VINTI E VINCITORI ALLA GUERRA DEL LINGOTTO
LA MAPPA DEL NUOVO POTERE: TUTTI IN FILA, A MARANGHI COMPATTI
GIU' ROMITI-FAZIO-GERONZI-MIELI-TATO', SU TABACCI-DELLA VALLE-COSSIGA

"Una tragedia italiana", "L'8 settembre della Fiat", "La parola fine sull'automobile italiana", "Crollato l'impero dell'Avvocato", "Le banche si ribellano", "Fazio fa come Borrelli e ordina la resistenza", "Il clan Agnelli si spacca, Yaki contro Umberto"e via seppellendo ciò che incarnava fino a ieri il potere in Italia. Come si dice, nulla sarà come prima. Dall'8 settembre della Fiat all'11 settembre del potere italiano, il passo è breve.

 

E allora vediamo come sta cambiando la mappa del potere, chi sono i vinti del Lingotto, coloro che hanno goduto fino a ieri i raggi del Re Sole, da una parte. Dall'altra, fuori i nomi dei nuovi vincitori che fanno capo alla coppia diabolica Berlusconi-Maranghi. Così, tanto per regolarsi.

 

 

I VINTI

 

1 - Antonio Fazio. Il governatore dimezzato (dall'Euro) che, in joint-venture con Geronzi, aveva tentato di far sloggiare con le spicce Cipresso Maranghi da Mediobanca si trova in una situazione imbarazzante. Il suo piano non solo è fallito, ma si trova con le spalle al muro. E chiama Fresco incitandolo alla resistenza contro il barbaro invasor meneghino. Una interferenza gravissima, mai vista, subito picconata dal Gatto Sardo Cossiga.

 

2 - Cesare Geronzi. Con il suo nemico più Maranghi che deposita Bondi al vertice del Lingotto, il destino dei gioielli Fiat è segnato. In primis, c'è l'Hdp-Corriere della Sera. Ma il pezzo più pregiato è Toro Assicurazioni, prima azionista privata di Capitalia. Che sarà decapitata del suo presidente.

 

3 - Giovanni Bazoli. Il presidente di Banca Intesa non si dà pace per il colpo gobbo di Maranghi ed è lui, il democristiano triste della Bassa, che sta tirando le fila delle banche creditrici del fu impero Fiat. Bazoli è anche il banchiere dell'Ulivo prodiano, amico di Carlo De Benedetti, geneticamente anti-berlusconiano.

 

4 - Corrado Passera. L'amministratore delegato di Banca Intesa, il giorno del giudizio (fuori Galateri e Fresco, dentro Gambetti e Bondi), è uscito di matto. Ha tempestato di telefonate i giornalisti: non poteva crederci di aver finanziato la Fiat e scoprire di non contare un mezzo Maranghi.

 

5 - Gerardo Bragiotti. Il principino della banca d'affari Lazard è il consigliere di Paolo Fresco. Basta?

 

6 - Cesare Romiti - Ha tradito all'epoca Maranghi per allearsi con Geronzi. E' riuscito a stoppare l'arrivo di Ligresti in Hdp-Rcs. E Mediobanca ha prima messo in moto il neo-berluscone Colaninno per scalare la Gemina; adesso ha calato Bondi per dismettere la quota Hdp della Fiat. Non c'è salvezza.

 

7 - Paolo Panerai. Il presidente del Gruppo Class ha ingaggiato attraverso Milano Finanza una durissima battaglia contro Maranghi e l'ha persa, giocandosi anche le simpatie del Nano di Arcore. Riusciranno a salvarlo i suoi amici Della Valle e Francesco Micheli.

 

8 - Enrico Cisnetto. L'opinionista economico più fedele alla linea Geronzi-fazio apriva il suo editoriale su Il Messaggero - a commento del ribaltone - con la parola: "Follie". Adesso è diventato matto lui.

 

9 - Paolo Mieli. Il postino di Romiti. Il suo pseudo-terzismo - in realtà "forzismo" anti-Arcore - lo condanna a un pensionamento precoce. Altri giornalisti di fede romitiana: Chiara Beria d' Argentine, Lucia Annunziata, Flavia Podestà (che tradì Maranghi per Passera)

 

10 - Franco Tatò. Per nulla amato da Tremonti, malsopportato da Silviuccio, con il cambio di guardia all'Hdp, rischia di tornare nella sua casetta romana a fare il baby-sitter di Sonia.

 

11 - Paolo Villaggio. L'ha menata su e giù con la storia della sua amicizia con Paolo Fresco. Adesso ha un compagno di giochi per il tressette con il morto.

 

12 - Franco Carraro. Girò le spalle a Romiti per allearsi con Geronzi (Mediocredito), per ritrovarselo di nuovo sulla stessa barca. Fine dei giochi?

 

13 - Ferruccio De Bortoli. Ha già scritto il suo editoriale di addio, l'altro giorno. Fumo persecutorio per il Cavaliere.

 

14 - Massimo Gaggi. E' filo-Romiti, ma come Spadolini-boy è vicino a Giorgio La Malfa, fedelissimo di Maranghi. Ma è segnato dall'avventura con De Bortoli.

 

15 - Piero Fassino. E' sempre stato l'esponente di sinistra più vicino alla Real Casa Agnelli.

 

16 - Enrico Letta. L'ex ministro dell'Industria, epoca Ulivo, ha sempre ceduto alle pressioni imperiali di Torino. E questo è il risultato: che Berlusconi si pappa tutto.

 

17 - Yaki Elkann. I sogni di gloria di Yaki sono finiti nel cassetto. Non per colpa sua ma per il cinismo dell'Avvocato. Non si trattano così i giovani cavalli.

 

18 - Giovanni Malagò. Doppia sconfitta per il Grande Gatsby di Roma Nord. In primis, la sua amicizia sbandierata con l'Avvocato, poi il suo ingresso nel consiglio di Banca di Roma. Peggio di così.

 

19 - Matteo Arpe. Il rampante manager di Capitalia sembrava dovesse far sfracelli. Adesso pagherà la sua fuoruscita da Mediobanca per entrare nella corte di Geronzi.

 

20 - Alessandro Profumo. Ultimo perché il presidente di Unicredito, pur sconfitto da Mediobanca, è talmente in buona salute economica, rispetto alle altre banche creditrici, che può permettersi di fare il doppio gioco. Infatti, Profumo era tra i pochissimi a conoscenza del ribaltone Bondi-Maranghi.

 

 

 

I VINCITORI

 

1 - Silvio Berlusconi. Macché sinistra. Ci voleva un capitalista brianzolo, un brambilla con l'antenna, per uccidere il capitalismo per eccellenza, snob e arrogante. Sarà anche accecato di sé però ha capito che l'uomo giusto cui affidarsi era in Mediobanca.

 

2 - Vincenzo Maranghi. Dato per morto e sepolto innumerevoli volte, l'amministratore delegato di Mediobanca ha saputo assorbire i colpi (vedi Ligresti in Hdp) e ripartire all'attacco (Ferrari). Adesso, piazzando il suo Enrico Bondi a Torino, è diventato un Mi-To (nel senso di Milano-Torino).

 

3 - Luca di Montezemolo. Ha incrociato i guantoni con Paolo Fresco, ha riallacciato i rapporti con Maranghi (dopo il blitz sulla Ferrari), si è avvicinato a Silvio attaccando di inettitudine il management del Lingotto. Adesso incassa.

 

4 - Diego Della Valle. Nemico giurato di Romiti, il ciabattino delle Marche, pur professando passioni ulivelle, ha capito da quale parte il vento girava. Quindi in coppia con il sodale Montezemolo ha buone possibilità di fare le scarpe a Cesarone.

 

5 - Francesco Cossiga. Il Gatto Sardo, clandestinamente, è il Grande Vecchio di Mediobanca e ha sempre lavorato - anche facendo il doppio-gioco tipico dei democristi - per Maranghi. Il suo sfortunato banchiere Claudio Calza oggi sorride a 72 denti.

 

6 - Pellegrino Capaldo. Il banchiere gettato alle ortiche giudiziare da Geronzi si è preso la sua bella rivincita. Da fedele cossighiano, uno dei primi a sapere del ribaltone del Lingotto.

 

7 - Giancarlo Elia Valori. E' sempre rimasto fedelissimo - malgrado le sirene di Fazio-Geronzi - al verbo di Cossiga.

 

8 - Bruno Tabacci. Il Presidente Commissione Attivita` Produttive della Camera, autentico deus ex machina del potere economico, esponente di spicco dell'Udc, fa parte del clan Mediobanca. Buon per Pier-furby Casini.

 

9 - Giorgio La Malfa. Grande vittoria per l'eterno "cuccia-lo" di Mediobanca.

 

10 - Paolo Madron. Cacciato da Romiti perché filo-Maranghi, adesso il giornalista economico di "Panorama" ritornerà vincitor. Idem per Giulio Anselmi, che rinunciò al Corriere per la presenza del querelante Franz Tatò.

 

11 - De Paolini-Gaffino. Il loro settimanale "Borsa e Finanza" è stato il solo ad annunciare dell'incontro segreto Berlusconi-Maranghi per mettere a punto il piano salva-Lingotto, in giorni non sospetti.

 

12 - Guido Gentili. Il direttore de Il Sole 24 Ore vede avvicinarsi sempre più la prima poltrona di via Solferino. Anche per i buoni risultati conseguiti dal quotidiano della Confindustria senza promozioni.

 

13 - Francesco Micheli. Sta dappertutto. E con tutti. Ma resta il miglior amico di Salvatore Ligresti.

 

 

14 - Salvatore Ligresti. Uno dei fedelissimi di Maranghi che non ha mai tradito Mediobanca, fin dai tempi di Cuccia.

 

15 - Roberto Colaninno. Fa parte della cordata di Maranghi. Ha baciato in tempo la pantofola di Silvio Imperatore.

 

16 - Bernheim e Bollorè. I francesi hanno creduto per primi a Maranghi, quindi hanno rastrellato il 20 per cento di Mediobanca (primi azionisti) e coprono le spalle di Cipresso.

 

17 - Pippo Marra. E' stato l'ex compagno di merende di Cossiga a ricevere l'indiscrezione delle imminenti dimissioni di Fresco (che si è ibernato) e di Galateri. L'Adnkronos, quindi, (dopo essere stata la prima mesi orsono a dare l'annuncio delle dimissioni di Cantarella) è
stata la prima a dare l'annuncio del "terremoto" in casa Fiat: Ansa, Agi, ApBiscom sono arrivate con un'ora di ritardo.

 

18 - Carlo Rossella. Ha spalancato le pagine di "Panorama" a tutti i pezzi maranghisti di Paolo Madron. Cosa poteva fare di più per far felice il Cavaliere?





Dagospia.com 11 Dicembre 2002