CIRAMI, QUANTO CIRAMI? - LA LEGGE RIVISTA DAI CONSULENTI DI CIAMPI E QUELLA NOTIZIA DI DAGOSPIA DEL 2 DICEMBRE 2002.
In data 2 dicembre 2002, rubrica Politikom, Dagospia aveva messo in rete quanto segue:
"La famigerata legge Cirami - si sa - ha subito un faticosissimo travaglio legislativo. Così come era stata scritta, Ciampi non l'avrebbe mai controfirmata. Adesso si sussurra che i cambiamenti apportati (errore compreso), su input del presidente della Repubblica, siano opera di Salvatore Sechi e di Gerardo D'Ambrosio".
Da una parte, è evidente la nostra cantonata: Gerardo anziché Loris D'Ambrosio. Ma, alla luce di quanto oggi afferma l'avvocato Taormina su tutti i giornali, qualcosa l'avevamo azzeccato.
«La Cirami in quella forma la volle il Quirinale»
Da La Stampa
Professor Taormina, in tempi non sospetti lei ha sostenuto che la legge Cirami serviva a far trasferire da Milano i processi che vedevano tra gli imputati Silvio Berlusconi e Cesare Previti, e, successivamente, che la legge sul legittimo sospetto così come era stata approvata dal Parlamento non serviva all´obiettivo. Ora aggiunge - a Radio Radicale - che la responsabilità è di un consulente giuridico del Quirinale, Loris D´Ambrosio. Perché?
«Qualcuno, un giorno, dovrà pure scrivere che se il Parlamento è il centro della democrazia, nel caso dell´approvazione della legge Cirami, il Parlamento fu al centro di una imposizione, non deliberò in autonomia».
Imposizione da parte di chi?
«Ricordo la riunione della notte del nove ottobre quando, dopo che il testo aveva raggiunto una soddisfacente e definitiva stesura, arrivò invece un nuovo articolato che modificò il nostro e che ci fu detto essere blindato».
Da dove arrivò il nuovo testo?
«Non lo so e non ricordo neppure chi lo portò materialmente nella riunione. Ricordo che si parlò di un magistrato che sarebbe stato l´artefice di questa nuova elaborazione, Loris D´Ambrosio, che adesso è alla Procura generale della Cassazione, che è stato al ministero della Giustizia fino all´arrivo del Guardasigilli Castelli. Non so se D´Ambrosio sia amico del Presidente della Repubblica, se abbia un ruolo alla Presidenza della Repubblica, o se l´avesse allora. So invece che è un magistrato fortemente di sinistra. Aggiungo che, conoscendolo, ho grande stima nei suoi confronti. E´ stato un magistrato antiterrorismo molto importante, però non posso condividere con lui nemmeno un briciolo delle sue convinzioni».
E´ una «toga rossa»?
«Rossa? Rossissima. L´ultima volta che lo incontrai fu quando era capo di gabinetto del Guardasigilli Fassino...».
Scusi, onorevole Taormina, insisto: quel testo in quale occasione vi fu presentato? In commissione Giustizia? Dai relatori della legge, Bertolini e Anedda?
«In occasione di una riunione del partito, di Forza Italia. Lo lessi e obiettai. Proposi una modifica, e mi fu ribadito che il testo era blindato e mi fu spiegato, ripeto non ricordo da chi, che era stato ideato da D´Ambrosio».
Il Quirinale non ha mai smentito ciò che hanno scritto i giornali, all´epoca: e cioè che svolse un ruolo nella vicenda della legge Cirami, preoccupato dei profili costituzionali che presentava il testo licenziato dal Senato. Ed è noto che il dottor D´Ambrosio sia uno dei consiglieri giuridici del Colle.
«La sostanza del pasticcio, della trappola che rendeva inservibile la legge ai fini della rimessione di Milano era questa: un problema di una e o di una o. Le gravi situazioni locali erano previste, nel testo D´Ambrosio, con riferimento alla libertà di autodeterminazione e di legittimo sospetto. Io sostenevo che al posto di quella e bisognava scrivere o, autodeterminazione o legittimo sospetto. In questo modo il legittimo sospetto rimaneva da solo e non c´era bisogno di ancorarlo alle gravi situazioni locali».
In quella fase, l´ottobre scorso, circolarono diverse bozze della Cirami. Fu anche scritto che «passavano al vaglio dello studio Previti»...
«A me non risulta. Che Previti abbia interloquito su questi argomenti in Parlamento, giacché è un parlamentare, è naturale. E´ una persona intelligente e dava anche il suo contributo. Posso dire che quando piovve dal cielo, per non dire da un colle romano, il nuovo testo, la reazione di Previti fu di rassegnazione».
Dagospia.com 30 Gennaio 2003
"La famigerata legge Cirami - si sa - ha subito un faticosissimo travaglio legislativo. Così come era stata scritta, Ciampi non l'avrebbe mai controfirmata. Adesso si sussurra che i cambiamenti apportati (errore compreso), su input del presidente della Repubblica, siano opera di Salvatore Sechi e di Gerardo D'Ambrosio".
Da una parte, è evidente la nostra cantonata: Gerardo anziché Loris D'Ambrosio. Ma, alla luce di quanto oggi afferma l'avvocato Taormina su tutti i giornali, qualcosa l'avevamo azzeccato.
«La Cirami in quella forma la volle il Quirinale»
Da La Stampa
Professor Taormina, in tempi non sospetti lei ha sostenuto che la legge Cirami serviva a far trasferire da Milano i processi che vedevano tra gli imputati Silvio Berlusconi e Cesare Previti, e, successivamente, che la legge sul legittimo sospetto così come era stata approvata dal Parlamento non serviva all´obiettivo. Ora aggiunge - a Radio Radicale - che la responsabilità è di un consulente giuridico del Quirinale, Loris D´Ambrosio. Perché?
«Qualcuno, un giorno, dovrà pure scrivere che se il Parlamento è il centro della democrazia, nel caso dell´approvazione della legge Cirami, il Parlamento fu al centro di una imposizione, non deliberò in autonomia».
Imposizione da parte di chi?
«Ricordo la riunione della notte del nove ottobre quando, dopo che il testo aveva raggiunto una soddisfacente e definitiva stesura, arrivò invece un nuovo articolato che modificò il nostro e che ci fu detto essere blindato».
Da dove arrivò il nuovo testo?
«Non lo so e non ricordo neppure chi lo portò materialmente nella riunione. Ricordo che si parlò di un magistrato che sarebbe stato l´artefice di questa nuova elaborazione, Loris D´Ambrosio, che adesso è alla Procura generale della Cassazione, che è stato al ministero della Giustizia fino all´arrivo del Guardasigilli Castelli. Non so se D´Ambrosio sia amico del Presidente della Repubblica, se abbia un ruolo alla Presidenza della Repubblica, o se l´avesse allora. So invece che è un magistrato fortemente di sinistra. Aggiungo che, conoscendolo, ho grande stima nei suoi confronti. E´ stato un magistrato antiterrorismo molto importante, però non posso condividere con lui nemmeno un briciolo delle sue convinzioni».
E´ una «toga rossa»?
«Rossa? Rossissima. L´ultima volta che lo incontrai fu quando era capo di gabinetto del Guardasigilli Fassino...».
Scusi, onorevole Taormina, insisto: quel testo in quale occasione vi fu presentato? In commissione Giustizia? Dai relatori della legge, Bertolini e Anedda?
«In occasione di una riunione del partito, di Forza Italia. Lo lessi e obiettai. Proposi una modifica, e mi fu ribadito che il testo era blindato e mi fu spiegato, ripeto non ricordo da chi, che era stato ideato da D´Ambrosio».
Il Quirinale non ha mai smentito ciò che hanno scritto i giornali, all´epoca: e cioè che svolse un ruolo nella vicenda della legge Cirami, preoccupato dei profili costituzionali che presentava il testo licenziato dal Senato. Ed è noto che il dottor D´Ambrosio sia uno dei consiglieri giuridici del Colle.
«La sostanza del pasticcio, della trappola che rendeva inservibile la legge ai fini della rimessione di Milano era questa: un problema di una e o di una o. Le gravi situazioni locali erano previste, nel testo D´Ambrosio, con riferimento alla libertà di autodeterminazione e di legittimo sospetto. Io sostenevo che al posto di quella e bisognava scrivere o, autodeterminazione o legittimo sospetto. In questo modo il legittimo sospetto rimaneva da solo e non c´era bisogno di ancorarlo alle gravi situazioni locali».
In quella fase, l´ottobre scorso, circolarono diverse bozze della Cirami. Fu anche scritto che «passavano al vaglio dello studio Previti»...
«A me non risulta. Che Previti abbia interloquito su questi argomenti in Parlamento, giacché è un parlamentare, è naturale. E´ una persona intelligente e dava anche il suo contributo. Posso dire che quando piovve dal cielo, per non dire da un colle romano, il nuovo testo, la reazione di Previti fu di rassegnazione».
Dagospia.com 30 Gennaio 2003