le faccende idriche della Trinacria (meglio un idraulico) e rivolge una preghiamo all'opposizione: la situazione economica è difficilissima, complicatissima, pregna di venti di guerra: orsù, cerchiamo di collaborare sulla Finanziaria! La replica di Rutelli e Fassino non si attendere: d'accordo, ma fuori dalle palle Giulietto Tremonti.

Il commercialista della Valtellina, nel giro di pochi giorni, è diventato il materasso preferito, sentina di tutti i mali della finanza tricolore, soggetto persino di sfiga (secondo i sindacati e "Striscia la notizia" - che lo chiama "Trefrane"). Pioggia di bombe non solo dal centro-sinistra e da Casini con i suoi Follini casinisti. Le bordate inattese del capataz della Confindustria, Antonio D'Amato, contro il governo e le promesse mancate, hanno scosso il Cavaliere fino al punto di accarezzare uno scenario di questo livello. Spostare Tremonti alla farnesina e richiamare dal sabbatico l'ex direttore generale del Tesoro Mario Draghi.

Un'operazione che ricalca quella di Vittorio Grilli, nominato recentemente Ragioniere di Stato al posto di Andrea Monorchio. Sia Grilli che Draghi, infatti, hanno in comune di appartenere alla stessa filiera professionale e politica che fa capo a Carlo Azeglio Ciampi - che li ha valorizzati e sponsorizzati. Quindi, Draghi ha sempre intrecciato buoni rapporti con Visco e il centro-sinistra; nello stesso tempo, corre un buon feeling con il premier in ombra Gianni Letta.

Riepilogando: Silviuccio con Draghi accanto riuscirebbe a prendere con una fava parecchi piccioni: da Ciampi a Fazio, dall'opposizione alla Confindustria, passando per i sindacati. E' un atto di umiltà che recherebbe al secondo governo Berlusconi quel po' di tranquillità, ossigeno e sali minerali per superare una congiuntura che più mesta non si può e destinata a durare a lungo. Ovviamente il cinquantenne Mario Draghi accetterebbe la poltrona del Tesoro solo dal primo inquilino del Quirinale.



Ma, c'è un ma grosso così per Ecce Gnomo. Come risolvere il problema politico Bossi-Tremonti? Il primo legaiolo si atteggia a vero padrone del governo: la riforma delle pensioni? Non si farà. E non si fa. C'è da discutere la finanziaria? E il ministro Bossi liquida così la scocciatura: "Si parla di conti? Allora c'è Tremonti, per me basta e avanza". Tema: come far ingoiare a Bossi un trasloco del suo Giulietto? Secondi alcuni basta accontentarlo sulla riforma delle Fondazioni bancarie: concedere quel 70 per cento di quote agli Enti Locali, come vogliono i leghisti.

Intanto - chi l'avrebbe mai detto! - nel giorno della sua resurrezione, grazie a Bruxelles che ha rinviato di due anni il pareggio di bilancio, Giulio Tremonti ha dovuto incassare le prime avvisaglie del cambiamento. Scrive Sergio Rizzo sul Corriere di oggi: "Giovedì 19 settembre, il giorno prima del varo del decreto legge con il quale l'esecutivo ha tagliato le agevolazioni fiscali a favore delle grandi imprese, il governatore della Banca d'Italia è salito al Colle e ha discusso a lungo con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Il quale, circostanza non trascurabile, è anche il suo predecessore e segue con attenzione l'evolversi dei conti pubblici. Venerdì 20 settembre, dopo il Consiglio dei ministri, è toccato invece al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi varcare il portone del Quirinale. Da dove è uscito per andare subito a palazzo Koch, sede della Banca d'Italia, per una visita a Fazio. Una visita lunga e soprattutto imprevista. L'incontro non era fissato e non è avvenuto seguendo il tradizionale protocollo. Forse un segnale del fatto che, in questa fase delicatissima per i conti pubblici, Fazio sia destinato ad assumere un ruolo centrale. In pieno accordo con il Quirinale.
Che il premier si rechi dal governatore della Banca d'Italia, e non viceversa, è un fatto del tutto inusuale. I precedenti si contano sulle dita di una mano. Si ricorda la visita di Bettino Craxi a Ciampi all'inizio degli anni Novanta. Ma soprattutto quella di Romano Prodi a Fazio nel 1997, che aveva suscitato scandalo nell'opposizione di centrodestra. Antonio Martino, oggi ministro del governo Berlusconi, era arrivato a parlare di attacco all'autonomia dell'istituto"

Questo bel quadretto svela e lega i nuovi rapporti tra Berlusconi e Fazio e Ciampi. Al punto che potrebbe suggerire una messa sotto tutela di Tremonti. Un "tutoraggio" che vede il governatore della Banca d'Italia molto attivo con palazzo Chigi. Il ciociaro sta seguendo passo passo l'evolversi della situazione economica ma soprattutto sta supervisionando nei minimi particolari ogni provvedimento legato alla nascitura finanziaria; che dovrà avere in tutto e per tutto il suo benestare. Infatti ieri sera, intorno alle 19, il pio (tutto) Antonio Fazio si è recato in via Venti Settembre, sede del ministero di Tremonti..


Copyright Dagospia.com 25 settembre 2002