GRANDI MARCHETTE - 1976, UN BERLUSCONI DA VIVERE PER NATALIA ASPESI ED ENZO SICILIANO.
Da "Milano 2 - Una città da vivere"
Edilnord Centri Residenziali
Opuscolo pubblicitario del 1976
Da Il Foglio
UNA MILANO2 PER RITROVARE SE STESSI - Testo di Natalia Aspesi
Il paesaggio fisico di Milano si è fatto crudele e sopportarlo è talvolta molto acre. Per cui è nella pelle, nelle orecchie, nello stomaco, nel sangue, che si sente la voglia di vivere Milano e nello stesso tempo di esorcizzare Milano: di sdoppiarsi insomma e di provare emozioni corazzate in una città dura e instancabile e provare emozioni indifese in una città dolce e riposata. Una Milano 1 per trovarsi al centro di tutto, una Milano 2 per ritrovare se stessi.
Le due Milano non sono inventate, ci sono, la prima la conosco con amore e memoria, la seconda l'ho scoperta da poco con simpatia. Non l'ho approfondita, non sono entrata nei suoi problemi che certamente avrà, non ho parlato con i suoi abitanti, milanesi che non sono fuggiti dalla città ma che hanno chiesto una tregua, un momento di riflessione alla città. Per me dunque Milano 2 è soltanto un paesaggio cittadino a cui sono grata se non altro per una cosa: di non essermi apparso, alla mia prima visita, come una città lunare; come una splendida mostra perfetta e inabitabile, come un satellite luccicante e stellato simile a quello dei disegni di Flash Gordon sul pianeta di Ming.
Milano 1, la mia Milano, non è stata sprezzantemente cancellata da Milano 2 e questo è esteticamente il suo merito maggiore. I colori per esempio, sono quelli della città, di quando la città non era stata mangiata dal fumo delle macchine e delle ciminiere; tutte le sfumature dell'ocra e del rosa sino al rosso deciso. I prati sono quelli della città, persino collinosi come il parco, quando Milano aveva giardini piccoli e grandi dentro e fuori dalle case, quando il verde era ancora prezioso e non come ora, una specie di ricordo nevrotico. C'è forse una cosa a Milano 2 che Milano 1 non ha mai avuto e che pure non cambia la città, non la snatura: ed è lo spazio, la grande aria tra le case che sembrano piccole tanto sono lontane l'una dall'altra, la vastità dei campi dove giocano i bambini, l'orizzonte aperto, con i bordi rosa della lontananza.
E' la quantità d'aria che si sente il bisogno di respirare, la sensazione di libertà, di non soffocamento, di non compressione che umanizza la città. Più c'è spazio, più si perdono le ossessioni della mancanza di spazio: il rumore, la folla, la promiscuità, l'intolleranza per lo sconosciuto che ci ruba aria, ombra, sole, posto. E' così che il paesaggio di Milano 2, più che di colori, di proporzioni, di verde, di dolci montuosità, di ordinate indicazioni stradali, di perentorie separazioni tra traffico pedonale e automobilistico, è fatto di bambini che giocano, di ragazzi in bicicletta, di persone che passeggiano, di gente che si muove in uno spazio inusitato, addirittura impensabile nell'altra Milano.
MILANO2, UNA CITTA' A MISURA DI UOMO - Testo di Enzo Siciliano
Da "Milano 2 - Una città da vivere"
Edilnord Centri Residenziali
Opuscolo pubblicitario del 1976
Grandi città di oggi, soffocate dall'ossido di carbonio, dove il cielo imperturbabile potrebbe tendersi libero soltanto al di là dall'effetto dei depuratori: città dove il verde è ridotto a pochi centimetri pro capite; dove, ormai, la vita tradizionale di ogni agglomerato umano è sfigurata.
File di auto, intasamenti, urlio di clacson, sfibrante senso di impossibilità motoria nella stessa ristretta cerchia motoria di un quartiere.
La nostra fuga dalla città è quella di coloro che ricercano altrove la città, il contatto dell'uomo con l'uomo in modi che siano reali e non cinerei. E' un viaggio determinato dalla necessità della sopravvivenza. E' un viaggio biologico.
E' utopistica la nostra fuga?
E' utopistica la speranza di una alternativa?
Forse sì. E' impossibile non sperare. E' impossibile sottrarsi all'illusione che soluzioni parziali e limitate possano liberarci dall'incubo della strage di cui dicevo. Vorremmo poter abitare di nuovo questa terra con la grazia con la quale le città di un tempo, città "a misura d' uomo", la abitavano.
Uno sguardo indietro, con le necessità di oggi. Il parco giochi per i bambini, le strade percorse solo da uomini, e le auto per loro conto. La piazza, i diversi luoghi sociali spartiti in diverse funzioni. Le nuove città satelliti, con alberi, prati e specchi d'acqua, e la casa misurata al bisogno. Milano 2 è sorta con questi propositi.
Dagospia.com 7 novembre 2002
Edilnord Centri Residenziali
Opuscolo pubblicitario del 1976
Da Il Foglio
UNA MILANO2 PER RITROVARE SE STESSI - Testo di Natalia Aspesi
Il paesaggio fisico di Milano si è fatto crudele e sopportarlo è talvolta molto acre. Per cui è nella pelle, nelle orecchie, nello stomaco, nel sangue, che si sente la voglia di vivere Milano e nello stesso tempo di esorcizzare Milano: di sdoppiarsi insomma e di provare emozioni corazzate in una città dura e instancabile e provare emozioni indifese in una città dolce e riposata. Una Milano 1 per trovarsi al centro di tutto, una Milano 2 per ritrovare se stessi.
Le due Milano non sono inventate, ci sono, la prima la conosco con amore e memoria, la seconda l'ho scoperta da poco con simpatia. Non l'ho approfondita, non sono entrata nei suoi problemi che certamente avrà, non ho parlato con i suoi abitanti, milanesi che non sono fuggiti dalla città ma che hanno chiesto una tregua, un momento di riflessione alla città. Per me dunque Milano 2 è soltanto un paesaggio cittadino a cui sono grata se non altro per una cosa: di non essermi apparso, alla mia prima visita, come una città lunare; come una splendida mostra perfetta e inabitabile, come un satellite luccicante e stellato simile a quello dei disegni di Flash Gordon sul pianeta di Ming.
Milano 1, la mia Milano, non è stata sprezzantemente cancellata da Milano 2 e questo è esteticamente il suo merito maggiore. I colori per esempio, sono quelli della città, di quando la città non era stata mangiata dal fumo delle macchine e delle ciminiere; tutte le sfumature dell'ocra e del rosa sino al rosso deciso. I prati sono quelli della città, persino collinosi come il parco, quando Milano aveva giardini piccoli e grandi dentro e fuori dalle case, quando il verde era ancora prezioso e non come ora, una specie di ricordo nevrotico. C'è forse una cosa a Milano 2 che Milano 1 non ha mai avuto e che pure non cambia la città, non la snatura: ed è lo spazio, la grande aria tra le case che sembrano piccole tanto sono lontane l'una dall'altra, la vastità dei campi dove giocano i bambini, l'orizzonte aperto, con i bordi rosa della lontananza.
E' la quantità d'aria che si sente il bisogno di respirare, la sensazione di libertà, di non soffocamento, di non compressione che umanizza la città. Più c'è spazio, più si perdono le ossessioni della mancanza di spazio: il rumore, la folla, la promiscuità, l'intolleranza per lo sconosciuto che ci ruba aria, ombra, sole, posto. E' così che il paesaggio di Milano 2, più che di colori, di proporzioni, di verde, di dolci montuosità, di ordinate indicazioni stradali, di perentorie separazioni tra traffico pedonale e automobilistico, è fatto di bambini che giocano, di ragazzi in bicicletta, di persone che passeggiano, di gente che si muove in uno spazio inusitato, addirittura impensabile nell'altra Milano.
MILANO2, UNA CITTA' A MISURA DI UOMO - Testo di Enzo Siciliano
Da "Milano 2 - Una città da vivere"
Edilnord Centri Residenziali
Opuscolo pubblicitario del 1976
Grandi città di oggi, soffocate dall'ossido di carbonio, dove il cielo imperturbabile potrebbe tendersi libero soltanto al di là dall'effetto dei depuratori: città dove il verde è ridotto a pochi centimetri pro capite; dove, ormai, la vita tradizionale di ogni agglomerato umano è sfigurata.
File di auto, intasamenti, urlio di clacson, sfibrante senso di impossibilità motoria nella stessa ristretta cerchia motoria di un quartiere.
La nostra fuga dalla città è quella di coloro che ricercano altrove la città, il contatto dell'uomo con l'uomo in modi che siano reali e non cinerei. E' un viaggio determinato dalla necessità della sopravvivenza. E' un viaggio biologico.
E' utopistica la nostra fuga?
E' utopistica la speranza di una alternativa?
Forse sì. E' impossibile non sperare. E' impossibile sottrarsi all'illusione che soluzioni parziali e limitate possano liberarci dall'incubo della strage di cui dicevo. Vorremmo poter abitare di nuovo questa terra con la grazia con la quale le città di un tempo, città "a misura d' uomo", la abitavano.
Uno sguardo indietro, con le necessità di oggi. Il parco giochi per i bambini, le strade percorse solo da uomini, e le auto per loro conto. La piazza, i diversi luoghi sociali spartiti in diverse funzioni. Le nuove città satelliti, con alberi, prati e specchi d'acqua, e la casa misurata al bisogno. Milano 2 è sorta con questi propositi.
Dagospia.com 7 novembre 2002