VOGLIO ESSERE OGGETTIFICATA!
DITA VON TEESE NELLA MARMELLATA DEL FETISH

E' con giustificato orgoglio che scodelliamo l'articolo di Panorama dedicato a Dita Von Teese. Sono infatti due anni che la nostre rubriche Erotika e Dago Clip hanno come protagonista l'eroina del "fetish dreams". Oggi viene consacrata sul nuovo numero di "Playboy" e di rimbalzo sul settimanale di Segrate. Nel nostro piccolo elettronico, considerandola l'epitome della donna moderna revisionata ("È da quando sono bambina che studio per diventare un oggetto del desiderio"), aggiungiamo un portfolio di immagini incandescenti e un clip che porta la regia di un altro sommo artista del sessismo psyco-erotico, Andrew Blake (digitare il catalogo di www.preziosavideo.com)



STORIA DI DITA, REGINA DEL FETISH
Marco Giovannini per Panorama, in edicola domani


Dondola attaccata a una luna di cartapesta fosforescente, sussulta in sella a un cavallo di legno della giostra, sguazza dentro un calice gigante nella perfetta imitazione dell'oliva di un cocktail al Martini. E tutta questa attività frenetica la svolge su un palcoscenico, sotto i riflettori e gli occhi ben spalancati degli spettatori dei night. Dita von Teese è la nuova regina del burlesque, un genere americano che ha età e rituali del nostro glorioso avanspettacolo: belle pupe che cantano, ballano e si spogliano e comici tristanzuoli che raccontano battute mandate a memoria dai tempi lontani della scuola. Ma non c'è niente di vecchio in questa ragazza che tacchi mai inferiori ai 12 centimetri lanciano oltre l'uno e ottanta, dalla vita sottile e dal seno prorompente: la sua password è semmai «retro».

Il burlesque è tornato di gran moda (il sempre sofisticato mensile Interview l'ha messo in copertina) e la novità è che sono scomparsi i biechi manager maschi, le neocompagnie sono tutte autogestite da donne. Dita poi, che ama giocare un po' all'intellettuale, non si limita a contribuire alla riscoperta, vuole addirittura storicizzarla e sta scrivendo l'inevitabile libro.



Lei oltretutto ha una doppia anima, perché è anche la «fetish queen», come l'ha incoronata il numero di Natale di Playboy. Panorama ha incontrato il nuovo sorprendente oggetto del desiderio a stelle e strisce, infaticabile e fotografatissima presenzialista dei party del jet set alternativo con il suo fidanzato, il cantante satanico Marilyn Manson.

Da dove nasce il personaggio di Dita von Teese?
Da una ragazzina di provincia cresciuta nel Michigan a forza di film in technicolor. Mi ha sempre affascinato quello che era retro. Il mio primo impiego come commessa è stato in un negozio di lingerie: invece di vendere, compravo...



L'acquisto che non dimenticherà mai?
Un corsetto vittoriano con stecche d'acciaio. Me lo sono autoregalata per i 18 anni.

Che cosa racconterà nel suo libro sul burlesque?
Sono andata a ricercare le star di una volta, perché mi insegnassero i loro numeri e non andassero perduti. Sono anni che nessuno faceva più la danza del ventaglio di piume di Sally Rand. Ma non sarà solo storia, c'è la parte pratica, manualistica. Credo che non sia mai troppo tardi per imparare a spogliarsi con classe, e che ogni donna dovrebbe essere un po' spogliarellista.

Lei dove ha imparato?
Davanti a uno specchio e nei classici strip club. Ma non mi fraintenda, quando sono diventata maggiorenne non vedevo l'ora di esibirmi. Ma è stata una delusione. Le mie maestre sono tutte di celluloide: Marilyn Monroe, Betty Grable, le dive delle riviste di Ziegfìeld, Rita Hayworth, Bettie Page.

E il suo titolo di regina del fetish?
Nel mio sito ci sono 5.500 foto e una sfilza infinita di copertine per le riviste più diverse, Secret, Atomic, Bizarre, Skin two, Marquis, French Taboo, Swing Time, Barracuda. II titolo me lo sono guadagnato sul campo.

Qual è il complimento che non è mai stanca di ricevere?
Che ho le caviglie ben tornite. Negli anni Venti era tutto quello che si vedeva di una donna, la parte su cui sognare.



Perché le piace così tanto il passato?
C'era più classe, più eleganza, e tanto tempo per perseguirle.

In quale decennio le piacerebbe vivere?
Negli anni Quaranta. Ma ci vivo. Guido una Chrysler bicolore del 1939.



II suo motto preferito?
Per fare del buon sesso, è importante prima vestirsi adeguatamente, e poi spogliarsi.. , non il contrario.

Non è strano essere fidanzata con un uomo che si chiama Marilyn?
Io lo chiamo Manson...

Dove lo ha conosciuto?
A un party. Mi ha fatto una corte implacabile. Ha le mie stesse passioni. Si è trasferito a Los Angeles per le pin-up e il burlesque.

Con Marilyn, pardon Manson, vi litigate mai creme e altri prodotti di bellezza?
No, semmai l'ombrello. Nessuno di noi due ama prendere il sole e farsi rovinare la pelle.

Le piacerebbe fare l'attrice?
L'ho fatto: una serie di video muti e in bianco e nero del genere «ragazze in pericolo». Finivo sempre ammanettata, legata come un salame, sculacciata. Non ho alcuna voglia di diventare un'altra Gwyneth Paltrow.



Come mai oggi sono tutti feticisti e lo ammettono senza vergogna?
Perché è un pregio, non un difetto. Una passione in più, come un hobby. I feticisti sono sempre all'avanguardia nelle mode, capiscono i dettagli.

Un indumento di cui non potrebbe mai fare a meno?
Le calze con la riga.

Non ha paura di passare per una donna oggetto?
Voglio essere oggettificata. È da quando sono bambina che studio per diventare un oggetto del desiderio.


Dagospia.com 28 Novembre 2002