PIT BULL/3 - LA BIRRETTA DOPPIO-MALTESE; LA BALDA SBORNIA DELLA PUPAZZA; LA RAI CON LA CODA DI GUIDO PAGLIA; PERCHE' "EXCALIBUR" NON CONTA UN CAZZO.
Pit Bull per Prima Comunicazione (www.primaonline.it)
Stralci della rubrica "Star e Stress"
Di talento ne ha anche Curzio Maltese. Ne ha così tanto che non gli basta per un giornale solo, per un quotidiano solo sono buoni tutti, così qualche volta si mette a scrivere anche per la televisione, un po' per arrivare a quei trenta-trentacinque milioni di lire netti al mese, senza i quali non sei nessuno, un po' perché Curzio agli amici non ha mai saputo dire di no, è uno generoso. Moralista, ma generoso. Moralista, ma amicone. Moralista, ma quando si tratta della morale degli altri. Così l'altra sera è capitato un caso di doppio Maltese, un Maltese che scrive per Repubblica e un Curzio che scrive i testi del nuovo programma di Corrado Guzzanti in tivù: e tutti e due, Curzio e Maltese, scrivono dello stesso argomento, l'uno dando una mano all'altro. O almeno così è sembrato, ma certamente non sarà vero, sarà stato un caso di insopportabile omonimia, perché di sicuro uno come Maltese, così attento a fare la morale agli altri e a fustigare quei mascalzoni che hanno orrendi conflitti di interesse, non incapperebbe anche lui in un così stupido e volgare conflitto di interesse. Ne siamo certi, sarà un omonimo del primo, quel Maltese che scrive per Corrado Guzzanti, diverso da quel Maltese che firma su Repubblica.
Abbiamo letto con appiccicoso interesse il pezzo di Matteo Acquafredda su Panorama di qualche settimana fa. È un articolo che si occupa di giocatori, giornalisti e presentatori televisivi che frequenterebbero a Roma alcune compiacenti ragazze in case d'appuntamento private. Attività meritoria che aiuta a sgombrare il cervello, allontana l'infarto, tiene a bada lo stress e fa tornare il buonumore dopo una giornata di lavoro.
Noi siamo per la riapertura delle case chiuse. Non solo: vorremmo che le ragazze continuassero la loro meritoria attività anche per strada, perché certe sere ci piace passare e ripassare davanti a loro con la macchina e sentirci quel tanto fetenti che poi ci fa dormire meglio. Leggiamo comunque il collega Acquafredda su Panorama: "Si sussurra il nome di Francesco Totti. Ma dove sono i riscontri?". E più avanti: "Poi ci sono i clienti della Lazio, tutti da verificare". Mi sono venuti i sudori freddi. Riscontri? Verifiche da fare? E chi dovrebbe farle queste verifiche? Chi dovrebbe avere i riscontri prima di pubblicare nomi e cognomi su un giornale? È come se io, in questa mia orribile rubrica, scrivessi: "Tra gli stupratori di quelle due bambine si sussurra il nome del giornalista Matteo Acquafredda, ma al momento non ci sono riscontri. E sulle brutalità inferte alla prima ragazzina sarebbe implicato il fratello dello stesso Acquafredda, però questo particolare è ancora tutto da verificare". Che farebbe il collega Matteo leggendo questa notizia? Come reagirebbe?
E siamo arrivati al dunque. Abbiamo divagato, abbiamo perso tempo, ci siamo smutandati, un pochino abbiamo curziomaltesizzato, ma non c'è niente da fare. Lo sapevamo fin dall'inizio che sarebbe andata così: che saremmo finiti a parlare della Rai. Non ne possiamo più di parlare della Rai, dei suoi imbrogli, degli impicci, delle miserie, dei suoi personaggi da pochade di periferia, eppure così veri, così tristi, così meschini, così immorali, soprattutto così stupidi.
Prendiamo uno come Baldassarre, che An ha fatto nominare presidente della Rai. E che fa un presidente della Rai nel poco tempo libero che gli lasciano le vallette, i viaggi, i convegni, i tagli dei nastri, le serate in mutande con Pera e le visite a Berlusconi? Se ne sta, il presidente di Viale Mazzini, beato lui, in un posto dove se non fai niente tutti ti sono grati, ma se vuoi fare qualcosa la puoi fare. E qualcuna di queste cose può risultare intelligente, può aiutare il Paese a crescere. Non dico a diventare migliore, magari solo un Paese un po' più normale. Si possono modificare anche le teste delle persone dal settimo piano di Viale Mazzini. Oppure è possibile lanciare alcuni segnali importanti, si può, se proprio si è molto bravi e fortunati, lasciare un segno.
Do you remember Bernabei e Agnes? In una parola, si può contare. E contare parecchio. Naturalmente se si hanno i coglioni per farlo. Altrimenti si finisce com'è finito quel disgraziato di Siciliano, che ancora gli ridono appresso. O si finisce per rivalutare il predecessore, quello Zaccaria che ha politicizzato la Rai come prima di lui nessuno aveva osato fare. Baldassarre è riuscito in un'impresa difficilissima: risultare peggio di Siciliano e di Zaccaria messi insieme. Non per stupidità, credo, perché l'uomo è intelligente. Ma per spocchia, arroganza, maleducazione e mancanza di talento. Perché ci vuole talento per capire gli uomini e pilotarli, per farli ragionare e riuscire a convincerli. Baldassarre è stato un vero disastro, e adesso l'azienda è allo sbando, i conti in affanno, Saccà in deliquio, Berlusconi incazzato come un toro perché una Rai che galleggia gli va benissimo, ma una Rai ridotta com'è adesso finisce per danneggiarlo politicamente ed economicamente. Voleva una Rai che non disturbasse il manovratore e si ritrova un'azienda che dopo nove mesi non riesce a nominare tutti i suoi dirigenti, che non trova un sostituto ad Antonello Perricone che non era uno qualunque ma l'uomo della pubblicità, cioè l'uomo del bilancio e degli stipendi. Da due mesi Perricone se n'è andato, e ancora i signorotti del Cda stanno lì a menarsela e bloccare questo o quel candidato con una serie di veti incrociati.
L'unica cosa che va bene in Rai è la fiction: fa più ascolti del varietà e spesso anche del calcio. Da sei mesi Stefano Munafò - che ne era il responsabile - s'è schifato e se n'è andato dignitosamente in pensione e i cinque del Cda non riescono a nominargli un sostituto. Saccà ha voluto far fuori Stefano lasi, che Tremonti (toccatevi le palle) aveva messo lì per controllare i conti aziendali, e nessuno ne ha preso il posto. Chi ne ha voglia si faccia una chiacchierata con Claudio Cappon, che di conti se ne intende, e si faccia spiegare cosa rischia la Rai: Gianni Morandi va in scena con lo spettacolo di punta dell'inverno 2002-2003, senza che il contratto miliardario sia ancora stato approvato; la terza serie del fortunatissimo `Un medico in famiglia' è arrivata alla quarta settimana di lavorazione e nessuno ha ancora visto o firmato un solo pezzo di carta contrattuale. Non stiamo parlando di programmi che navigano intorno al 2% di share, né della Fortitudo di Casal Pusterlengo. Stiamo parlando della Rai, della più grande azienda di informazione e cultura di questo Paese.
Dio come mi odio quando mi metto a fare il Curzio Maltese della situazione!
Adesso, per correre ai ripari, hanno messo un tutore a quell'imbranato di Baldassarre. È una brava persona, si chiama Giuseppe Mazzei ed è il responsabile delle relazioni istituzionali, anzi lo era, perché adesso è arrivato Guido Paglia: ragazzi, avete presente? Guido Paglia sarà d'ora in poi l'uomo immagine della Rai. Se qualcuno me l'avesse detto un anno fa avrei pensato: questo è matto. E invece adesso Guido Paglia sta nel suo ufficio al settimo piano e se ne va in giro con macchina blu, autista e io mi chiedo: ma uno come Fini si rende conto di quale danno d'immagine faccia al suo partito mandare in prima fila alla Rai uno col carattere e la storia di Guido Paglia? Lasciamo perdere altrimenti mi rovino stasera la puntata dell'Infedele' che non voglio perdermi per niente al mondo, voglio vedere come si fa a guadagnare tanti soldi arrivando all'uno virgola sei per cento di share.
Dicevamo di Mazzei: un brav'uomo, intelligente, colto, garbato, laureato in teologia, affidabile, ha seguito per molti anni come inviato del Tg2 il Quirinale. Avessero messo lui a fare il presidente, tutto sarebbe filato liscio come l'olio in quell'azienda. Che può fare Mazzei in quel casino? Poco e niente. Forse parare i colpi più appariscenti, magari spiegare al presidente che ognuno è libero di innamorarsi di chi vuole, ma non sta bene spupazzarsi la ragazzotta in giro per convegni e festival. Uno fa il presidente della Rai durante la settimana e poi si combina un bel week end rilassato in un posto dove nessuno lo vede e tutti lo invidiano per quel bocconcino che la sorte e la poltrona gli hanno regalato.
Magari Mazzei potrà spiegare all'ex presidente della Corte costituzionale che non si riesce a presiedere (e tanto meno a gestire) un consiglio di amministrazione se si dà dello stupido a un consigliere. Serviranno questi suggerimenti? No che non serviranno, perché la sorte di Baldassarre è segnata, si tratta solo di stabilire quando farlo saltare e concordare con lui un atterraggio morbido da qualche altra parte. C'era stata una riunione tra Follini, Ronchi, Innocenzi e uno della Lega dove s'era stabilito di fermare l'orologio, prendere tempo e blindare Baldassarre per non fargli commettere altre cazzate. Ma poi le cose si sono complicate perché tutto in Rai è complicato, lo stesso Berlusconi s'è spazientito, Casini ha continuato a fare il pesce in barile mentre muoveva lo Staderini di turno come un ariete, e il gioco si è di nuovo scomposto.
I numeri non aiutano: Raiuno boccheggia e si permette programmi di prima serata che fanno il 10% di audience (Baudo), Raidue è alla canna del gas e il massimo ascolto lo realizza con Popeye, il cartone animato di Braccio di Ferro, i nuovi programmi fanno onestamente pena, con quel Giovanni Floris ('Ballarò', sulla terza rete) che non arriva al 6%. Paolo Ruffini, che è uomo intelligente e direttore di lungo corso, dovrebbe spiegare al suo pupillo che non può tagliare tutte le frasi dell'interlocutore lasciando ogni discorso a metà: non permettere alla controparte di parlare per più di quindici secondi non è buon giornalismo, non significa dare ritmo alla trasmissione, significa solo irritare chi ti sta davanti, innervosire gli spettatori, rischiare un risultato grottesco e combinare, alla fine, un pateracchio.
C'è poi Antonio Socci, vice direttore di Raidue, che l'altra sera s'è presentato uguale uguale allo sceriffo cattivo e scemo di Nottingham nel film su 'Robin Hood, principe dei ladri', quello con Kevin Costner che ha la faccia che sembra un uovo sodo. Socci-Sherwood con il suo 'Excalibur' non solo ha toppato negli ascolti (9,8%, pochino per una prima serata molto promozionata), ma è responsabile di un errore assai più grave: ha sbagliato messaggio politico. È strano che uno come lui sia così miope da mandare in onda un programma che innesca il rimpianto per la faziosità di Michelechi Santoro. Come fa Socci a dire che aveva invitato il sindaco di Firenze e il presidente della regione e i due non sono venuti? Qualcuno vuole spiegare allo sceriffo di Nottingham che così facendo si rischia la figura del grullo di Ponte Vecchio? Non s'erano mica invitati il Berlusca o Bush, dio bono! Si chiede al sindaco di Firenze di venire in prima serata su Raidue e lui dice di no? Allora vuol dire, caro Socci, che la trasmissione non conta un cazzo, e certe cose, credimi, è meglio non farle sapere in giro, è meglio tenerle per sé, come uno dei segreti della madonnina di Madjugorje.
Di questa Rai proprio non se ne può più. Ma Berlusconi non potrebbe mandare a casa Baldassarre e nominare presidente Fedele Confalonieri che in due-tre anni al massimo metterebbe le cose a posto? Giuro, non è una provocazione. Vorrei che lo fosse, ma purtroppo non lo è. Qui, o ci salva Fidel, o siamo persi.
Dagospia.com 4 Dicembre 2002