A NEW YORK VA IN SCENA LA PORNOPOLITICA: "THE LAST VERGIN", OVVERO COME GLI EBREI PRENDONO PER IL PISELLO I MARTIRI DI ALLAH.
Una commedia pornopolitica sta dando scandalo a New York: "The Last Virgin", programmata in un piccolo locale dell'Upper West Side, sulla Settantaduesima strada. Il Triad Theatre e' abituato alle provocazioni. Non per nulla, dopo "L'Ultima Vergine" fra due settimane sara' la volta di una commedia che fa a pezzi Woody Allen, e di cui gia' si parla in tutta la citta' per la diffida che i legali dell'attore-regista (permaloso come tutti i comici) hanno provveduto a inoltrare.
"L'Ultima vergine", che ha ricevuto critiche entusiaste dal New York Times fino al tedesco Zeit, affronta un argomento scabroso: i kamikaze palestinesi che (si) uccidono con la promessa di finire nel paradiso islamico. Ai martiri di Allah, in particolare, il Corano riserva la scelta fra 70 vergini da portarsi a letto. Ebbene, l'autore e regista Tuvia Tenenbom, sprezzante di qualsiasi cautela "politically correct", sparge di caustico humour tipicamente ebraico la scottante e attualissima questione.
I quattro giovani attori del Jewish Theatre of New York interpretano aspiranti suicidi palestinesi maschi e femmine, spie israeliane, reclutatori di Hamas. I futuri kamikaze appaiono ossessionati dal sesso e convinti di poter riscuotere il cospicuo bottino di vergini nell'aldila'. L'agente segreto del Mossad violenta una bella ragazza palestinese, che poi finisce nel letto del reclutatore dell'Olp con la promessa di agguantare pure lei il paradiso in cambio di una strage. Ma la ragazza precisa: "A me le vergini non interessano, voglio 70 cazzi grossi cosi' che mi facciano godere come una pazza..." E tutta la tragicommedia continua su questi toni.
Proteste o minacce da parte di organizzazioni islamiche? Macche'. "Gli unici a lamentarsi sono stati alcune associazioni ebree ortodosse, offese per il linguaggio sessuale", rivela Tenenbom. Dopo New York "L'Ultima vergine" approdera' in Europa, cominciando dalla Germania.
Dagospia.com 5 Febbraio 2003
"L'Ultima vergine", che ha ricevuto critiche entusiaste dal New York Times fino al tedesco Zeit, affronta un argomento scabroso: i kamikaze palestinesi che (si) uccidono con la promessa di finire nel paradiso islamico. Ai martiri di Allah, in particolare, il Corano riserva la scelta fra 70 vergini da portarsi a letto. Ebbene, l'autore e regista Tuvia Tenenbom, sprezzante di qualsiasi cautela "politically correct", sparge di caustico humour tipicamente ebraico la scottante e attualissima questione.
I quattro giovani attori del Jewish Theatre of New York interpretano aspiranti suicidi palestinesi maschi e femmine, spie israeliane, reclutatori di Hamas. I futuri kamikaze appaiono ossessionati dal sesso e convinti di poter riscuotere il cospicuo bottino di vergini nell'aldila'. L'agente segreto del Mossad violenta una bella ragazza palestinese, che poi finisce nel letto del reclutatore dell'Olp con la promessa di agguantare pure lei il paradiso in cambio di una strage. Ma la ragazza precisa: "A me le vergini non interessano, voglio 70 cazzi grossi cosi' che mi facciano godere come una pazza..." E tutta la tragicommedia continua su questi toni.
Proteste o minacce da parte di organizzazioni islamiche? Macche'. "Gli unici a lamentarsi sono stati alcune associazioni ebree ortodosse, offese per il linguaggio sessuale", rivela Tenenbom. Dopo New York "L'Ultima vergine" approdera' in Europa, cominciando dalla Germania.
Dagospia.com 5 Febbraio 2003