PINOCCHIATE - BENIGNI, IL MILIARDARIO RIDENS DELLA SINISTRA ITALIANA, SPREME ZECCHINI D'ORO ANCHE DALLE FOTO (MA I PAPARAZZI LO OSCURANO)
Massimo Gramellini per La Stampa
Oramai Forattini potrebbe disegnarlo in vestaglia e pantofole, intento a sorseggiare il the come il suo Berlinguer «borghese» mentre fuori dalla finestra rumoreggiano i girotondi morettiani. E' Roberto Benigni, il miliardario ridens della sinistra italiana, protagonista di un girotondo intorno a se stesso che ancora pochi anni fa avrebbe avuto dell'incredibile.
«Pinocchio» lo ha estirpato dalla sua dimensione artigiana per integrarlo definitivamente nel sistema. Più che del film, in questi giorni si parla delle operazioni commerciali ideate da gatto Roberto & volpe Nicoletta (sua moglie) per spremere zecchini d'oro. Libri, cassette, cartoline e pinocchiate di ogni genere.
Un uso sparagnino dell'immagine, che ieri ha indotto i fotografi ad ammutinarsi contro il divieto di riprendere la consegna di una laurea «honoris causa». E Benigniland, il centro di riprese in provincia di Terni che appartiene anche a lui e dove, come racconta «Sorrisi e canzoni» nel fargli i conti in tasca, verranno presto girati altri film su Borgia e Caravaggio.
Se si aggiunge che «Pinocchio» è distribuito dalla Medusa e che la Washington Post paragona le traversie giudiziarie del burattino a quelle dell'Italia di oggi «in cui i tribunali incriminano sempre la persona sbagliata», emerge il ritratto di un Benigni inconsapevolmente berlusconiano. Niente di male.Un fuoriclasse rimane tale anche da paperone. Più difficile sarà continuare a farne il simbolo della resistenza a un regime sotto il quale pare passarsela piuttosto bene.
CANNAVARO: "TANTO GENTILE E TANTO NESTA PARE."
Andrea Carugati per L'Unità
BOLOGNA «Grazie amorosissimi presenti, mi verrebbe da zompettare sul corpo e l'anima di ognuno di voi». Bologna, Aula magna di Santa Lucia, ieri mattina poco prima di mezzogiorno: Roberto Benigni ha appena ricevuto dalle mani del rettore Calzolari la Laurea honoris causa in Lettere. Sale sul palco, emozionato, sprizza vitalità da ogni poro. E dà inizio alla sua coltissima lectio che non delude chi questa laurea ha fortemente voluto, a partire dalla professoressa Maria Luisa Altieri Biagi.
È soprattutto grazie alle sue letture di Dante, al suo rapporto quasi fisico con la Commedia che l'Ateneo ha scelto di dargli il prestigioso riconoscimento. E Benigni resta sul pezzo, parlando di Dante per quasi un'ora, con frequenti citazioni a memoria della Commedia, ma non solo. «Dante e le donne» potrebbe essere un titolo per la sua appassionata lezione. «I rapporti di Dante con le donne sono iniziati qui a Bologna - spiega il neodottore - e lo dice lui stesso in quel sonetto in cui si rimprovera (al punto da voler accecare i suoi stessi occhi) per non aver notato passare la donna più bella di Bologna perché era intento a guardare la torre Garisenda». Benigni parla «dell'amore e della libertà che Dante ci ha buttato addosso», del «senso del racconto», così moderno da essere un modello anche oggi: «Quante volte mi leggo Dante prima di girare: nella Commedia c'è un senso del montaggio straordinario, le apparizioni dei personaggi sono costruite in modo magnifico».
Benigni salta da un testo all'altro, paragona il "suo" Poeta con Shakespeare («Solo in Macbeth ha un'intensità pari alla Commedia»), con James Joyce («il suo vero erede»). Ma non rinuncia a qualche scherzo come quando trasforma Beatrice in Fabio Cannavaro: da «Tanto gentile e tanto onesta pare» a «Tanto Gentile e tanto Nesta pare». Così come non rinuncia a chiamare continuamente in causa il suo amico Umberto Eco, che se ne sta seduto con tocco e toga poco distante: «Il professor Eco è andato a ricevere una laurea honoris causa a Siena qualche giorno fa, perché temeva che dopo la mia si sarebbero svalutate: e invece queste lauree sono retroattive, come le leggi del governo Berlusconi».
Applausi e risate, da parte di un pubblico incantato dal Benigni colto ma avido del comico graffiante e irriverente. Ma Benigni insiste con Umberto Eco: «Lui mi ha rubato la lezione: quella su Averroè e la metafora dovevo farla io». E ancora: «È sempre così: stavo reparando "Hegel e i tacchini" e lui mi esce con "Kant e l'Ornitorinco"; stavo scrivendo una biografia di Pippo Baudo e lui mi scrive Baudolino». È il momento più comico, poi Benigni torna sul rapporto tra Dante e Guido Cavalcanti, sull'assenza di quest'ultimo dalla Commedia, sul celebre sonetto «Guido, i' vorrei che tu Lapo ed io fossimo presi per incantamento, e messi in un vasel, ch'ad ogni vento...».
«Roberto è una delle persone più colte del mondo - chiosa alla fine Eco -. Non c'è filosofo, anche tra i più recenti, che lui non abbia già letto. Gli amici lo sanno perfettamente, ma è un bene che tutti sappiano che non è solo uno che fa battute sulla topa. Noi facciamo sempre gare di poesia e vince sempre lui». Sulla stessa lunghezza d'onda anche il rettore Pier Ugo Calzolari: «Roberto finge di essere un estemporaneo della cultura umanistica, invece conosce a menadito i testi e la critica». «C'è stato un tempo, molti secoli addietro - ha detto il rettore nel suo discorso ufficiale - in cui un artista come Benigni sarebbe stato fulminato dall'accusa di appartenere a una categoria di personaggi irregolari, irriverenti e spavaldi, sospetti di avere una natura diabolica. Noi sappiamo, viceversa, che fortunatamente non è così».
Calzolari ha citato poi un passaggio dello Zibaldone di Leopardi: «Terribile ed awful è la potenza del riso: chi ha il coraggio di ridere è padrone degli altri, come chi ha il coraggio di morire». A Benigni è poi arrivato un regalo da parte degli studenti della Goliardia: un vero asino, con un cartello al collo con scritto "Lucignolo" e una feluca bianca. Il regista, poi, all'aperitivo organizzato al Circolo della caccia ha dedicato un pensiero al padre Luigi: «Purtroppo non è potuto venire, si sarebbe commosso davvero: ma, a 85 anni, non era in grado di spostarsi».
Unica nota negativa della giornata è stato il rigidissimo servizio d'ordine (con 30 gorilla), che ha blindato tutta la cerimonia, concedendo solo 3 minuti a fotografi e cineoperatori e impedendo ai cronisti di avvicinare il regista, mentre la casa di produzione Melampo (della famiglia di Benigni) ha avuto l'esclusiva di tutte le immagini. Una scelta che l'Ateneo ha dovuto subire e che ha scatenato la protesta dei fotografi che hanno realizzato una sola immagine del neodottore, ma con il viso oscurato.
Dagospia.com 8 Ottobre 2002