ACCOMODATEVI SU "IL SOFA' DEL PRODUTTORE"
IL RITO DEL PEDAGGIO SESSUALE NELLA STORIA DI HOLLYWOOD
SIR CHARLES CHAPLIN, IN ARTE CHARLOT, IN PRIVATO PEDOFILO.
IL RITO DEL PEDAGGIO SESSUALE NELLA STORIA DI HOLLYWOOD
SIR CHARLES CHAPLIN, IN ARTE CHARLOT, IN PRIVATO PEDOFILO.
Per molte aspiranti starlet ( e star ) degli anni venti e trenta il prezzo per accedere allo scintillio del mondo del cinema si pagava sul divano dell'ufficio assunzioni. Il sesso in cambio della carriera non fu inventato a Hollywood, ma proprio là diventò una prassi quotidiana, al punto che si aprirono delle scuole per insegnare alle ragazze appena arrivate in citta' i particolari piu' raffinati della tecnica del divano, nonchè i gusti e le preferenze di alcuni magnati dell'industria cinematografica.
Questo libro, piccante e informatissimo, racconta la storia di Hollywood "dal punto di vista del divano" dai tempi del muto fino agli anni Settanta, passando per l'età aurea di star come Joan Crawford e Marilyn Monroe. Il sofà del produttore mette a nudo l'altra faccia del divismo hollywoodiano e rivela i retroscena, a volte sorprendenti, del successo di nomi gloriosi come Charlie Chaplin, Betty Grable, Jean Harlow, Cary Grant, John Wayne, Bette Davis, Rita Hayworth. Duro, sconcertante, ma sempre divertente. Il sofà del produttore ci mostra Hollywood dietro le quinte, con le sue storie di sogni irrealizzati, di delusioni, di idoli infranti, ma anche di drammi e di perversioni.
CHARLES CHAPLIN, IN ARTE CHARLOT, IN PRIVATO PEDOFILO
Brano estratto da "Il sofà del produttore" di Selwin Ford, Mondadori 1990
Cresciuto alle scuole di Fred Karno e Mack Sennett, non c'è da sorprendersi che Charles Chaplin avesse portato con sé la tendenza a preferire il sofà come sede abituale per la scelta di un cast. Quello che lo distinse, però, fu la capacità di creare continuamente scandali nei quali fosse coinvolta una ragazza estremamente giovane: il feticcio che lo ossessionò tutta la vita e gli causò infiniti dispiaceri. Può sembrare strano che Chaplin sia stato così spesso messo sotto accusa per aver fatto quello che facevano anche gli altri, senza che nessuno dicesse niente.
La risposta si può anche trovare nella inimicizia dei produttori. Chaplin, che aveva avuto una ascesa vertiginosa da piccolo comico che scivolava su una buccia di banana per far ridere il pubblico ad attore con contratti dalle cifre stratosferiche, si era staccato dai Mogol e si era rivelato la prima grande star a formare una propria casa di produzione indipendente. Come avrebbero fatto con Lewis Selznick, i Mogol attesero di vederlo coinvolto in uno scandalo.
Chaplin ebbe i primi successi come produttore con attrici che erano già apparse nei film di Sennett, quali Edna Purviance e Mabel Normand. Lavorava molto e, poiché trovava la vita tra un film e l'altro insopportabile, riempiva quelle ore vuote andando a caccia di quelle che lui definiva «le rappresentanti più splendide della natura umana, le fanciulle ancora in fiore». Mentre Edna Purviance e Mabel Normand provvedevano malamente a ricoprire questo simbolo di idilliaca innocenza, altre due fanciulle entravano quasi contemporaneamente nella vita di Chaplin.
La prima fu Mildred Harris. Aveva tredici anni quando catturò le sue prime attenzioni. Lei sognava di far carriera nel mondo del cinema (e ci riuscì), ma sua madre sognava di farle sposare il ricco, giovane Chaplin, che aveva allora venticinque anni. Senza che né l'una né l'altra lo sapessero, Chaplin aveva già scelto chi sarebbe succeduta a Mildred; era una bambinetta splendida, Lita Grey, che, sfortunatamente, nel 1916 aveva solo sei anni e quindi era stata messa da parte, tra le pratiche in sospeso.
Nel frattempo la piccola Mildred si dedicava alla frequentazione intensiva del sofà di Chaplin. Quando non riusciva a elaborare un pensiero, Chaplin lasciava il set, portando con sé Mildred, appunto, o una qualsiasi comparsa disposta a dimostrargli disciplinatamente e per via orale la sua devozione mentre lui interrogava la Musa. Fu la madre di Mildred a suggerirle che quella era un'attività poco propizia per arrivare alle conclusioni desiderate. Le spiegò i profondi misteri celati nel rapporto uomo-donna, e Mildred, coi suoi occhioni spalancati, provvide a cambiar sistema.
Quando la fanciulla le ebbe riferito che tutto si era messo nel verso giusto, la madre, dopo due mesi di attesa impaziente, partì all'assalto di Chaplin e gli disse che la propria figlia si trovava in una condizione assai delicata. Chaplin, temendo di essere incriminato per corruzione di minorenne, fece l'unica cosa che la madre avrebbe voluto: sposò la ragazzina. Solo dopo poco scoprì che la piccola Mildred si era sbagliata e che, malgrado tutto, non era incinta. Per quanto sapesse benissimo di non avere una moglie col cervello di un'aquila, Chaplin era deliziato della libertà, fino allora ignorata, offerta dal letto coniugale, ma due nuvole si addensavano su questa legittima felicità: la prima era rappresentata da Louis B. Mayer, che aveva fatto firmare alla giovane signora Chaplin un contratto, e cominciava già a produrre dei film con lei e a mettere in cartellone il suo nuovo nome legittimamente acquisito.
Era un rischio che Chaplin non aveva considerato. Ne seguì un incontro di lotta libera nell'atrio dell'Alexandria Hotel, dove Chaplin accusò il magro ma robusto Mayer di interferire nel suo matrimonio e imprudentemente lo invitò a togliersi di torno. Mayer, che si era fatto i muscoli come venditore di rottami, non ci pensò neanche un momento e gli tirò un pugno in faccia. Chaplin volò per tutto l'atrio dell'albergo e andò a urtare contro uno specchio che si ruppe. La direzione dell'Alexandria gli mandò il conto dello specchio. Chaplin lo girò a Mayer e Mayer lo rimandò a Chaplin. Andarono avanti così per più di un anno finché uno dei due si stancò di quel giochetto e pagò il conto. Prima nube, primo round finito con un k.o.
L'altra nube era rappresentata dal notevole disgusto che la piccola Mildred aveva sviluppato nei confronti degli uomini. Chaplin scoprì che spesso s'incontrava con Alla Nazimova, rappresentante di un gruppo di attrici lesbiche, e tornava a casa piuttosto turbata. Intervennero gli avvocati e Mildred uscì di scena. Era il 1920, Lita Grey aveva ormai dodici anni e cresceva bene. Le venne fatto firmare un contratto e lei si mise diligentemente a studiare con il suo Maestro, che, a quell'epoca, non aveva ancora manifestato quali fossero i suoi progetti.
La storia di Mildred la sapevano tutti e la madre di Lita doveva essere incredibilmente ingenua o deliberatamente cinica per lasciare che Chaplin procedesse a briglia sciolta nella formazione professionale della sua tenera bambina. Non poteva non aver notato la processione delle attricette che entravano nel santuario dell'attore per emergerne, trionfanti, dieci minuti dopo.
La stampa compiacente provvide a smussare le durezze di questo e altri episodi e la popolarità di Chaplin vacillò appena. I peccatori di quei primi anni erano fortunati. Esistevano già i fan magazines, i giornali per chi voleva sapere tutto sugli attori, ma non pubblicavano ancora notizie scandalistiche. Le indiscrezioni sulle star hollywoodiane venivano fatte passare sotto silenzio, perché giornali e giornalisti avevano visto che c'erano dei vantaggi a tener vivi i miti: la riconoscenza per i servigi ricevuti, espressa in anticipo, non era cosa da buttar via.
(1. Continua)
Dagospia.com 27 Dicembre 2002