MUSICA PER NON MUSICISTI - UN COMPUTER, IL SOFTWARE SOUNDTOY, MIXARE PEZZI NOTI E IL «BASTARD POP» CONQUISTA LE CLASSIFICHE.

Bruno Ruffilli per La Stampa


Febbraio 2002, Brit Awards: Kylie Minogue, appena incoronata miglior artista femminile, canta il brano che l'ha riportata in tutte le classifiche dopo anni di oblio. Ma l'insinuante ritornello di «Can't Get You Out Of My Head» si trasforma presto in un vecchio successo dei New Order, «Blue Monday». Maggio dello stesso anno: le Sugababes raggiungono il primo posto della top ten inglese reinterpreando una canzone che circola già da tempo in forma di mp3. «R Freaks Electric?» mescola «Are Friends Electric» dei Tubeway Army (1979) e «Freaks Like Me» di Adina Howard (1995). I due brani sono gli esempi più famosi di «Bastard pop», un fenomeno che si può far risalire almeno all'inizio degli anni Novanta, con «Tom's Diner» di Suzanne Vega rielaborata dai Dna.

L'idea è semplice: combinare la traccia vocale di una canzone con la parte strumentale di un'altra. Per farlo basta un computer con un programma che consenta di accordare le varie sezioni ed inserire qualche effetto (Acid o Cool Edit per Windows e Peak per Macintosh, o software più impegnativi, come ProTools e Cubase). Più l'accostamento è improponibile, più il risultato è intrigante: Christina Aguilera e gli Strokes, Pink e David Bowie, Missy Elliot e i Joy Division. I brani sono ovviamente illegali, e infatti si chiamano «Bootleg», come le vecchie registrazioni pirata dei concerti, ma nel web circolano senza difficoltà. Si moltiplicano anche le trasmissioni radiofoniche dedicate al Bastard pop (tra le prime «Remix», sull'emittente londinese Xfm) e le serate a tema nelle discoteche. Già, perché qualche volta questi brani vengono anche stampati clandestinamente e distribuiti nei negozi specializzati in musica dance.

I dischi non hanno etichette, ma, se le avessero, i nomi degli artisti suonerebbero sconosciuti: Dj Frenchbloke, Freelance Hellraiser, Dsico. Richard X, noto anche come Girls On Top, è l'autore di «R Freaks Electric?» e di «I Wanna Dance With Numbers», che mette insieme Whitney Houston e i Kraftwerk. Impressionante, poi, il tour de force degli Osymyso, che nei dodici minuti di «Intro-Inspection» utilizzano le battute iniziali di oltre cento canzoni diverse. Tra i pionieri, da ricordare il collettivo inglese Evolution Control Committee, attivo ormai da un decennio, e i Negativland, veri teorici del Bastard pop, anche se i saggi raccolti nel loro sito web trattano la questione del copyright in termini generali e dichiaratamente politici.

Ma vale di più l'idea di far cantare Madonna sulle ritmiche dei Prodigy o le due canzoni prese singolarmente? L'effetto-sorpresa dei bootleg nasce proprio dalla familiarità che il pubblico ha con i brani originali, ma è nello straniamento il vero atto creativo, più o meno come accadeva ottant'anni fa con l'orinatoio di Duchamp esposto in un museo. Il dadaismo è stato imitato e ridotto spesso a puro pretesto commerciale, e lo stesso accade ora col Bastard pop: in Inghilterra circola infatti un cd intitolato «The Best Of Bootlegs», che raccoglie i migliori remix illegali in circolazione, ma è a sua volta illegale, visto che la casa discografica indicata in copertina non esiste. Esiste, invece, la Pias, che ha pubblicato uno dei dischi più interessanti dello scorso anno, «Two Many Dj's», dei Soulwax. Dei 187 artisti interpellati dal duo belga, solo 45 hanno concesso l'uso dei propri brani; gli altri, presumibilmente, si faranno vivi quando arriveranno gli incassi.



SI CHIAMA SOUNDTOY IL NUOVO SOFTWARE PER PC

«Questa è la nuova musica». Il commento di un maestro dell'avanguardia come Brian Eno non lascia dubbi, anche se, ad ascoltarle, le note di «2x12» non sembrano tanto lontane dalle prime sperimentazioni ambient, che risalgono agli anni Settanta. Il disco è il primo di una serie lanciata dalla Bip-Hop, etichetta francese specializzata in musica elettronica. Comprende otto brani composti da quattro artisti e un software che funziona su computer, sia macintosh che windows. Il programma si chiama «Soundtoy« ed è stato realizzato da un giovane grafico inglese, Paul Farrington, in arte Tonne, con Shockwave della Macromedia. Ha un'interfaccia semplice ma assai funzionale: su uno sfondo grigio, dodici cursori si muovono avanti e indietro, nella parte inferiore dello schermo altrettanti quadratini colorati costituiscono una piccola banca di suoni con cui costruire nuovi brani.

Basta portarli sulle barrette superiori: ogni volta che il cursore passa sul quadratino, il programma genera un suono. E' possibile aumentare la velocità dei cursori e modificare l'ampiezza delle barrette, raggruppare più suoni, decidere che vengano riprodotti solo in un senso o in entrambi. Col Soundtoy, insomma, la musica nasce direttamente dalle immagini, e per gli artisti si aprono nuovi spazi di interazione. Quello che deve aver colpito Brian Eno, però, è che questi spazi sono infiniti, dal momento che i brani dell'album sono realizzati usando gli stessi suoni inclusi nel programma: chiunque può riorganizzarli a proprio piacimento.

Proprio come in «Discreet Music» di Brian Eno, qui la musica viene creata in base ad una serie di regole matematiche: non è necessario essere dei musicisti per ottenere buoni risultati. I brani creati col Soundtoy (disponibile in versione ridotta anche su internet: www.bip-hop.com) possono essere continuamente manipolati e, per la loro stessa struttura ciclica, virtualmente non hanno fine. Il solo vero difetto del software consiste nell'impossibilità di salvare le composizioni, a meno di non collegare un registratore all'uscita audio del computer.

Bruno Ruffilli


Dagospia.com 21 Gennaio 2003